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IPTV illegali, le cifre in Italia

La piattaforma pirata Xtream Codes oscurata è solo una delle tante che operano illegalmente. Un “settore” che in termini occupazionali “vale” 5.900 posti di lavoro persi

di Redazione

Sono oltre cinque milioni gli utenti che in tutta Italia utilizzano siti pirata per vedere online i contenuti di piattaforme a pagamento come Sky, Dazn, Mediaset, Netflix e Infinity. Un giro d’affari stimato, nell’ambito dell’operazione «Black IPTV», in 60 milioni di euro. La stretta della guardia di finanza ha riguardato soprattutto Xtream Codes, piattaforma che nello specifico coinvolge 700 mila utenti. Secondo le stime, sono circa seimila le persone che hanno perso il lavoro a causa del «pezzotto», ovvero il sistema che aggira le sottoscrizioni ai diversi abbonamenti. Che di solito funziona così: con 10-15 euro si può accedere a più servizi, che altrimenti sommati tra loro costerebbero cifre di gran lunga superiori. Nel complesso, sempre secondo stime, il settore illegale solo in Italia può arrivare a valere fino a 200 milioni. Gli utenti coinvolti rischiano ora multe da 2.500 a 25 mila euro la reclusione da sei mesi a tre anni.

Questi i dati, in estrema sintesi, relativa all’operazione che da oggi, giovedì 18 settembre, risalta nelle home page dei principali giornali online. C’è da osservare, a tale proposito, che già nei giorni scorsi la guardia di finanza aveva bloccato 114 siti internet che offrivano, anche in diretta, eventi sportivi, film e serie tv in maniera illegale.

Per avere un quadro ancora più esaustivo si possono spulciare i dati dell’ultimo rapporto della FAPAV (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali), diffuso a luglio e relativo principalmente al 2018. Si stima che in Italia la popolazione di 15 anni e oltre abbia compiuto 577.926.000 atti di pirateria su film, serie e programmi nell’ultimo anno. I pirati di film e serie sono circa un terzo della popolazione adulta: circa 18 milioni di italiani. Tuttavia si conferma un trend decrescente negli atti di pirateria commessi nell’ultimo anno: -6%. Tra i pirati, aumentano ancora coloro che hanno visto contenuti in prima visione o non ancora usciti in Italia: si tratta oggi del 54% dei pirati di film e del 65% dei pirati di serie.

Se non fosse possibile piratare film, si legge nel rapporto, in circa la metà dei casi si ricorrerebbe ad un’alternativa legale a pagamento, ma, soprattutto a causa del minor numero di atti di pirateria, sia le fruizioni perse sia il danno in termini di fatturato risultano ancora una volta in diminuzione (rispettivamente -3% e -4% sul 2017). A differenza dei film, l’impatto della pirateria delle serie non si stima in diminuzione, al contrario in termini di fruizioni perse appare in crescita (+6%). Dunque, considerando il trend decrescente dei prezzi sul mercato legale, nel 2018 l’impatto economico risulta costante: 171 milioni di euro di fatturato perso dall’industria (-1%).

Allargando invece lo sguardo sui danni complessivi che la pirateria crea all’intera economia italiana, non si ravvisa alcun calo. I danni sono in lieve aumento rispetto al 2017 (+2%) in termini di fatturato, PIL e introiti fiscali persi in Italia nel 2018. Nel complesso si stima anche una perdita occupazionale pari a 5.900 posti di lavoro (erano 5.700 l’anno precedente), che – afferma la FAPAV – è come se ogni anno chiudessero circa 1.300 aziende.

 

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