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Il digital divide è ancora un problema in Italia

La pandemia e il lockdown hanno messo in risalto «il divario sociale e digitale» nel nostro paese, che resta agli ultimi posti per competenze in materia

di Matteo Buttaroni

«La pandemia ha allargato in molti contesti il divario sociale e digitale, rimarcando le difficoltà dei più vulnerabili. A queste condizioni si aggiunge oggi l’accesso alla comunicazione digitale che, laddove è impraticabile, accentua ulteriormente gli squilibri legati alle competenze, alle condizioni economiche e territoriali». A dirlo è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri, martedì 8 settembre, in occasione della Giornata mondiale dell’alfabetizzazione.

Se si pensa ai mesi interessati dal lockdown è evidente quanto la connessione ad internet sia stata di aiuto, come per fare acquisti a distanza – che si sia trattato di generi alimentari o altri -, lavorare o studiare. Ma non sempre è andato tutto bene: basti pensare alle molte difficoltà che hanno avuto alcuni studenti nel seguire le lezioni o nel dare gli esami a distanza, ma anche i molti lavoratori in smartworking, nello svolgere mansioni per cui era necessaria una connessione duratura e stabile.

Italia agli ultimi posti per competenze digitali

Nonostante i molti passi in avanti fatti negli ultimi anni, l’Italia ha ancora un digital divide piuttosto ampio. Secondo l’ultimo DESI (Digital Economy and Society Index) – che si basa su cinque indicatori utilizzati per misurare il grado della performance digitale di ogni paese: connettività, uso dei servizi internet, integrazione delle tecnologie, servizi pubblici digitali e capitale umano -, solo Bulgaria, Grecia e Romania fanno peggio dell’Italia, scesa al 25esimo posto su 28 e con appena 43,6 punti contro i 52,6 della media europea.

Entrando nel dettaglio, il rapporto della Commissione europea che accompagna l’indice DESI, spiega che se da un lato l’Italia sta facendo meglio di molti altri paesi sul fronte del 5G (attestandosi al di sopra della media UE), quanto a competenze digitali siamo ultimi in Europa. Solo quattro italiani su dieci (il 42%), infatti, possono vantare conoscenze digitali di base mentre solo due su dieci (225) dispongono di competenze digitali di livello superiore. Quote che nella media UE si attestano rispettivamente al 58 e al 33%.

Il 33,8% delle famiglie italiane non ha computer o tablet

All’inizio delle restrizioni applicate in Italia per ridurre i contagi di coronavirus, l’Istat diffuse un report sulla disponibilità in casa di computer per bambini e ragazzi, e dai numeri emersi non ci si può stupire troppo che le competenze digitali nel nostro paese non siano poi così sviluppate.

Secondo l’analisi nel periodo 2018-2019, il 33,8% delle famiglie non aveva computer o tablet in casa, quota che scendeva al 14,3% tra le famiglie con almeno un minore. Solo per il 22,2% delle famiglie ogni componente aveva a disposizione un pc o tablet. Una situazione anche peggiore nel Mezzogiorno, dove ben il 41,6% delle famiglie era senza computer e solo il 14,1% aveva a disposizione almeno un computer per ciascun componente. Dallo studio è emerso poi che, nel 2019, tra gli adolescenti di 14-17 anni che hanno usato internet negli ultimi tre mesi, due su tre avevano competenze digitali basse o di base mentre meno di tre su dieci (pari a circa 700 mila ragazzi) si attestavano su alti livelli.

Le misure allo studio

Tra le misure che il governo prevede di sviluppare, stando alle linee guida del Recovery Plan che andranno poi presentate all’Unione europea, figurano, tra le altre, digitalizzazione e innovazione, completamento della rete nazionale in fibra ottica e sviluppo del 5G, informatizzazione della pubblica amministrazione e dell’istruzione.

 

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