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Le imprese durante l’emergenza sanitaria, la fotografia dell’Istat

Durante il lockdown della fase 1 il 45% delle imprese con più di tre addetti ha sospeso la propria attività, e che le microimprese sono state quelle più coinvolte dalla chiusura

di Redazione

Il report Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19 mostra che durante il lockdown della fase 1, il 45% delle imprese con più di tre addetti ha sospeso la propria attività e che le microimprese sono state quelle più coinvolte dalla chiusura: il 48,7% contro 32,7% delle piccole, 19,2% delle medie e 14,5% delle grandi. A livello settoriale, sono le imprese delle costruzioni e dei servizi ad aver sospeso l’attività: rispettivamente il 58,9% e il 53,3% rispetto al 36% dell’industria e al 30,3% del commercio. Le regole sulle aperture differenziate, secondo i dati dell’Istat, hanno comportato un blocco operativo soprattutto per le piccole imprese.

Comunque, otre tre imprese su dieci possono vantare di essere rimaste sempre attive soprattutto tra le grandi e medie imprese, una quota importante visto il peso rilevante che rappresenta sull’economia e sull’occupazione poiché rappresentano il 48,3% degli addetti e il 60,9% del fatturato nazionale.

Per quel che riguarda l’aspetto economico, sette imprese su 10 hanno dichiarato un calo del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, nello specifico per quattro imprese su 10 per le quali il fatturato si è più che dimezzato. La situazione è ancora più difficile per il 14,6% delle imprese che dichiara di non avere registrato alcun fatturato nel bimestre, con picchi nel settore delle attività sportive, di intrattenimento e divertimento in cui a non registrare alcun tipo di entrata sono state oltre il 58% del totale, le agenzie di viaggio e i tour operator in cui la quota è del 57,1% e i servizi di alloggio, 50,9%, senza fatturato. Al contrario, il fatturato è aumentato per il 5% delle imprese italiane.

Le difficoltà economiche post emergenza produrranno effetti a medio termine per quasi 9 imprese su 10, tanto che una su tre si aspetta un calo del fatturato anche nei prossimi mesi. Oltre il 51% delle imprese prevede una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020 e il 38% denuncia rischi di sostenibilità della propria attività. Il ricorso al debito bancario è stato lo strumento più utilizzato come risposta al fabbisogno di liquidità, scelto dal 42,6% delle imprese.

Il lockdown e il distanziamento sociale hanno imposto alle imprese nuovi modi di lavorare e di gestire il personale. Quasi il 36% delle imprese ha incentivato ferie obbligatorie per i dipendenti, il 34,4% ha ridotto turi e orari di lavoro, il rinvio delle assunzioni previste, la rimodulazione dei giorni di lavoro e la formazione aggiuntiva dei lavoratori hanno riguardato una percentuale di imprese compresa tra il 10 e il 13,5%, mentre lo smart working ha coinvolto quasi un quarto delle imprese.

Ovviamente il ricorso allo smart working dipende molto dalla tipologia di lavoro. Se prima dell’emergenza solo l’1,2% dei lavoratori era impiegato a distanza (calcolando solo quelle attività che non necessitano della presenza fisica del lavoratore nei locali aziendali) l’incidenza sale tra marzo e aprile a 21,6% nelle imprese di medie dimensioni e al 31,4% tra quelle grandi. Per fronteggiare gli effetti economici della pandemia, lo strumento di gestione del personale più utilizzato è stata la Cassa integrazione guadagni, o strumenti simili come il Fondo integrazione salariale, che è stata utilizzata da oltre il 70,2% delle aziende con almeno tre addetti. È importante sottolineare che per quanto riguarda il ricorso alla Cig non ci sono significative differenze in base alle dimensioni dell’azienda.

Secondo il report, ciò che emerge dalla diversa gestione dei lavoratori durante l’emergenza è il prevalere di strategie di riorganizzazione dell’impiego della forza lavoro, attuate da oltre la metà delle imprese che hanno adottato iniziative gestionali. La gestione del personale coincide anche con una grande attenzione da parte delle aziende per le raccomandazioni sanitarie: quasi tute le imprese, il 96,7% del totale, ha provveduto a sanificare gli ambienti lavorativi e ha dotato i propri dipendenti di dispositivi di protezione individuale, nel 69,8% dei casi si sono messe in atto strategie informative o procedure di triage, nel 69,7% sono state previste forme di adattamento dell’organizzazione del lavoro e dei processi produttivi.

(fonte: Istat)

 

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