Addio a questi supermercati: nel 2026 dovremo farne a meno | Tutto chiuso di domenica per fermare l’emorragia
La proposta di chiudere i supermercati la domenica dal 2026 cambierà la spesa degli italiani. Scopri i dettagli della rivoluzione per costi e risparmi.
Immaginate di svegliarvi una domenica mattina, preparare la solita lista della spesa e, una volta arrivati davanti al vostro supermercato di fiducia, trovarvi davanti a una saracinesca abbassata. Quello che per oltre un decennio è stato considerato un servizio scontato, una comodità intoccabile per milioni di famiglie italiane, sta per essere messo seriamente in discussione. Il 2026 si preannuncia come un anno di estrema freddezza per l’economia del nostro Paese, con una crescita che definire timida è un eufemismo: le stime parlano di un misero 0,2% per il Prodotto Interno Lordo e di uno 0,3% per i consumi. In questo contesto di stagnazione, dove ogni centesimo conta, le grandi catene della distribuzione organizzata stanno valutando una mossa senza precedenti. La proposta arriva direttamente dai vertici della Coop e punta a scardinare il dogma delle aperture non-stop, che per molti anni ha rappresentato una pietra miliare del commercio moderno.
Non si tratta solo di una scelta gestionale dettata da numeri e bilanci, ma di un segnale d’allarme lanciato da un settore che vede i margini di guadagno ridursi all’osso e i consumatori sempre più schiacciati da spese obbligate, come bollette e affitti, che non lasciano spazio al superfluo. L’idea di rivedere gli orari di apertura nasce da un’attenta analisi delle attuali dinamiche di mercato e da un desiderio di ristabilire un equilibrio più sostenibile. La fine di un’era per le domeniche al centro commerciale si profila all’orizzonte, portando con sé interrogativi e opportunità significative per il futuro del commercio al dettaglio e del benessere sociale in Italia.
Serrande abbassate per fermare l’emorragia di denaro
Serrande abbassate per arginare l’emorragia finanziaria.
La strategia che si profila è chiara e dirompente: tornare a sei giorni di apertura settimanale. Questa decisione non nasce dal nulla, ma è una risposta diretta alle difficoltà vissute nell’ultimo anno, segnato da vendite in calo e costi di gestione alle stelle. Chiudere la domenica significa prima di tutto risparmiare sul costo del personale. Bisogna sapere, infatti, che lavorare nel giorno festivo costa alle aziende molto di più: i dipendenti ricevono una maggiorazione che pesa per almeno il 30% sul salario normale. Rinunciare a queste aperture permetterebbe di recuperare una somma enorme, stimata tra i 2,3 e i 2,6 miliardi di euro a livello nazionale, una cifra che potrebbe fare la differenza in un periodo di incertezza economica.
Questi soldi non finirebbero semplicemente nelle tasche delle aziende, ma potrebbero essere utilizzati per aumentare le offerte e gli sconti durante la settimana, dando una boccata d’ossigeno alle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese. La decisione, quindi, si propone come un duplice vantaggio: da un lato, una riduzione significativa dei costi operativi per le catene di supermercati, che attualmente gravano pesantemente sui bilanci; dall’altro, la possibilità di reinvestire tali risorse in politiche di prezzo più vantaggiose per i consumatori. Si tratta di una visione a lungo termine che cerca di riequilibrare un sistema che, negli ultimi anni, ha mostrato evidenti segni di squilibrio tra costi e benefici, mirando a un nuovo patto tra distribuzione e consumatori.
Come cambierà la nostra spesa e il benessere dei lavoratori
Spesa e benessere lavorativo: i cambiamenti che ci attendono.
L’impatto di una tale rivoluzione non si limiterebbe agli aspetti puramente economici e gestionali delle aziende. Ci sarebbe un tema di benessere per i lavoratori: molti dipendenti chiedono a gran voce di poter riavere la domenica libera per stare con i propri cari, riappropriandosi di un giorno tradizionalmente dedicato al riposo e alla famiglia. La chiusura domenicale potrebbe quindi tradursi in un miglioramento significativo della qualità della vita per migliaia di persone impiegate nel settore della grande distribuzione, favorendo un migliore equilibrio tra vita professionale e privata, aspetto sempre più richiesto e valorizzato nella società moderna.
Per i consumatori, questa modifica implicherebbe indubbiamente un cambiamento nelle abitudini di spesa. Sarebbe necessario un nuovo approccio alla pianificazione degli acquisti, magari concentrandosi maggiormente sul sabato o sfruttando le offerte infrasettimanali, che potrebbero diventare più frequenti e convenienti. Nonostante una potenziale iniziale scomodità, la prospettiva di un risparmio effettivo sul carrello della spesa grazie a prezzi più competitivi e un maggiore benessere sociale per i lavoratori potrebbe portare a un’accettazione più ampia della proposta. La domenica potrebbe così tornare ad essere un giorno di riposo collettivo, con benefici tangibili per la vita sociale e familiare di tutti. Questa proposta, se attuata, rappresenterebbe un passo significativo verso un modello di consumo più sostenibile e attento alle esigenze umane, oltre che a quelle puramente economiche del mercato.
