Appunti di viaggio – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Thu, 01 Dec 2011 09:05:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.6 Paura di volare https://www.t-mag.it/2011/10/06/paura-di-volare/ https://www.t-mag.it/2011/10/06/paura-di-volare/#respond Thu, 06 Oct 2011 10:15:36 +0000 http://www.t-mag.it/?p=12870 Il processo di costruzione del futuro è una mappa in cui sono tracciate sia le linee di uno sviluppo possibile che i codici genetici del territorio e dei suoi abitanti. Ma al di là di questo – o per meglio dire oltre questo – c’è un sentire confuso e contraddittorio di rivendicazione di un io trascurato e solitario.

Il futuro si presenta come ignoto (ed è forse per questo che si cerca rassicurazione nella routine di comportamenti rituali), e la paura che se ne ha trova fondamento nell’idea che ogni progetto possa trasformarsi in un insuccesso, tanto più doloroso quanto più inizialmente coinvolgente, e quanto più ci si sia “messo in gioco”, ricavandone un deludente senso di inadeguatezza. Da queste paure nasce un atteggiamento che appare contraddittorio nei confronti del proprio stesso futuro: da un lato esso attrae e induce ad attivarsi per tentare di dare un significato alla propria esistenza, e dall’altro spaventa e porta a uno smarrimento, o a una indeterminazione/incertezza che appare quasi rinuncia pregiudiziale ai propri sogni. Ed è, appunto, la paura dell’ignoto che può far perdere la speranza e la motivazione trasformandosi addirittura nella “paura di vivere”.

Traspare l’esigenza di un nuovo io, capace di affermare una nuova identità da far emergere dalle poche esperienze pregresse. Ma questo tentativo è reso ulteriormente difficile dal fatto ciò che era prima – e i valori in cui si credeva – sono messi continuamente in discussione dalla virtualità tecnologica del verosimile. A tutto ciò si reagisce manifestando atteggiamenti di vera e propria inedita conflittualità, un distacco che si colora anche di insofferenza quando non addirittura di ostilità in un crescendo di contenuti e toni quanto più si accompagna a reciproci disconoscimenti e incomprensioni. Si avverte il sentore di un malcontento che si ingigantisce, subordinato ai criteri estetici imposti dai mass-media. L’inavvertita ostilità che il cittadino percepisce per la sua socialità “imperfetta” produce una inconscia e lacerante frattura tra la sua componente sociale e quella individuale: la sua mente partorisce l’immagine di un “essere ideale” e se le caratteristiche di questa proiezione non coincidono con quelle che percepisce del suo “essere reale”, si sente inadeguato, solo, depresso. Persino l’incontro/confronto con l’altro diventa occasione di verifica, e si mette alla ricerca (ansiosa e negatrice della realtà) dell’immagine ormai scomparsa, trovandosi, invece, di fronte la propria nuova immagine trasformata, irriconoscibile.

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La ricerca della perfezione https://www.t-mag.it/2011/07/27/la-ricerca-della-perfezione/ https://www.t-mag.it/2011/07/27/la-ricerca-della-perfezione/#respond Wed, 27 Jul 2011 14:56:39 +0000 http://www.t-mag.it/?p=10038 Non si cerca più la felicità ma la perfezione. Ecco allora che si incontrano gli altri per valutare quanto si sia difformi al loro confronto; oppure si va all’incontro con loro in un tentativo di “rassicurazione”, che soddisfi il paradossale bisogno anche solo di un surrogato di relazione.
L’inavvertita ostilità che il cittadino percepisce per la sua socialità “imperfetta” produce una inconscia e lacerante frattura tra la sua componente sociale e quella individuale: la sua mente partorisce l’immagine di un “essere ideale” e se le caratteristiche di questa proiezione non coincidono con quelle che percepisce del suo “essere reale”, si sente inadeguato, solo, depresso. Persino l’incontro/confronto con l’altro diventa occasione di verifica, e si mette alla ricerca (ansiosa e negatrice della realtà) dell’immagine ormai scomparsa, trovandosi, invece, di fronte la propria nuova immagine trasformata, irriconoscibile.

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La crisi della certezza https://www.t-mag.it/2011/07/05/dal-lavoro-ai-lavori-ovvero-la-crisi-della-certezza-2/ https://www.t-mag.it/2011/07/05/dal-lavoro-ai-lavori-ovvero-la-crisi-della-certezza-2/#respond Tue, 05 Jul 2011 14:06:01 +0000 http://www.t-mag.it/?p=8906 In questi anni si sta consumando il passaggio da un mondo del lavoro uniforme, com’è stato quello del secolo scorso, a una moltitudine di lavori diversificati e spesso sfuggenti alla classificazione tradizionale. Una pluralità di attività che si diffonde e disperde sia nello spazio che nel tempo. D’altronde in tutto l’Occidente capitalistico è calata la dimensione degli insediamenti produttivi ed è cresciuto parallelamente il numero dei luoghi dove si lavora; sono cresciuti i tipi di orario e sono calate le sincronie legate ai giorni e agli orari di attività. Tutto ciò ha avuto effetti positivi come la de-massificazione del lavoro, ma ha comportato anche la de-solidarizzazione dei lavoratori.
Per dirla con Accornero – si sta passando dalla “società del lavoro” centrata su un profilo di pienezza e stabilità, alla “società dei lavori” non classificabili e instabili. Il cambio di scenario deriva soltanto in parte dall’aver messo apparati nuovi al posto di quelli vecchi. L’innovazione più significativa è l’integrazione orizzontale fra mercati, dimensioni e tecnologie.

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La politica debole https://www.t-mag.it/2011/06/29/luomo-forte-e-la-politica-debole/ https://www.t-mag.it/2011/06/29/luomo-forte-e-la-politica-debole/#respond Wed, 29 Jun 2011 08:56:51 +0000 http://www.t-mag.it/?p=8545 Non è né la democrazia senza consenso, dei governi nazionali che si sono succeduti dalla fine della prima repubblica, né il consenso senza democrazia che sembra caratterizzare il governo locale dei super-sindaci, super-presidenti, super-governatori di cui si sente veramente il bisogno. La ricerca di un “uomo forte” che sappia farsi interprete di una “politica forte” è la risposta incompleta di un sistema che vive gli affanni dell’inadeguatezza. La sfida vera a cui la politica è chiamata è quella di sapersi ri-costituire in agenzia di senso e di orientamento. Anche se inespresso, o sottaciuto, o sussurrato, si sente il bisogno di una politica che sappia progettare e farsi carico di quella interpretazione/rappresentazione della complessità che la società richiede. E ciò è necessario proprio oggi, nel momento in cui il regno dell’economia volge al termine e la razionalità progressiva del neoliberismo si è dimostrata inadeguata. E qui si consuma l’altro paradosso: il sistema dei partiti invece di aprirsi alle nuove opportunità, facendosi interprete e rappresentante delle nuove istanze, puntando sulla qualità di una nuova possibile classe dirigente, ha avviato un processo avvitante ed oligarchico, sempre più centrato sulla figura dei leader. E i processi di selezione delle leadership, anche quando attingono nella cosiddetta società civile o quando cercano forme nuove di legittimazione come le primarie, si rivolgono ad élite contigue e accreditate dai leader stessi. Ed infatti, il sistema politico appare sempre più incapace di autoriformarsi e di rispondere alle nuove sfide, allontanandosi sempre più dalla società, proprio mentre quest’ultima si avvicina sempre più alla politica.

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La crisi della vocazione politica https://www.t-mag.it/2011/06/20/la-crisi-della-vocazione-politica/ https://www.t-mag.it/2011/06/20/la-crisi-della-vocazione-politica/#respond Mon, 20 Jun 2011 13:17:48 +0000 http://www.t-mag.it/?p=7965 I programmi dei partiti si distinguono in misura sempre minore, il che spiega la personalizzazione sempre più accentuata dei confronti elettorali: gli uomini politici sono “lanciati” come delle marche pubblicitarie, dato che la vita politica è sempre più una questione di immagine e di comunicazione. Lo stesso fenomeno, del resto, è ugualmente percepibile nel mondo dei media. La stampa di opinione scompare a poco a poco, mentre il contenuto dei principali giornali o dei programmi dei diversi canali televisivi diventa intercambiabile. La crisi della rappresentanza è una delle conseguenze dirette di questo riposizionamento.
Contrariamente a quanto affermano i teorici della “scelta razionale” (secondo i quali l’elettore si definisce innanzitutto come un agente che cerca, in occasione degli scrutini, di massimizzare razionalmente il suo migliore interesse), il voto è in effetti prima di tutto un mezzo di rappresentanza e di affermazione di sé. Ora, quando l’elettorato ha la sensazione che nessuna alternativa gli sia offerta dai partiti che si disputano il potere, questo elettorato non può che disinteressarsi di un gioco politico che non gli permette più di esprimere attraverso il suffragio un’appartenenza o un’affiliazione.

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Dall’idea di crescita a quella di sviluppo https://www.t-mag.it/2011/06/16/dallidea-di-crescita-a-quella-di-sviluppo/ https://www.t-mag.it/2011/06/16/dallidea-di-crescita-a-quella-di-sviluppo/#respond Thu, 16 Jun 2011 15:14:43 +0000 http://www.t-mag.it/?p=7784 Strettamente collegata all’idea di gestione del rischio c’è quella di sviluppo. Lo sviluppo sostenibile, tema negli ultimi anni al centro delle problematiche sulla crescita economica, viene definito come lo sviluppo nel presente che non comprometta le possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro bisogni. Una definizione particolarmente interessante di sviluppo sostenibile, è quella fornita dal governo inglese: lo sviluppo sostenibile è quello che “assicura una migliore qualità della vita di ognuno ora e per le generazioni a venire”.
Ne deriva il perseguimento di quattro obiettivi: progresso sociale, protezione dell’ambiente, uso accorto delle risorse naturali e mantenimento di alti e stabili livelli di crescita economica. Lo sviluppo deve essere considerato un ampliamento delle possibilità di scelta date alle persone, la creazione di un ambiente dove possono sviluppare il loro potenziale e condurre esistenze produttive secondo le loro necessità e i loro interessi. I diritti umani, lo sviluppo tecnologico, non devono solo essere considerati il risultato di un processo di sviluppo, ma soprattutto strumenti funzionali al suo raggiungimento perché Maggiori diritti umani, infatti, rendono gli individui migliori attori economici (Rapporto sullo Sviluppo Umano, 2000).

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Destra e sinistra: una dicotomia moderna nella società contemporanea https://www.t-mag.it/2011/06/08/destra-e-sinistra-una-dicotomia-moderna-nella-societa-contemporanea/ https://www.t-mag.it/2011/06/08/destra-e-sinistra-una-dicotomia-moderna-nella-societa-contemporanea/#respond Wed, 08 Jun 2011 11:02:14 +0000 http://www.t-mag.it/?p=7008 Negli ultimi dieci anni, dal punto di vista sociologico, il bisogno di “qualcosa di nuovo” espresso dalle nuove e variegate figure sociali, si è sposato con il suo contrario e si è andato profilando un confronto politico che ha riflettuto la nuova polarizzazione tra tematiche moderne e postmoderne. È evidente quanto questa nuova dinamica si distacchi dal tradizionale conflitto tra destra e sinistra. Il dato più interessante è proprio la trasformazione delle rispettive basi sociali. Storicamente la sinistra era radicata alla classe lavoratrice di livello medio-basso, ai disoccupati e a chi viveva un disagio sociale mentre la destra aveva la sua base elettorale nel ceto medio e medio-alto. Oggi per il centro-sinistra e per il centro-destra il consenso elettorale proviene, in misura crescente, dai cittadini con un livello culturale medio-alto e con un altrettanto medio-alto livello di reddito mentre la spinta anti-sistema, sostenuta dalle più insicure e precarie fasce di lavoratori di livello medio-basso, si orienta verso l’astensione.

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La morte dello stile https://www.t-mag.it/2011/05/30/la-morte-dello-stile/ https://www.t-mag.it/2011/05/30/la-morte-dello-stile/#respond Mon, 30 May 2011 09:22:11 +0000 http://www.t-mag.it/?p=5945 Per la prima volta, oggi, assistiamo all’impossibilità di sopravvivenza di qualsiasi forma di “grande stile” e più probabilmente proprio alla morte di ogni stile. Nello stesso tempo constatiamo un enorme diffondersi di novità scientifiche e tecnologiche, sociali, politiche, economiche e culturali talmente originali ed inedite da non trovare terreno di confronto e di similitudine con nulla di ciò che è avvenuto nel passato.
Qualsiasi definizione si voglia dare alla nostra epoca, essa dovrà tenere conto dell’insieme di contraddizioni sempre più forti, di carattere sociale ed economico, che si sono venute accentuando negli ultimi decenni su tutto il pianeta: il divario tra paesi ricchi e poveri, la disparità demografica tra nord e sud, la contrapposizione religiosa e culturale tra i vari pensieri integralisti, la crisi di valori nel comportamento sociale dell’occidente, l’aumento dei consumi e degli sprechi e l’impoverimento delle scorte naturali, lo scontro tra tendenze globalizzanti, tensioni patriottiche e ricerca di un’identità culturale, l’incrociarsi dell’organizzazione elettronica del pianeta con il nomadismo umano di sopravvivenza, la tensione sempre più profonda tra livello delle ricerche scientifiche e utilizzazione possibile di tali risultati per la società nel suo complesso.

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La crisi della felicità https://www.t-mag.it/2011/05/24/la-crisi-della-felicita/ https://www.t-mag.it/2011/05/24/la-crisi-della-felicita/#respond Tue, 24 May 2011 10:07:00 +0000 http://www.t-mag.it/?p=5487 Forse la crisi del nostro tempo nasce da un deficit di felicità; o forse dal razionalismo deviato che ha spento l’illuminismo; oppure dall’errore fatale di credere che la tecnologia potesse rendere comunque gli uomini più liberi, più felici ed autosufficienti a se stessi.
Se per un verso la razionalità formale, a lungo, ha rappresentato il sorgere di un sapere nuovo, soppiantando lo sforzo religioso di dare un senso al mondo nello stesso modo in cui questo aveva sostituito l’originaria concezione magica, per l’altro ha trasformato il sogno di governare i sentimenti disorganizzati degli uomini attraverso sincronie tecnologiche in un incubo angosciante.
Attraverso il suo “assolutizzarsi” ed estraniarsi dall’uomo, la tecnologia si è trasformata in un desiderio cieco, disposto a saltare i nessi causali e a ignorare i più solenni impegni morali. Si sono enunciate proposizioni astratte, generiche, tautologiche che nessuno ha mai pensato veramente di rispettare. La prima, quella più solenne, spegnere la televisione e accendere i desideri (cioè meno tv e più relazioni), si è subito infranta lungo i frangiflutti di rituali, simboli di appartenenza, abitudini, che estraniano chi ne è estraneo.

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L’eclissi del presente https://www.t-mag.it/2011/05/13/leclissi-del-presente/ https://www.t-mag.it/2011/05/13/leclissi-del-presente/#respond Fri, 13 May 2011 12:59:54 +0000 http://www.t-mag.it/?p=4617 La postmodernità è caratterizzata dalla constatazione che il mondo ha perso definitivamente la sua univocità e che la realtà residuale appartiene solo a quel sistema di linguaggio che, in quell’istante, ne sta parlando. L’inizio del “montaggio” casuale dei frammenti residuali di senso ha dato luogo alla perdita di quelle sicurezze che avevano costituito il carattere forte della razionalità occidentale. Questo si intreccia alla detemporalizzazione dell’esistenza quotidiana: come non ci si può più riconoscere nella sofferta geografia dei nostri padri, così non si riesce più a vivere l’esperienza del tempo come “presente”. Il presente è una sorta di tempo compresso tra passato e futuro, tra ciò che sopravvive dell’epoca dominata dalla mano e ciò che cade sotto il dominio della tecnica.

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