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La ripresa rallenta, così il quadro internazionale

A inizio anno si registra a livello mondiale minore dinamismo e un ulteriore aumento dell’inflazione nella maggior parte dei paesi

di Redazione

A inizio anno, osserva l’Istat nella consueta nota mensile sull’andamento dell’economia italiana, la fase di ripresa dell’economia mondiale presenta minore dinamismo e un ulteriore aumento dell’inflazione nella maggior parte dei paesi. Il commercio di merci in volume, a novembre, è cresciuto del 2% in termini congiunturali (+1,1% a ottobre, fonte: Cpb), trainato dagli scambi delle economie avanzate che hanno più che compensato il calo delle esportazioni cinesi. Il PMI globale sui nuovi ordinativi all’export di gennaio, per la prima volta da undici mesi marginalmente sotto la soglia di espansione, segnala una possibile flessione della domanda internazionale. Lo scenario mondiale resta inoltre caratterizzato da fattori di rischio al ribasso quali la persistenza di ostacoli al regolare funzionamento delle catene globali del valore, gli effetti della normalizzazione delle politiche economiche, la crisi energetica europea e le crescenti tensioni geopolitiche.

In Cina, prosegue allora l’Istat, negli ultimi tre mesi dell’anno il Pil è aumentato dell’1,6% in termini congiunturali, (+8,1% il dato per il 2021) frenato dalle chiusure legate alla ripresa dei contagi e dai persistenti problemi del settore immobiliare. Sebbene i PMI per la manifattura e i servizi di gennaio abbiano segnalato un possibile rallentamento dell’attività economica nei prossimi mesi, il governo ha già annunciato l’implementazione di politiche economiche espansive.

L’economia statunitense ha chiuso il 2021 con una crescita congiunturale del Pil (+1,7%,), in decisa accelerazione rispetto al trimestre precedente (+0,6%). I miglioramenti sono stati trainati dal processo di ricostituzione delle scorte ma anche dal dinamismo dei consumi privati. Le variazioni di export e import si sono invece compensate, determinando nel complesso un contributo alla crescita della domanda estera netta marginalmente negativo. L’aumento complessivo del Pil americano nel 2021 è stato 5,7%. La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a gennaio è diminuita, a sintesi di un miglioramento delle condizioni correnti e un peggioramento delle aspettative. La ripresa dei contagi di Covid-19, l’accelerazione dell’inflazione e l’imminente processo di normalizzazione della politica monetaria rappresentano i principali rischi al ribasso per il 2022. 

Nel quarto trimestre, il Pil dell’area euro ha decisamente decelerato (+ 0,3% in termini congiunturali, +2,3% nel trimestre precedente), ma è risalito al livello di fine 2019. La crescita annua per il 2021 è stata pari al 5,2%. Nell’ultimo trimestre, gli andamenti tra i paesi hanno mostrato una elevata eterogeneità con un ritmo di crescita particolarmente dinamico in Spagna (+2,0%) e più contenuto in Francia (+0,7%) e Italia (+0,6%), mentre in Germania si è registrata una flessione (-0,7%). A dicembre, Il tasso di disoccupazione euro è ulteriormente diminuito, toccando un minimo storico, pari al 7% e le vendite al dettaglio in volume sono calate del 3,0% verosimilmente frenate dalla risalita dei prezzi. A gennaio, l’inflazione, ha continuato ad accelerare (+5,1% in termini tendenziali), toccando un nuovo massimo, trainata dalla componente energetica ma anche da una maggiore diffusione delle pressioni al rialzo tra le componenti.

Le prospettive economiche dell’area, però, evidenziano alcuni segnali di difficoltà. A gennaio, l’indice composito di fiducia economica della Commissione europea, Economic sentiment indicator (ESI), è sensibilmente diminuito. A livello nazionale si è registrato un miglioramento in Germania a fronte di una flessione in Francia e in Italia, che è anche il paese con il calo più ampio. Il minor ottimismo è stato diffuso a industria e servizi.

 

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