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Svolta commerciale? Cosa prevede l’accordo Usa-Cina sui dazi

Per il momento, l’intesa rappresenta solo un allentamento delle tensioni tra i due Paesi

di Redazione

Stati Uniti e Cina hanno sottoscritto un accordo commerciale, dopo mesi di trattative e una lunga guerra commerciale. Stringendo (letteralmente) la mano alla controparte cinese – negli States, Pechino ha spedito il vice premier Liu He: è sua la firma sull’intesa –, il presidente Trump ha confermato le intenzioni annunciate a dicembre: allentare le tensioni causate da una guerra commerciale contro la Cina condotta a colpi di tweet – non sempre coerenti –, minacce (a volte anche molto dure) e misure concrete, che non hanno avuto gli effetti sperati. I numeri confermano che il deficit commerciale degli Usa non è sceso e che gli scambi americani con la Cina – ciò vale tanto per le esportazioni quanto per le importazioni – sono diminuiti, senza avere un grande impatto sul disavanzo verso l’economia cinese.

Fonte: https://www.flickr.com/photos/whitehouse/

Definendolo accordo di Fase 1, le due parti hanno confermato l’intenzione di proseguire le trattative. Difficile, però, che prossimamente Stati Uniti e Cina affronteranno uno dei principali motivi di attrito: i sussidi riconosciuti dal governo cinese alle proprie imprese (specie a quelle dell’acciaio e dei pannelli solari). Cosa che Pechino non intende mettere in discussione.

Sottoscrivendo l’accordo, entrambe le parti hanno promesso qualcosa all’interlocutore. Gli Stati Uniti hanno rinunciato all’ipotesi di tassare altri 160 miliardi di importazioni. Un inciso: le tariffe su 360 miliardi di dollari di beni cinesi resteranno, anche se su 110-120 miliardi di questi Trump ha assicurato che i dazi verranno ridotti dal 15 al 7,5%. E la Cina? Pechino ha promesso di tutelare maggiormente la proprietà intellettuale americana, di permettere alle istituzioni finanziarie americane di operare sui mercati cinesi e di essere più trasparente nella gestione della propria valuta. Inoltre Pechino importerà più prodotti agricoli dagli Stati Uniti: nei prossimi due anni acquisterà beni per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari. L’elenco dei prodotti comprende carne di maiale, pollame, semi di soia, grano, mais e riso.

In vista delle prossime presidenziali – ricordiamo: negli Stati Uniti si vota il 3 novembre –, Trump ha deciso di cambiare strategia. Consapevole che quella fin qui adottata non ha portato a grossi risultati, anche se il giudizio complessivo degli americani sull’andamento economico del Paese è positivo: l’economia cresce e la disoccupazione è ai minimi. Cosa ne pensano gli elettori americani della guerra commerciale contro Pechino? A sondarne gli umori ci hanno pensato diversi istituti di ricerca. Pur ritenendo sleale l’atteggiamento della Cina in ambito commerciale – a giudicarlo tale è il 62% degli americani –, secondo una rilevazione condotta da Gallup, il 45% sostiene che i dazi possono danneggiare l’economia statunitense a lungo termine.

 

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