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L’affaire GameStop e i rischi del trading online

Da circa 4.5 dollari per azione il valore del titolo del colosso dei videogiochi è schizzato a oltre 300 dollari per azione in poco tempo. Come è stato possibile? La nostra ricostruzione

di Matteo Buttaroni

GameStop, Elon Musk, trading online, Reddit. Quattro parole che difficilmente comparirebbero in un’unica frase, ma nelle ultime settimane è capitato spesso. Questo perché una serie di eventi e concomitanze hanno portato un’altra volta il mondo della finanza a stupirsi di ciò che può accadere in un tempo relativamente breve, fino a che punto la volatilità possa essere, appunto, volatile e quanto l’influenza di un singolo o di una collettività possano convogliare in una sola forza motrice, capace di spostare montagne (in questo caso di denaro), facendo parlare di sé in ogni parte del mondo. Allo stesso tempo, però, eventi simili – creando un precedente – possono fungere da insegnamento, confermando l’importanza delle regole e di una giusta preparazione prima di rischiare.

Ma partiamo dal principio. Nei giorni scorsi il nome di una famosa catena di negozi di videogiochi è comparso praticamente ovunque: GameStop. Si tratta di un’azienda nata in Texas nel 1984, che al momento del suo apice contava oltre seimila negozi e più di 45 mila dipendenti sparsi in 17 Paesi, ma che negli ultimi tempi si è trovata in grosse difficoltà. Tra il 2017 ed il 2018, infatti, GameStop è passata da circa 34,7 milioni di dollari di entrate a perdite per oltre 600 milioni, proseguendo in una rapida discesa negli anni successivi. La lenta agonia del marchio, quotato in borsa, aveva portato molti investitori a scommettere sulla morte di GameStop, vendendo allo scoperto.

La vendita allo scoperto (short selling, short trading o semplicemente short, una pratica finanziaria resa famosa dal film La grande scommessa in cui Michael Berry – Christian Bale – decide, con successo, di scommettere contro il mercato immobiliare prima della crisi dei mutui subprime) è un approccio che consente ad un investitore, o trader, di scommettere che un certo mercato diminuirà. Generalmente quando si parla di azioni, investimenti, borsa, mercati finanziari, il connubio che più facilmente si immagina è “crescita del valore di un titolo=guadagno”, ma con la vendita allo scoperto avviene esattamente il contrario: si vendono strumenti finanziari non posseduti per poi riacquistarli successivamente ad un valore più basso. In sostanza è una vendita (appunto scoperta) prima dell’acquisto dello stesso asset. Se effettivamente dopo la vendita i prezzi dello strumento scenderanno, al riacquisto si verificherà un guadagno, altrimenti si verificherà una perdita.

Ed è proprio così che è andata. Mentre c’era chi aspettava la morte del titolo di GameStop, su Reddit un gruppo di utenti (presenti nel canale r/wallstreetbets, che conta 2,7 milioni di iscritti), ha deciso di scommettere sulla rinascita, coinvolgendo sempre più persone e arrivando così ad influenzare l’andamento del titolo stesso (qualcosa di analogo sta avvenendo, sempre in questi giorni, per asset come Blackbarry, Nokia, AMC, American Airlines, Dogecoin, anche se con risultati più modesti per ora).

A partire dal 2018 il titolo in borsa di GameStop ha registrato una discesa, passando da oltre 15 dollari per azione (nel 2015 le azioni valevano circa 45 dollari l’una) a circa 3,5 intorno alla metà del 2019 e rimanendo stabile intorno ai 4 dollari per azione (arrivando a superare al massimo i 5 dollari) fino all’agosto del 2020. Da settembre, nonostante le performance dell’azienda di per sé non siano state idilliache, il titolo ha cominciato a salire, arrivando a toccare i 327 dollari per azione e registrando una crescita di circa il 300% in un brevissimo lasso di tempo e arrivando a provocare quello che in gergo viene chiamato uno short squeeze, ovvero una fuga di massa dalla posizione sell (vendita) ad una posizione buy (acquisto) per tentare di minimizzare le perdite.

Andamento Gamestop in borsa ultimi tre anni – fonte: eToro
Andamento Gamestop in borsa ultimo trimestre – fonte: eToro
Andamento Gamestop in borsa ultimo mese – fonte: eToro

Un risultato che, se in un primo momento ha portato forti guadagni a diversi investitori (piccoli trader, come alcuni utenti di Reddit, e grandi fondi, come quelli che compongono la società di GameStop stesso), allo stesso tempo potrebbe aver portato già a pesanti perdite, per esempio a chi ha deciso di aprire una posizione troppo tardi (al momento dell’apice), richiudendola nel momento sbagliato (quando il titolo ha registrato un brusco crollo) o anche a quegli short seller che, tentando uno short squeeze, sono andati a vuoto. Sì, perché molte piattaforme di trading hanno deciso di bloccare le posizioni buy del titolo, limitando di fatto i nuovi acquisti. Una decisione che anche in questo caso ha impattato sul titolo, creando nuova volatilità. Basti pensare che alla chiusura di lunedì il titolo risultava in calo di oltre il 30%, con il valore sceso di circa 100 dollari per azione. Sulla vicenda ha deciso di indagare la Sec (ovvero la Consob americana).

Andamento GameStop in borsa nelle ultime 24 ore – fonte: eToro
È importante ricordare che se un titolo cala del 30% e successivamente cresce del 30% non ha recuperato il gap (per esempio: 100-30%=70 e 70+30%=91)

In tutto ciò, perché Elon Musk? Nelle notizie in cui si parla dell’affaire GameStop, è stato spesso nominato l’imprenditore visionario fondatore di SpaceX e Tesla (vittima a sua volta di diverse speculazioni simili in passato). Questo perché venuto a sapere dell’iniziativa degli utenti Reddit, Musk ha scritto un tweet di elogio – citando il canale r/wallstreetbets – che anche in questo caso ha influenzato l’andamento del titolo, salito di ben 135 punti dopo il suo cinguettio. Musk, inoltre è stato protagonista anche di un’altra curiosità borsistica, che in questo caso ha coinvolto la valutazione della cryptovaluta Bitcoin: semplicemente inserendo l’hashtag #bitcoin nella propria biografia su Twitter, l’imprenditore avrebbe comportato un aumento del 15,7% in soli 15 minuti (da circa 32 mila dollari per unità a oltre 37 mila).

 

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