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Le differenze territoriali e i divari che bloccano la crescita

Si allarga la forbice tra redditi alti e bassi in Italia, il dato peggiore tra i più popolosi paesi europei. E aumenta il divario Nord-Sud sotto il profilo occupazionale

di Redazione

Da luglio a settembre, ricordava soltanto pochi giorni fa l’Istat, il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto dello 0,3%, in netto calo rispetto al trimestre precedente quando si era registrato un aumento dell’1%. Contestualmente, però, nello stesso periodo di riferimento la spesa è aumentata dello 0,4%. Ma la vera preoccupazione per l’Italia è il gap tra ricchi e poveri. L’ultima analisi dell’Eurostat sul tema fa emergere per il nostro paese un nuovo record negativo.

In Italia, infatti, i redditi più alti (che corrispondono al 20% della popolazione) superano di sei volte quelli più bassi e si tratta del risultato peggiore tra i maggiori paesi d’Europa. Nel 2018 il rapporto è aumentato passando dal 5,92 al 6,09, anche il livello maggiore di disuguaglianza fu osservato nel 2016 (6,27). Fatto che sta che Germania (5,07), Francia (4,23), Regno Unito (5,95) e Spagna 6,03) mettono in evidenza dati migliori dei nostri.

Il divario, poi, per ripartizione territoriale, si osserva ancora più accentuato in regioni come Sicilia e Campania (7,4). Mentre al contrario scende in Friuli Venezia Giulia (4,1), Veneto e Umbria (4,2), mentre il dato in Lombardia si attesta a 5,4, rapporti che mettono così in luce un altro divario, difficile da contrastare, quello tra Nord e Sud.

L’ultimo Rapporto Svimez, del resto, aveva evidenziato come, sotto il profilo occupazionale, il gap tra Sud e Centro-Nord sia ulteriormente cresciuto, considerando che «nell’ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%», in questo modo – era l’analisi – i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono pari a circa tre milioni.

Anche stando all’ultimo Rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile) dell’Istat, nel Mezzogiorno – che pure mostra dei miglioramenti – permangono segnali di difficoltà legati prevalentemente all’intensità della ripresa economica (con particolare riferimento agli indicatori nei domini Benessere economico e Lavoro e conciliazione segnano variazioni negative) e alle tendenze della struttura produttiva (nel dominio Innovazione, ricerca e creatività dove peggiorano due indicatori su sei).

 

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