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Solo attutito il disastro occupazionale

È adesso che tutte le iniziative di sviluppo e di investimenti possibili e cantierabili, devono essere messe in campo

di Fulvio Fammoni*

Contestualmente al miglior andamento della pandemia e dell’economia durante il terzo trimestre del 2020, anche l’occupazione ha un parziale recupero. Rispetto al trimestre precedente gli occupati crescono di +113mila unità (+123mila tra i dipendenti e -10mila autonomi). Nel mese di settembre, però, questo recupero rallenta rispetto ai due mesi precedenti, l’aumento è di solo +6 mila unità, frutto di una crescita di +21 mila dipendenti, quasi tutti permanenti e di un calo di -15 mila unità fra gli autonomi.

Ovviamente non è recuperato, ma solo attutito, il disastro occupazionale provocato nei primi mesi dell’anno dalla pandemia. Il calo su base annua è di -367 mila occupati (quasi tutti da febbraio 2020 con -330 mila unità). In numeri assoluti questo calo annuale riguarda per -281 mila persone i dipendenti (+107 mila permanenti e -388 mila a termine) e per -107 mila gli indipendenti che percentualmente calano di più.

La disoccupazione e l’inattività continuano nella loro fase di travaso attestandosi rispetto a settembre 2019 a -59 mila unità i disoccupati e a +333 mila l’inattività. L’unica fascia di età che, su base annua, ha aumentato l’occupazione per ragioni anagrafiche e pensionistiche è quella degli over50. Mentre, su base trimestrale, la ripresa riguarda anche i 35/49 e i 15/24 anni. Unica fascia di età sempre in calo è quella fra 25 e 34 anni.

Un riferimento significativo delle dinamiche del lavoro in Italia può essere rappresentato dal confronto con lo stesso mese del 2008, l’anno dell’avvio della precedente crisi. I dipendenti, erano circa 560 mila in meno, ma l’aumento in questi 12 anni è stato praticamente tutto di contratti a termine (+400 mila). Questa quota aumenterà ancora perché il calo dei tempi determinati legato all’attuale fase pandemica è già in gran parte avvenuto, mentre nella crisi del 2008 dispiega i suoi effetti principali nei mesi successivi. Gli indipendenti nel 2008 erano circa 700 mila in più.

Decisivi saranno adesso per l’intero andamento del 2020 i dati dell’ultimo trimestre. Il rallentamento del recupero nel mese di settembre non è un buon segnale, anche se attenuato dalla ripresa delle ore lavorate pro capite.

È adesso che lo sforzo principale perché non si manifesti un pericolosissimo ritorno indietro deve essere sviluppato (quella della disoccupazione è la voce più alta di preoccupazione nelle stime sulla fiducia economica dei cittadini). Per questo tutte le iniziative di sviluppo e di investimenti possibili e cantierabili, devono essere messe in campo e, tutte le norme di tutela dell’occupazione dagli ammortizzatori sociali al blocco dei licenziamenti, devono essere confermate ed estese.

*Presidente Fondazione Di Vittorio

 

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