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«Piano cashless», a che punto è l’Italia

Mentre l’obiettivo del governo è quello di incentivare l’uso dei pagamenti tracciabili, in Italia ancora nell’86% dei casi si usano i contanti contro la media europea del 79%. A preferire i contanti sono soprattutto donne e giovani

di Silvia Capone

Tra i provvedimenti previsti in manovra, la lotta all’evasione è uno dei principali punti e la sua implementazione passa anche attraverso l’attuazione del piano cashless, che mira ad incentivare l’uso della moneta elettronica per i pagamenti. L’idea alla base è quella di incoraggiare i pagamenti digitali per contrastare l’economia sommersa – che stando alle ultime stime dell’Istat nel 2017 valeva 192 miliardi di euro -, tramite incentivi.

Uno dei metodi che il governo vuole adottare per scoraggiare i pagamenti cash è l’abbassamento del tetto massimo di contante a mille euro entro il 2022. In Europa ad adottare questa strategia sono, come riporta l’European Consumer Centre Network, 12 paesi e le restrizioni vanno da un massimale di 1000 euro in Portogallo e Francia a uno di 15 mila in Polonia e Croazia.

Nonostante gli aggiustamenti del tetto massimo che ci sono state negli anni in Italia, il contate sembra resistere: secondo una ricerca della BCE il nostro è uno dei paesi europei che ha la percentuale maggiore di pagamenti effettuati tramite contanti, circa l’86%, contro una media nell’Eurozona del 79%. Con percentuali opposte all’Italia, spicca la Svezia, dove i cittadini effettuano l’80% dei pagamenti in modo elettronico:l’obiettivo è diventare la prima nazione cashless al mondo entro il 2023.

L’Italia è anche una delle 30 peggiori economie al mondo – su 85 paesi considerati – per intensità del contante, misurato tramite il Cash intensity Index dall’Osservatorio della Cashless Society che misura il livello di dipendenza di un’economia dal contante. 

Sempre secondo la BCE, nel 2016 in Italia il contante è utilizzato come metodo di pagamento soprattutto al Centro e al Sud, con picchi in Campania, oltre il 90% delle transazioni, mentre livelli relativamente più bassi si registrano in Lombardia dove sono effettuati in questo modo l’80,7% dei pagamenti. I pagamenti cash prevalgono ovviamente per acquisti giornalieri e di importo contenuto, soprattutto se effettuati da donne, giovanissimi o persone con reddito basso: in particolare la ricerca mostra che analizzando la professione, preferiscono il contante le casalinghe, gli studenti, e i lavoratori autonomi. Ad avere una maggior propensione all’uso di pagamenti digitali sono invece i cittadini con un maggior livello di istruzione, con reddito medio-alto e i pensionati.

Tra le motivazioni che spingono gli italiani a preferire i pagamenti con banconote e monete, gli intervistati riconoscono la maggior velocità della transazione con contanti, il fatto che siano sempre accettati e soprattutto che, in questo modo, riescono a controllare meglio le proprie spese. 

 

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