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L’economia cresce a ritmi moderati, mentre cambia lo scenario dei rischi

Così nell’Eurozone Economic Outlook: alcuni fattori sembrano essersi attenuati (ad esempio la Brexit), altri – come le crescenti tensioni Usa-Iran – potrebbero avere effetti ancora da decifrare

di Redazione

L’economia dell’Eurozona cresce lentamente e nel frattempo aumentano i fattori di incertezza. Ma mentre alcuni «sembrano essersi leggermente attenuati» – scrive l’Istat insieme a Ifo e Kof nell’Eurozone Economic Outlook –, nuovi rischi stanno emergendo. «La maggiore chiarezza sul percorso della Brexit, porterà ad una ratificazione dell’accordo entro il 31 gennaio. Le relazioni tra l’Ue e il Regno Unito rimangono sostanzialmente invariate nel 2020. Per il momento, è necessario negoziare nuove modalità, con esiti ancora incerti. Inoltre, ci sono i primi segnali di un allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina anche se rimane il rischio di un’ulteriore escalation. All’interno dell’area euro è emerso un nuovo rischio in Francia a seguito dei recenti scioperi nei trasporti pubblici e in altri segmenti del settore pubblico che potrebbero portare ad una crescita più debole nella seconda maggiore economia dell’area dell’euro. Infine, le crescenti tensioni tra USA e Iran rappresentano un rischio marcato i cui effetti sui prezzi del petrolio e sul commercio internazionale sono ancora da decifrare».

Nel terzo trimestre 2019, si legge nella nota, il Pil dell’area euro è aumentato in misura contenuta (+0,2% come nel secondo trimestre) sostenuto dalla spesa per consumi privati mentre il contributo delle esportazioni nette è stato leggermente negativo, condizionato dalla debolezza delle esportazioni. La produzione industriale ha continuato a diminuire proseguendo la fase di debolezza avviata a inizio 2018. Il rallentamento dell’economia cinese e la debolezza nel settore automobilistico europeo hanno pesato soprattutto sui produttori di beni strumentali e di beni intermedi influendo in modo particolarmente rilevante sull’economia tedesca, che in T3 ha mostrato un marginale aumento (+0,1%) che segue il calo segnato in T2 (-0,2%). Francia e Spagna, che hanno una quota maggiore di servizi e produzione di beni di consumo, hanno registrato performance migliori, mentre l’economia italiana ha continuato a migliorare in misura contenuta (+0,1% nel secondo e nel terzo trimestre).

Secondo gli indicatori anticipatori, le prospettive si sono stabilizzate negli ultimi mesi. L’indicatore della fiducia dei consumatori segnala una stabilità, mentre quello del settore manifatturiero ha interrotto la fase di flessione. L’indice PMI del settore manifatturiero Eurozona conferma questa situazione, mostrando una stazionarietà nel quarto trimestre 2019. La produzione industriale ha mostrato cali congiunturali sia a settembre sia a ottobre (rispettivamente -0,1% e – 0,5%). Il Pil nell’area euro è previsto in lieve accelerazione rispetto al terzo trimestre (+0,3% in tutti e tre i trimestri dell’orizzonte di previsione). Per l’anno 2019, ciò determinerebbe un aumento, misurato sui dati trimestrali destagionalizzati e corretti per i giorni lavorativi, dell’1,2%, rispetto all’anno precedente. I consumi privati costituirebbero il principale supporto alla crescita sostenuti dall’andamento ancora favorevole del mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione che si mantiene ai minimi degli ultimi anni.

 

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