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Il servizio ferroviario e il divario Nord-Sud

Così il rapporto Pendolaria 2019 di Legambiente: cresce la mobilità su ferro, ma è emergenza al Sud dove circolano meno treni che nel 2010

di Redazione

Se mai ce ne fosse ancora bisogno, l’ultimo rapporto di Legambiente sul trasporto pendolare – Pendolaria 2019 – restituisce una volta di più l’immagine di un paese diviso, con un Sud che arranca e che fatica a stare al passo del Centro-Nord. Dal rapporto emerge che la mobilità su ferro continua a crescere (la stima è di 5,7 milioni di pendolari ogni giorno su metro e treni regionali). Boom dell’alta velocità, ma è emergenza Sud, appunto: circolano meno treni che nel 2010.

In alcune aree, riferisce il rapporto Legambiente, il servizio ferroviario è tra i più competitivi al mondo. «Come tra Firenze e Bologna dove l’offerta di treni, per quantità e velocità, davvero non ha paragoni in Europa. È di fatto in servizio una vera e propria metropolitana, con 164 treni che sfrecciano a 300 km/h nei due sensi di marcia ogni giorno (erano 162 lo scorso anno, 152 due anni fa, 142 tre anni fa, ed erano solo 18 gli Eurostar nel 2002). Il successo dell’alta velocità è dovuto proprio ad un impressionante miglioramento dell’offerta, sempre più ampia e articolata, di treni nuovi che si muovono tra Salerno, Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Milano, Torino e Venezia. Un aumento del 61,2% dal 2010 ad oggi che nel dettaglio ha visto un +13% dal 2010 al 2013, +7 sia nel 2014 che nel 2015, oltre +6% nel 2016, addirittura +8,4% nel 2017)».

«Dopo 10 anni il bilancio dell’alta velocità in Italia è davvero imponente – prosegue Legambiente –, con 350 milioni di passeggeri che hanno beneficiato del nuovo servizio e numeri cresciuti anno dopo anno. Alla base di questo successo è l’aumento della flotta dei treni AV, che è raddoppiata: 74 nel 2008, 144 nel 2019. I passeggeri trasportati sui treni AV di Trenitalia sono passati dai 6,5 milioni del 2008 a 40 milioni nel 2018, con un aumento del 517%. Per Italo sono stati circa 4,5 milioni i passeggeri nel 2018 per arrivare a 17,5 milioni totali trasportati dal 2012 ed un incremento sempre più marcato. La ragione sta dunque nella straordinaria crescita dell’offerta di servizio, con complessivamente 376 treni in circolazione ogni giorno nel 2019 (200 Frecciarossa, 60 Frecciargento, 26 Frecciabianca e 90 Italo) mentre erano 108 nel 2010, ed un’offerta sempre più articolata, integrata con la gomma per raggiungere altre destinazioni (con il servizio autobus Freccialink e Italobus) e di qualità».

Il problema del trasporto ferroviario in Italia, allora, «è che fuori dalle direttrici principali dell’alta velocità e dalle Regioni che in questi anni hanno investito, la situazione del servizio è peggiorata, con meno treni in circolazione, e di conseguenza scende il numero di persone che prende il treno». «Solo negli ultimi anni – si rileva – c’è stato un recupero dell’offerta di servizio Intercity – treni fondamentali nelle direttrici fuori dall’alta velocità, in particolare al Sud e nei collegamenti con i centri capoluogo di Provincia, ma dal 2010 al 2017 la riduzione delle risorse, con proroghe del contratto tra il ministero delle Infrastrutture e Trenitalia, ha portato ad una riduzione drastica dei collegamenti che emerge con chiarezza dal bilancio consolidato di Trenitalia. Per i convogli a lunga percorrenza finanziati con il contributo pubblico, principalmente gli Intercity, l’offerta in termini di treni-km è scesa dal 2010 al 2018 del 16,7% e parallelamente sono calati i passeggeri del 45,9%. Per il 2019 i dati sono in leggera ripresa per quanto riguarda il numero di passeggeri, ma per questa tipologia di treni siamo lontani dai dati del 2010 sia per l’offerta sia per la frequentazione».

A questo si aggiunga che i treni al Sud sono più vecchi, con un’età media dei convogli nettamente più alta con 19,3 anni (rispetto ai 12,5 anni del Nord) e rimasta costante negli ultimi due anni «perché nonostante l’immissione in servizio di alcuni nuovi treni continua a pesare l’invecchiamento della flotta storica. Si trovano poi casi come quelli di Basilicata, Puglia e Campania dove la media è ben più alta con punte di treni che sono davvero troppo “anziani” per circolare».

(fonte: Legambiente)

 

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