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La spesa alimentare nei giorni dell’emergenza

A causa della crisi sanitaria diminuiscono i consumi in generale, ma aumentano gli acquisti di prodotti alimentari, soprattutto quelli a lunga conservazione. La Coldiretti ritiene ingiustificato il timore di non trovare più scorte sufficienti sugli scaffali

di Redazione

Nonostante le lunghe file fuori dai supermercati di tutta Italia, la Coldiretti ritiene ingiustificato il timore di non trovare più scorte sufficienti di genere alimentare sugli scaffali. Come riporta l’associazione, secondo i dati Istat, a gennaio si è verificata un aumento record del fatturato dell’industria alimentare, fattore che, insieme agli oltre tre milioni di italiani che continuano a lavorare nella filiera alimentare, dalle campagne fino ai trasporti, garantisce l’approvvigionamento nei supermercati. Secondo l’analisi Coldiretti/Ixè si è registrato anche un aumento degli acquisti dato che quattro italiani su 10, a causa dell’emergenza coronavirus, hanno fatto scorte per paura di una riduzione dell’offerta di prodotti alimentari.

L’andamento è osservato anche dalla Fida e da Confcommercio secondo cui sono aumentati notevolmente i ritmi delle vendite, con picchi del 100-120%, in particolar modo nei negozi di quartiere e nei piccoli centri, senza che si riscontri neanche in questi casi alcun problema di approvvigionamento.

Per quanto riguarda la composizione della spesa, con un’analisi durante le prime due settimane di emergenza, la Coldiretti attesta la preferenza per alimenti semplici e a lunga conservazione: l’acquisto di farina è aumentato dell’80% rispetto alla media del periodo ed è stata il prodotto più acquistato, segue la carne in scatola con un incremento del 60% e i legumi in scatola +55%.

Tra gli altri prodotti alimentari di cui gli italiani hanno fatto scorta, la pasta le cui vendite sono aumentate del +51% e il riso con un incremento del 39%, ma anche le conserve di pomodoro in crescita del 39% e lo zucchero del 28%.

Secondo l’Ufficio Studi Confcommercio, però, l’effetto complessivo del coronavirus sull’economia di febbraio è stato negativo: si è registrata una riduzione complessiva dell’ICC – Indice dei Consumi Confcommercio – dell’1,1% congiunturale a febbraio, corrispondente a una riduzione rispetto allo stesso periodo del 2019 dell’1,7% e calo del PIL mensile di mezzo punto percentuale in termini tendenziali a febbraio.

Le stime per il mese di marzo prevedono una riduzione tendenziale pari a 2,4 punti percentuali, perciò il primo trimestre 2020 subirebbe una riduzione di PIL rispetto allo stesso periodo del 2019 di un punto percentuale. L’Ufficio Studi, prospettando un inasprimento della crisi tra marzo e aprile – a causa delle norme più stringenti sugli spostamenti, sulla produzione e sulle attività commerciali – e un miglioramento già nel mese di maggio e una normalizzazione a giugno, prevede che nel 2020 si rischia una perdita dei consumi complessivi delle famiglie pari ad oltre 18 miliardi di euro, pari a -2,6%, con un PIL a -1,0% rispetto al 2019. 

 

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