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Europa, Stati Uniti e Cina: prospettive per il 2020

Il prossimo sarà un anno fondamentale e non solo perché si avvia un nuovo decennio. Una panoramica, dal completamento della Brexit alle presidenziali americane di novembre, passando per la lotta al cambiamento climatico e per le relazioni commerciali

di Redazione

Il 2020 sarà un anno particolarmente importante, non solo perché inizia un nuovo decennio, ma soprattutto perché gli appuntamenti più imminenti e attesi diranno parecchio del mondo che sarà, delle sfide che riusciremo ad affrontare. Tanti i temi sotto osservazione, dalle relazioni con i paesi mediorientali e con i grandi competitor economici, Cina e Russia su tutti, alla questione ambientale, senza dimenticare i rapporti commerciali, piuttosto compromessi negli ultimi anni. Stati Uniti e Unione europea hanno messo in mostra approcci molto diversi rispetto ai diversi dossier e l’UE, a sua volta, è chiamata ad una grande prova: la sua tenuta passerà per il completamento definitivo della Brexit, a lungo rinviata e adesso – dopo la recente vittoria elettorale di Boris Johnson – non più procrastinabile.

EUROPA
La nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen è entrata in carica a inizio dicembre, in leggero ritardo sulla tabella di marcia, a causa delle candidature di alcuni possibili commissari indicati dai governi nazionali e sostenuti da von der Leyen che erano state respinte dal Parlamento europeo. La svolta ambientalista impressa dalla Commissione von der Leyen – il Green New Deal – rappresenta una questione fondamentale (c’è stata nelle scorse settimane una prima intesa tra i paesi europei, fatta eccezione per la Polonia che avrà a disposizione più tempo per fare le sue valutazioni al riguardo), soprattutto in relazione alle recenti posizioni statunitensi. Il piano è ambizioso, ma sono forse altri i capitoli che caratterizzeranno il futuro dell’Unione europea. Il crescente ruolo della Francia è volto a colmare il “vuoto”lasciato dalla Germania, segnato dal progressivo passagio di consegne di Angela Merkel e dal rallentamento economico che ha investito negli ultimi tempi il paese. E poi c’è la Brexit, appunto, che ormai è da considerare un processo irreversibile. Il 2020, insomma, sarà un anno di transizione per l’Europaa: Londra e Bruxelles dovranno trovare nuove intese, commerciali e non, per definire il divorzio. E il modo in cui i britannici lasceranno l’UE avrà, con ogni probabilità, delle ripercussioni sulla tenuta futura dell’Europa.

STATI UNITI
La data da cerchiare sul calendario, ormai è noto, è il 3 novembre 2020. Solo allora sapremo se il presidente Usa, Donald Trump, avrà ottenuto una conferma oppure assisteremo ad un avvicendamento alla Casa Bianca. I rivali democratici di Trump più accreditati, ad oggi – bisognerà prima passare per le primarie, si comincia il 3 febbraio con i caucuses dell’Iowa –, sono Joe Biden (già vicepresidente con Obama, Elizabeth Warren e Bernie Sanders (i candidati considerati più “radicali”). Poi ci sono le incognite rappresentate da Pete Buttigieg (sindaco di South Bend, Indiana) e Michael Bloomberg, il miliardario ultrasettantenne già sindaco di New York. I sondaggi nei singoli Stati non sembrano ancora impensierire Trump, il quale continua a mantenere un vantaggio in molti di quelli chiave, ma c’è il nodo impeachment e conoscere tempi e modi con cui si esprimerà il Senato per la rimozione o meno dell’attuale inquilino della Casa Bianca sarà fondamentale per analizzare al meglio la corsa verso le presidenziali di novembre. Ad ogni modo, come poche altre volte, conoscere chi sarà l’uomo, o la donna, alla guida dell’America, dirà molto di quale futuro attenderà l’Occidente nel complesso. Trump ha impresso durante il suo primo mandato una politica estera che si discosta molto da quella della precedente amministrazione e che, per le conseguenze già osservabili, non potrà essere ignorata da un suo eventuale successore, né ora né allargando l’orizzonte al 2024. Troppe situazioni sono ancora in ballo, infatti: i rapporti con la Cina, il processo di denuclearizzazione nella penisola coreana e le relazioni con Pyongyang, il progressivo disimpegno nella regione mediorientale, gli attriti commerciali con l’UE e le divergenze all’interno della Nato.

MEDIO ORIENTE
In qualche modo, anche le relazioni con i paesi della regione mediorientale è un capitolo che comprende i rapporti tra Stati Uniti e paesi alleati, Europa in primis. Basti pensare – per dare il senso della misura – alle frizioni sulla legittimità da attribuire agli insediamenti israeliani in Cisgiordania, riconosciuti proprio recentemente dall’amministrazione Trump. Resta il nodo Iran: Washington e Teheran, a seguito dell’uscita statunitense dall’accordo sul nucleare del 2015 e il ripristino delle sanzioni, ha posto nuove distanze tra i due paesi e inasprito in qualche modo anche quelli tra Iran e UE. Lo scenario siriano, invece, ha messo in luce il protagonismo di altri attori quali Turchia e Russia (contestualmente al progressivo disimpegno statunitense nell’area), quadro che si è potuto osservare di nuovo, pur nelle diverse complessità, in Libia, paese strategico nel Mediterraneo e in subbuglio. Se da un lato gli Stati Uniti attaccano postazioni delle milizie sciite irachene a controllo iraniano – come sta avvenendo in queste ore –, in Afghanistan si tratta per un accordo di pace con i talebani, che dovrebbe in un secondo momento riportare a casa i soldati Usa.

RELAZIONI COMMERCIALI
Stati Uniti e Cina, che da mesi hanno avviato una fase negoziale per superare lo stallo della guerra commerciale, hanno annunciato di avere trovato un’intesa che dovrebbe diventare operativa con l’inizio del nuovo anno. Un primo passo verso una normalizzazione dei rapporti, ma dubbi e incertezze restano a galla. Secondo il Fondo monetario internazionale, l’economia mondiale crescerà poco più del 3% nel 2020. Si tratterebbe del ritmo più lento da inizio crisi. E molto, sostiene sempre il FMI, dipende dal rallentamento degli scambi commerciali e dalla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina. La guerra commerciale, da sola, vale un’importante riduzione del Pil mondiale, secondo il FMI. E non sono solo le difficili relazioni commerciali tra Washington e Pechino a preoccupare. Da tempo, infatti, Trump ha messo nel mirino pure l’Europa, soprattutto in seguito alla decisione dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) riguardo la disputa fra Boeing e Airbus. Anche in questo caso, in definitiva, molto passerà per la prossima amministrazione Usa.

 

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