Ambiente – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Mon, 27 Jul 2020 12:26:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.4 Le conseguenze degli eventi climatici estremi https://www.t-mag.it/2020/07/27/le-conseguenze-degli-eventi-climatici-estremi/ https://www.t-mag.it/2020/07/27/le-conseguenze-degli-eventi-climatici-estremi/#respond Mon, 27 Jul 2020 12:26:45 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149290 Il verificarsi di questi eventi compromette anche l’economia, mettendo a rischio le coltivazioni con un costo, secondo i calcoli della Coldiretti, per oltre 14 miliardi di euro in un decennio

di Redazione

Al contrario della scorsa estate che ha fatto registrare livelli record di alte temperature, quest’anno, secondo le previsioni del Centro Europeo, le temperature saranno in media o poco al di sopra – massimo di 0,5 gradi -, ma il clima sta comunque provocando ingenti danni, anche in questa estate 2020, come riportato dalle recenti di cronache di violenti nubifragi in alcune zone d’Italia.

Secondo quanto emerge da una elaborazione di Coldiretti su dati dell’European Severe Weather Database, dall’inizio dell’anno ad oggi in tutta Italia si sono verificati 71 nubifragi con precipitazioni violente e bombe d’acqua, con un aumento del 31% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’aumentare degli eventi estremi, secondo la Coldiretti è un evidente conseguenza dei cambiamenti climatici anche in Italia dove si evidenzia già da tempo una tendenza alla tropicalizzazione, che si caratterizza per un’elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense.

Già da maggio il Global Climate Risk aveva classificato l’Italia 21 esimo posto nel mondo per impatti da eventi climatici estremi – alternanza di ondate di calore, inondazioni e tempeste. Oltre ad inserire il paese tra le aree che nei successivi sei mesi sarebbero state colpite da siccità e caldo estremo.

Il verificarsi di questi eventi compromette anche l’economia, mettendo a rischio le coltivazioni con un costo, secondo i calcoli della Coldiretti, per oltre 14 miliardi di euro in un decennio in termine di perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

Ad aumentare la frequenza e la gravità degli eventi estremi concorre anche il consumo del suolo: negli ultimi 25 anni sono sparite il 28% delle campagne, l’erosione di aree agricole a beneficio di asfalto ed edifici causa il fenomeno dell’impermeabilizzazione del terreno che fa aumentare il rischio di alluvioni anche nei centri urbani. Secondo l’elaborazione Coldiretti su dati di Ispra, la conseguenza è l’aumento a 7.275 dei comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, che rappresentano il 91,3% del totale in Italia.

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Gli italiani e le preoccupazioni per i temi ambientali https://www.t-mag.it/2020/07/08/gli-italiani-e-le-preoccupazioni-per-i-temi-ambientali/ https://www.t-mag.it/2020/07/08/gli-italiani-e-le-preoccupazioni-per-i-temi-ambientali/#respond Wed, 08 Jul 2020 14:41:51 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148895 Complice la pandemia, il futuro potrebbe riservare un passaggio da una crisi all’altra, cioè da quella sanitaria a quella ambientale. Come è cresciuta la consapevolezza dei cittadini negli anni?

di Redazione

Nelle ultime settimane la questione ambientale è stata ampiamente dibattuta. Complice la pandemia – come abbiamo ricordato su T-Mag di recente –, il futuro potrebbe riservare un passaggio da una crisi all’altra, cioè da quella sanitaria a quella ambientale (che ha comunque un impatto notevole sulla salute delle persone). Quali sono le percezioni e le preoccupazioni degli italiani?

Nel Rapporto annuale 2020, l’Istat ricorda l’indagine Multiscopo sulle famiglie: aspetti della vita quotidiana, i cui risultati mostrano, per tutto l’arco temporale che va dal 1998 a oggi, che circa la metà degli intervistati (cittadini italiani di età superiore ai 14 anni) manifesta, ad esempio, preoccupazione per l’inquinamento dell’aria. La proporzione nel corso del periodo è aumenta di circa dieci punti percentuali, e nel 2019 ha raggiunto il 53,7%. A fronte di tale crescita costante, afferma ancora l’Istat, si osservano «focalizzazioni della preoccupazione su aspetti specifici che sono modificate nella scala delle priorità, anche a seguito della diversa attenzione del dibattito pubblico e dei movimenti di coscienza civile. La preoccupazione per l’effetto serra che nel 1998 coinvolgeva quasi 6 persone su 10 di 14 anni e più è scesa di circa 20 punti percentuali e nel 2019 si attesta sul 40%. Di senso inverso l’andamento della preoccupazione per i cambiamenti climatici che nel 1998 preoccupava il 36% degli intervistati per raggiungere poi il 55,6% nel 2019».

Tra i problemi legati all’inquinamento del suolo, acqua e foreste il più sentito è, negli anni in esame, l’inquinamento delle acque (circa il 42% degli intervistati). Aumentano di quasi 5 punti percentuali coloro che ritengono l’inquinamento del suolo tra le 5 preoccupazioni prioritarie in tema ambientale (20,3% nel 1998 rispetto al 25,1% nel 2019). Tra le altre preoccupazioni emerge quella legata alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti che nell’arco del ventennio in esame presenta un andamento alternante, nel 2019, ritorna al livello del 1998 (46,7% nel 1998 contro il 47,1% nel 2019).

Differenze per istruzione, età e aree geografiche

Il livello di istruzione incide sulla complessiva consapevolezza ambientale: la quota di cittadini che denunciano preoccupazioni legate allo stato dell’ambiente cresce per molte delle tematiche ambientali all’aumentare del titolo di studio, con differenziali relativi particolarmente elevati per le tematiche della produzione e dello smaltimento dei rifiuti, dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento delle acque.

L’appartenenza alle diverse classi di età incide sulla focalizzazione degli specifici problemi in maniera poco apprezzabile. Le fasce più anziane (75 anni e più) si mostrano relativamente meno sensibili alle problematiche ambientali del resto della popolazione intervistata. Su alcuni temi esiste una rilevante diversità di percezione del rischio tra differenti aree geografiche. I cambiamenti climatici preoccupano il 60,3% degli abitanti del Nord-est rispetto al 51,5% dei residenti del Sud Italia.

Comportamenti dei cittadini

Secondo l’Istat, a fronte di una diffusa preoccupazione sui temi ambientali, i dati rilevati dall’Indagine evidenziano comportamenti non sempre coerenti. Se si rilevano diffusi comportamenti di attenzione agli sprechi (di acqua ed energia) e dunque finalizzati alla conservazione delle risorse naturali (il 67% dichiara di fare abitualmente attenzione a non sprecare energia, il 64,4% a non sprecare l’acqua), molto meno lusinghieri sono i risultati in merito alla scelta di mezzi di trasporto alternativi (18,7%) e all’uso di prodotti usa e getta (21,2%). Il 46,4% dichiara di non adottare mai comportamenti di guida rumorosa al fine di diminuire l’inquinamento acustico.

L’attenzione a tenere comportamenti ecocompatibili non appare una priorità delle fasce giovani, anzi dopo i 25 anni le percentuali di coloro che adottano i comportamenti ecocompatibili analizzati risultano più elevate. Soltanto nella scelta di mezzi di trasporto alternativi i più giovani si distinguono nettamente per comportamenti virtuosi rispetto alle altre fasce di età. Le donne, infine, sono mediamente più attente a mantenere comportamenti di acquisto ecocompatibili rispetto agli uomini.

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La sharing mobility dopo il lockdown https://www.t-mag.it/2020/06/25/la-sharing-mobility-dopo-il-lockdown/ https://www.t-mag.it/2020/06/25/la-sharing-mobility-dopo-il-lockdown/#respond Thu, 25 Jun 2020 14:16:13 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148570 In molte città si registra il successo di monopattini e biciclette (anche elettriche). Un trend registrato già prima dell’emergenza sanitaria e che potrebbe crescere ancora

di Redazione

L’emergenza coronavirus si lega alla questione ambientale e le necessità di cambiamento della vita quotidiana può tradursi in un’occasione per una trasformazione, tra le altre cose, della concezione di mobilità, ridisegnandola da un punto di vista culturale.

Un esempio virtuoso in questo senso è il cosiddetto bonus biciclette inserito nel decreto rilancio con  l’obiettivo di incentivare l’acquisto di forme di mobilità sostenibile alternative al trasporto pubblico locale, in realtà è un buono mobilità per bici, anche elettriche, segway, hoverboard, e monopattini. Proprio questi ultimi, insieme alle biciclette, hanno fatto registrare un boom di acquisti specialmente nelle versioni elettriche tanto che in Italia se ne contano oltre un milione.

L’e-bike e il monopattino elettrico si sono diffusi in Italia grazie anche al fenomeno della sharing mobility – infatti, dopo la macchina, nelle maggiori città è possibile affittare tramite app anche bici e monopattini – che ha modificato le abitudini sugli spostamenti dei cittadini incentivando un utilizzo più responsabile dei mezzi di trasporto, privilegiando appunto l’elettrico e i mezzi condivisi, a scapito dell’auto privata. Al contrario della sostenibilità, l’emergenza coronavirus potrebbe invece mettere in discussione i risultati ottenuti dalla sharing mobility proprio perché le parole d’ordine attualmente sono distanziamento interpersonale, sanificazione e minimi contatti.

Secondo le previsioni di Deloitte presentate a maggio nello studio From Now on. Mobility Boost, si apre una nuova fase, la pandemia avrebbe avuto un duplice effetto sulla sharing mobility, da una parte avrebbe spinto quelle forme di condivisione ancora poco sviluppate come bici, monopattini e scooter, dall’altra avrebbe invece penalizzato il car sharing che è la modalità di sharing mobility già più radicata in Italia.

Le previsioni sono state confermate dai dati emersi dalla IV Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility e mostrano che, almeno per le bici e i monopattini, il calo dell’80% della domanda che si è verificato inevitabilmente durante il lockdown è stato recuperato.

Infatti, secondo l’analisi effettuata dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility che confronta i dati di febbraio e maggio 2020 sui cittadini di Roma, Milano, Torino, Bologna, Cagliari e Palermo, mostra che bikesharing e monopattini in sharing, sono già tornati quasi ai livelli pre-coronavirus, recuperando in un mese rispettivamente 60 e 70 punti percentuali, mentre il carsharing mostra un aumento solo del 30%.

In generale già ad aprile, in pieno lockdown, il 61% degli intervistati che utilizzavano abitualmente il car sharing prima dell’emergenza aveva dichiarato che era pronto a riutilizzarlo nella Fase 2. Inoltre dall’analisi emerge che i cittadini non sembrano intenzionati a modificare quelle che erano le loro abitudini di uso della sharing mobility perché non ritengono i servizi rischiosi: dovendo esprimere la sicurezza percepita delle diverse forme di trasporto su una scala da 1 a 5, gli intervistati hanno premiato soprattutto i mezzi sprovvisti di un abitacolo, 3,3 punti, poi il carsharing, 2,6 punti, ed infine il trasporto pubblico, 1,8 punti.

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Da un’emergenza all’altra: la questione ambientale https://www.t-mag.it/2020/06/23/da-unemergenza-allaltra-la-questione-ambientale/ https://www.t-mag.it/2020/06/23/da-unemergenza-allaltra-la-questione-ambientale/#comments Tue, 23 Jun 2020 14:24:33 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148530 Il periodo di lockdown per contenere la diffusione del coronavirus ha contribuito a ridurre le emissioni. Ma è stato davvero un bene? Il ruolo delle città nella lotta contro il cambiamento climatico

di Fabio Germani

Coronavirus alleato della lotta al cambiamento climatico? Per quanto possa sembrare una provocazione, in parte la condizione si è verificata nei periodi interessati dal lockdown. Lo stop alle attività economiche ha in effetti assicurato una riduzione sostanziosa delle emissioni di gas-serra, a livello globale. Molti, però, tra esperti ed osservatori, non la ritengono una buona notizia e questo nonostante si stima trattarsi di una contrazione tra le più ampie della storia. Tuttavia un’accelerazione della ripresa economica – che per ovvie ragioni si spera possa avvenire nel più breve tempo possibile – potrebbe significare quasi in automatico un incremento senza precedenti di emissioni. Così, nel giro di qualche tempo – un arco ora difficile da stabilire, potranno volerci pochi mesi come anni – si passerà da una crisi al peggioramento dell’altra, cioè da quella sanitaria a quella ambientale (che ha comunque un impatto notevole sulla salute delle persone).

Sono considerazioni che possiamo adottare anche alla vita in città, mano a mano che si farà rientro negli uffici e se le persone continueranno a prediligere il mezzo privato. Diverse aziende sembrano orientate a proseguire in modalità smart working per i propri dipendenti, anche se il dibattito sulle possibili ripercussioni sulle altre attività economiche (servizi, bar e ristoranti) appare piuttosto vivace, Italia compresa (su T-Mag abbiamo già affrontato l’argomento in due precedenti occasioni). Resta il fatto, ad ogni modo, che il tema ambiente resta fondamentale, in questo momento più che mai.

Pochi giorni fa Greenpeace ha presentato al governo italiano un piano più ambizioso per un drastico taglio delle emissioni di CO2 del 59-60% invece che del 33% previsto dagli attuali obiettivi europei per l’Italia, il raddoppiamento della quota di solare fotovoltaico rispetto a quanto programmato, con circa 100 GW di impianti installati al 2030 e un minore ricorso al gas. Questi accorgimenti varrebbero, in termini occupazionali, un aumento nel settore energetico pari al 65%, per un totale di 163 mila lavoratori nel 2030, contro i 98 mila previsti dal governo. L’ingente investimento iniziale, sottolinea Greenpeace, verrebbe compensato dai notevoli risparmi dovuti al minor consumo e, quindi, ai minori costi di importazione, di gas fossile, petrolio e carbone.

Anche le città possono giocare un ruolo importante in questa sfida, considerando che gli interessanti dati di Legambiente, contenuti in Città MEZ, il rapporto sulla mobilità a emissioni zero, si riferiscono al periodo pre-lockdown. «In cinque grandi città italiane (Milano, Napoli, Venezia, Bologna, Torino e Firenze) – si legge sul comunicato di Legambiente – più di un terzo degli spostamenti , tra il 34 e il 58%, si compie a piedi, in bici, in tram o bus elettrico, in treno, in metropolitana o con mezzi elettrici, dal monopattino all’auto, privati o in condivisione. Una pattuglia di città di medie dimensioni (Ferrara, Bolzano, Padova, Trento, Bergamo, Ravenna, Pesaro e Brescia) dimostra come sia possibile la transizione verso un futuro senza inquinamento e traffico automobilistico».

«Alcune città – si apprende ancora – già puntano con decisione all’elettrificazione dei mezzi entro il 2030: il TPL di Milano sarà tutto elettrico per quell’anno, nel centro di Bologna saranno consentiti solo mezzi elettrici, pubblici o privati. Torino si è lanciata all’inseguimento. In tutta Italia, nel corso del 2019 le auto elettriche e i mezzi elettrici targati (ciclomotori) sono passati da 36 a 61 mila, soprattutto immatricolati nelle città capoluogo. Sono raddoppiati (a marzo 2020 rispetto a gennaio 2019) anche i punti di ricarica pubblici, oggi 13 mila. Le e-bike e i “personal transporter elettrici” (come i monopattini) in circolazione nel paese sono ormai ben oltre il milione (purtroppo, non essendo targati, non abbiamo i dati cittadini).  E anche dopo la crisi che abbiamo vissuto, pochi pensano di cambiare l’auto ma, tra coloro che debbono acquistarsi un mezzo nuovo (anche flotte di mezzi condivisi), i mezzi elettrici continuano a crescere nelle vendite: auto elettriche, scooter, ma soprattutto ebike e monopattini, ulteriormente incentivati dall’ecobonus mentre fino a due anni fa erano osteggiati e talvolta multati».

Certo, servirà anche “ridisegnare” i centri urbani, come avevamo già avuto modo di sottolineare, proprio di recente. Renderli  a portata di bici e monopattini, ottimizzare i servizi di trasporto pubblico e disincentivare un uso eccessivo dell’auto privata non elettrica (in questo senso lo smart working può essere di aiuto). Quello che è richiesto, insomma, è soprattutto un cambio di paradigma culturale, utile anche per non farsi trovare impreparati in futuro in caso di necessità. Forse il lascito più grande di un’esperienza così negativa, quale è stata la pandemia.

@fabiogermani

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Il piano di Greenpeace per un’Italia a emissioni zero https://www.t-mag.it/2020/06/18/il-piano-di-greenpeace-per-unitalia-a-emissioni-zero/ https://www.t-mag.it/2020/06/18/il-piano-di-greenpeace-per-unitalia-a-emissioni-zero/#comments Thu, 18 Jun 2020 13:04:59 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148398 Notevoli, inoltre, sarebbero i vantaggi economici: in termini occupazionali si registrerebbe un aumento dell’occupazione diretta nel settore energetico pari al 65%, per un totale di 163 mila lavoratori nel 2030

di Redazione

In occasione degli Stati Generali dell’economia, Greenpeace ha proposto un piano per il rilancio dell’Italia in chiave green e sostenibile, che permetterebbe al paese di rispettare gli accordi di Parigi sul clima senza ulteriori costi per lo Stato. Secondo l’organizzazione, infatti, migliorando e intensificando gli obiettivi che si è dato il governo è possibile a breve arrivare al traguardo delle zero emissioni, con più vantaggi per l’economia anche sotto l’aspetto occupazionale.

Lo studio, commissionato da Greenpeace all’Institute for Sustainable Future di Sydney, sostiene che le misure contenute nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima che il governo ha presentato all’Unione europea, siano troppo blande per raggiungere l’obiettivo e quindi propone due scenari: il traguardo di emissioni zero dell’Italia al 2040 e l’altro di una decarbonizzazione totale entro il 2050.

Il piano prevede un drastico taglio delle emissioni di CO2 del 59-60% invece che del 33% previsto dagli attuali obiettivi europei per l’Italia nel PNIEC, il raddoppiamento della quota di solare fotovoltaico rispetto alle previsioni del PNIEC, con circa 100 GW di impianti installati al 2030 e un minore ricorso al gas. Queste modifiche comporterebbero in termini occupazionali un aumento dell’occupazione diretta nel settore energetico pari al 65%, per un totale di 163 mila lavoratori nel 2030, contro i 98 mila previsti con il piano del governo.

Quelle dello studio, come sottolinea il comunicato di Greenpeace, non sono richieste impossibili: in termini di costi per l’Italia, il necessario aumento degli investimenti nel settore rinnovabile di 37 miliardi nel decennio 2020-2030, potrà essere coperto per la quasi totalità – 36,5 miliardi – dai notevoli risparmi dovuti al minor consumo e quindi ai minori costi di importazione, di gas fossile, petrolio e carbone. Proprio tra gli aspetti positivi riportati nello studio, l’Italia ne gioverebbe anche dal punto di vista della sicurezza energetica poiché il livello di dipendenza dalle importazioni scenderebbe dall’attuale 76,4% al 30% circa.

È evidente che un piano così ambizioso oltre a necessitare di investimenti, economicamente sostenibili, secondo lo studio, avrebbe bisogno di essere anche sostenuto da politiche che incentivino l’utilizzo delle rinnovabili e da una modifica nella burocrazia per rendere le procedure più veloci.

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L’inquinamento accorcia l’aspettativa media di vita di tre anni https://www.t-mag.it/2020/03/04/linquinamento-accorcia-laspettativa-media-di-vita-di-tre-anni/ https://www.t-mag.it/2020/03/04/linquinamento-accorcia-laspettativa-media-di-vita-di-tre-anni/#respond Wed, 04 Mar 2020 09:57:47 +0000 https://www.t-mag.it/?p=145634 Lo smog accorcia mediamente l’aspettativa di vita di un individuo di ben tre anni, più di quanto non faccia il fumo, che la accorcia di 2,2 anni, e più di malattie come l’HIV e l’AIDS, con un -0,7 anni, o la malaria, con -0,6 anni. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Istituto Max Planck e dall’Università di Mainz in Germania, e pubblicato sulla rivista Cardiovascular Reasearch, In tutto, secondo la ricerca, gli anni di vita complessivi persi ammontano a 232.959.050 anni ogni anno.

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Quanto costa l’inquinamento atmosferico? https://www.t-mag.it/2020/02/13/quanto-costa-linquinamento/ https://www.t-mag.it/2020/02/13/quanto-costa-linquinamento/#respond Thu, 13 Feb 2020 15:26:56 +0000 https://www.t-mag.it/?p=145126 Tentando di calcolare le conseguenze globali dell’inquinamento atmosferico legato ai combustibili fossili, Greenpeace stima 4,5 milioni di morti l’anno ed un costo economico di 2.900 miliardi di dollari

di Redazione

Il primo tentativo di calcolare il costo globale dell’inquinamento atmosferico legato ai combustibili quali carbone, petrolio e gas, “Aria tossica: il costo dei combustibili fossili”, fa emergere un prezzo pesante per il pianeta. Il report, redatto da Greenpeace, stima 4,5 milioni di morti premature ogni anno nel mondo a causa dell’inquinamento dei combustibili fossili che, aumentando il numero di malattie croniche, visite mediche e giorni di assenza dal lavoro per malattia, comportano un costo globale di 8 miliardi di dollari al giorno, ovvero 2.900 miliardi l’anno corrispondenti al 3,3% del Pil mondiale. Il biossido di azoto, che deriva dai combustibili fossili dei veicoli, nelle centrali elettriche e nelle industrie, è associato a 4 milioni di nuovi casi di asma tra i bambini, per un totale di 16 milioni di bambini al mondo che ne sono affetti.

In particolar modo, dall’analisi emerge che l’esposizione alle sole PM2.5 causa ogni anno poco meno di 1,8 miliardi di giorni di assenza da lavoro, con una perdita economica di 101 miliardi di dollari, nonché 600 mila morti per infarto.

Secondo il report a sostenere in misura maggiore i costi dell’inquinamento sono l’India, la Cina e gli Stati Uniti che pagano rispettivamente 150, 900 e 600 miliardi di dollari l’anno.

Per quanto riguarda l’Italia, si stima che l’inquinamento atmosferico sia causa di circa 56 mila morti premature nel 2018 con un costo economico di 61 miliardi di dollari l’anno. Secondo un recente studio pubblicato su The Lancet, l’Italia sarebbe il primo paese europeo per morti premature da esposizione alle polveri sottili PM2.5, con oltre 46 mila decessi nel 2016. L’Agenzia Europea dell’Ambiente ricorda che l’Italia è uno dei paesi che sfiora sistematicamente i limiti consentiti dalla legge per gas tossici: secondo Legambiente, nel 2019, 26 centri urbani sono risultati fuorilegge sia per i livelli delle polveri sottili che per quelli dell’ozono e solo a gennaio 5 città hanno sfiorato per 18 volte i limiti delle PM.

Nell’analisi, Greenpeace sottolinea anche l’importanza di raggiungere l’obiettivo che il governo italiano si è prefissato di abbandonare il carbone entro il 2025, e quanto la transizione al livello mondiale alle energie rinnovabili possa giovare sia alla salute, che alla lotta al cambiamento climatico, che all’economia mondiale. Secondo uno studio dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, come riporta il report, ogni dollaro investito nell’ambito dello United State Clean Air Act ha generato un guadagno di almeno 30 dollari.

Convinto del legame tra sostenibilità e crescita economica è anche l’82% degli italiani, secondo un sondaggio Ipsos, realizzato per il Corriere della Sera, che evidenzia come la protezione ambientale sia una preoccupazione sempre maggiore per gli intervistati. 

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Ambiente, caldo record per il prossimo quinquennio https://www.t-mag.it/2020/01/31/ambiente-caldo-record-per-il-prossimo-quinquennio/ https://www.t-mag.it/2020/01/31/ambiente-caldo-record-per-il-prossimo-quinquennio/#respond Fri, 31 Jan 2020 16:03:26 +0000 https://www.t-mag.it/?p=144779 Fra il 2020 e il 2024 le temperature potrebbero essere più calde degli ultimi 150 anni, con temperature fino a 1,62 gradi superiori ai valori registrati prima della rivoluzione industriale. Lo sostengono i modelli elaborati dal Met Office, l’Ufficio meteorologico britannico. Le previsioni sono state elaborate su dati raccolti da satelliti, palloni sonda atmosferici e da stazioni terrestri. Gli esperti sostengono che i primi responsabili dell’incremento della temperatura sono i livelli dei gas serra.

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«Mal’aria», l’allarme inquinamento di Legambiente https://www.t-mag.it/2020/01/23/malaria-lallarme-inquinamento-di-legambiente/ https://www.t-mag.it/2020/01/23/malaria-lallarme-inquinamento-di-legambiente/#respond Thu, 23 Jan 2020 10:30:59 +0000 http://www.t-mag.it/?p=144532 Un’emergenza sempre più cronica e che si ripresenta puntuale ogni anno. A gennaio Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso hanno già registrato 18 sforamenti di PM10

di Redazione

«In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntuale ogni anno». A dirlo è Legambiente che ha diffuso il consueto rapporto Mal’aria. Il 2019, afferma Legambiente, è stato un anno nero per la qualità dell’aria: 26 i centri urbani fuorilegge sia per polveri sottili (PM10) sia per l’ozono (O3). Prima Torino con 147 giornate fuorilegge (86 per il PM10 e 61 per l’ozono), seguita da Lodi e Pavia. Dal 2010 al 2019 il 28% delle città monitorate da Legambiente ha superato ogni anno i limiti giornalieri di PM10. È Torino la prima in classifica, sette volte su dieci con un totale di 1086 giorni di inquinamento in città. E per quanto riguarda l’inizio 2020 sono Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso le città che hanno già registrato 18 sforamenti di PM10.

L’inquinamento – scrive Legambiente – minaccia la salute dei cittadini e l’ambiente circostante e «trova nel trasporto stradale una delle principali fonti di emissioni di inquinanti atmosferici nelle aree urbane, senza dimenticare le altre sorgenti come il riscaldamento domestico, l’industria e l’agricoltura. Settori sui quali occorre intervenire in maniera sinergica». Le proposte dell’associazione ambientalista sono «il potenziamento del trasporto pubblico locale rendendolo efficiente, capillare, a zero emissioni e riducendo così il numero di mezzi circolanti in Italia, ripensare le città in una chiave sostenibile, rendere consapevoli le persone, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione sulle pubblicità spesso ingannevoli legate al mercato delle auto, eliminare i sussidi alle fonti fossili – nel 2018 parliamo di 18,8 miliardi di euro – destinando quando previsto all’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare del Paese, promuovere pratiche sostenibili in agricoltura».

Entrando nello specifico degli inquinati monitorati nel 2019 dalle campagne di Legambiente PM10 ti tengo d’occhio e Ozono ti tengo d’occhio, emerge come lo scorso anno per il PM10 siano state 26 le città capoluogo di provincia che hanno superato il limite giornaliero (35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi metro cubo). A guidare la classifica per le polveri sottili anche per il 2019 c’è Torino (centralina Grassi) con 86 giorni di superamento, seguita da Milano (Marche) con 72 giornate e Rovigo (centro) con 69. Seguono con 68 giorni Frosinone (scalo) e Venezia (Beccaria e Tagliamento), Alessandria (D’Annunzio) con 66 mentre Padova (Arcella) e Pavia (P.zza Minerva) si sono fermate a 65 giorni; Cremona (P.zza Cadorna) 64 e Treviso (S. Agnese) 62 chiudono la top ten del 2019. Per l’ozono troposferico, un inquinante tipicamente estivo il cui limite previsto dalla legge è di 25 giorni all’anno con una concentrazione superiore a 120 microgrammi/metro cubo (calcolato sulla media mobile delle 8 ore), nel 2019 sono state ben 52 le città italiane che hanno superato il limite dei 25 giorni: Lodi e Piacenza sono in cima a questa classifica con 80 giorni di sforamento ciascuno, seguite da Lecco (73), Bergamo (72), Monza e Pavia con 65.

Ogni anno sono oltre 60 mila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico che determinano un danno economico, stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi, che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno (330 – 940 miliardi a livello europeo). La Commissione europea ha messo in atto molte procedure di infrazione contro gli Stati membri – tra cui l’Italia – per il mancato rispetto dei limiti comunitari in tema di qualità dell’aria. «Stati membri – ricorda Legambiente – già alle prese con azioni legali intraprese da associazioni e gruppi di cittadini che chiedono di poter respirare aria pulita».

(fonte: Legambiente)

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Ambiente, Trump: «A Davos, mi sarebbe piaciuto incontrare Greta» https://www.t-mag.it/2020/01/22/ambiente-trump-a-davos-mi-sarebbe-piaciuto-incontrare-greta/ https://www.t-mag.it/2020/01/22/ambiente-trump-a-davos-mi-sarebbe-piaciuto-incontrare-greta/#respond Wed, 22 Jan 2020 15:02:09 +0000 http://www.t-mag.it/?p=144507 «Mi sarebbe piaciuta vederla», a Davos. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, riferendosi all’attivista Greta Thunberg. Conversando con i giornalisti, il presidente statunitense ha osservato che gli Stati Uniti non sono tra i Paesi che inquinano di più. «Greta dovrebbe concentrarsi su quei posti», ha concluso Trump.

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