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Come la pandemia ha colpito l’agricoltura in Italia

Nel 2020 la produzione si è ridotta del 3,3% in volume, ma le diminuzioni hanno riguardato in particolare le attività secondarie come quelle di agriturismo

di Redazione

La pandemia di coronavirus ha avuto un effetto negativo anche sul settore dell’agricoltura. Nel 2020, spiega l’Istat a tale proposito, la produzione si è ridotta del 3,3% in volume. Il valore aggiunto lordo ai prezzi base è sceso del 6,1% in volume e le unità di lavoro sono diminuite del 2,4%. La pandemia ha pesantemente colpito le attività secondarie (-18,9%), che comprendono quelle di agriturismo, i servizi connessi all’agricoltura (-3,8%) e la florovivaistica (-8%). Si riduce inoltre la produzione di olio (-18%), coltivazioni industriali (-2,2%) e vino (-1,9%). Solo il comparto zootecnico registra un andamento positivo (+0,3%). L’annata, in compenso, è stata favorevole per la produzione di patate (+5,2%) e, in misura minore per la produzione zootecnica (+0,3%), quest’ultima trainata dalla crescita dei prodotti zootecnici (+2%) che hanno compensato il calo del bestiame (-0,8%).

Lavoro

Le Unità di Lavoro (Ula) hanno subito una flessione del 2,4%, sintesi di cali del 3,9% dei lavoratori dipendenti e dell’1,7% di quelli indipendenti. I contributi alla produzione ricevuti dal settore sono rimasti sostanzialmente invariati (+0,3%) dopo i significativi incrementi registrati negli ultimi anni. Il reddito dei fattori è diminuito del 5,9% in valore e, conseguentemente, l’indicatore di reddito agricolo ha subito un decremento del 4,8%.

Italia prima in Europa per valore aggiunto

Il comparto agricolo – osserva l’Istat – ha fatto registrare un decremento del volume della produzione dell’1,3% per l’insieme dei paesi dell’UE27. Limitando l’analisi ai principali paesi, il calo più vistoso si è avuto in Romania (-20,1%) e perdite consistenti hanno interessato Italia (-3,3%), Francia (-2,6%) e Ungheria (-2,1%). Il volume della produzione è risultato, invece, in crescita in Polonia (+4,4%), Spagna (+1,8%) e Danimarca (+1,2%).

I prezzi alla produzione (misurati in termini di prezzo base) sono risultati in flessione per il complesso dell’Unione europea (-0,3%). Le contrazioni più rilevanti hanno interessato Germania (-4,4%), Paesi Bassi (-2,9%) e Polonia (-2,5%) mentre incrementi dei prezzi sono stati registrati in Romania (+7,7%) e Ungheria (+6,3%).

La graduatoria del valore della produzione a prezzi correnti ha visto, per il 2020, la Francia al primo posto (75,4 miliardi di euro), seguita da Germania (56,3 miliardi di euro), Italia (56,1 miliardi di euro) e Spagna (53 miliardi di euro). In termini di valore aggiunto l’Italia si è confermata al primo posto con 31,3 miliardi di euro davanti a Francia (30,2 miliardi di euro) e Spagna (29,3 miliardi di euro).

Riguardo all’impatto della pandemia da Covid-19 sull’agricoltura europea, dalle prime informazioni sembrerebbe emergere come in questo contesto abbia pesato il drastico ridimensionamento delle attività di interscambio commerciale e la difficoltà di collocamento di molti prodotti sui mercati, con un conseguente crollo dei prezzi. Segnalazioni in tal senso sono pervenute per la produzione di patate e gli allevamenti di suini in Germania, per gli allevamenti di visoni in Danimarca e per il florovivaismo nei Paesi Bassi. L’andamento dell’indicatore A di reddito agricolo, che misura la produttività del lavoro in agricoltura, ha evidenziato un calo per quasi tutti i principali Paesi, in particolare per Romania (-47,2%), Germania (-15,5%), Polonia (-9,6%), Francia (-7,6%) e Paesi Bassi (-6,7%) mentre ha fatto registrare valori positivi per Spagna (+12,5%), Ungheria (+10,3) e Grecia (+5,2%). Il valore dell’Italia (-4,8%) è risultato in linea con la media UE27 (-4%).

 

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