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Lavoro fragile? Non solo a causa della crisi

Le conseguenze economiche della pandemia arrivano nel pieno di una fase di profondi cambiamenti e trasformazioni tecnologiche. L’innovazione sosterrà la ripartenza

di Redazione

Diversi studi hanno già messo in risalto i risvolti negativi della pandemia, non solo in termini di sanità pubblica, ma anche economici e occupazionali. Bisogna anche considerare, infatti, che la crisi giunge in una fase di profondi cambiamenti osservabili nel mercato del lavoro, legati perlopiù all’automazione dei processi produttivi e alle trasformazioni tecnologiche. 

Nelle previsioni al 2024, sottolinea il Censis nel 54esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese, in Italia il ridimensionamento degli occupati riguarderà il settore agricolo per circa 10.000 addetti e il settore industriale per oltre 100.000. Occupazione aggiuntiva e occupazione per sostituzione nel terziario, se sommate, riportano un fabbisogno occupazionale di oltre 2,1 milioni di addetti. Lo stock occupazionale complessivo registrerà una variazione positiva a fine periodo dello 0,8%, con un contributo positivo da parte del lavoro dipendente nel settore privato (+1,3%) e dell’impiego pubblico (+2,9%). Tutto questo a fronte di 59 milioni di occupati in Europa che rischiano il posto di lavoro a causa della pandemia, vale a dire un lavoratore su quattro (il 25,7% su un totale di 230 milioni di occupati). Nello stesso tempo, l’automazione sta determinando una riorganizzazione delle imprese, sostituendo il lavoro di 51 milioni di occupati in Europa (il 22,2% del totale). 

Intanto, però, rileva sempre il Censis, le buone notizie in prospettiva giungono dal settore digitale e green, come peraltro più volte osservato – anche di recente – su queste pagine. Il sistema produttivo italiano si sta infatti ormai muovendo all’interno del nuovo paradigma digit&green. Già nel 2019 oltre 295 mila imprese hanno investito in tecnologie legate alla sostenibilità ambientale, con un incremento del 13,3% rispetto all’anno precedente. Si consolida la creazione di start up innovative: al 30 giugno di quest’anno erano 11.496, con un incremento annuo del 10,3%.

Un duro colpo, però, sembra subirlo il terziario professionale. Il settore risultava già provato da un repentino rallentamento dell’attività economica e da una strisciante stagnazione registrata negli ultimi anni, osserva ancora il Censis. Nel secondo trimestre 2020 il fatturato dei servizi segnava un -21% rispetto al primo trimestre e un crollo di poco inferiore ai 17 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Più severa l’incidenza nei servizi di alloggio e ristorazione (-63 punti la variazione congiunturale, -51 quella tendenziale) e nei servizi alle imprese (-30,7% e -20,2% rispettivamente). Le attività professionali, invece, subiscono una riduzione tendenziale del 14,1%.

 

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