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Ipotesi taglio dell’Iva, chi è d’accordo

Il caso della Germania, per sostenere l’economia: riduzione temporanea dal 1° luglio al 31 dicembre 2020

di Redazione

Nella conferenza stampa di chiusura degli Stati Generali sull’economia il premier Giuseppe Conte ha parlato della possibilità di una riduzione dell’Iva nel 2021 come strumento del piano di rilancio. Infatti, con la fine del lockdown e la riapertura dei negozi, fin qui non si è registrata un’immediata ripresa dei consumi. Intervenire sull’imposta potrebbe essere la chiave per favorire il meccanismo di fiducia che rilancerebbe i consumi?

Non c’è ancora nulla di certo, né sull’effettiva realizzazione di questa riforma né sulla sua portata, ma se applicata, come spiega il premier Conte, «è una misura costosa da studiare». L’esempio più vicino in questo senso è quello della Germania che tra le misure di rilancio all’economia ha stabilito dal 1° luglio al 31 dicembre 2020 una riduzione temporanea dell’Iva ordinaria dal 19 al 16% e dell’imposta ridotta dal 7 al 5%, per un costo circa di 20 miliardi di euro.

In Italia la proposta di abbassare l’aliquota incontrerebbe il favore di molte associazioni di categoria (mentre nel governo e nella maggioranza il dibattito è aperto): Confcommercio, tra le altre, giudica positivamente l’ipotesi di sostenere, con una riduzione dell’Iva, i consumi e la domanda, nello specifico il presidente Carlo Sangalli sottolinea che sarebbe un segnale di fiducia importante per imprese e consumatori che hanno bisogno di certezze per programmare acquisti e investimenti e per questo motivo non dovrebbe essere una misura «eccessivamente provvisoria», anche a fronte del calo su base annua del 29,4% dei consumi secondo l’Indicatore dei Consumi di Confindustria.

Secondo il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, il taglio dell’Iva su vino e prodotti alimentari sarebbe uno strumento efficace per rilanciare la ristorazione e salverebbe i ristoranti da un crack di 34 miliardi nel solo 2020, inoltre sarebbe una misura importante per il rilancio del Made in Italy e dell’economia italiana poiché la spesa alimentare con un valore complessivo di 244 miliardi è la seconda voce del budget familiare dopo quella per la casa. Secondo il Codacons un taglio dell’Iva darebbe nuovo impulso ai consumi perché, ipotizzando un abbassamento dal 22 al 21% dell’Iva ordinaria e dal 10 al 9% di quella ridotta, si produrrebbe «un risparmio annuo pari a circa 4,5 miliardi di euro sulla spesa delle famiglie italiane».

Più critico è invece Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, secondo cui in relazione all’abbassamento dell’Iva commenta che c’è bisogno di una «visione complessiva» sulla riforma del fisco e non una misura che preveda di modificare tassa per tassa, date le stime di una caduta del Pil italiano del 10% circa per il 2020.

Comunque, la misura sarebbe un modo per far respirare l’economia italiana anche a fronte dei rincari sui prezzi che sono stati conseguenza diretta dell’emergenza economica coronavirus. L’obiettivo sarebbe quindi quello di incoraggiare la fiducia di consumatori e imprese, spingere i consumi e risollevare i settori particolarmente colpiti dall’attuale crisi.

 

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