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Gli italiani e le preoccupazioni per i temi ambientali

Complice la pandemia, il futuro potrebbe riservare un passaggio da una crisi all’altra, cioè da quella sanitaria a quella ambientale. Come è cresciuta la consapevolezza dei cittadini negli anni?

di Redazione

Nelle ultime settimane la questione ambientale è stata ampiamente dibattuta. Complice la pandemia – come abbiamo ricordato su T-Mag di recente –, il futuro potrebbe riservare un passaggio da una crisi all’altra, cioè da quella sanitaria a quella ambientale (che ha comunque un impatto notevole sulla salute delle persone). Quali sono le percezioni e le preoccupazioni degli italiani?

Nel Rapporto annuale 2020, l’Istat ricorda l’indagine Multiscopo sulle famiglie: aspetti della vita quotidiana, i cui risultati mostrano, per tutto l’arco temporale che va dal 1998 a oggi, che circa la metà degli intervistati (cittadini italiani di età superiore ai 14 anni) manifesta, ad esempio, preoccupazione per l’inquinamento dell’aria. La proporzione nel corso del periodo è aumenta di circa dieci punti percentuali, e nel 2019 ha raggiunto il 53,7%. A fronte di tale crescita costante, afferma ancora l’Istat, si osservano «focalizzazioni della preoccupazione su aspetti specifici che sono modificate nella scala delle priorità, anche a seguito della diversa attenzione del dibattito pubblico e dei movimenti di coscienza civile. La preoccupazione per l’effetto serra che nel 1998 coinvolgeva quasi 6 persone su 10 di 14 anni e più è scesa di circa 20 punti percentuali e nel 2019 si attesta sul 40%. Di senso inverso l’andamento della preoccupazione per i cambiamenti climatici che nel 1998 preoccupava il 36% degli intervistati per raggiungere poi il 55,6% nel 2019».

Tra i problemi legati all’inquinamento del suolo, acqua e foreste il più sentito è, negli anni in esame, l’inquinamento delle acque (circa il 42% degli intervistati). Aumentano di quasi 5 punti percentuali coloro che ritengono l’inquinamento del suolo tra le 5 preoccupazioni prioritarie in tema ambientale (20,3% nel 1998 rispetto al 25,1% nel 2019). Tra le altre preoccupazioni emerge quella legata alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti che nell’arco del ventennio in esame presenta un andamento alternante, nel 2019, ritorna al livello del 1998 (46,7% nel 1998 contro il 47,1% nel 2019).

Differenze per istruzione, età e aree geografiche

Il livello di istruzione incide sulla complessiva consapevolezza ambientale: la quota di cittadini che denunciano preoccupazioni legate allo stato dell’ambiente cresce per molte delle tematiche ambientali all’aumentare del titolo di studio, con differenziali relativi particolarmente elevati per le tematiche della produzione e dello smaltimento dei rifiuti, dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento delle acque.

L’appartenenza alle diverse classi di età incide sulla focalizzazione degli specifici problemi in maniera poco apprezzabile. Le fasce più anziane (75 anni e più) si mostrano relativamente meno sensibili alle problematiche ambientali del resto della popolazione intervistata. Su alcuni temi esiste una rilevante diversità di percezione del rischio tra differenti aree geografiche. I cambiamenti climatici preoccupano il 60,3% degli abitanti del Nord-est rispetto al 51,5% dei residenti del Sud Italia.

Comportamenti dei cittadini

Secondo l’Istat, a fronte di una diffusa preoccupazione sui temi ambientali, i dati rilevati dall’Indagine evidenziano comportamenti non sempre coerenti. Se si rilevano diffusi comportamenti di attenzione agli sprechi (di acqua ed energia) e dunque finalizzati alla conservazione delle risorse naturali (il 67% dichiara di fare abitualmente attenzione a non sprecare energia, il 64,4% a non sprecare l’acqua), molto meno lusinghieri sono i risultati in merito alla scelta di mezzi di trasporto alternativi (18,7%) e all’uso di prodotti usa e getta (21,2%). Il 46,4% dichiara di non adottare mai comportamenti di guida rumorosa al fine di diminuire l’inquinamento acustico.

L’attenzione a tenere comportamenti ecocompatibili non appare una priorità delle fasce giovani, anzi dopo i 25 anni le percentuali di coloro che adottano i comportamenti ecocompatibili analizzati risultano più elevate. Soltanto nella scelta di mezzi di trasporto alternativi i più giovani si distinguono nettamente per comportamenti virtuosi rispetto alle altre fasce di età. Le donne, infine, sono mediamente più attente a mantenere comportamenti di acquisto ecocompatibili rispetto agli uomini.

 

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