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Energia: nuovi rincari per petrolio, gas e benzina

La crisi energetica continua a pesare anche sul settore dei trasporti. L’Europa teme rischi per la ripresa

di Redazione

Il prezzo del gas naturale segna un ulteriore picco in Europa, sfiorando i 160 euro per megawatt/ora (con un incremento del 37%). In crescita anche le quotazioni petrolifere internazionali, con il Brent, il greggio del mare del Nord riferimento per i mercati europei, che tocca gli 83 dollari al barile, in parte dovuto ancora al recente dovuto all’accordo in sede Opec+ per incrementare la produzione di petrolio in modo graduale.

I rincari adesso preoccupano anche il settore dei trasporti, con i relativi aumenti ai distributori. Secondo le elaborazioni di Quotidiano Energia il prezzo medio della benzina modalità self sfiora 1,7 euro a 1,696 euro. Il prezzo medio praticato del diesel, sempre in modalità self, sale a 1,549 euro al litro. Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato cresce a 1,832 euro/litro. La media del diesel va a 1,693 euro al litro.

Il presidente russo, Vladimir Putin, accusa l’Europa per l’attuale crisi energetica. Si tratterebbe, cioè, di «una somma di diversi fattori, comprese azioni affrettate, ad aver portato a uno squilibrio dei mercati energetici europei. La Russia è un fornitore di gas affidabile per l’Asia e l’Europa e rispetta gli impegni in pieno. Gazprom non ha mai rifiutato di aumentare le forniture di gas all’Europa, se richiesto». Piuttosto, riportano le agenzie russe, sarebbe «la politica dei contratti di breve termine» ad essersi rivelata «errata». Dal canto suo, Bruxelles, tramite la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ritiene che l’impennata dei prezzi dell’energia sia «un problema serio», «i prezzi del gas sono alle stelle», motivo per cui verrà presentata «la prossima settimana una comunicazione» per esaminare «l’intera struttura dei prezzi dell’energia». 

Secondo la Coldiretti l’obiettivo di immettere nella rete 6,5 miliardi di metri cubi di gas “verde” da qui al 2030 (e contrastare i rincari) è possibile realizzando nuove produzioni come il biometano agricolo. «Partendo dall’utilizzo degli scarti delle coltivazioni e degli allevamenti – sottolinea la Coldiretti – è possibile arrivare alla realizzazione di impianti per la distribuzione del biometano a livello nazionale per alimentare le flotte del trasporto pubblico come autobus, camion e navi oltre alle stesse auto dei cittadini. In questo modo sarà possibile generare un ciclo virtuoso di gestione delle risorse, taglio degli sprechi, riduzione delle emissioni inquinanti, creazione di nuovi posti di lavoro e sviluppo della ricerca scientifica in materia di carburanti green. Gli impianti di biogas in Italia oggi producono 1,7 miliardi di metri cubi di biometano, ma è possibile arrivare entro il 2030 a 6,5 miliardi con la trasformazione del 65% dei reflui degli allevamenti».

Al riguardo va sottolineato che i rialzi dell’energia favoriscono l’aumento dell’inflazione, con ripercussioni negative sulla spesa perché gli effetti riducono il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, aumentando i costi delle imprese. Agli aumenti in bolletta si sommano dunque quelli dei prezzi dei carburanti, dalla benzina al gasolio come già visto, mettendo a repentaglio la ripresa economica.

 

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