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Lavoro: così la pandemia ha svantaggiato le donne

Giù l’occupazione, al 49% nel 2020, la prima volta dal 2013. E spesso il lavoro a tempo parziale non è una scelta

di Redazione

Per la prima volta dal 2013 l’occupazione femminile risulta in calo, nello specifico nell’anno in cui è cominciata la pandemia è scesa al 49%, un calo sentito di più tra le giovani, al Sud e nelle Isole. Nell’Unione europea, invece, le donne occupate sono il 62,7%. Chi ci ha rimesso di più sono le donne con figli: tra queste sono impiegate il 25% in meno delle coetanee senza figli. Rallenta, poi, anche la crescita delle imprese femminili, dopo un aumento costante che si era registrato a partire dal 2014. 

I dati che in sintesi abbiamo illustrato sono la fotografia scattata dal Bilancio di genere 2021 a cura del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, da cui emerge un quadro desolante per la componente femminile del mercato del lavoro, aggravato inoltre dalla pandemia. 

Una delle principali caratteristiche è che le donne, soprattutto, rientrano nella categoria dei sottoccupati: per il 60% delle lavoratrici, infatti, il lavoro a tempo parziale non è una scelta, mentre sono sempre più le donne sovraistruite rispetto alle mansioni svolte nel posto di lavoro. Ad ogni modo nel 66,7% dei casi, nel 2020, le donne sono occupate con con una certa stabilità, mentre quelle insicure del proprio impiego rappresentano il 7,2% del campione.    

Come si diceva all’inizio, la pandemia ha inoltre rallentato la crescita delle imprese femminili. Nel 2020 erano il 21,9% del totale, perlopiù società di piccole dimensioni rispetto a quelle guidate da uomini, presenti principalmente nel Mezzogiorno e più giovani.

Ma nel 2020 cresce il numero di scoraggiate, in particolare se si considerano le giovani inattive. In altri termini, la quota di donne che non svolge ricerca attiva di lavoro è in crescita tra le 15 e le 34enni (+1,7% sul 2019). Il dato peggiora nel Mezzogiorno. Pochi progressi sul fronte delle dirigenti: nel 2020 non c’è nessuna donna amministratore delegato nelle grandi aziende quotate nella Borsa italiana.

 

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