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Livelli di istruzione e ritorni occupazionali

Tra i 30-34enni laureati italiani l’occupazione è più bassa rispetto alla media europea. Ad ogni modo i laureati hanno maggiori opportunità di lavoro. Resta ampio il divario di genere

di Redazione

Forse tre dati, che sono quelli messi in risalto proprio dall’Istat, possono rendere al meglio l’idea di quali siano in Italia i livelli di istruzione e i relativi ritorni occupazionali. Il primo: il tasso di occupazione dei 18-24enni che abbandonano precocemente gli studi si attesta al 35,4% (comunque più basso rispetto alla media europea) contro il 53,6% di coloro che hanno conseguito il diploma. Il secondo: l’occupazione dei 30-34enni laureati è al 78,9%, nell’UE è all’87,7%. Il terzo: la quota di laureati 25-34enni nelle aree disciplinari scientifiche e tecnologiche si attesta al 24,6% con valori inferiori alla media europea per gli uomini, superiori per le donne (eppure il gap tra uomini e donne resta elevato). Sono dati che riassumono i ritardi che ancora oggi distanziano l’Italia da molti partner europei, fanno riferimento al 2019 e non tengono perciò conto – opportuno sottolineare – degli stravolgimenti e degli ulteriori peggioramenti che l’attuale contesto, con una pandemia in corso, potrebbe aggiungere.   

Livelli di istruzione

La quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore, spiega l’Istat, è il principale indicatore del livello di istruzione di un paese. Il diploma è considerato, infatti, il livello di formazione indispensabile per partecipare con potenziale di crescita individuale al mercato del lavoro. In Italia, nel 2019, tale quota è pari a 62,2% (+0,5 punti rispetto al 2018), un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (78,7% nell’Ue28) e a quello di alcuni tra i più grandi paesi dell’Unione: 86,6% in Germania, 80,4% in Francia e 81,1% nel Regno Unito. Solo Spagna, Malta e Portogallo hanno valori inferiori all’Italia.

Non meno ampio è il divario rispetto alla quota di popolazione di 25-64enni con un titolo di studio terziario: in Italia, si tratta del 19,6%, contro un valore medio europeo pari a un terzo (33,2%). Anche la crescita della popolazione laureata è più lenta rispetto agli altri paesi dell’Unione, con un incremento di soli +0,3 punti nell’ultimo anno (+0,9 punti in media Ue) e di +2,7 punti nell’ultimo quinquennio (+3,9 punti). I livelli e la velocità di cambiamento di questi indicatori risentono anche della struttura demografica della popolazione e della sua evoluzione. Per questo sono stati identificati più indicatori in grado di dar conto in modo compiuto del posizionamento dei diversi paesi e soprattutto dei sentieri di sviluppo del grado di istruzione della popolazione e delle sue relazioni con il successo sul mercato del lavoro.

Maggiori opportunità per i laureati

Il tasso di occupazione della popolazione laureata residente in Italia è superiore solo a quello greco ed è di ben cinque punti più basso di quello medio europeo (81,4% verso 86,3%); tale differenza si riduce al crescere dell’età, ma si annulla solo nelle classi di età più mature, dai 50 anni in su. Nel nostro paese, dunque, le opportunità occupazionali sono minori anche per coloro che raggiungono il più alto livello di istruzione, ma il “premio” che ne deriva, inteso come la maggiore occupabilità al crescere del titolo di studio conseguito, è elevato e in linea con quanto si osserva nella media dell’Unione. Nel 2019, il tasso di occupazione italiano tra i laureati di 25-64 anni è di quasi 30 punti (28,6) più elevato di quello registrato tra chi ha conseguito al massimo un titolo secondario inferiore (la differenza è di 29 punti nella media UE). Il risultato deriva dalla somma del vantaggio occupazionale (pari a 18,6 punti) di chi ha un titolo secondario superiore rispetto a chi ha un titolo secondario inferiore e di quello (10 punti) di chi ha un titolo di studio terziario rispetto a chi ha un secondario superiore (le differenze in media Ue sono rispettivamente 19,6 e 9,4 punti).

Donne più istruite, ma resta ampio il divario nel mercato del lavoro

Tra i maggiori paesi europei, Italia e Spagna hanno in comune un livello di istruzione femminile sensibilmente maggiore di quello maschile. Nonostante i livelli di istruzione delle donne siano più elevati, il tasso di occupazione femminile è molto più basso di quello maschile (56,1% contro 76,8%) evidenziando un divario di genere più marcato rispetto alla media UE e agli altri grandi paesi europei. Lo svantaggio delle donne si riduce tuttavia all’aumentare del livello di istruzione: il differenziale, che tra coloro che hanno un titolo secondario inferiore è pari a 31,7 punti, scende a 20,2 punti tra i diplomati e raggiunge gli 8,2 punti tra i laureati. Le donne in possesso di un diploma hanno un tasso di occupazione di 25 punti superiore a quello delle coetanee con basso livello di istruzione (un vantaggio doppio rispetto agli uomini) e la differenza tra laurea e diploma è di 16,6 punti (scarto di oltre tre volte superiore a quello maschile).

(fonte: Istat)

 

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