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La fusione tra FCA e PSA e il mercato delle operazioni M&A

L’operazione tra le due case automobilistiche costituirà una nuova società terza al mondo in termini di fatturato e vendite totali di 8,7 milioni di veicoli. In generale però le operazioni M&A stanno registrando un calo a livello mondiale.

Di Redazione

Questa mattina è arrivato l’annuncio ufficiale della fusione tra i gruppi automobilistici FCA e PSA (che controlla Peugeot, Citroen e Opel), già annunciata ad ottobre. La nuova società sarà il quarto colosso automobilistico al mondo per volumi, ma il terzo in termini di fatturato, con vendite annuali di 8,7 milioni di veicoli, ricavi complessivi di circa 170 miliardi di euro e un utile operativo corrente di oltre 11 miliardi. Secondo le stime delle case automobilistiche, le sinergie porteranno 3,7 miliardi di euro, di cui il 20% rappresentato da risparmi sul marketing e logistica e oltre il 40% invece dai risparmi associati alle tecnologie, ai prodotti e alle piattaforme, che si avranno senza la chiusura di stabilimenti. Tavares, amministratore delegato del gruppo PSA, ha tenuto a sottolineare che l’operazione avverrà tra due società in ottima forma, ribadendo che «non facciamo una fusione in un contesto di crisi o in una situazione difficile per le due compagnie». 

Un’operazione di M&A importante, che contribuisce a ridare vitalità al settore europeo delle fusioni e acquisizioni, in rallentamento rispetto agli anni passati. Tra le dieci integrazioni più importanti annunciate tra gennaio e settembre 2019, sette riguardavano fusioni o acquisizioni tra aziende statunitensi – quella tra FCA e PSA non era ancora stata annunciata -, mentre secondo il report di Refinitiv “Global Mergers&Acquisitions Review” nel terzo trimestre del 2019 le operazioni di M&A hanno registrato a livello mondiale un calo del 28% sul trimestre precedente e rappresenta il valore più basso dal primo trimestre 2017. Secondo Refinitiv infatti nei primi nove mesi del 2019 il valore complessivo delle operazioni è stato di 2.800 miliardi, in calo del 10% rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente, ma il rallentamento non ha interessato allo stesso modo tutte le aree: nella zona Emea si registra un calo del 31%, mentre negli Usa un aumento del 3% sul 2018. 

Nello specifico per quanto riguarda l’Italia, secondo il rapporto KPMG sulle fusioni e acquisizioni, la brusca frenata del mercato a livello mondiale, risulta amplificata a causa dello scenario politico nazionale che non dà sicurezze e dal rallentamento economico dei partner europei. Nel primo trimestre del 2019 sono state formalmente chiuse 165 operazioni, solo due in meno dello stesso periodo del 2018, per un valore complessivo di 4,2 miliardi di euro, ben lontani rispetto ai 10 miliardi del valore corrispondente alle 167 operazioni dell’anno precedente. Ancora più negativi i dati che riguardano operazioni esclusivamente nazionali, in questo caso sono state solo 84 le attività M&A tra controparti italiane per un valore complessivo di 350 milioni. A trainare il mercato sono state soprattutto le PMI che hanno utilizzato l’M&A come leva per la crescita incrementando il numero di operazioni, ma non in modo corrispondente l’importo complessivo. 

 

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