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Prosegue la fase di debolezza dell’economia italiana

Così l’Istat: l’indicatore anticipatore mantiene un profilo negativo. Di «Italia in bilico tra ripresa e recessione», parla invece il Centro Studi Confindustria

di Redazione

«A settembre, l’indice del clima di fiducia dei consumatori e l’indice composito per le imprese hanno fornito indicazioni diverse. La fiducia dei consumatori ha segnato un lieve aumento a sintesi di un deterioramento del clima economico e di un miglioramento della valutazione delle prospettive future. La fiducia delle imprese ha evidenziato un lieve calo e per le imprese manifatturiere si è rilevato un peggioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle attese sulla produzione, mentre quelli sulle scorte di magazzino sono rimasti stabili. L’indicatore anticipatore ha mantenuto un profilo negativo, suggerendo il proseguimento della fase di debolezza dei livelli produttivi». Così l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana.

L’Istat, insomma, non registra particolari progressi per la nostra economia. Di «Italia in bilico tra ripresa e recessione», parla invece il Centro Studi Confindustria. Molto dipenderà dalle scelte di politica economica. «In uno scenario a “politiche invariate”, includendo il rialzo di IVA e accise e le spese indifferibili – si legge nel resoconto del Centro Studi Confindustria –, il PIL rimarrà fermo non solo nel 2019, ma anche nel 2020. Se invece l’aumento delle imposte indirette venisse annullato e finanziato interamente a deficit, il PIL crescerebbe dello 0,4 per cento nel 2020, ma il rapporto deficit/PIL sarebbe pericolosamente vicino al 3 per cento, retroagendo sulla crescita: rimarrebbe al di sotto di questa soglia solo se i risparmi acquisiti dal minor utilizzo di Quota 100 e Reddito di cittadinanza andassero interamente a riduzione strutturale del deficit». Ci sono diversi elementi a concorrere alla debolezza dell’economia italiana. Ad esempio il rallentamento in Germania, che è più profondo e duraturo di quanto atteso: «Le difficoltà tedesche, specie nel settore automotive – scrive il Centro Studi Confindustria –, hanno avuto ricadute importanti sulla produzione dell’industria italiana per i forti legami tra le manifatture dei due paesi; incidono anche sulle esportazioni italiane, sebbene nell’ultimo anno queste abbiano fatto meglio di quelle tedesche, per una serie di fattori settoriali e geografici». Inoltre, «la fiducia in Italia è su livelli molto ridotti, e ciò spinge imprese e famiglie a una gestione più parsimoniosa dei propri bilanci».

Come spiegato anche dall’Istat, l’economia non solo italiana si muove in un contesto di profonda incertezza dovuto in larga parte alle tensioni commerciali, che proprio di recente si sono “trasferite” in maniera diretta in Europa con l’ok del Wto agli Usa sull’applicazione di dazi su beni e servizi (anche del Made in Italy) per gli aiuti concessi a Airbus. «I dazi imposti dagli USA e le misure compensative attivate dai paesi coinvolti, i fattori geopolitici destabilizzanti e il rallentamento dell’economia cinese, continuano a influenzare negativamente il commercio mondiale», rileva l’Istat. «In Italia – spiega l’Istituto nazionale di statistica –, la revisione dei conti economici ha lievemente modificato il profilo del Pil che ora evidenzia un marginale incremento congiunturale sia nel primo sia nel secondo trimestre (+0,1%). Tuttavia, a luglio, l’indice della produzione industriale ha registrato la seconda flessione congiunturale consecutiva».

 

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