“Ho venduto i pantaloni su Vinted” | Multato dalla Guardia di Finanza: aveva raggiunto il limite
Multe in arrivo per chi vende su Vinted ed Ebay? L’Agenzia delle Entrate stringe i controlli. Ecco limiti e regole per non rischiare sanzioni e capire quando è attività professionale.
L’Agenzia delle Entrate ha infatti messo nel mirino una serie di venditori, avviando controlli e, in alcuni casi, comminando multe. È fondamentale comprendere che il panico è ingiustificato per la maggior parte degli utenti. Le attenzioni del Fisco si concentrano principalmente su chi pratica la vendita in modo abituale e consistente, superando determinate soglie che configurano l’attività come commerciale. Non si tratta quindi di punire chi vende occasionalmente un singolo oggetto, ma di regolamentare coloro che, spesso inconsapevolmente, generano un reddito significativo attraverso queste piattaforme.
I venditori sotto la lente d’ingrandimento: attività occasionale vs professionale
Venditori sotto la lente: occasionale o professionale, le differenze.
La questione cruciale per l’Agenzia delle Entrate risiede nella distinzione tra la vendita occasionale e l’attività di venditore professionale. In linea di principio, chi vende in modo saltuario e sporadico beni usati o di cui si vuole semplicemente disfarsi, come un maglione della taglia sbagliata o una vecchia console, non corre alcun rischio. Questa pratica è considerata legittima e lecita dal punto di vista normativo, rientrando nella gestione del proprio patrimonio personale e non generando un’attività d’impresa.
Il quadro cambia radicalmente quando la vendita diventa sistematica e organizzata. L’Agenzia delle Entrate concentra la sua attenzione su quei soggetti che comprano beni di vario genere con l’intenzione esplicita di rivenderli su Vinted, Ebay o piattaforme simili, al fine di ricavarci un profitto. Se questa attività viene effettuata abitualmente, essa assume le caratteristiche di un’impresa commerciale. In questo scenario, il venditore può essere considerato un professionista a tutti gli effetti, con conseguenti obblighi fiscali.
Tali obblighi includono la necessità di pagare le tasse sui redditi generati, presentare dichiarazioni fiscali specifiche e, nei casi più strutturati, persino aprire una Partita IVA e iscriversi ai Registri e Albi pertinenti. Il rischio è concreto per chi usa queste piattaforme non solo per “liberare spazio”, ma per integrare o arrotondare il proprio reddito attraverso un flusso continuo di vendite. È questa frequenza e l’intento lucrativo che spingono il Fisco a considerare l’attività come professionale, richiedendo la piena conformità alle normative vigenti.
La direttiva DAC7 e le soglie da non superare per le vendite online
La direttiva DAC7 stabilisce nuove soglie da non superare nelle vendite online.
La stretta dell’Agenzia delle Entrate si inserisce in un contesto normativo più ampio, dettato dalle direttive europee. Il nostro Fisco, infatti, si attiene alla Direttiva DAC7 dell’Unione Europea, recepita dal Regolamento UE 514 del 2021, entrata in vigore dal 2023. Questa normativa rappresenta la “Bibbia” per comprendere le regole e i limiti delle vendite a distanza.
La DAC7 impone alle piattaforme di e-commerce, come Vinted, Ebay e altri marketplace online, una specifica collaborazione con le autorità fiscali dei Paesi di competenza. Queste piattaforme sono ora obbligate a fornire ai Fisco i dati relativi alle transazioni effettuate dai loro venditori. Questo significa che l’Agenzia delle Entrate ha accesso a informazioni dettagliate sui volumi di vendita e sulla frequenza delle operazioni di ciascun utente, rendendo più semplice identificare chi supera i limiti di un’attività occasionale.
Esistono soglie chiare al di sotto delle quali non si incorre in pericoli specifici. Secondo le direttive attuali, un venditore non dovrebbe superare le 30 operazioni in un anno e, contemporaneamente, un volume d’affari complessivo di 2.000 euro. Alcune interpretazioni estendono questa soglia di volume a 5.000 euro. Superare anche solo uno di questi limiti (ad esempio, più di 30 vendite o un incasso superiore a 2.000/5.000 euro annui) può far scattare l’allarme e indurre l’Agenzia delle Entrate a considerare l’attività come commerciale. In tal caso, si renderebbe necessaria l’apertura della Partita IVA e l’adempimento di tutti gli obblighi fiscali previsti per un’attività d’impresa, dalle dichiarazioni dei redditi ai pagamenti delle imposte.
