Approfondimenti – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Mon, 30 Nov 2020 15:53:54 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.6 Economia in difficoltà anche a Natale https://www.t-mag.it/2020/11/30/economia-in-difficolta-anche-a-natale/ https://www.t-mag.it/2020/11/30/economia-in-difficolta-anche-a-natale/#respond Mon, 30 Nov 2020 15:53:52 +0000 https://www.t-mag.it/?p=152072 Non si esclude una reazione delle famiglie alla crisi, ma sui consumi pesano le incertezze e una maggiore propensione al risparmio. In affanno il settore della ristorazione

di Redazione

Se da un lato emergono le difficoltà di bar e ristoranti che, come sottolinea Coldiretti, «nonostante i cambi di colore in Italia restano chiusi due bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi su tre per un totale di oltre 215 mila locali situati nelle regioni rosse e arancioni dove è proibita qualsiasi attività al tavolo, con un drammatico impatto su economia ed occupazione» (una perdita complessiva per la ristorazione nel 2020 di quasi 41 miliardi di euro), dall’altro lato le previsioni sui consumi in vista delle festività di Natale sembrano anticipare una volontà di reazione alla crisi.

Certo è che non sarà un Natale come tutti gli altri, ma l’indagine annuale dell’Ufficio Studi Confcommercio su consumi di Natale e tredicesime sembra illustrare qualche spiraglio positivo, a fronte, tuttavia un calo pesante dei consumi, intorno al 12% rispetto all’anno scorso. 

In più le tredicesime saranno più più leggere, con una forte riduzione di coloro che faranno regali: da quasi l’87% del 2019 a poco più del 74%. Ma chi può, aggiunge Confcommercio, spenderà per i regali una cifra solo un po’ più bassa di quella dello scorso anno (164 euro a testa contro i quasi 170 del 2019).

Quello di dicembre, che per i consumi commercializzabili vede ridursi il suo valore economico da 81 a 73 miliardi, resta comunque il mese più importante dell’anno. 

«Potrebbe valere ancora di più – spiega a tale proposito l’Ufficio Studi Confcommercio – se ci fossero condizioni più favorevoli di contesto e di fiducia: molti italiani potrebbero spendere le risorse involontariamente accumulate durante il lockdown per mancanza oggettiva di opportunità di consumo. I risparmi detenuti in forma liquida sono cresciuti di 80 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2020 rispetto alla prima parte del 2019».

A incidere maggiormente, infatti, le conseguenze dell’emergenza sanitaria riassumibili con le crescenti difficoltà nell’occupazione e il notevole aumento della propensione al risparmio.  

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Green e competenze digitali per uscire dalla crisi https://www.t-mag.it/2020/11/27/green-e-competenze-digitali-per-uscire-dalla-crisi/ https://www.t-mag.it/2020/11/27/green-e-competenze-digitali-per-uscire-dalla-crisi/#respond Fri, 27 Nov 2020 15:22:30 +0000 https://www.t-mag.it/?p=152023 Nei prossimi anni serviranno sempre più lavoratori nei settori innovativi e ad alto contenuto tecnologico. E la pandemia, in qualche modo, sta accelerando l’intero processo

di Redazione

L’attuale situazione legata alla pandemia di coronavirus sta accelerando alcune dinamiche che in verità erano già in atto nel mondo del lavoro e sta inoltre favorendo ad una nuova concezione dell’economia, in cui le componenti green e quella digitale diventano sempre più fondamentali. A trainare la ripresa occupazionale dopo l’emergenza saranno infatti proprio i settori di soluzioni ecosostenibili e di competenze digitali, come l’utilizzo professionale di internet, secondo le previsioni a medio termine del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere.

Non una vera e propria novità, ma secondo i dati del rapporto, tra il 2020 e il 2024 circa 2,7 milioni di persone entreranno nel mondo del lavoro nel settore green, di queste il 62%, che corrispondono ad oltre 1,6 milioni di nuovi lavoratori, dovranno essere in grado di sviluppare soluzioni e strategie ecosostenibili, mentre il 38%, pari a quasi un milione, soluzioni relative al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, che sarà un fattore determinante per l’assunzione.

La necessità di competenze green nei prossimi cinque anni sarà trasversale a tutte le professioni, da quelle già esistenti – come ingegneri civili, energetici e meccanici, tecnici nella gestione dei cantieri edili e tecnici della sicurezza sul lavoro – alla domanda di nuove figure, i cosiddetti green jobs, come ad esempio il giurista ambientale, l’energy manager, lo specialista in contabilità verde, l’informatico ambientale, il promotore di nuovi materiali sostenibili. Da queste professioni, vecchie e nuove, risulta, come sottolinea Unioncamere, che molti dei nuovi lavoratori che andranno a soddisfare il fabbisogno occupazionale riguarderanno, per almeno il 46% del totale, profili altamente qualificati.

Anche per quanto riguarda le competenze digitali, queste saranno richieste sia per profili professionali già esistenti, che per nuove figure emergenti come data scientist, big data analyst, cloud computing expert, cyber security expert, business intelligence analyst e artificial intelligence system engineer. La richiesta di competenze digitali interesserà circa 1,5 milioni dei lavoratori nei prossimi cinque anni, corrispondenti al 56% delle opportunità di lavoro che si creeranno fra turnover e nuovi posti.

I due trend sono stati in qualche modo amplificati proprio dalla pandemia. Da un lato il coronavirus ha determinato una spinta verso un processo di digitalizzazione di molte attività produttive e lavorative, dall’altra le imprese già sviluppate in questo senso si sono trovate avvantaggiate rispetto alle altre per le quali l’impatto è stato più drastico. Allo stesso modo, per quanto riguarda le competenze green: secondo quanto rilevato in un’indagine svolta da Symbola e Unioncamere nel mese di ottobre di quest’anno, le aziende green sono le più resilienti, poiché tra le imprese che hanno effettuato investimenti per la sostenibilità, il 16% è riuscito ad aumentare il proprio fatturato, contro il 9% delle imprese non green.

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Commercio extra UE, frena l’export a ottobre https://www.t-mag.it/2020/11/26/commercio-extra-ue-frena-lexport-a-ottobre/ https://www.t-mag.it/2020/11/26/commercio-extra-ue-frena-lexport-a-ottobre/#respond Thu, 26 Nov 2020 14:00:27 +0000 https://www.t-mag.it/?p=152004 L’Istat rileva -2,6% per le esportazioni, -10% su base annua. «Si interrompe la fase di ripresa congiunturale iniziata a maggio»

di Redazione

Nel mese di ottobre l’Istat stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra UE27, una diminuzione congiunturale per le esportazioni (-2,6%) e un incremento per le importazioni (+1,7%). La flessione su base mensile dell’export interessa tutti i raggruppamenti principali di industrie ed è dovuta in particolare al calo delle vendite di beni intermedi (-6,1%) e beni di consumo non durevoli (-1,9%). Dal lato dell’import, aumentano gli acquisti di beni di consumo durevoli (+7,7%), beni strumentali (+5,2%) e beni intermedi (+2,5%), mentre diminuiscono quelli di energia (-2,7%) e beni di consumo non durevoli (-0,5%).

Nel trimestre agosto-ottobre 2020, rispetto al precedente, l’export cresce del 16,1%, aggiunge l’Istat; la crescita, diffusa a tutti i raggruppamenti, è più sostenuta per beni di consumo durevoli (+31%), beni strumentali (+21,4%) ed energia (+19,6%). Nello stesso periodo, l’import aumenta su base congiunturale del 10,9%, con gli incrementi maggiori per beni di consumo durevoli (+37%) e beni intermedi (+23,3%). In calo soltanto gli acquisti di beni di consumo non durevoli (-6,9%).

A ottobre 2020, l’export torna a registrare una flessione su base annua ampia (-10%, da +2,8% di settembre), cui contribuisce il forte calo delle vendite di energia (-47,6%), beni strumentali (-12,3%) e beni di consumo non durevoli (-10%). L’import segna una contrazione ancora marcata, ma sostanzialmente stabile (-12,4%; era -12,3% a settembre), spiegata soprattutto dal forte calo degli acquisti di energia (-43,3%). Aumentano su base annua gli acquisti di beni intermedi (+11,4%). La stima del saldo commerciale a ottobre 2020 è pari a +7.085 milioni (era +7.450 milioni a ottobre 2019). Diminuisce l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +10.317 milioni per ottobre 2019 a +8.740 milioni per ottobre 2020).

A ottobre 2020 l’export verso paesi ASEAN (-25,5%), Stati Uniti (-20,1%), Russia (-18,4%), Giappone (-15,5%) e Regno Unito (-14,6%) è in forte calo su base annua. Aumentano le vendite verso paesi MERCOSUR (+16,6%), Svizzera (+6%) e Cina (+2%). Gli acquisti da Russia (-49,6%), Regno unito (-19,6%) e Stati Uniti (-17,9%) registrano flessioni tendenziali molto più ampie della media delle importazioni dai paesi extra Ue27. In forte aumento gli acquisti dai paesi OPEC (+27,5%).

A ottobre 2020, per l’area extra UE, al netto del Regno Unito, si stima che l’export diminuisca del 3,1% su base mensile e del 9,4% su base annua. L’import registra un lieve incremento sul mese (+1,7%) e un’ampia flessione sull’anno (-11,9%). Il saldo commerciale è pari a +5.764 milioni (era +5.962 milioni a ottobre 2019).

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I numeri della violenza sulle donne https://www.t-mag.it/2020/11/25/i-numeri-della-violenza-sulle-donne-2/ https://www.t-mag.it/2020/11/25/i-numeri-della-violenza-sulle-donne-2/#respond Wed, 25 Nov 2020 15:31:38 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151964 Sono 91 le donne uccise nei primi dieci mesi del 2020. Spesso gli atti di violenza avvengono nel contesto familiare

di Silvia Capone

Il 25 novembre si celebra, ormai da 15 anni in Italia, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e, nonostante le campagne di sensibilizzazione e la presa di posizione contro questi atti dell’intera opinione pubblica, le donne continuano ad essere uccise per il semplice fatto di essere donne. Solo oggi, la cronaca riporta due casi di femminicidi commessi, secondo le notizie, dai partner delle vittime.

Le due donne si vanno ad aggiungere alle 91 uccise nei primi dieci mesi del 2020, ovvero una ogni tre giorni, secondo il VII Rapporto Eures sul femminicidio in Italia. Dal report emerge che in realtà il numero è diminuito rispetto alle 99 vittime dello stesso periodo gennaio-ottobre del 2019, ma perché tra queste sono diminuite le vittime femminili della criminalità comune, mentre rimangono stabili a 56 le donne uccise nel contesto familiare. Ciò significa che l’incidenza del contesto familiare nei femminicidi raggiunge quest’anno il valore record dell’89%, superando la quota dell’85,8% registrata nel 2019.

I motivi più frequenti per i femminicidi sono le liti e i moventi passionali, come riporta anche il report realizzato dalla Direzione centrale della polizia criminale “Un anno di Codice Rosso reati spia e femminicidi”, che prendendo in considerazione i primi nove mesi dell’anno, mostra invece che nel 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 si è registrato un aumento del 7,3% di donne uccise, 88 contro le 82 del periodo gennaio-settembre dello scorso anno. La maggior parte delle vittime, sono state in ambito familiare e affettivo e di queste il 72% uccise da partner o ex.

Ma l’omicidio è solo il culmine della violenza contro le donne, prima di quello si perpetuano atti di violenza psicologica e di abusi di diverso tipo. Il lockdown e le misure di isolamento necessarie a contenere il coronavirus hanno reso le cose più difficili per chi è vittima di violenza e abusi, come sottolineato dal report dell’Istat pubblicato in occasione della giornata dedicata. Secondo i dati, in base alle chiamate ricevute al 1522, il numero verde contro la violenza sulle donne e lo stalking, il numero di quelle valide, sia telefoniche sia via chat, tra marzo e ottobre 2020 è cresciuto del 71,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 13.424 a 23.071.

I motivi per cui le donne hanno chiamato più spesso durante questo periodo di maggior isolamento sono stati “richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza” che è raddoppiata rispetto al 2019 e le “segnalazioni per casi di violenza”, che insieme rappresentano il 45,8% delle chiamate valide.

Il lockdown ha quindi reso più difficile per le vittime di violenze la possibilità di chiedere aiuto e contestualmente aumentato il tempo da dover passare in casa con il proprio aguzzino, agendo talvolta come acceleratore di violenza e femminicidio. Secondo i dati Eures tra marzo e giugno, ben 21 delle 26 vittime di femminicidio in famiglia convivevano con il proprio assassino.

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Usa 2020. Al via la transizione dei poteri https://www.t-mag.it/2020/11/24/usa-2020-al-via-la-transizione-dei-poteri/ https://www.t-mag.it/2020/11/24/usa-2020-al-via-la-transizione-dei-poteri/#respond Tue, 24 Nov 2020 15:03:36 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151935 Si tratta di una fase fondamentale per permettere una continuità amministrativa durante l’avvicendamento alla Casa Bianca. Biden, intanto, sceglie i primi nomi della sua squadra

di Redazione

Sì alla transizione, ma non una vera e propria dichiarazione di vittoria per Joe Biden, al punto che le battaglie legali per il riconteggio dei voti proseguiranno. È l’annuncio che ha dato il presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Twitter, il quale ha annunciato di avere autorizzato Emily Murphy, alla guida della General Services Administration (Gsa), ad avviare le procedure, appunto, della transizione, ovvero tutti quei passaggi che renderanno possibile il trasferimento di poteri da un’amministrazione all’altra. 

Si tratta di una fase tutt’altro che banale, come avevamo già avuto modo di osservare nelle scorse settimane. La transizione è regolata dalla legge ed è fondamentale per permettere una continuità amministrativa durante l’avvicendamento alla Casa Bianca. In questo periodo, infatti, il presidente uscente resta nel pieno delle sue funzioni, ma difficilmente prende decisioni sostanziali (in caso di necessità concordate con il team di transizione del presidente eletto) allo scopo di facilitare qualsiasi passaggio burocratico, a partire dall’accesso agli uffici per quelli che saranno i nuovi funzionari e contatti con i responsabili delle agenzie federali.

La mossa di Trump, insomma, permetterà ora al team della transizione di Biden, tra le altre cose, di avere accesso ai fondi federali, di ricevere i briefing dei servizi di intelligence e di avviare le dovute indagini sulle persone che il futuro presidente vorrà nella sua amministrazione. Dopo i nomi annunciati ieri (Anthony Blinken sarà il segretario di Stato), l’ex presidente della Fed, Janet Yellen, è in procinto di essere nominata segretario al Tesoro. Sarebbe la prima donna a ricoprire il ruolo. Le altre nomine fin qui annunciate in via ufficiale dal team di transizione Biden-Harris, Alejandro Mayorkas come segretario alla Sicurezza nazionale, Avril Haines come direttrice dell’Intelligence nazionale, Linda Thomas-Greenfield ambasciatrice alle Nazioni Unite, Jake Sullivan consigliere sulla Sicurezza nazionale e John Kerry inviato speciale per il clima. Al Senato spetta un controllo vincolante – e relativa conferma – su tutte le nomine presidenziali.

Il nuovo segretario di Stato

Dopo il presidente, viene (in un certo senso) il segretario di Stato. Si capisce allora perché il ruolo venga considerato importante e allo stesso tempo molto delicato nel quadro della politica statunitense. Tony Blinken sarà il successore di Mike Pompeo (il quale a sua volta era subentrato alla prima scelta di Trump, Rex Tillerson). Blinken, 58 anni, è una persona che già apparteneva alla cerchia del presidente eletto Biden: diventò presto suo consigliere dopo un incontro tra i due nel 2000 e nel 2009 divenne consigliere per la sicurezza nazionale dell’allora vicepresidente, per poi passare direttamente alla Casa Bianca quando venne nominato viceconsigliere per la sicurezza nazionale da Barack Obama. Da alto funzionario del consiglio per la sicurezza nazionale durante l’amministrazione Clinton, Blinken seguì il conflitto nei territori dell’ex Jugoslavia, mentre negli anni di amministrazione Obama, il Medio Oriente (la crisi siriana, le relazioni con Teheran…) ha rappresentato la sua principale area di competenza. Le sfide del futuro lo vedranno ora proiettato a ricondurre gli Stati Uniti all’interno dell’accordo di Parigi sul clima, quindi al multilateralismo, la “nuova” questione iraniana e i futuri rapporti con Israele (alla luce dei recenti Accordi di Abramo), oltre, naturalmente al dossier Cina, di sicuro tra i più ostici che erediterà dall’amministrazione uscente in politica estera.

Le puntate precedenti
Usa 2020. La sociologia del voto
Usa 2020. Una transizione a ostacoli
Usa 2020. Al voto non solo per la Casa Bianca
Usa 2020. E se fosse un pareggio?
Usa 2020. Uno sguardo ai sondaggi
Usa 2020. Le incognite del voto
Usa 2020. «America First»: la politica estera di Trump

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«Monitor Italia», il consenso ai partiti e la fiducia nel governo https://www.t-mag.it/2020/11/23/monitor-italia-il-consenso-ai-partiti-e-la-fiducia-nel-governo-26/ https://www.t-mag.it/2020/11/23/monitor-italia-il-consenso-ai-partiti-e-la-fiducia-nel-governo-26/#respond Mon, 23 Nov 2020 13:08:05 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151890 Torna a salire la fiducia nell’esecutivo. Meloni prima tra i leader politici. Il 33,7% degli intervistati è scettico, mentre il 24,8% sicuramente non farebbe il vaccino anti-Covid appena disponibile: i risultati dell’ultimo sondaggio Tecnè per l’Agenzia Dire

di Redazione

Se si votasse oggi, la Lega otterrebbe il 23,2%, in lieve discesa dall’ultima rilevazione (-0,2%). Registra una leggera discesa il Partito democratico, che si attesterebbe al 20,6% (-0,1%). Stabile al 17,1% Fratelli d’Italia, mentre il M5s perderebbe lo 0,1%, ora al 14,4%. È quanto emerge dal nuovo Monitor Italia di Tecnè per l’Agenzia Dire, diffuso il 21 novembre. Forza Italia si attesterebbe oggi al 7,9%, La Sinistra e Azione al 3,5% (entrambe +0,2%), -0,1% Italia Viva, al 3,3%. +Europa salirebbe al 2% (+0,1%), mentre i Verdi si attesterebbero all’1,4% (-0,1%). Gli altri partiti raccoglierebbero il 3,1% delle preferenze. L’area dell’astensione e degli incerti si attesta al 45%, in crescita dello 0,2% rispetto alla settimana precedente.

La fiducia nel governo

Torna a salire lievemente la fiducia nel governo, secondo le stime del Monitor Italia Tecnè-Dire. La fiducia nel governo aumenta perciò al 31,4% dal 31,2% dell’ultima rilevazione, mentre la quota di quanti affermano di non averne si attesta ora al 63,7% (-0,2%, senza opinione il 4,9%). 

Il premier Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza restano i componenti del governo che raccolgono i maggiori consensi, entrambi registrano un aumento rispettivamente al 37,4% e al 34%. In lieve calo gli altri membri dell’esecutivo (Roberto Gualtieri, Luciana Lamorgese, Luigi Di Maio), che registrano tutti una diminuzione rispetto alla precedente rilevazione.

La fiducia nei leader dei principali partiti

Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, resta saldamente al primo posto tra i leader dei principali partiti, in crescita rispetto alla scorsa settimana: 37,3%. A seguire, secondo il Monitor Italia di Tecnè-Dire, Matteo Salvini (Lega) al 31,3%; Nicola Zingaretti (Pd) al 24,2%, in lieve calo; Silvio Berlusconi (Forza Italia) al 22,5%, in crescita; Carlo Calenda (Azione) al 19%, Matteo Renzi (Italia Viva) al 14,1%, Vito Crimi (M5s) al 9,7%.

L’emergenza sanitaria

Sul fronte della sfida alla pandemia di coronavirus, buone notizie arrivano dalle sperimentazioni dei vaccini, che dovrebbero ormai essere prossimi alla distribuzione. Alla domanda di Tecnè «appena disponibile cercherà di fare il vaccino contro il Covid-19?», gli intervistati rispondono «sì, prima possibile» nel 35,2% dei casi. Tuttavia permangono ad oggi dei dubbi: il 33,7% risponde «meglio aspettare per capire se è sicuro» e il 24,8% «sicuramente no». Non sa il 6,3%.

NOTA METODOLOGICA
Campione di 1.000 casi, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, articolato per sesso, età, area geografica
Estensione territoriale: intero territorio nazionale 
Interviste effettuate il 19-20 novembre 2020 con metodo cati – cawi
Margine di errore: 3,1%
Totale contatti: 6.518 (100%) – rispondenti: 1.000 (15,3%) – rifiuti/sostituzioni: 5.518 (84,7%)
Soggetto che ha realizzato il sondaggio: Tecnè srl
Committente: Agenzia Dire
Il documento completo sul sito: sondaggipoliticoelettorali.it

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Le perdite nel settore dello spettacolo https://www.t-mag.it/2020/11/20/le-perdite-nel-settore-dello-spettacolo/ https://www.t-mag.it/2020/11/20/le-perdite-nel-settore-dello-spettacolo/#respond Fri, 20 Nov 2020 13:18:24 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151842 I primi dati dell’Osservatorio della Siae relativi al 2020 stridono con quelli dell’anno precedente, quando al contrario emergeva una crescita per gli eventi di musica, teatro e cinema

di Redazione

L’annuale rapporto dell’Osservatorio dello spettacolo della Siae, la società italiana degli autori e degli editori, fotografa un 2019 in netta ripresa rispetto gli anni precedenti, con un aumento sia degli spettacoli che degli spettatori e quindi un generale aumento della vendita di biglietti e abbonamenti. In contrasto alla situazione dello scorso anno, il rapporto anticipa i risultati dei botteghini dei primi sei mesi del 2020, che a causa della pandemia di coronavirus ha visto crollare tutti gli indicatori: in generale gli eventi sono diminuiti del 64,18% nei primi sei mesi del 2020, con la spesa al botteghino che scende del 66,95%, la spesa del pubblico – quella relativa a guardaroba o prevendita – del 72,96% e gli ingressi del 61,62%.

Photo by Erik Witsoe on Unsplash

Nello specifico, il settore più colpito è quello musicale e dei concerti, del tutto annullati, che hanno perso oltre il 72% di eventi, con la spesa al botteghino diminuita dell’86,48%, mentre i teatri hanno perso circa il 60% e i cinema, che mostravano nel 2019 segnali di ripresa, hanno registrato oltre il 50% di ingressi in meno. In termini assoluti, nei primi sei mesi del 2020, rispetto all’anno precedente ci sono stati nel mondo dello spettacolo 1.437.409 eventi di meno, a cui corrispondono perdite economiche drammatiche: il cinema ha perso nei primi sei mesi del 2020 169.300.170,00 euro di spesa al botteghino, i concerti 188.270.517,38 euro, il teatro 114.680.513,12 euro, quindi in totale la perdita della spesa al botteghino è stata di ben oltre 847 milioni in soli sei mesi, mentre quella della spesa del pubblico di 1.785.139.363,11 euro.

Il 2019 aveva confermato la propensione degli italiani per la spesa culturale e dell’interesse per eventi di musica, teatro, cinema e sport. Lo scorso anno, rispetto al 2018, era aumentato il numero degli eventi, a cui è seguito un conseguente incremento della spesa al botteghino, che aveva raggiunto quota 2,8 miliardi di euro, circa il 5,5% in più su base annua, ammontare che arrivava a sfiorare i cinque miliardi di euro aggiungendo anche le spese per i servizi accessori, anche quest’ultime in aumento rispetto al 2018.  A far sperare in una ripresa più solida, sarebbero stati i numeri del cinema: nel 2019 aveva registrato una crescita a doppia cifra in quasi tutti gli indicatori, in particolare aveva fatto registrare una spesa al botteghino cresciuta del 15,26% e quella del pubblico del 16%. Di contro, i primi sei mesi del 2020, il, cinema ha perso quasi 170 milioni di euro di spesa al botteghino, che sommati alla spesa del pubblico diventano oltre 218 milioni di euro.

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La crisi delle imprese del commercio https://www.t-mag.it/2020/11/19/la-crisi-delle-imprese-del-commercio/ https://www.t-mag.it/2020/11/19/la-crisi-delle-imprese-del-commercio/#respond Thu, 19 Nov 2020 15:50:06 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151838 Vendere online è una soluzione fondamentale, ma spesso le quote di mercato non sono paragonabili a quelle delle grandi piattaforme. Ad ogni modo l’occupazione in ambito e-commerce contava già 290 mila lavoratori in Italia lo scorso anno ed è prevista in aumento

di Redazione

La crisi del commercio passa per molti aspetti, purtroppo provocati dall’emergenza sanitaria. E a soffrire, è l’allarme di Confesercenti, sono in particolare i negozi di abbigliamento, calzature e accessori. Le restrizioni, viene osservato, hanno chiuso quasi 58 mila imprese su 135 mila, imponendo restrizioni ad altre 40 mila, una condizione che preoccupa a ridosso di quello che è uno dei periodi più redditizi dell’anno. «Uno stop che non permette alle imprese di competere, nonostante i prodotti di moda siano tra quelli tradizionalmente più richiesti in occasione del Black Friday e del Natale».

Le restrizioni, in questo senso, hanno anche modificato, ancor di più, le abitudini di consumo e di acquisto delle persone. Il commercio elettronico è l’unico segmento, infatti, che è riuscito a registrare degli incrementi reali. Ma per quanto possa essere di aiuto anche per le piccole realtà, la differenza rispetto ai grandi player è notevole. 

L’ecommerce è un canale di vendita importante, nota appunto Confesercenti,  anche per le imprese di vicinato che in particolare dopo il lockdown hanno iniziato ad utilizzare le forme di commercio digitali. Tuttavia le quote di mercato non sono paragonabili a quelle delle grandi piattaforme online. Basti pensare che i primi venti siti web del commercio elettronico italiano totalizzano il 71% del totale delle vendite, e i primi 200, il 95%. Inoltre le più importanti piattaforme di vendita sul web hanno maggiori risorse a disposizione per la promozione, infatti molte hanno potuto già avviare gli sconti del Black Friday da fine ottobre, cioè a quasi un mese di distanza dalla ricorrenza.

In generale, però, il commercio elettronico e del digital retail in Italia ha generato ricavi per circa 58,6 miliardi di euro nel 2020, dato che emerge da un report presentato di recente da Netcomm, realizzato in collaborazione con The European House – Ambrosetti. Il settore legato agli acquisti online in Italia nel 2020 ha prodotto un incremento di ricavi per 3,5 miliardi di euro (+6,3% sul 2019, un trend decisamente più contenuto rispetto al tasso medio del +18% degli ultimi cinque anni). Quasi il 70% degli operatori del segmento, vale a dire i Merchant (gli operatori che offrono prodotti e servizi) e i Brand owner (distributori di prodotti di marca che hanno attivato strategie e canali di vendita diretta online) e il 60% delle aziende che forniscono servizi alla filiera (business partner) prevedono di rafforzare la propria forza lavoro per il canale e-commerce, incrementando perciò un’occupazione di settore che già lo scorso anno, prima della pandemia, contava oltre 290 mila lavoratori nel nostro paese.

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I laureati in Europa? Più donne che uomini https://www.t-mag.it/2020/11/18/i-laureati-in-europa-piu-donne-che-uomini/ https://www.t-mag.it/2020/11/18/i-laureati-in-europa-piu-donne-che-uomini/#respond Wed, 18 Nov 2020 13:43:49 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151800 Ma la distribuzione non è omogenea se si prendono in considerazione i diversi indirizzi di studio: nei corsi di ingegneria e ITC prevale la componente maschile, quella femminile nei settori economici e giurisprudenza

di Redazione

Nel 2018 in Europa sono stati approssimativamente quattro milioni gli studenti ad avere conseguito una laurea. Secondo i dati Eurostat, di questi quasi un quarto, il 24,6%, si è laureato in economia, legge o materie amministrative, a seguire le materie più studiate sono state ingegneria, manifattura e costruzioni, in cui si è laureato il 15,2% del totale nel 2018, salute e welfare, con il 13,7% di laureati, e istruzione che ha contato il 10,3% di lauree a livello europeo. Da quanto emerge dai dati, la maggior parte dei laureati sono donne, il 57,7%, ma la distribuzione per genere non è omogenea se si prendono in considerazione i diversi indirizzi di studio. Infatti, secondo l’Eurostat, le laureate sono sottorappresentate nei corsi di ingegneria, manifattura o costruzione, in cui i laureati uomini sono stati il 10,9% contro il 4,3% donne, con una differenza di 6,7 punti percentuali, e nelle materie ITC, unico altro campo in cui si sono laureati più uomini che donne.

Più in generale, l’analisi per regione evidenzia che la Francia, con 796.000 studenti ha registrato il maggior numero di laureati nel 2018, a cui segue la Germania con 565 mila laureati nell’anno, la Polonia, 470 mila e Spagna 461 mila studenti laureati. L’Italia si trova subito dietro con 399 mila e 800 studenti laureati nel 2018 secondo le statistiche Eurostat. Le stesse differenze di genere si riscontrano anche a livello italiano, come testimoniano i dati dell’ultimo Rapporto AlmaLaurea sul profilo dei laureati, secondo cui il 58,7% – poco al di sopra della media europea – dei laureati nel 2019 erano donne. Inoltre, il Rapporto individua anche differenze simili riscontrate dall’Eurostat, per quanto riguarda la rappresentatività di genere negli ambiti disciplinari: le donne sono una minoranza nei gruppi di ingegneria, dove rappresentano il 26,4% dei laureati totali, e scientifico, dove la componente femminile è del 26,7%. Al contrario sono più che presenti e costituiscono la forte maggioranza nei gruppi insegnamento, 93,8% sono donne, linguistico, 84,2%, e psicologico, 79,9%.

Oltre la conferma dei dati dell’Eurostat, il Rapporto fa emergere importanti informazioni sul background familiare dei laureati: una sovra-rappresentazione dei giovani provenienti da ambienti familiari favoriti dal punto di vista socio-culturale. Il contesto familiare ha infatti un forte impatto sulle opportunità di completare il percorso di istruzione universitaria e sulle scelte del futuro studente. I dati mostrano che I laureati con almeno un genitore in possesso di un titolo universitario sono il 30,4%, mentre erano il 26,1% nel 2009. A ciò si aggiunge che, tra chi ha almeno un genitore con titolo di studio universitario, il 20,2% completa gli studi nello stesso gruppo disciplinare di uno dei genitori, ma tale quota sale al 34,2% tra i laureati magistrali a ciclo unico. E addirittura oltre il 40% dei laureati in medicina e odontoiatria ha un genitore con la laurea nello stesso ambito disciplinare.

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Commercio estero, in crescita l’export https://www.t-mag.it/2020/11/17/commercio-estero-in-crescita-lexport/ https://www.t-mag.it/2020/11/17/commercio-estero-in-crescita-lexport/#respond Tue, 17 Nov 2020 13:27:43 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151757 Aumento a settembre del 2,7%, trainato soprattutto dai mercati extra UE. Nel terzo trimestre le esportazioni segnano un aumento del 30,4%

di Redazione

A settembre 2020 l’Istat stima una crescita congiunturale per le esportazioni (+2,7%) e una lieve flessione per le importazioni (-0,6%). L’aumento su base mensile dell’export è dovuto al marcato incremento delle vendite verso i mercati extra UE (+8,1%), mentre quelle verso l’area UE sono in lieve calo (-2,1%). L’export vola poi nel terzo trimestre 2020, rispetto al precedente, segnando un aumento del 30,4%, cui contribuiscono per due terzi i forti incrementi delle vendite di beni strumentali e beni intermedi verso entrambi i principali mercati di sbocco, UE ed extra UE. Nello stesso periodo, le importazioni crescono del 21,7%.

La crescita su base annua è invece del 2,1%, rileva sempre l’Istat, dovuta all’aumento delle vendite sia verso l’area extra UE (+2,8%) sia, in misura minore, verso quella Ue (+1,4%). L’import segna ancora una flessione, sebbene in decisa attenuazione (-6,4%, era -12,6% ad agosto), determinata in particolare dal calo degli acquisti dall’area extra UE (-12,3%), mentre quello dall’area UE è molto più contenuto (-1,9%).

Tra i settori che contribuiscono maggiormente all’aumento tendenziale dell’export si segnalano mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+28,7%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+9,9%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+8,2%), articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+6,4%) e autoveicoli (+5,8%). In forte diminuzione, su base annua, le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati (-51,1%).

Su base annua, i paesi che contribuiscono in misura più ampia all’incremento dell’export sono Stati Uniti (+11,1%), Svizzera (+15,7%), Germania (+6,0%), Cina (+33,0%) e Polonia (+19,4%). Diminuiscono le vendite verso paesi OPEC (-14,8%), Spagna (-7,2%), paesi ASEAN (-13,3%) e Regno Unito (-3,9%).

Nei primi nove mesi dell’anno, la flessione tendenziale dell’export (-11,6%) è dovuta in particolare alla contrazione delle vendite di macchinari e apparecchi n.c.a. (-15,4%), articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (-22,1%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-9,7%) e prodotti petroliferi raffinati (-38,2%).

A settembre 2020 si stima che il saldo commerciale aumenti di 3.136 milioni di euro (da +2.686 milioni a settembre 2019 a +5.849 milioni a settembre 2020). Al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +7.583 milioni di euro (era +5.788 milioni a settembre 2019). Nel mese di settembre 2020 i prezzi all’importazione aumentano dello 0,5% rispetto ad agosto 2020 e diminuiscono del 5,3% su base annua (era -5,8% ad agosto).

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