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Economia italiana su valori stabili, incerto il quadro internazionale

Così l’Istat nella Nota mensile di ottobre: «È proseguita la tendenza alla stabilizzazione dell’indicatore anticipatore che è rimasto compatibile con uno scenario di mantenimento degli attuali livelli produttivi»

di Redazione

A ottobre, la fiducia dei consumatori ha mostrato un lieve peggioramento, a sintesi di segnali positivi del clima economico e negativi del clima personale. La fiducia delle imprese ha segnato, invece, un inatteso miglioramento diffuso tra i settori economici a eccezione di quello delle costruzioni, che ha mostrato una correzione dopo il forte incremento di settembre. Nell’industria manifatturiera, l’aumento dell’indice ha riflesso il miglioramento dei giudizi sugli ordini e le attese di produzione con un incremento del saldo relativo alle scorte di prodotti finiti. Nel terzo trimestre i giudizi delle imprese manifatturiere non sembrano indicare un aumento delle difficoltà alle esportazioni, si osserva però un deciso aumento della quota di coloro che considerano rilevante l’insufficienza della domanda come un ostacolo alla produzione. È proseguita la tendenza alla stabilizzazione dell’indicatore anticipatore che è rimasto compatibile con uno scenario di mantenimento degli attuali livelli produttivi. A scriverlo è l’Istat, nella consueta nota mensile sull’andamento dell’economia italiana.

Il quadro internazionale, però, non sembra brillare tanto di più. Nelle ultime settimane, spiega l’Istat, è proseguita la fase di indebolimento della congiuntura internazionale legata al persistere di fattori negativi quali i conflitti tariffari, la Brexit, le turbolenze geopolitiche, la decelerazione delle maggiori economie asiatiche e la contrazione dell’industria manifatturiera in Germania. Gli indicatori qualitativi più recenti – si legge nella nota – non prospettano un’imminente ripresa dell’attività economica globale ed è aumentato il rischio che il rallentamento, circoscritto al comparto manifatturiero, si possa diffondere anche al settore dei servizi. Il calo degli investimenti e la decelerazione della produzione industriale si sono trasmessi tra i diversi paesi attraverso il canale del commercio internazionale, penalizzando in particolare le economie con ampia base manifatturiera e più integrate nelle catene globali del valore. Nel complesso, gli scambi mondiali di merci in volume, in base ai più recenti dati del Central Planning Bureau, hanno registrato nei primi otto mesi del 2019 una variazione tendenziale negativa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-0,4%).

Tra luglio e settembre, invece, la dinamica economica nell’area dell’euro, in base alla lettura preliminare, ha mostrato una stabilizzazione su livelli di crescita modesti: il Pil è aumentato dello 0,2% congiunturale come nel precedente trimestre. A livello nazionale, il Pil francese e quello spagnolo hanno mantenuto una dinamica congiunturale costante rispetto al trimestre precedente, crescendo rispettivamente dello 0,3% e dello 0,4%. Nell’area euro, il mercato del lavoro ha continuato a mostrare una buona tenuta, con un tasso di disoccupazione che a settembre si è collocato ancora ai minimi dal 2008 (7,5%).

(fonte: Istat)

 

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