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L’impatto della crisi è stato «meno acuto» al Mezzogiorno

Nel 2020 è il Nord-est a mostrare la flessione più marcata, riferisce l’Istat. Il Pil in volume a livello nazionale è diminuito dell’8,9% rispetto all’anno precedente

di Redazione

L’impatto della crisi è stato meno acuto nel Mezzogiorno. A riferirlo è l’Istat nel report Conti economici territoriali 2018-2020. Nel 2020, afferma l’Istat, il Pil in volume a livello nazionale è diminuito dell’8,9% rispetto all’anno precedente. Il Nord-est mostra la flessione più marcata, con una riduzione del Pil del 9,2%, influenzata da andamenti particolarmente negativi del Commercio, pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni (-15,3% rispetto al 2019) e dell’Industria (-10,5%). Al contrario, i Servizi finanziari, immobiliari e professionali e gli Altri servizi fanno registrare la riduzione più contenuta (rispettivamente -4,9% e -5,2% rispetto al 2019). 

Nel Nord-ovest il Pil si è ridotto del 9%, poco più della media nazionale. Anche in questa ripartizione, la contrazione è legata in primo luogo alla dinamica fortemente negativa del Commercio, pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni (-12,7%) e dell’Industria (-11,6%), mentre il valore aggiunto dell’Agricoltura ha mostrato la riduzione meno marcata (-3,7%).

La riduzione al Centro è pari all’8,9%, in linea con la media nazionale, con le flessioni più consistenti, come nel resto del Paese, nel Commercio (-13,5%) e nell’Industria (-11,2%) e quella più limitata negli Altri servizi (-5,2%). Il calo meno accentuato, come si diceva all’inizio, si registra dunque nel Mezzogiorno, dove il Pil si è ridotto del 8,6% rispetto al 2019.

Alla contrazione dell’attività produttiva si è accompagnato, nel 2020, una riduzione in volume dei consumi finali delle famiglie dell’11,7% a livello nazionale. Anche in questo caso il Nord-est ha mostrato la contrazione più consistente (-12,6%) e il Mezzogiorno quella più contenuta (-10,7%). Nel 2020, il reddito disponibile delle famiglie è diminuito del 2,9% a livello nazionale, come sintesi di cadute superiori alla media al Centro (-3,2%) e al Nord (-3,4%), e di una flessione molto più ridotta per il Mezzogiorno (-1,5%).

Con 34,1 mila euro nel 2020 (37 mila nel 2019) il Nord-ovest resta l’area geografica con il Pil per abitante più elevato (misurato in termini nominali). Seguono il Nord-est, con 33 mila euro (35,8 mila euro nel 2019) e il Centro, con 30,4 mila euro (32,9 mila euro l’anno precedente). Il Mezzogiorno si conferma ultimo con 18,3 mila euro, ma riduce le distanze con il Centro-nord: la differenza infatti scende dai 15,8 mila euro per abitante del 2019 ai 14,4 mila del 2020.

 

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