Approfondimenti – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Tue, 04 Aug 2020 16:40:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.4 Usa 2020. L’America a pochi mesi dal voto https://www.t-mag.it/2020/08/04/usa-2020-lamerica-a-pochi-mesi-dal-voto/ https://www.t-mag.it/2020/08/04/usa-2020-lamerica-a-pochi-mesi-dal-voto/#respond Tue, 04 Aug 2020 14:52:01 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149472 La pandemia ha stravolto la campagna elettorale, l’economia crolla, proseguono le proteste nelle città, che intanto fanno i conti con la crisi. Perché il voto del 3 novembre sarà tra i più incerti di sempre 

di Fabio Germani

Le proteste di Black Lives Matter, la morte di John Lewis, una pandemia che ancora non dà tregua e che costringerà i partiti a organizzare convention virtuali, l’economia che crolla, la disoccupazione che cresce. È quasi certamente uno degli anni più duri di sempre per gli Stati Uniti. Si dirà: ciò è vero ovunque o quasi. Ma per gli Stati Uniti il 2020 è anche un anno elettorale, con tutte le conseguenze – dirette o indirette – che seguiranno a livello globale. A novembre si sfideranno due visioni del mondo, oltre che del paese, che mai come stavolta si erano mostrate tanto distanti. E con una crisi sanitaria di cui ancora non sappiamo indicare un termine, nonostante un cauto ottimismo sullo sviluppo e sulla produzione di un vaccino anti-Covid.

Tanto per capire l’impatto della pandemia sulla campagna elettorale, basti ricordare che addirittura l’uso della mascherina è stato un tema politico. All’oltranzismo di molti repubblicani seguivano le raccomandazioni di altrettanti democratici, salvo una serie di passi indietro mano a mano che il coronavirus continuava a far registrare nuovi incrementi giornalieri di casi e, soprattutto, di decessi. Così, alla fine, anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dovuto fare un dietrofront sull’uso della mascherina per contenere la diffusione del virus. Alcuni Stati – il Texas, ad esempio, ma non solo il Texas – si sono visti costretti a procedere con nuovi lockdown e altre restrizioni per affrontare le “seconde ondate” di contagi che nel frattempo si ricominciavano a registrare.  

Cosa dicono i sondaggi

I sondaggi hanno evidenziato nelle ultime settimane un calo di fiducia degli americani nei confronti dell’inquilino della Casa Bianca, mentre resta ampio il divario con il rivale democratico, Joe Biden. Il quale – a questo punto della campagna – mantiene un vantaggio superiore, sebbene in rallentamento nelle più recenti rilevazioni, di quello che nel 2016 poteva vantare Hillary Clinton. Ma proprio il voto del 2016 deve servire da lezione: gli umori generali non riflettono esattamente l’esito elettorale, che può nascondere insidie di Stato in Stato. Eppure alcuni elementi, dati attuali alla mano, aiutano a comprendere perché queste di novembre si preannunciano come tra le elezioni più incerte di sempre: in Texas, uno Stato ininterrottamente conservatore da anni (anche se la geografia politica sta cambiando molto, da quelle parti, con le principali città a guida democratica), Trump e Biden sono dati praticamente alla pari (il vantaggio del presidente in carica è troppo sottile), stando alle medie di RealClearPolitics. In molti ritengono che la gestione, talvolta ambigua, dell’emergenza sanitaria da parte dell’amministrazione Trump, stia pesando molto sulla discesa di consensi che si osserva al momento. Tuttavia il pensiero degli americani – secondo il Pew Research Center – è abbastanza allineato con quello del presidente: il 78% degli intervistati ritiene che la Cina abbia grosse responsabilità nella diffusione, a livello mondiale, del coronavirus. Cina che è infatti al centro dell’agenda politica, con i rapporti tesi tra Washington e Pechino, un accordo commerciale che nei fatti è rimasto in alto mare e nuove sfide ad alto contenuto tecnologico sullo sfondo (da Huawei a TikTok, passando per gli hacker che secondo le autorità statunitensi hanno tentato di sottrarre informazioni sullo sviluppo del vaccino).  

Dalle proteste all’economia, i problemi dell’America

Non solo il virus, però. La morte di George Floyd avvenuta a maggio a Minneapolis e provocata dai metodi violenti degli agenti che lo avevano in custodia – proprio in queste ore il Daily Mail ha pubblicato nuovi video sulla vicenda – ha scatenato la rabbia di tanti manifestanti e attivisti di Black Lives Matter, con proteste che stanno proseguendo in diverse città, per quanto se ne parli meno. Ma a Portland, dove erano stati inviati gli agenti federali, qualcosa non ha funzionato. Mentre in altre metropoli – Chicago su tutte (non una novità, purtroppo), ma anche New York – la criminalità è tornata a crescere. Le motivazioni riguardano in parte i problemi che le forze di polizia (che sono organizzate a livello locale) stanno affrontando, in parte la crescente povertà – tra gli effetti della pandemia – che induce le persone a comportamenti devianti, lasciando strascichi pesanti. Anche la geografia urbana rischia di mutare. Informa ancora il Pew Research Center che prima del Covid, le contee suburbane stavano mettendo a segno risultati importanti, anche in termini occupazionali, diminuendo le differenze con le aree più centrali. Quello che potrà accadere in futuro, in ogni caso, resta un’incognita: il ricorso alle forme di work from home potrà avere delle ripercussioni su alcune specifiche attività economiche e commerciali (la ristorazione, i trasporti, alcuni servizi) e sul mercato immobiliare. Le scelte residenziali delle persone potrebbero così stravolgere gli agglomerati urbani, una condizione che non va sottovalutata in vista di una nuova riorganizzazione sociale, politica e del lavoro. Senza contare le perdite che si stanno registrando a causa di un turismo praticamente azzerato: la fase che sta attraversando una città come Las Vegas è di gran lunga l’esempio di maggiore impatto. E l’economia, che andava a gonfie vele prima dello scoppio della pandemia, ha fatto registrare un crollo del Pil nel secondo trimestre del 32,9%, il peggior dato dal 1947. Un duro colpo, questo, per Trump. 

Biden e la scelta del vicepresidente

In tutto ciò il dibattito tra i due candidati comprende soprattutto l’andamento della pandemia, specie con accuse a distanza, sulle (in)capacità reali o presunte dell’avversario. Gli schemi sono saltati: pochi incontri, tutt’altro che affollati, in compenso tanto streaming. Biden nelle ultime settimane ha potuto contare su un sostegno più deciso dell’ex presidente, Barack Obama – un ulteriore fattore di studio in questa campagna (in caso di vittoria, Trump non mancherà di sottolineare di avere superato anche il predecessore) – e i sondaggi, dicevamo, sono ora dalla sua parte. A breve – potrebbe accadere addirittura un minuto dopo la pubblicazione di questo articolo –, Biden dovrebbe annunciare il suo vice, che sarà sicuramente una donna, quasi certamente una donna afroamericana. Kamala Harris è stata a lungo la favorita, ma stanno salendo le quotazioni di Karen Bass, deputata californiana, e di Susan Rice, ex consigliera per la sicurezza nazionale di Obama. Di solito il ruolo di vicepresidente viene affidato ad una persona che può indirizzare la porzione di elettorato diffidente dalla propria parte o colmare le lacune su alcuni specifici argomenti. In altre parole, la scelta del vice serve a rassicurare. Nel caso di Biden potrebbe esserci dell’altro. Nel 2024, l’ex vicepresidente avrà 82 anni. Qualora venisse eletto a novembre, un successivo tentativo per un secondo mandato non è così scontato. Dunque la sua decisione potrebbe non solo ricadere su una persona della quale possa fidarsi ciecamente e rassicurare, appunto, eventuali indecisi, ma anche su qualcuno che possa raccoglierne immediatamente il testimone in caso di necessità o di rinuncia a correre tra quattro anni. Una sorta di presidente designato, con tutti i se e i ma legati soprattutto all’esito di un’elezione. Un quadro interessante, molto più che Trump potrebbe contestare un risultato per lui negativo, soprattutto se diversi Stati – alcuni già lo fanno da tempo – vorranno adottare il voto per posta allo scopo di evitare lunghe code ai seggi e assembramenti (inoltre le operazioni di voto per corrispondenza potranno prendere il via con giorni di anticipo). Ad oggi, insomma, l’unica certezza è che le presidenziali 2020 segneranno uno spartiacque incredibile nella storia degli Stati Uniti. Qualcosa di totalmente inesplorato prima d’ora. 

@fabiogermani

Le puntate precedenti
Usa 2020. Da dove vengono le proteste
Usa 2020. L’emergenza cambierà le regole del gioco?
Usa 2020. L’emergenza sanitaria e le presidenziali
Usa 2020. Biden vince ancora (ma la notizia è un’altra)
Usa 2020. Sarà Trump vs. Biden
Usa 2020. L’America e l’emergenza sanitaria
Usa 2020. Il sorpasso di Joe Biden

]]>
https://www.t-mag.it/2020/08/04/usa-2020-lamerica-a-pochi-mesi-dal-voto/feed/ 0
Le migliori aziende dove lavorare in Italia https://www.t-mag.it/2020/08/03/le-migliori-aziende-dove-lavorare-in-italia/ https://www.t-mag.it/2020/08/03/le-migliori-aziende-dove-lavorare-in-italia/#respond Mon, 03 Aug 2020 14:52:08 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149373 Nella scelta di un lavoro la reputazione dell’azienda è sempre più importante per il lavoratore. Tra i fattori chiave piani di bilanciamento vita lavoro e l’ambiente di lavoro giocano un ruolo fondamentale

di Redazione

Mentre il rientro dallo smart working potrebbe riavvicinarsi per molti lavoratori, il lavoro agile rimane una realtà desiderata da molti: secondo la ricerca condotta da Wyser, società che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali, il 60% degli italiani dichiara di non voler rinunciare allo smart working. Dall’altro lato un’azienda su tre ha già comunicato ai propri dipendenti misure di welfare per rendere meno pesante il ritorno alla routine dei lavoratori in questa nuova fase.

Piani di welfare aziendale sono fondamentali per fidelizzare il lavoratore e rendere l’azienda più attrattiva per i nuovi assunti. L’attrattività percepita di un’azienda viene rilevata dalla Employer Brand Research 2020, una ricerca condotta da Randstad su 33 paesi a livello mondiale tra dicembre 2019 e gennaio 2020.

Nell’accettare un nuovo lavoro, dipendenti e lavoratori tengono sempre più in considerazione la reputazione di una società. Secondo il focus dell’Italia, il fattore che più è ricercato nelle aziende dai lavoratori italiani è il work-life balance, a questo segue un’atmosfera di lavoro piacevole, dal 51% degli intervistati, la retribuzione e i benefit offerti, ricercati invece dal 47%, e la sicurezza del posto di lavoro dal 46%. A breve distanza da questi, tra i fattori che orientano la scelta di un lavoro vengono indicati: la visibilità del percorso di carriera, la solidità finanziaria e la possibilità di forme contrattuali flessibili – entrambe indicate dal 33% dei lavoratori -, la formazione offerta, che guida la scelta del 30%, il contenuto del lavoro ed infine l’ubicazione di questo, rispettivamente ricercati dal 27% e dal 24% dei lavoratori.

Le priorità nell’orientamento del posto di lavoro cambiano a seconda dell’età e del grado di istruzione, infatti dalla ricerca emerge che l’ubicazione è un fattore più importante per i boomers e per gli appartenenti alla generazione x, quindi i 35-54enni, mentre è meno indicativa per i millennials e per la generazione z – i lavoratori tra i 18 e i 24 anni. Al contrario fattori quali visibilità del percorso di carriera e atmosfera di lavoro piacevole, sono più determinanti nella scelta di un lavoro per gli under 34.

La ricerca individua e classifica anche i migliori datori di lavoro per fattori, per quanto riguarda work life balance la migliore azienda italiana che soddisfa i lavoratori è la Ferrero, seguita da Chiesi Farmaceutici e Materazzi Group. La Ferrero è la prima classificata anche per atmosfera di lavoro piacevole e ottima reputazione, a completare il podio dei due fattori sono rispettivamente Ducati e Maserati e Lamborghini e Maserati. In generale prendendo in considerazione tutti i fattori secondo i dati emersi dalla ricerca, l’azienda più attrattiva è la Ferrero, che colleziona il 77,70% delle preferenze, già prima classificata nella scorsa edizione dell’ “employer brand”. Nel campo culturale prima è la Feltrinelli, con il 69,36% delle preferenze, mentre nei motori, Automobili Lamborghini è considerato il datore di lavoro ideale per gli italiani, con il 69,28% delle preferenze.  

]]>
https://www.t-mag.it/2020/08/03/le-migliori-aziende-dove-lavorare-in-italia/feed/ 0
Quante imprese hanno usato la Cig? https://www.t-mag.it/2020/07/31/quante-imprese-hanno-usato-la-cig/ https://www.t-mag.it/2020/07/31/quante-imprese-hanno-usato-la-cig/#respond Fri, 31 Jul 2020 11:48:36 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149364 Secondo lo studio condotto dall’Inps in collaborazione con la Banca d’Italia nei mesi di marzo e aprile oltre la metà delle imprese italiane ha fatto uso della CIG-Covid

di Redazione

Secondo lo studio sulle imprese e i lavoratori in cassa integrazione Covid condotto dall’Inps in collaborazione con la Banca d’Italia, nei mesi di marzo e aprile oltre la metà delle imprese italiane ha fatto uso della CIG-Covid che in totale ha riguardato quasi il 40% dei dipendenti del settore privato.

Il punto sulla situazione della cassa integrazione mostra che in media ogni lavoratore che ne ha usufruito ha subito una riduzione di 156 ore, circa il 90% dell’orario mensile di lavoro a tempo pieno, che in termini economici corrisponde a una perdita del 27,3% dello stipendio lordo mensile.

Come era prevedibile, ad usufruire maggiormente della Cig per coronavirus sono state quelle aziende maggiormente penalizzate dalla pandemia e dal lockdown, ed infatti è risultata più utilizzata in quei settori “non essenziali” e quindi soggetti a chiusura totale nel periodo di marzo-aprile.

A livello territoriale, il Mezzogiorno è l’area geografica in cui è più alta la percentuale di imprese che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione, il 55% del totale delle aziende del Sud, nel Centro il 52% delle imprese ha usufruito dell’ammortizzatore, mentre la Cig-Covid è stata utilizzata dal  45% nel Nord Est, al 48% nel Nord Ovest. Il rapporto Inps sottolinea che lo squilibrio tra aree geografiche è principalmente imputabile alle caratteristiche delle imprese richiedenti la Cig, infatti nel Mezzogiorno e nel Centro sono più presenti quelle aziende che hanno maggiormente subito le conseguenze della crisi perché appartenenti a settori quali l’alloggio, la ristorazione, le costruzioni e il commercio al dettaglio non alimentare.

In particolare, la cassa integrazione ha permesso a molte attività e imprese di non fallire, e secondo lo studio ogni impresa in CIG-Covid ha risparmiato circa 1.100 euro per dipendente presente in azienda. Tra le imprese più piccole, che hanno utilizzato prevalentemente la CIG-Covid in deroga in quanto non incluse nella cassa integrazione ordinaria, l’importo medio risparmiato è stato pari a 3.900 euro nel bimestre.

Per quanto riguarda i settori, le imprese più grandi del settore dei servizi, che hanno fruito dell’assegno ordinario, hanno risparmiato in media quasi 24.000 euro, mentre le imprese della manifattura hanno risparmiato circa 21.000 euro.

Nel decreto di agosto il governo pensa di rendere più selettiva la cassa integrazione, pur mantenendo continuità con le misure attualmente in vigore con la proroga di 18 settimane della Cig, chiedendo a quelle che possono un contributo per l’ammortizzatore sociale.

]]>
https://www.t-mag.it/2020/07/31/quante-imprese-hanno-usato-la-cig/feed/ 0
«Una contrazione senza precedenti» https://www.t-mag.it/2020/07/31/una-contrazione-senza-precedenti/ https://www.t-mag.it/2020/07/31/una-contrazione-senza-precedenti/#respond Fri, 31 Jul 2020 11:31:41 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149387 Così l’Istat definisce il crollo del Pil italiano nel secondo trimestre dell’anno (-12,4%). La variazione acquisita per il 2020 è pari a -14,3%

di Redazione

«Dopo la forte riduzione registrata nel primo trimestre (-5,4%), l’economia italiana nel secondo trimestre 2020 ha subito una contrazione senza precedenti (-12,4%) per il pieno dispiegarsi degli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate». Così l’Istat nella stima preliminare del Pil: un dato che riflette il contesto di difficoltà dovuto alla crisi generata dal lockdown per contenere la diffusione del coronavirus.

«La caduta del Pil – prosegue l’Istat – si colloca all’interno di un contesto internazionale dove le principali economie registrano riduzioni di analoga portata a causa del diffondersi della pandemia. Con il risultato del secondo trimestre il Pil fa registrare il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica».

Nello specifico, nel secondo trimestre del 2020 l’Istat stima che il Prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito del 12,4% rispetto al trimestre precedente e del 17,3% in termini tendenziali. Il secondo trimestre del 2020 ha avuto una giornata lavorativa in meno sia rispetto al trimestre precedente sia nei confronti del secondo trimestre del 2019.

La variazione congiunturale del Pil è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, all’industria, al complesso dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta. La variazione acquisita per il 2020 è pari a -14,3%.

(fonte: Istat)

]]>
https://www.t-mag.it/2020/07/31/una-contrazione-senza-precedenti/feed/ 0
I precari i primi a pagare gli effetti della crisi https://www.t-mag.it/2020/07/30/i-precari-i-primi-a-pagare-gli-effetti-della-crisi/ https://www.t-mag.it/2020/07/30/i-precari-i-primi-a-pagare-gli-effetti-della-crisi/#respond Thu, 30 Jul 2020 12:32:09 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149370 Soprattutto contratti in scadenza che non sono stati rinnovati, ma anche il calo degli indipendenti potrebbe riguardare in modo significativo prestazioni di chi è economicamente dipendente da un unico committente

di Fulvio Fammoni*

A giugno 2020 il calo degli occupati rispetto a giugno 2019 è di -752mila unità. Un calo straordinario. In un anno fa diminuire il tasso di occupazione al 57,5%. Solo da febbraio, il mese precedente al lockdown, il calo dell’occupazione è di -600mila unità. Anche mensilmente gli occupati continuano a calare (-46mila rispetto a maggio) nonostante la ripresa di molte attività. Occorre tenere presente la gravità di questi dati nonostante il blocco dei licenziamenti e l’altissimo ricorso alla CIG, altrimenti il risultato sarebbe disastroso; per questo devono continuare.

Il numero totale degli occupati torna indietro di diversi anni, a 22 milioni 700mila unità. La diminuzione annua di -613mila dipendenti è prevalentemente basata sul calo di -548mila contratti a termine, nonostante a giugno la diminuzione dei T.D. abbia avuto una battuta di arresto. Si conferma che chi ha pagato prima gli effetti della crisi sono i precari: contratti in scadenza che non sono stati rinnovati. Anche il calo degli indipendenti (-140mila unità annue) è stimabile che riguardi in modo significativo prestazioni di chi è economicamente dipendente da un unico committente.

L’aumento mensile dei disoccupati è di +149mila unità. Per il secondo mese consecutivo si inizia consistentemente a riassorbire il travaso con una inattività, che resta ancora a numeri record (+899mila) nell’ultimo anno. Purtroppo, nei prossimi mesi, la disoccupazione salirà molto, come previsto da tutte le statistiche, passando dall’attuale 8,8% a oltre l’11%.

Anche a giugno va evidenziato che l’occupazione, sia su base annua che mensile, cala nelle classi di età comprese tra i 15 e 49 anni, con un picco di -437mila occupati fra 35 e 49 anni. Si mantiene invece una crescita, se pur attenuata, fra gli over 50, con conseguente invecchiamento della popolazione lavorativa. E’ molto preoccupante che le donne abbiamo un così forte calo di occupati nel mese di giugno, e che continui ad aumentare l’inattività. I giovani tra i 15 ed i 24 anni, hanno una percentuale doppia o tripla di calo dell’occupazione rispetto alle altre fasce di età fino a 49 anni.

I dati continuano a confermare l’effetto drammatico e pervasivo della pandemia sul lavoro, nonostante la ripresina produttiva in atto. Confermano anche tutti i problemi esistenti nella produzione e nei meccanismi di sviluppo italiano. Le scelte delle prossime settimane, devono dunque ancor più coniugare emergenza con prospettive di nuovo sviluppo. Mentre si programma il recovery plan e verificato che con lo scostamento di bilancio di agosto è confermato il ricorso alla cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti, tutte le risorse disponibili devono essere immediatamente impiegate in progetti e attività cantierabili che diano fiato ad una ripresa produttiva che le imprese non in crisi devono però sostenere in maniera molto più forte rispetto ai mesi passati.

*presidente Fondazione Di Vittorio

]]>
https://www.t-mag.it/2020/07/30/i-precari-i-primi-a-pagare-gli-effetti-della-crisi/feed/ 0
Il mercato del libro è in ripresa https://www.t-mag.it/2020/07/29/il-mercato-del-libro-e-in-ripresa/ https://www.t-mag.it/2020/07/29/il-mercato-del-libro-e-in-ripresa/#respond Wed, 29 Jul 2020 12:32:23 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149341 Così suggerisce una ricerca dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori: la perdita di fatturato si dimezza e passa da -20% a -11%

di Redazione

Secondo una ricerca dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori, l’AIE, su dati Nielsen, il mercato del libro risulta essere in ripresa dopo l’emergenza coronavirus. Essendo stati i primi esercizi commerciali ad aver riaperto, il rapporto dell’Associazione può fare un confronto tra le cifre rilevate durante il lockdown e quelle aggiornate all’11 luglio. Attualmente il mercato del libro nei canali trade, cioè librerie, store digitali e grande distribuzione, vale 533 milioni di euro, in calo rispetto ai 600 milioni raggiunti a luglio dell’anno precedente. Dal confronto dei dati a tre mesi di distanza invece emerge che la perdita di fatturato su base annua si riduce al  -11%, cifra che seppur elevata, risulta dimezzata rispetto al -20% del 18 aprile.

Il recupero del mercato è dovuto al fatto che, da metà giugno, gli italiani sono tornati a comprare nelle librerie tanto quanto nell’anno precedente, mentre gli acquisti online sono aumentati rispetto al 2019, facendo registrare in questo modo un iniziale recupero delle quote perse nei mesi precedenti di lockdown. Infatti, all’11 luglio, le vendite nei canali fisici delle librerie e della grande distribuzione passano dal 52 al 56% rispetto al 18 aprile 2020, recuperando così quote di mercato rispetto agli store online che invece passano da 48% al 44% nei tre mesi. I dati sui canali di vendita sono molto più omogenei rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che vedeva invece i negozi fisici attestarsi al 70% della quota di mercato, mentre gli store online solo al 30%. Anche nel caso del mondo dell’editoria quindi è molto probabile che il coronavirus abbia accelerato la tendenza già in atto negli anni precedenti dello spostamento verso canali online.

Per quanto riguarda invece le previsioni future del mercato, in una precedente ricerca effettuata dal Centro per il Libro e la Lettura e AIE sui consumi culturali durante il lockdown, era emerso che gli italiani che prevedevano di leggere più libri nella seconda parte del 2020 di quanto non avessero fatto nei mesi di chiusura, erano cinque punti percentuali in più di quelli che pensavano di ridurre il tempo dedicato a leggere. I dati sono comunque da contestualizzare, durante il lockdown ha prevalso la preferenza per il digitale e la televisione, e la stagione estiva si tende a leggere di più.  

I dati sono inversi per gli altri consumi culturali, per i quali al contrario i pessimisti, quindi coloro che pensano di ridurre il tempo dedicato all’attività, prevalevano sugli “ottimisti” nelle prospettive di andare a teatro -39 punti, ad ascoltare concerti -36, al cinema -28 e a visitare musei e mostre -27 punti.

]]>
https://www.t-mag.it/2020/07/29/il-mercato-del-libro-e-in-ripresa/feed/ 0
Il 27% degli italiani non usa le mascherine https://www.t-mag.it/2020/07/28/il-27-degli-italiani-non-usa-le-mascherine/ https://www.t-mag.it/2020/07/28/il-27-degli-italiani-non-usa-le-mascherine/#respond Tue, 28 Jul 2020 14:43:08 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149319 E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè sull’estate ai tempi del coronavirus che evidenzia una tendenza ad abbandonare alcune delle “buone pratiche” che durante il lockdown e nelle primissime settimane successive erano adottate dalla pressoché totalità del Paese

di Redazione

Più di un italiano su quattro (27%) non indossa la mascherina o lo fa raramente senza curarsi del pericolo di contagio e senza rispettare le misure di sicurezza imposte dalla pandemia. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè sull’estate ai tempi del coronavirus che evidenzia una tendenza ad abbandonare alcune delle “buone pratiche” che durante il lockdown e nelle primissime settimane successive erano adottate dalla pressoché totalità del Paese, dall’utilizzo delle protezioni per il viso al distanziamento di almeno un metro, dal divieto di assembramenti al rispetto di norme igieniche fondamentali a partire da lavaggio delle mani.

Se una cospicua fetta di cittadini è diventata “allergica” alle mascherine, c’è comunque un 32% di italiani – continua Coldiretti – che dichiara di usarla spesso, mentre un 44% la indossa addirittura sempre soprattutto in vacanza. Un dato che evidenzia un’attenzione maggiore da parte di chi è in viaggio rispetto a quanto accade normalmente nelle città.

Lo testimonia anche il fatto che il 35% dei vacanzieri trascorre l’estate 2020 evitando il più possibile contatti con altre persone e restando da soli o con la propria famiglia, secondo l’indagine Coldiretti-Ixe’. A questi si aggiunge un altro 59% – continua la Coldiretti – che andrà in vacanza con gli amici più stretti e fidati, mentre solo un 8% di “temerari” non rinuncia alle vacanze di gruppo, cercando anche di fare nuove conoscenze.

Nell’estate del coronavirus l’Italia quest’anno è di gran lunga la destinazione preferita che – continua la Coldiretti – è scelta come meta dal 93% rispetto all’86% dello scorso anno. Ma l’emergenza sanitaria ha portato i 34 milioni di italiani in viaggio per vacanze quest’estate – riferisce Coldiretti – a ricalibrare le scelte di alloggio rispetto agli anni scorsi, con un crollo di chi sceglie alberghi a favore di chi utilizza case, di proprietà o meno, per assicurarsi anche in vacanza le stesse condizioni di scurezza delle mura domestiche. Incoraggiante – continua la coldiretti – la situazione per gli agriturismi che, spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi più sicuri per le ferie estive perché è più facile garantire il rispetto delle misure di precauzione per difendersi dal contagio.

L’altra novità di quest’estate sta anche nel fatto che – conclude la Coldiretti – 1 italiano su 4 (25%) ha scelto una destinazione vicino casa, all’interno della propria regione di residenza, nonostante il via libera agli spostamenti su tutto il territorio nazionale e all’estero.

]]>
https://www.t-mag.it/2020/07/28/il-27-degli-italiani-non-usa-le-mascherine/feed/ 0
Le conseguenze degli eventi climatici estremi https://www.t-mag.it/2020/07/27/le-conseguenze-degli-eventi-climatici-estremi/ https://www.t-mag.it/2020/07/27/le-conseguenze-degli-eventi-climatici-estremi/#respond Mon, 27 Jul 2020 12:26:45 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149290 Il verificarsi di questi eventi compromette anche l’economia, mettendo a rischio le coltivazioni con un costo, secondo i calcoli della Coldiretti, per oltre 14 miliardi di euro in un decennio

di Redazione

Al contrario della scorsa estate che ha fatto registrare livelli record di alte temperature, quest’anno, secondo le previsioni del Centro Europeo, le temperature saranno in media o poco al di sopra – massimo di 0,5 gradi -, ma il clima sta comunque provocando ingenti danni, anche in questa estate 2020, come riportato dalle recenti di cronache di violenti nubifragi in alcune zone d’Italia.

Secondo quanto emerge da una elaborazione di Coldiretti su dati dell’European Severe Weather Database, dall’inizio dell’anno ad oggi in tutta Italia si sono verificati 71 nubifragi con precipitazioni violente e bombe d’acqua, con un aumento del 31% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’aumentare degli eventi estremi, secondo la Coldiretti è un evidente conseguenza dei cambiamenti climatici anche in Italia dove si evidenzia già da tempo una tendenza alla tropicalizzazione, che si caratterizza per un’elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense.

Già da maggio il Global Climate Risk aveva classificato l’Italia 21 esimo posto nel mondo per impatti da eventi climatici estremi – alternanza di ondate di calore, inondazioni e tempeste. Oltre ad inserire il paese tra le aree che nei successivi sei mesi sarebbero state colpite da siccità e caldo estremo.

Il verificarsi di questi eventi compromette anche l’economia, mettendo a rischio le coltivazioni con un costo, secondo i calcoli della Coldiretti, per oltre 14 miliardi di euro in un decennio in termine di perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

Ad aumentare la frequenza e la gravità degli eventi estremi concorre anche il consumo del suolo: negli ultimi 25 anni sono sparite il 28% delle campagne, l’erosione di aree agricole a beneficio di asfalto ed edifici causa il fenomeno dell’impermeabilizzazione del terreno che fa aumentare il rischio di alluvioni anche nei centri urbani. Secondo l’elaborazione Coldiretti su dati di Ispra, la conseguenza è l’aumento a 7.275 dei comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, che rappresentano il 91,3% del totale in Italia.

]]>
https://www.t-mag.it/2020/07/27/le-conseguenze-degli-eventi-climatici-estremi/feed/ 0
Fiducia dei consumatori in lieve calo https://www.t-mag.it/2020/07/24/fiducia-dei-consumatori-in-lieve-calo/ https://www.t-mag.it/2020/07/24/fiducia-dei-consumatori-in-lieve-calo/#respond Fri, 24 Jul 2020 12:09:15 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149263 A luglio, però, rileva l’Istat, il clima di fiducia delle imprese cresce per il secondo mese consecutivo

di Redazione

A luglio 2020 l’Istat stima una leggera flessione del clima di fiducia dei consumatori, rispetto al mese di giugno 2020 (da 100,7 a 100); invece, l’indice composito del clima di fiducia delle imprese sale per il secondo mese consecutivo, passando da 66,2 a 76,7. Le componenti economica e futura del clima di fiducia dei consumatori sono in diminuzione (da 87,1 a 85,7 e da 105,6 a 104,2 rispettivamente), mentre cresce sia la componente personale ( da 104,5 a 105,2) sia quella corrente (da 96,4 a 97,3).

Con riferimento alle imprese, le stime evidenziano un aumento della fiducia diffuso a tutti i settori seppur con intensità diverse. In particolare, nell’industria l’indice di fiducia del settore manifatturiero sale da 80,2 a 85,2 e nelle costruzioni aumenta da 124,0 a 129,7. Per il comparto dei servizi, si evidenzia una marcata risalita dell’indice sia nei servizi di mercato (da 52,1 a 65,8) sia nel commercio al dettaglio (l’indice passa da 79,6 a 86,3).

Per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, spiega ancora l’Istat, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in decumulo rispetto al mese scorso. Per le costruzioni, l’aumento dell’indice è trainato da un deciso miglioramento dei giudizi sugli ordini a cui si unisce un peggioramento delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa.

Nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio migliorano tutte le componenti dell’indice; in particolare, nei servizi si segnala il deciso recupero dei giudizi e delle attese sugli ordini e nel commercio l’aumento marcato sia dei giudizi sia delle aspettative sulle vendite.

(fonte: Istat)

]]>
https://www.t-mag.it/2020/07/24/fiducia-dei-consumatori-in-lieve-calo/feed/ 0
Il crollo delle assunzioni durante l’emergenza https://www.t-mag.it/2020/07/23/il-crollo-delle-assunzioni-durante-lemergenza/ https://www.t-mag.it/2020/07/23/il-crollo-delle-assunzioni-durante-lemergenza/#respond Thu, 23 Jul 2020 14:43:19 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149252 I dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps mostrano un calo delle assunzioni dell’83%, diffuso per tutti i tipi di contratto, aumentano solo i servizi di baby-sitting pagati con titoli del Libretto Famiglia

di Redazione

Il mercato del lavoro ha risentito della pandemia e dell’emergenza sanitaria, ma secondo l’Osservatorio sul precariato dell’Inps, le assunzioni con contratto di lavoro a termine ne sono state interessate negativamente “in maniera nettamente accentuata”. Dai dati Inps emerge infatti che le assunzioni attivate nel settore privato nei primi quattro mesi del 2020 sono state 1 milione e 493 mila, cioè il 39% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. La contrazione delle assunzioni a termine è stata evidente a marzo, che registra il 45% in meno su base annua, ma particolarmente forte, -83%, ad aprile quando ormai il lockdown e il calo della produzione e dei consumi avevano mostrato e consolidato i loro effetti.

Per quanto riguarda invece le cessazioni di contratti, nello stesso periodo del 2020, queste sono state 1.701.000, il dato risulta minore rispetto al riferimento dello scorso anno,  in diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in particolare per i contratti a tempo indeterminato, grazie all’introduzione a marzo del divieto di licenziamento per questioni economiche.

In realtà la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni in termini tendenziali, è diventato negativo già a febbraio, per un saldo di -29.000, ed è poi vertiginosamente aumentato nei mesi successivi: -279.000 a marzo, fino ad aprile con -610.000 posizioni di lavoro, rispetto al 30 aprile 2019.

Per quanto riguarda le trasformazioni da tempo determinato, nei primi 4 mesi dell’anno, l’Osservatorio ha registrato 198.592 trasformazioni di contratto, ma anche questo dato è in diminuzione del 29%, rispetto a gennaio-aprile del 2019, e del 48% solo confrontando aprile 2019 e 2020.

Nello specifico degli altri rapporti di lavoro atipici, gli intermittenti registrano 91.000 contratti in meno, i somministrati 133.000 e gli stagionali -169.000. L’unica categoria che invece fa registrare dati positivi sono i lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia, che ad aprile sono stati 51.614, in aumento del 458% rispetto ad aprile 2019. La crescita è imputabile soprattutto ai servizi di baby-sitting per l’introduzione con il decreto Cura Italia del bonus per l’acquisto di questi servizi.

Il saldo negativo è anche confermato in termini più generali, dai dati dell’indagine Excelsior condotta da Unioncamere, secondo cui il numero di imprese che hanno ridotto e imprese che hanno aumentato il proprio organico è pari al -18,7%. Nello specifico, il 21,7% delle imprese italiane hanno dovuto ridurre il numero dei propri dipendenti, 36 mila, circa il 2,6% ha aumentato l’occupazione, mentre la restante parte ha mantenuto stabile l’organico impiegato. In particolar modo le imprese già dotate di piani integrati di digitalizzazione mostrano un saldo negativo, del -17,4%, ma comunque meno accentuato rispetto alle imprese non digitalizzate, -19,3%.

]]>
https://www.t-mag.it/2020/07/23/il-crollo-delle-assunzioni-durante-lemergenza/feed/ 0