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Ad agosto migliora la fiducia nell’Eurozona

Lo rende noto la Commissione europea, aggiungendo che l’Italia è uno dei pochi Paesi dove si è registrato un deterioramento

di Redazione

Ad agosto 2019 l’indice ESI – acronimo che sta per Economic sentiment indicator – relativo all’Eurozona è cresciuto, a differenza di quello riguardante l’Unione europea. A renderlo noto è stata la Direzione generale Affari economici e finanziari della Commissione europea. Tra i Paesi dell’Eurozona, in pochi hanno registrato un calo. Tra questi, però, c’è l’Italia. L’elenco comprende, tra gli altri, il Belgio e l’Austria.

L’indice, che misura la fiducia di consumatori e imprese nelle prospettive dell’economia, ha registrato una leggera crescita su base mensile – la Commissione europea ha sottolineato che l’aumento è stato di 0,4 punti – nei 19 Paesi della zona euro, toccando quota 103,1 punti dai 102,7 del mese precedente. Tra le economie dell’Eurozona, quella italiana ha registrato una flessione della fiducia nei suoi confronti: meno 0,9 punti. Peggio ha fatto solo quella belga, con un calo di oltre 3 punti.

Tra le principali economie dell’Eurozona, l’indice ESI è risultato in aumento in Germania (da 100.2 a 100.6), Spagna (da 105.4 a 107,3) e Francia (da 103,9 a 104).

L’indice ESI relativo all’Unione europea è invece diminuito di 0,6 punti, passando a quota 101,4. A settembre 2018 si era attestato a 110.7 punti. Il Paese dove l’ESI raggiunge il valore più alto è la Serbia (118.3 punti).

Alle prese con una Brexit tutt’altro che agevole – diverse sono ancora le incognite sulla modalità con cui il Regno Unito lascerà l’Unione europea, anche se sta diventando sempre più probabile un’uscita senza accordo –, l’economia britannica gode di sempre meno fiducia: ad agosto, l’indice ESI si è attestato a 92,5. Nel settembre 2018 era a 108,3 punti.

L’Italia rappresenta un caso raro: l’indice relativo al nostro Paese è tra i pochi in calo nell’Eurozona ed è passato dai 101.6 punti di luglio agli attuali 100.7. Si tratta di un dato negativo che deve far riflettere – l’indice ESI è un indicatore importante per un’economia –, sebbene superiore ai 100 punti di aprile, la quota più bassa registrata nell’arco degli ultimi undici mesi. Ad settembre 2018, infatti, l’indice ESI relativo all’Italia era a 107 punti. Poi un calo costante, salvo qualche timida inversione di tendenza riscontrata a maggio (+1,7 punti su base mensile) e luglio (+1,4).

 

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