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Disuguaglianze di genere, le ragazze più esposte al rischio “neet”

Nonostante le bambine e le ragazze mostrino risultati migliori lungo tutto il periodo scolastico, tale rischio risulta maggiore, una condizione che la pandemia e la crisi potrebbero aggravare

di Redazione

Dal nuovo rapporto di Save the Children, giunto all’undicesima edizione dell’Atlante dell’Infanzia, emerge come in Italia cali il numero dei bambini e cresca la povertà educativa. I dati mostrano, oltre ad una vertiginosa riduzione dei nuovi nati – un calo di oltre 385 mila unità in dieci anni -, anche un quadro socioeconomico preoccupante: già prima della crisi conseguente al coronavirus, un minore su nove vive in povertà assoluta; gli asili nido, diventati un privilegio per la scarsità di strutture, sono disponibili solo per il 13,2% dei bambini e la dispersione scolastica arriva ad una media nazionale del 13,5% e più di un ragazzo su cinque andava a incrementare le file dei neet, coloro che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in corsi di formazione.

E se l’Italia non è un paese per giovani, non è nemmeno più un paese per bambini, tantomeno per bambine che soffrono ancora di più la situazione, come sottolinea il rapporto Save the Children, Con gli occhi delle bambine, che quest’anno si focalizza proprio sul punto di vista femminile, mostrando come il gap con i coetanei maschi si evidenzi già dall’infanzia, per poi consolidarsi fino al mondo del lavoro.

Infatti, stando ai dati, per quanto le ragazze siano più brillanti e ottengano risultati migliori nello studio, il gap occupazionale e salariale non sembra colmarsi. Secondo il Rapporto, tra i giovani dai 6 ai 17 anni le bambine e le ragazze leggono più dei maschi: non ha l’abitudine della lettura il 53,6% a fronte del 41,8% della componente femminile; tra i maschi il 26,1% non raggiunge le competenze sufficienti in matematica e in italiano, mentre si trova nella stessa situazione il 22,1% delle ragazze e la differenza continua fino all’università dove un terzo delle giovani ottiene una laurea a fronte di solo un quinto dei giovani. Inoltre, le bambine e le ragazze fanno registrare tassi minori di bocciature e abbandono scolastico.

Questi diversi risultati possono essere spiegati con il fattore protettivo che l’istruzione rappresenta per le ragazze, esposte più dei coetanei alle difficoltà del mondo del lavoro e ai rischi dell’essere neet. Già attualmente, una condizione aggravata dalla pandemia e dalla crisi che è conseguita, nella condizione di neet, è “intrappolata” una ragazza su quattro, con picchi attorno al 40% in Sicilia e in Calabria di ragazze che non studiano, non lavorano e non si formano, per una stima complessiva che si aggira attorno a 1 milione e 140 mila ragazze tra i 15 e i 29 anni. Anche quando raggiungono gli stessi risultati scolastici dei ragazzi, le ragazze, allo scontro con la realtà si trovano in posizione di svantaggio: tra le neolaureate che hanno conseguito il titolo di primo livello, informa Save the Children, nei primi sei mesi del 2019, solo il 62,4% ha trovato lavoro, con un calo di 10 punti percentuali rispetto al 2019, mentre per i laureati maschi (pur penalizzati) il calo è di 8 punti (dal 77,2% al 69,1%). In caso di trovata occupazione, le ragazze guadagnano comunque il 19% in meno dei coetanei.

 

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