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Da emergenza sanitaria a emergenza economica, il mondo in recessione

Il Pil del Giappone registra la seconda contrazione trimestrale consecutiva. Per la prima volta dal 2014 anche il Pil della Thailandia registra una diminuzione nel primo trimestre. Tutti i paesi UE avranno il segno “meno” entro la fine dell’anno, negli Usa una ripresa duratura e completa è attesa soltanto per il 2021

di Redazione

Il Giappone è ufficialmente entrato in quella che viene definita «recessione tecnica». Il Pil, infatti, è notizia delle scorse ore, ha registrato la seconda contrazione trimestrale consecutiva (-0,9%, tuttavia meglio delle stime che avevano previsto un-1,1%). In termini tendenziali, il calo è del 3,4% e arriva dopo un rallentamento che aveva colpito l’economia giapponese dovuto ad altri fattori (molto ha contribuito la decisione presa a ottobre 2019 dal governo di aumentare la tassa sui consumi). La pandemia, in questo periodo, ha fatto il resto.  Anche il Pil della Thailandia, nel primo trimestre, ha evidenziato un calo dell’1,8% rispetto a un anno fa: è la prima volta dal 2014 che l’economia del paese segna una contrazione. Non sono (né saranno) casi isolati.

Il coronavirus, che ha imposto blocchi più o meno rigidi di gran parte delle attività in molti paesi per contenerne la diffusione, ha messo in ginocchio l’economia mondiale. Gli interventi dei governi e gli stimoli per sostenere famiglie e lavoratori sono misure necessarie, ma prese in una fase di urgenza e non sul piano strutturale. Quasi dei palliativi, per dirla in termini più brutali. L’Europa è destinata alla recessione, con i Ventisette che presenteranno il segno “meno” per la fine del 2020. Già il primo trimestre ha messo in evidenza numeri poco confortanti. Stando agli ultimi dati Eurostat, la recessione sarebbe già in atto (di fatto è così, “tecnicamente” parlando, per paesi come Italia e Francia, mentre il Pil della Germania si è contratto del 2,2% nel primo trimestre 2020 rispetto all’ultimo periodo del 2019). Nel periodo considerato, il Pil ha subito una contrazione del 3,8% per quanto riguarda l’Eurozona e del 3,5% nell’UE27.

Negli Stati Uniti la situazione è tutt’altro che rosea. Le richieste di sussidi di disoccupazione in America sono ormai 36 milioni da inizio pandemia (e a giorni il dato potrebbe salire ancora), una crisi in piena regola insomma, peraltro in un importante anno elettorale che avrebbe potuto premiare il presidente Donald Trump se non altro proprio alla luce dei risultati economici, costantemente in territorio positivo prima dello scoppio della pandemia.

Secondo il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, è molto probabile che l’economia americana non si avvierà verso una ripresa duratura prima della fine del 2021, scenario che però associa anche al raggiungimento di un vaccino contro il coronavirus. Tuttavia, è l’auspicio di Powell, già nella seconda parte dell’anno le cose potrebbero andare meglio, quindi la recessione potrebbe durare meno di quanto oggi sia lecito temere. Stando sempre alle stime della Fed, il tasso di disoccupazione potrebbe però raggiungere il 25%. 

 

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