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Maltempo, in un decennio 14 miliardi di euro di danni

L’ultima ondata – che ha richiesto oltre tremila interventi dei Vigili del Fuoco – ha causato danni «incalcolabili» secondo la Coldiretti

di Redazione

Sono stati oltre tremila gli interventi effettuati dai Vigili del Fuoco su tutto il territorio nazionale in seguito alla nuova ondata di maltempo che ha investito il Paese. Di questi, quasi la metà (circa 1.400) hanno interessato il Veneto, dove oltretutto, sembra per via del forte vento, a Venezia non sono state alzate le barriere del Mose, scatenando non poche polemiche. 

Altri 350 interventi sono stati necessari in Emilia-Romagna, mentre i Vigili del Fuoco sono intervenuti almeno 300 volte in Friuli Venezia Giulia e oltre 800 volte nel territorio della provincia di Belluno. Sono stati invece 375 gli interventi nel modenese dove, secondo la Coldiretti – a causa dell’esondazione del Panaro – circa  4.000 ettari di campagna, per un totale di circa 200 aziende agricole, sono andati sott’acqua. 

A fare il punto sulla situazione è proprio l’associazione dei coltivatori, secondo cui il mix tra effetti dei cambiamenti climatici ed eventi naturali estremi hanno causato nell’ultimo decennio danni per 14 miliardi di euro,  tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne con allagamenti, frane e smottamenti. Solo i danni causati negli ultimi dieci giorni sono giudicati «incalcolabili».

I cambiamenti climatici, avverte la Coldiretti,  si abbattono su un territorio fragile con ben 7275 comuni italiani che hanno parte del territorio in pericolo di dissesto idrogeologico, il 91,3% del totale nazionale sulla base dei dati Ispra. 

Il risultato è che – continua la Coldiretti – sono sette milioni gli italiani che vivono in aree a rischio frane, alluvioni ed esondazioni di fiumi in una situazione di incertezza determinata dall’andamento meteorologico che condiziona la vita e il lavoro. A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che il territorio è stato reso più fragile dalla cementificazione e dall’abbandono che negli ultimi 25 anni ha fatto sparire oltre ¼ della terra coltivata (-28%).

 

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