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La crescita dell’inflazione mette a rischio la ripresa dei consumi

Secondo Confesercenti a fine 2022 potrebbero non essere ancora raggiunti i livelli pre-pandemia. Istat: prezzi in crescita del 3% rispetto al 2020, mai così dal 2012

di Redazione

La ripresa dei consumi in Italia sarà più lenta di quella del Pil e a fine 2022 potrebbe non avere ancora raggiunto i livelli pre-pandemia, secondo la presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, che oggi, martedì 16 novembre, ha lanciato l’allarme nel contesto dell’assemblea annuale dell’associazione che si è svolta a Roma. Un quadro che starebbe a significare come la ripresa rischi di essere meno robusta, mostrando cioè alcune criticità già emerse negli ultimi mesi. Nello specifico, a preoccupare, è l’andamento dell’inflazione

«La maggiore inflazione potrebbe sottrarre, in due anni, 9,5 miliardi di euro di consumi, circa quattro miliardi quest’anno e 5,5 miliardi nel 2022», le osservazioni di De Luise. C’è poi da considerare che, nel complesso, la pandemia ha messo a dura prova le tasche degli italiani, in alcuni casi usciti impoveriti dall’emergenza sanitaria (peraltro non ancora del tutto conclusa). «A fine 2021 il reddito medio delle famiglie sarà ancora di 512 euro inferiore ai livelli pre-crisi» e la prudenza ha portato ad una perdita di consumi tra «35 e 40 miliardi annui». 

D’altronde la conferma arriva anche dall’Istat, che sempre oggi ha osservato come nel mese di ottobre l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, abbia registrato un aumento dello 0,7% su base mensile e del 3% su base annua (da +2,5% del mese precedente), come la stima preliminare che era +2,9%. L’ulteriore accelerazione dell’inflazione, su base tendenziale, è in larga parte dovuta, anche nel mese di ottobre, ai prezzi dei beni energetici (da +20,2% di settembre a +24,9%) sia a quelli della componente regolamentata (da +34,3% a +42,3%) sia ai prezzi di quella non regolamentata (da +13,3% a +15%). Accelerano rispetto al mese di settembre, ma in misura minore, anche i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +2% a +2,4%).

«L’inflazione a ottobre – entra nel dettaglio l’Istat – accelera per il quarto mese consecutivo, dopo la conferma a giugno del tasso di crescita dei prezzi al consumo di maggio e i primi cinque mesi di marcata ripresa, portandosi così da una variazione negativa registrata a dicembre 2020 a una crescita di un’ampiezza che non si registrava da settembre 2012 (quando fu pari a +3,2%). I Beni energetici continuano a essere protagonisti, contribuendo per più di due punti percentuali all’inflazione e spiegando buona parte dell’accelerazione rispetto a settembre».

Nei giorni scorsi anche Confcommercio aveva posto l’attenzione sull’inflazione, che è passata in pochi mesi da una situazione di stallo ad una crescita vicina al 3%. «Se in un primo momento era stata spinta essenzialmente dai prodotti energetici – era l’analisi –, si è poi allargata ad un paniere più ampio di beni e servizi colpendo il potere d’acquisto delle famiglie e con un impatto anche sull’occupazione».

 

1 Commento per “La crescita dell’inflazione mette a rischio la ripresa dei consumi”

  1. […] Come abbiamo visto nelle scorse settimane, anche in Italia la risalita dell’inflazione è percepita con preoccupazione, tanto più nell’attuale fase di ripresa economica, con possibili ripercussioni sui consumi. Nel mese di ottobre, l’Istat ha stimato un aumento dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, dello 0,7% su base mensile e del 3% su base annua (da +2,5% del mese precedente), come la stima preliminare che era +2,9%. L’ulteriore accelerazione dell’inflazione, su base tendenziale, è in larga parte dovuta ai prezzi dei beni energetici (da +20,2% di settembre a +24,9%), sia a quelli della componente regolamentata (da +34,3% a +42,3%) sia ai prezzi di quella non regolamentata (da +13,3% a +15%).  […]

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