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Al via la fase 2, italiani pronti a tornare nei locali?

Bar e ristoranti possono riaprire e ricominciare la propria attività seguendo le indicazioni tecniche fornite dal governo. Regole a parte, solo il 36%, suggerisce uno studio, prevede di recarsi al ristorante di più o tanto quanto faceva nel periodo pre-coronavirus

di Redazione

Da oggi, 18 maggio, inizia la fase 2 che, come spiegato dal premier Giuseppe Conte, prevede anche una ripresa della vita sociale. Riaprono negozi, bar e ristoranti. Necessario per la riapertura in sicurezza è seguire le indicazioni contenute nelle schede tecniche che sono state stabilite d governo e Regioni.

Secondo queste indicazioni è fondamentale rispettare la distanza di sicurezza di un metro tra i clienti. Le regole sono molto meno stringenti delle linee guida proposte solo qualche giorno prima dall’Inail in collaborazione con l’Iss che prevedevano che ogni cliente avesse uno spazio di quattro metri quadrati, con i tavoli distanziati almeno di due metri, tutto ciò fermo restando le eventuali barriere divisorie tra posti a sedere.

Fondamentali, secondo le indicazioni del governo, saranno anche le misure igienico-sanitarie, quindi i clienti dovranno indossare la mascherina tutte le volte che non sono seduti al tavolo, così come il personale in sala e in cucina, che dovrà provvedere ad una frequente igiene delle mani. Sarà inoltre necessario rendere disponibile prodotti igienizzanti per clienti e personale. Per evitare il maggior numero di contatti, le regole consigliano di privilegiare le soluzioni online e digitali per la prenotazione, il pagamento e l’ordinazione.

Le regole dettate da governo e regioni mirano a consentire la riapertura dei locali, pur assicurando la tutela della salute sia del personale che della clientela. Nonostante ciò, quanti saranno gli italiani che si sentiranno sicuri di andare a mangiare fuori nel post lockdown?

Secondo una ricerca di TheFork, app di TripAdvisor per la prenotazione dei ristoranti, solo il 36% degli italiani prevede di recarsi al ristorante di più o tanto quanto faceva nel periodo pre-coronavirus, mentre il 57% pensa di ridurre o annullare del tutto le occasioni di pasti fuori casa.

Le differenze a livello territoriale mostrano che i più reticenti a tornare alla vita di prima sono al sud e nelle isole, in particolar modo in Campania il 69% degli intervistati dichiara che nei prossimi mesi non andrà, o ridurrà le uscite, per il ristorante. Al contrario in Emilia Romagna, nel Lazio e nella Lombardia tra il 36 e il 38% degli intervistati andrà fuori per mangiare come o più spesso di prima. Tra le variabili che determinano la scelta di non recarsi subito nei locali ha un ruolo determinante la paura del contagio, posta come principale motivazione dal 43% degli intervistati, mentre il 27% teme che le disposizioni di sicurezza, il distanziamento sociale rendano la cena meno godibile, anche se il 66% del campione sostiene che le misure che potrebbero essere attuate siano una condizione fondamentale per tornare a poter frequentare i ristoranti e i locali.

I ristoratori potrebbero puntare però sull’incremento del fattore digitale, infatti dalla ricerca emerge che i servizi quali la comunicazione online delle misure di prevenzione messe in campo dal ristorante, la possibilità di prenotare tavoli all’aperto, le eventuali recensioni dedicate alle norme anti-coronavirus degli altri clienti e la digitalizzazione di alcune operazioni per minimizzare i contatti umani, siano delle buone soluzioni per incentivare la clientela. Comunque, l’86% degli utenti dell’app prevede di tornare al ristorante entro tre mesi dalla riapertura, prestando però attenzione al conto perché, per il 45% di essi, l’emergenza sanitaria è diventata anche economica.

La stessa ricerca è stata condotta a livello europeo e i dati mostrano che l’Italia insieme al Portogallo, con il 53% di popolazione che non tornerà nei ristoranti con la stessa frequenza del periodo pre-coronavirus, e alla Spagna, in cui la percentuale di chi ha qualche dubbio al riguardo è del 42%, sono i paesi in cui i cittadini sembrano essere meno pronti alla riapertura. Mentre in Germania, Danimarca e Norvegia solo le percentuali di quanti dichiarano che non tornerebbero nei ristoranti come prima del coronavirus sono decisamente più basse.

 

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