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Dalla pandemia al “nuovo” ruolo degli Stati Uniti, le principali sfide del 2021

Non solo l’emergenza sanitaria, anche quella climatica sarà al centro dell’agenda politica. E ancora: le occasioni che l’Europa non può fallire, il definitivo compimento della Brexit e le relazioni commerciali. Intanto la maggior parte degli italiani teme soprattutto la crisi economica

di Fabio Germani e Mirko Spadoni

La nostra è stata definita dal Censis, nell’ultimo Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese, una società «già stanca» ora aggredita dalla pandemia. È stato un anno molto difficile, inutile girarci intorno. Sono cresciute le paure legate alle condizioni economiche e occupazionali, è aumentato il timore di ammalarsi o di vedere in sofferenza i propri cari. Ma non è stata solo la pandemia a sconvolgere le nostre vite, sebbene quest’ultima condizionerà le decisioni politiche globali ancora per molti mesi. Il mondo è comunque chiamato a nuove sfide, molto più che negli Stati Uniti ci si appresta ad osservare a breve un rinnovato approccio alle relazioni internazionali. L’elezione di Joe Biden, infatti, pone interrogativi sui rapporti commerciali (specie con la Cina), sul dialogo tra Washington e Bruxelles dopo le divergenze emerse in maniera più marcata durante l’amministrazione Trump, sul multilateralismo, sulla lotta al cambiamento climatico. Ma quali sono le principali preoccupazioni degli italiani in previsione di un anno che si preannuncia ancora in salita?

«Italiani più spaventati dalla crisi economica che dalla pandemia»

Attualmente l’emergenza sanitaria (ancora in corso) non sembra rappresentare la principale minaccia per l’Italia, secondo gli italiani. A rivelarlo è un sondaggio realizzato dall’ISPI, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. Tante sono state le domande rivolte agli intervistati – qualche esempio: qual è stato il personaggio più influente per la politica mondiale? Qual è stato il Paese più pericoloso? –, tutte necessarie per capire «quanto e come la pandemia ha cambiato il modo in cui gli italiani guardano agli avvenimenti e ai trend di fondo della politica internazionale». Secondo il 54% del campione, la crisi economica è la minaccia più grande per il nostro Paese. A seguire, al secondo posto, la pandemia, indicata come minaccia “solo” dal 22%. A livello mondiale, le cose cambiano: in questo caso, la pandemia viene considerata la minaccia principale dal 28% degli intervistati. La crisi economica scende al terzo posto, con il 19%.

«Sorprende – osserva l’ISPI – la permanenza dei cambiamenti climatici al secondo posto, scelti da una quota di italiani (25%) solo leggermente minore rispetto alle rilevazioni degli ultimi due anni, quando era stato scelto dal 28% di loro». Un appunto: il terrorismo islamico, considerato nel 2015, anno degli attentati di Parigi e dell’ascesa del gruppo terroristico Stato islamico (o ISIS), la principale minaccia, adesso invece “spaventa” molto meno. Viene indicato come un pericolo a livello mondiale solo dal 6% del campione. In Italia, la quota scende all’1%. Quello, che si sta per concludere, è stato un anno avaro di notizie che possiamo considerare buone, in grado di trasmettere speranza. Chiamati a sceglierne una, la maggioranza degli italiani (55%) indica l’annuncio dell’efficacia del vaccino contro il coronavirus. Il 27% sceglie invece l’elezione a presidente degli Stati Uniti di Joe Biden e il 15% l’accordo raggiunto sul pacchetto Next Generation EU, conosciuto anche come “Recovery Fund”.

Il ruolo degli Stati Uniti nel mondo

L’America si prepara al cambio di amministrazione che avverrà formalmente il 20 gennaio con la cerimonia di insediamento di Joe Biden. Nel mentre i lavori del team di transizione proseguono, nonostante le difficoltà. Il mondo si comincia a interrogare che Stati Uniti saranno quelli guidati da Biden. Ma per rispondere a questa domanda in modo definitivo, sarà opportuno attendere il 5 gennaio, quando in Georgia si terranno due importanti ballottaggi per i due seggi senatoriali rimasti in palio. Sarà una sfida fondamentale – anche per la futura amministrazione – per determinare quale partito avrà la maggioranza al Senato. Attualmente la situazione vede i repubblicani in vantaggio 50 a 48 (serve arrivare a 51 su 100 per ottenere la maggioranza), motivo per cui i democratici dovranno conquistare entrambi i seggi per raggiungere la parità e usufruire del diritto di voto che spetterebbe in caso di parità al vicepresidente Usa, vale a dire, dal 20 gennaio 2021, Kamala Harris. Una maggioranza democratica al Congresso agevolerebbe lo spazio di manovra e le riforme che Biden intende applicare. Ma Georgia a parte, che tipo di America sarà?

Molti osservatori ritengono improbabile che i rapporti tra Washington e Pechino possano cambiare da un momento all’altro. Troppe sono le distanze che restano tra le due potenze economiche. L’ultimo anno è stato particolarmente difficile da un punto di vista diplomatico. La futura amministrazione Biden di certo non collocherà la Cina tra i migliori alleati, che rimarrà piuttosto un avversario strategico, da “affrontare”, però, giocando la carta del multilateralismo. E quest’ultima carta sarà anche alla base di un ritorno degli Stati Uniti, peraltro già annunciato del presidente eletto, nell’accordo di Parigi sul clima.

Europa

L’Unione europea è chiamata ad una prova di unità di intenti come mai in passato. La pandemia è tutt’altro che superata, sebbene stia crescendo l’ottimismo dovuto all’avvio delle campagne di vaccinazione. Sicuramente il piano Next Generation EU è un programma ambizioso di ricostruzione e ponte verso il futuro, un’occasione che i singoli Paesi UE non dovranno rischiare di perdere. Il 2021, inoltre, sarà l’anno in cui vedremo concretizzarsi il divorzio tra Londra e Bruxelles, dopo l’accordo raggiunto in extremis tra le parti la vigilia di Natale e in attesa del via libera definitivo – entrerà comunque in vigore temporaneamente dal 1° gennaio 2021 – del Parlamento europeo (intanto il 30 dicembre è il giorno dell’ok del Parlamento britannico). Senza dimenticare, ovviamente, gli obiettivi del Green New Deal.

 

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