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Emergenza coronavirus e smart working, così le donne lavorano di più

Nonostante lo smart working sia una modalità per bilanciare carriera e vita privata, per le donne italiane (ciò è avvenuto soprattutto durante la quarantena) è motivo di maggior carico di lavoro

di Redazione

Essere una mamma lavoratrice in Italia, si sa, non è facile. L’ultimo rapporto di Save The Children Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020 ricorda che le italiane diventano mamme sempre più tardi, l’età media al primo parto è di 32,1 anni nel 2019 – la più alta d’Europa – e molte di loro sono ancora costrette a scegliere tra famiglia e carriera. Infatti, dalla ricerca emerge che il 38,3% delle donne ha modificato qualche aspetto della propria vita lavorativa – come per esempio ridurre il proprio orario di lavoro – per facilitare la conciliazione tra famiglia e lavoro a fronte dell’11,9% degli uomini che hanno fatto altrettanto. La situazione, già difficile per le tre milioni di lavoratrici con almeno un figlio con meno di 15 anni, è stata peggiorata dall’emergenza coronavirus e dallo smart working che spesso, invece di aiutare, ha gravato il carico di lavoro delle donne.

Secondo l’analisi durante il lockdown il 44% delle intervistate ha continuato a lavorare in modalità agile, ma tra di loro solo il 25,3% ha a disposizione una stanza separata da figli e marito per svolgere le proprie mansioni. Inoltre per il 74,1% delle mamme durante l’emergenza il carico di lavoro domestico è aumentato, sia quello dedicato alla cura dei figli o di componenti anziani della famiglia, sia quello per le attività casalinghe come la spesa, le pulizie o i pasti.  Nello specifico la mole di lavoro è aumentata molto per il 43,9% delle mamme, poco per il 30,2%, mentre non è aumentato solo per il 15,7%. Se prima dell’emergenza coronavirus era comunque la donna che si faceva carico della cura della famiglia, almeno c’era una divisione temporale e soprattutto spaziale del tempo dedicato al lavoro e alla casa, ora i due momenti e i due luoghi si sovrappongono, aggravando un equilibrio già precario.

Già a fine marzo una ricerca di Valore D, che aveva intervistato lavoratori e lavoratrici dipendenti e non di multinazionali e Pmi, aveva messo in luce l’aumento del carico di lavoro soprattutto per le donne. Lo smart working era una modalità di lavoro già consolidata per il 60% del campione femminile, ma la convivenza familiare forzata e la conseguente mancanza di una postazione tranquilla e orari da dedicare unicamente al lavoro, ha fatto sì che una donna su tre lavori più di prima e non riesca a mantenere un equilibrio tra le due sfere.

Comunque, stando alla ricerca Save The Children, per quasi una mamma su cinque, il 19,5% la situazione di emergenza che ha visto tutti forzatamente a casa, è stata l’occasione per riequilibrare la ripartizione del lavoro casalingo con il resto della famiglia, figli compresi.

Ma l’avvio della “Fase 3”, come la definisce il report, quella in cui le mamme dovranno tornare a lavoro, senza poter contare sulla riapertura dei centri per l’infanzia o le scuole, rischierà di penalizzare ancora di più le donne, costrette ancora una volta a scegliere tra figli e lavoro.

 

1 Commento per “Emergenza coronavirus e smart working, così le donne lavorano di più”

  1. […] Il gender pay gap è, come sostenuto anche dall’Istat, solo una delle componenti della differenza di genere tra uomo e donna nel mercato del lavoro. Nel contesto italiano si evidenzia anche un divario nei livelli di occupazione maschile e femminile, con una minor partecipazione femminile, una prevalenza delle donne assunte in part time e anche e soprattutto  di part timer involontario e la mancanza a livello istituzionale di leggi che aiutino a conciliare i tempi di vita. Quest’ultimo aspetto, già noto, è stato ancora di più messo in luce dall’emergenza coronavirus e dall’obbligo di smart working che ha evidenziato come le donne abbiano, rispetto agli uomini, un maggior carico di lavoro quotidia…. […]

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