L’Osservatorio – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Fri, 08 Feb 2019 15:43:47 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.6 Ue: «Italia-Francia è una questione bilaterale» https://www.t-mag.it/2019/02/08/ue-italia-francia-e-una-questione-bilaterale/ https://www.t-mag.it/2019/02/08/ue-italia-francia-e-una-questione-bilaterale/#respond Fri, 08 Feb 2019 15:43:43 +0000 http://www.t-mag.it/?p=135800 Un portavoce della Commissione Europea ha commentato la crisi diplomatica in atto fra Italia e Francia dichiarando che si tratta di una questione bilaterale.

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Parigi: «Il richiamo dell’ambasciatore è temporaneo» https://www.t-mag.it/2019/02/08/parigi-il-richiamo-dellambasciatore-e-temporaneo/ https://www.t-mag.it/2019/02/08/parigi-il-richiamo-dellambasciatore-e-temporaneo/#respond Fri, 08 Feb 2019 10:14:34 +0000 http://www.t-mag.it/?p=135760 «Il richiamo dell’ambasciatore francese in Italia non è permanente, ma era un messaggio importante che dovevamo dare». Lo ha affermato il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux ai microfoni di Europe 1.

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Così le unioni civili nel mondo https://www.t-mag.it/2016/05/12/cosi-le-unioni-civili-nel-mondo/ https://www.t-mag.it/2016/05/12/cosi-le-unioni-civili-nel-mondo/#respond Thu, 12 May 2016 10:35:44 +0000 http://www.t-mag.it/?p=104274 rainbowAnche in Italia le unioni civili sono legge. Ieri la Camera ha approvato il provvedimento che disciplina la convivenza di fatto tra due persone eterosessuali e regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso, il cosiddetto ddl Cirinnà.
Approvato nella sua nuova riformulazione dopo i dibattiti interni alla maggioranza, nella legge sono stati eliminati l’obbligo di fedeltà e la stepchild adoption, ma anche molti riferimenti al matrimonio. Il testo è diviso in due sezioni, la prima introduce ex novo nell’ordinamento italiano l’istituto dell’unione civile tra le persone dello stesso sesso come specifica formazione sociale, la seconda disciplina la convivenza di fatto, sia eterosessuale che omosessuale, ed è essenzialmente volta a recepire nell’ordinamento legislativo le evoluzioni della giurisprudenza già consolidate nell’ambito dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi.
Nell’unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquisiscono gli stessi diritti e gli stessi doveri, dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Cancellato, invece, l’obbligo di fedeltà. Nell’unione civile il regime patrimoniale, salvo diversa indicazione, sarà la comunione dei beni. Vengono sempre applicati gli articoli del Codice Civile riferiti agli alimenti, alla successione e alla reversibilità, lo stesso vale per il cognome con in più la possibilità, come nelle coppie etero, che uno dei due possa assumere il cognome dell’altro o aggiungerlo al proprio. Previsto il divorzio lampo per lo scioglimento dell’unione, ma senza il periodo di separazione come previsto nel matrimonio “classico”.

IL RITARDO DELL’ITALIA IN EUROPA
Fino a ieri, l’Italia era uno dei sette paesi (in compagnia di Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania) dell’Unione Europea, su 28, che non prevedeva alcuna normativa riguardo le unioni civili tra persone dello stesso sesso, nonché l’unica delle sei nazioni fondatrici dell’Unione Europea a non riconoscere questo istituto. La prima nazione al mondo ad aver autorizzato le unioni civili tra persone omosessuali è stata la Danimarca nel 1989, mentre nel giugno del 2012 è stato dato il via libera alle coppie gay di sposarsi davanti alla Chiesa Luterana di Stato. Qui le coppie gay possono adottare i minori dal 2010, mentre la stepchild adoption è stata introdotta nel 1999. Il Belgio è il secondo paese che ha riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso, anche se all’inizio la legge non prevedeva né l’adozione né la stepchild adoption, introdotta successivamente, sia per coppie gay che tradizionali il 20 aprile del 2006. Nella cattolicissima Spagna la legge è in vigore dal 3 luglio 2005, è possibile contrarre matrimonio civile anche per le coppie omosessuali, nonché la possibilità di adottare l’uno i figli dell’altro partner, siano essi biologici che adottivi. In Olanda il matrimonio è aperto alle persone dello stesso sesso dal 1° aprile 2001, prevista anche l’adozione congiunta dei minori da parte delle coppie dello stesso sesso. L’8 gennaio 2010 anche il parlamento portoghese ha approvato la proposta di legge per regolarizzare il matrimonio omosessuale, mentre per le adozioni di minori da parte di coppie dello stesso sesso è stata approvata nel febbraio del 2016. In Francia sia il matrimonio che l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso è in vigore dal 2013. In Lussemburgo dal gennaio del 2015.
Nel Regno Unito persone dello stesso sesso possono adottare i minori a partire dal 2002 con la promulgazione dell’Adoption and Children Act, legge che ha permesso l’adozione sia per persone dello stesso sesso che di sesso diverso in Inghilterra e Galles e, successivamente, in Scozia nel 2006 e in Irlanda del Nord nel 2013. Prima di queste riforme ogni membro di queste coppie poteva adottare, ma i figli risultavano come figli di genitori single e il partner veniva escluso dalla genitorialità e da qualsiasi legame di parentela. nell’aprile del 2015 è la volta dell’Irlanda con la Children and Family Relationship Bill, legge che regolamenta l’adozione da parte di genitori dello stesso sesso uniti civilmente. Successivamente un referendum ha introdotto anche il matrimonio per le coppie gay le quali, possono anche adottare dei minori. Dal 2003 in Svezia le coppie di fatto sono riconosciute e tutelate indipendentemente dalla loro composizione sessuale, possono adottare e dal maggio 2009 è stato legalizzato anche il matrimonio civile o religioso. Nessuna differenza tra coppie omosessuali o eterosessuali davanti alla legge in materia di matrimonio o adozione in Norvegia, a partire dal 2009. In Islanda nel 2006 sono state legalizzate prima le adozioni, poi le nozze nel 2010. Dal 2014 a Malta le coppie, indipendentemente dal sesso dei componenti possono accedere a un’unione chiamata Civil Union con una serie di diritti simili a quelli del matrimonio ivi compresa la possibilità di adottare. In Austria la legge sulle unioni civili è entrata in vigore il primo gennaio 2010, mentre nel 2015 è stato revocato il diritto di adozione per le coppie omosessuali con la possibilità di accedere alle procedure per adottare come per le coppie etero. In Germania la legge è entrata in vigore nel febbraio del 2001, qui è possibile l’adozione del figlio del partner, ma non l’adozione di minori da parte di coppie gay. Dopo la Croazia che ha approvato le unioni civili nel 2015, anche l’Estonia, primo paese ex Urss ad approvare una legge per regolare i rapporti tra coppie dello stesso sesso e la stepchild adoption. In Slovenia i matrimoni gay sono stati legalizzati nel 2015, ma, in seguito ad un referendum, la legge è stata successivamente abrogata. È però rimasta in vigore una normativa del 2006 che consente unioni civili e stepchild adoption. In Ungheria nel 2009 è stat approvata una legge che prevede l’unione civile, fornisce diritti patrimoniali ed ereditari, ma non consente l’equiparazione al matrimonio, l’adozione e la stepchild adoption. Nel dicembre del 2015 anche la Grecia ha approvato le unioni civili, ma non le adozioni e la stepchild. Un simile provvedimento è stato approvato anche da Cipro.

IL RESTO DEL MONDO
E nel resto del mondo? In Canada la legge sui matrimoni gay e del luglio 2005, nel 2006 in Sudafrica. Il primo paese sudamericano a introdurre questa legge è stata l’Argentina nel luglio 2010, seguito dall’Uruguay nel 2013. In Nuova Zelanda il provvedimento è stato approvato nel 2013 come per il Brasile, dove però le unioni civili erano già permesse dal 1999. La Colombia ha recentemente consentito il matrimonio tra persone dello stesso sesso e anche il Messico sta valutando di adottare lo stesso provvedimento (per il momento sono pochi gli Stati che lo permettono). Negli Stati Uniti, infine, la storica sentenza della Corte suprema del giugno 2015 ha reso incostituzionali le leggi che li vietavano, legalizzandoli così in tutto il paese. Prima della decisione erano 38 gli Stati che non proibivano le nozze tra persone dello stesso sesso.

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Bitcoin: cosa sono, come funzionano https://www.t-mag.it/2016/05/06/bitcoin-cosa-sono-e-come-funzionano/ https://www.t-mag.it/2016/05/06/bitcoin-cosa-sono-e-come-funzionano/#comments Fri, 06 May 2016 12:38:27 +0000 http://www.t-mag.it/?p=104056 internetL’inventore dei bitcoin è veramente l’imprenditore australiano Craig Steven Wright? È lui Satoshi Nakamoto, il padre della moneta elettronica che si cela dietro questo pseudonimo? La faccenda si complica. Le prove fornite da Wright a supporto della sua affermazione sono state smontate una dopo l’altra da esperti ricercatori di sicurezza informatica. Si conoscerà mai la verità? Di sicuro bisognerà aspettare ancora un po’.
Scoprire chi si nasconde dietro il nome Nakamoto è diventata una vera ossessione per informatici, appassionati e giornalisti. Il settimanale Newsweek credeva di aver risolto il mistero affermando di aver individuato il creatore della valuta elettronica in un 64enne californiano di origini giapponesi che però ha sempre negato di essere il cervello dietro la creazione dei bitcoin. Lo scorso dicembre Wired e Gizmodo affermarono di essere in possesso di mail e documenti che provavano, senza ombra di dubbio, che il vero inventore della moneta virtuale fosse in realtà Craig Steven Wright. Un ex dipendente di Nakamoto in maniera anonima dichiarava di aver hackerato la posta dell’imprenditore australiano scoprendone la vera identità. Dichiarazioni all’epoca smentite da Craig, ma tornate in auge proprio in questi giorni, è veramente lui il papà dei bitcoin? Il mistero si infittisce.

Creato da Satoshi Nakamoto nel 2009, il bitcoin è una valuta elettronica unica nel suo genere perché non ha una banca centrale che ne controlla e ne regola l’immissione nel mercato. Si tratta di una valuta senza padrone che può essere usata in transazioni commerciali a livello globale come mezzo di pagamento sicuro ed anonimo. Nessuno ne controlla la diffusione, i bitcoin vivono di vita propria solo all’interno dei conti online.

Esistono tre modi legali per ottenere bitcoin: il commercio, se si dispone di un’attività commerciale si possono tranquillamente accettare come mezzo di pagamento; il trading online, i bitcoin possono essere comprati in una delle borse dedicate come BTC China o Bitstam; attraverso il mining, ossia attraverso procedure open source di peer-to-peer e analisi crittografie per decriptare gli algoritmi alla base del bitcoin per generare nuova moneta, operazioni che però richiedono enormi capacità di calcolo da parte di computer e hardware dedicati. Si tratta del vero primo esempio di criptovaluta. Il numero dei bitcoin è limitato a 21 milioni, ad oggi ne sono stati generati solo 11 dei bitcoin totali. Il sistema è strutturato in modo da richiedere sempre maggiori capacità di calcolo rendendo l’attività di mining sempre più complessa e dispendiosa. Questo procedimento di crescita della moneta ne determina un andamento stabile e non alterabile nel tempo mettendo al riparo la moneta dalle fluttuazioni di valore. Un procedimento che di fatto limita l’inflazione dovuta all’aumento della quantità di denaro virtuale in circolo, anzi, crea deflazione in quanto il suo valore reale aumenterà nel tempo in maniera spropositata, mentre quello di scambio si avvicinerà sempre di più allo zero. Il valore dei bitcoin cambia con il tempo, attualmente è intorno ai 450 dollari, nel 2013 è cresciuto fino ad arrivare intorno ai 1.000 dollari, oggi le fluttuazioni quotidiane si aggirano intorno ai 30-40 dollari, fluttuazioni che la rendono inadatta come forma di risparmio, ma molto efficace come forma di investimento.

È senza dubbio che i bitcoin, come mezzo di pagamento, sono in grado di offrire numerosi vantaggi a patto di trovare una controparte che accetti questa moneta. In particolare la libertà di pagamento, è possibile trasferire fondi in ogni momento e da ogni parte del mondo senza limitazioni, burocrazia o controlli esterni. Non esistono commissioni per la ricezione di bitcoin, mentre per il pagamento è possibile scegliere quale commissione applicare in base alla velocità di conferma del pagamento che si vuole ottenere.
I bitcoin, poi, offrono meno rischi per i commercianti in quanto le transazioni in questa valuta non contengono informazioni personali rendendo così un commercio più aperto nei confronti di altri mercati e riducendo al contempo i pericoli di frode o furto di identità. Infine la trasparenza, ogni transazione è disponibile e può essere consultata tramite la rete bitcoin, rete protetta e sicura, in grado di lasciare traccia di ogni transazione avvenuta, ma, allo stesso tempo, ne garantisce il totale anonimato, la sicurezza e la non tracciabilità. Vantaggi che l’hanno resa la moneta più usata nel mercato nero e nel famoso deep web.

In realtà è ancora abbastanza difficile usare i bitcoin perché molte attività commerciali, siti web e negozi fisici, ancora non li accettano e questo ne rende complicato il loro impiego, inoltre si tratta di denaro ancora molto volatile proprio perché il suo valore è molto sensibile e legato ai singoli eventi, senza contare che si tratta di una valuta ancora giovane e in costante via di sviluppo.

Scopriremo mai chi ha inventato veramente i bitcoin, ma, soprattutto, diventeranno una valida alternativa ai sistemi di pagamento “tradizionali”? Ai posteri l’ardua sentenza.

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I campioni dello sport e i social media https://www.t-mag.it/2016/03/29/i-campioni-dello-sport-e-i-social-media/ https://www.t-mag.it/2016/03/29/i-campioni-dello-sport-e-i-social-media/#respond Tue, 29 Mar 2016 13:53:24 +0000 http://www.t-mag.it/?p=102569 rossi_socialValentino Rossi e la Ferrari sono i più amati in Italia dai fan del motorsport. È questo quello che emerge dall’ultimo report Repucom che ha analizzato i profili di oltre 26 milioni di fan italiani. Più del 64% della popolazione italiana tra i 16 e i 69 anni (60% uomini) si interessa di motori, in particolare il 70% è appassionato di F1, mentre gli amanti della MotoGP sono il 65%. Seguono le altre competizioni come il Rally di Dakar con il 31,7%, la 24H di Le Mans con il 32,8% e il campionato di SBK con il 32,7%. Il report analizza anche le modalità di fruizione del motorsport in Italia: il 14% ama vedere le gare dal vivo, mentre l’80% preferisce vederle comodamente in TV. Apprezzata anche la copertura fornita dall’informazione giornalistica con il 50% delle preferenze dagli appassionati di SBK, seguita da F1 e MotoGP al 40%. La ricerca mostra anche quali sono i personaggi sportivi più amati dai fan grazie al tool Celebrity DBI. Nella F1 la più amata è la Ferrari con l’84% delle preferenze, seguita dalla Mc Laren con il 4% e dalla Mercedes con il 3%. Nella MotoGP il team con più preferenze in assoluto è la Yamaha, 36%, seguita dalla Ducati con il 12%. Il pilota più seguito è Valentino Rossi con un punteggio DBI di 89,6 punti che colleziona ben 12 milioni di fan su Facebook, 4,1 milioni su Twitter e 2,5 milioni su Instagram. Niente male se consideriamo che nel 2010 Valentino Rossi ancora non aveva un suo profilo ufficiale sui social network e che il suo primo sito web andò online nell’agosto del 2009, un po’ tardi rispetto ad altri atleti. Jorge Lorenzo viene subito dopo Lewis Hamilton della F1 come pilota più seguito, il rider rivale del Dottore fu il primo nel 2009 ad aprire un profilo Twitter nel mondo della MotoGP, famoso il cartello che esibiva in griglia prima della partenza che diceva: ”If you can’t follow me on the track, follow me on Twitter”.
Questi dati dimostrano come sport e social media creano un connubio sempre più forte e solidale. Ormai non si può prescindere, ogni campione dello sport deve avere uno o più profili social, siano essi gestiti da social manager o direttamente dagli atleti. I social network sono il mezzo di comunicazione ideale dove brand, atleti e appassionati sfruttano tutta una serie di elementi a loro congeniali che sono alla base della passione sportiva. La convivialità, ossia il piacere di seguire un evento sportivo insieme ai propri amici, ma in contemporanea con un pubblico di sostenitori e appassionati in tutto il mondo. La socialità e il protagonismo, che permette a tutti noi di poter esprimere commenti, giudizi e critiche usando i social interagendo direttamente con il campione. La continuità, siamo sempre connessi e aggiornati sui nostri beniamini, basta visitare i loro profili social. L’interazione, i social scatenato dinamiche di scambio e coinvolgimento in tempo reale prima, durante e dopo un evento sportivo. Social network come anello di congiunzione tra fan e campioni sportivi, un modo più diretto, veloce per seguire i nostri beniamini e interagire con loro creando una community. Ma l’uso dei social nel mondo dello sport non è di solo appannaggio dei fan, sono le stesse società sportive e i campioni che puntano su questo tipo di comunicazione, una comunicazione che si sviluppa su più canali simultaneamente dove l’audience può essere tracciata, misurata e valutata diventando di fatto uno strumento importantissimo nelle mani dei brand manager per affinare l’identità del marchio, l’immagine, la forza, la consapevolezza. Strategie di comunicazione che si basano sull’accessibilità alle esperienze e, soprattutto, ai contenuti “behind the scene”, i più ghiotti per i supporter, ma anche sull’ascolto dei bisogni dei propri fan, sul tipo di informazione da condividere, sull’emozione, la partecipazione e il coinvolgimento con attività di marketing dedicate agli utenti, le cosiddette attivazioni volte a creare contenuti, traffico e awarness sia per il campione che per il brand stesso.

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Il sistema pubblico di identità digitale (Spid) è online https://www.t-mag.it/2016/03/15/il-sistema-pubblico-di-identita-digitale-spid-e-online/ https://www.t-mag.it/2016/03/15/il-sistema-pubblico-di-identita-digitale-spid-e-online/#respond Tue, 15 Mar 2016 16:29:15 +0000 http://www.t-mag.it/?p=102036 Da questa mattina è disponibile l’accesso allo Spid, il sistema pubblico di identità digitale promosso dal governo italiano. Con una sola password valida per computer, tablet e smartphone sarà possibile accedere ai servizi online della pubblica amministrazione e dei privati che aderiranno al progetto. Situazione contributiva, iscrizioni scolastiche, prenotazioni sanitarie, pratiche d’impresa, d’ora in poi saranno gestite in questa maniera.

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La svolta dei New Media e del New Internet https://www.t-mag.it/2014/03/12/la-svolta-dei-new-media-e-del-new-internet/ https://www.t-mag.it/2014/03/12/la-svolta-dei-new-media-e-del-new-internet/#respond Wed, 12 Mar 2014 13:34:33 +0000 http://www.t-mag.it/?p=76642 new mediaSe non fosse per i New Media e per il cosiddetto New Internet, che da soli hanno generato una crescita del 18% rispetto al 2012, il mercato complessivo dei media presenterebbe probabilmente un calo più ampio dell’attuale 5%. Sono dunque i nuovi device “smart”, quelli abilitati quindi al New Internet (componente cresciuta del 73%), a trainare il mercato globale di un settore che nel 2013 ha raggiunto un valore di 1,9 miliardi di euro.
Il focus dell’Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano presentato nel corso del Convegno Internet Media: verso i 2 miliardi di euro grazie a Mobile, Video, Social e Data-driven Advertising spiega appunto che New media e New Internet sono imprescindibili l’uno dall’altro. Questo perché alla base della crescita del secondo, quindi del New Internet, c’è la rapida diffusione dei dispositivi mobile, quindi dei New Media, che senza il New internet sarebbero pressoché inutili.
Per l’Osservatorio, come spiega anche La Stampa, la crescita si deve a sette fattori: Smartphone, Tablet, SmartTv, Social Network, le App, i Video e i nuovi modelli di revenue, ovvero quelle modalità per guadagnare diversamente attraverso le App, senza ricorrere alla vendita diretta. Quando si parla di modelli di revenue si intende quindi una modalità di vendita a prescindere da quella semplice e diretta (questo perché la concorrenza è sempre più aspra, soprattutto in un settore come quello delle App): l’advertising è uno di questi modelli, quindi la pubblicità in banner all’interno delle applicazioni stesse. Altro modello è rappresentato dal cosiddetto “freemium”, un applicazione con funzionalità di base gratuite che offre versioni “pro” (complete di tutti i contenuti) a pagamento. Altro escamotage è la vendita di beni virtuali, un po’ come comprare le vite in CandyCrush Saga o comprare oggetti bloccati in The Sims Mobile. Anche l’abbonamento dei servizi streaming come Spotify e Netfix è un modo alternativo per generare ricavi attraverso la vendita non diretta.
Ai sette fattori se ne aggiunge un altro: il Data-driven Advertising, ovvero la pubblicità guidata dai dati personali degli internauti, proponendo quindi a questo o all’altro utente una pubblicità consona alle sue preferenze.
Guardando i singoli fattori si nota come, nel 2013, i ricavi media su smartphone siano lievitati del 167% arrivando a superare i 200 milioni di euro; su tablet del 94% arrivando a superare i 50 milioni di euro; e su SmartTv dell’85% sfiorando i 25 milioni di euro.
La dimostrazione maggiore di quanto detto finora arriva dai ricavi generati dalle applicazioni, cresciuti del 120% a 130 milioni di euro. Le pubblicità sui social network hanno generato ricavi di 100 milioni di euro, +75%; e i video di 260 milioni, +37%. I modelli revenue invece quasi 70 milioni, quindi il 43% in più rispetto all’anno precedente.
La crescita dei dati economici delle singole componenti è la conseguenza diretta dell’aumento dell’utilizzo delle stesse: il 75% degli internauti usa almeno un altro dispositivo mentre guarda la tv; mediamente vengono installate oltre 30 app (anche se poi ne vengono usate molte meno e per pochissimo tempo), ben 27 milioni di italiani si dichiarano utenti attivi dei social network (l’82% del totale degli internauti) e quasi lo stesso numero di italiani guarda video in rete per un tempo medio di 33 minuti al giorno.
I social network, in particolare, forniscono una forte spinta ai media, basti pensare alle tantissime fan page dedicate ai canali radio e tv, ai programmi o ai quotidiani. Proprio nel caso dei quotidiani risulta che il 33% di chi legge una notizia pubblicata da un giornale sul social network, si connette poi al sito.

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L’Osservatorio – ANNO 2014 https://www.t-mag.it/2014/01/13/losservatorio-anno-2014/ https://www.t-mag.it/2014/01/13/losservatorio-anno-2014/#comments Mon, 13 Jan 2014 09:28:34 +0000 http://www.t-mag.it/?p=73497 La società dell’informazione (28 luglio 2014)
Come paghiamo cara l’austerità (21 luglio 2014)
La società borderline (14 luglio 2014)
Occupazione: il flop dell’austerity (07 luglio 2014)
La solitudine al tempo di Internet (23 giugno 2014)
I mille volti della povertà (09 giugno 2014)
La mobilità elettorale che favorisce il Pd (02 giugno 2014)
Il welfare nell’Europa che invecchia (12 maggio 2014)
Disoccupazione record: la colpa è anche dei salari bassi (05 maggio 2014)
Laureati, disoccupati e scoraggiati (14 aprile 2014)
Scenari di previsione per l’eurozona (07 aprile 2014)
Il crollo dell’occupazione dall’inizio della crisi (01 aprile 2014)
Pil pro-capite e redditi reali (31 marzo 2014)
La migliore forma dello Stato per gli italiani (25 marzo 2014)
Scenari economici delle principali economie (24 marzo 2014)
L’Italia in affanno nell’Europa che cambia (17 marzo 2014)
L’Italia della povertà (10 marzo 2014)
Il circolo vizioso delle imprese (03 marzo 2014)
12 indicatori per la competitività dell’Italia (24 febbraio 2014)
Famiglie con l’incubo povertà (17 febbraio 2014)
Per la ripresa c’è ancora da aspettare (10 febbraio 2014)
La crisi che infrange il sogno europeo (3 febbraio 2014)
Neet: l’esercito dei giovani «senza» (27 gennaio 2014)
La vita in apnea scippata del futuro (20 gennaio 2014)
Cala la fiducia. Anche nel prossimo (13 gennaio 2014)
Italiani pessimisti per colpa della crisi (9 gennaio 2014)

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Popolo di navigatori ma non su internet https://www.t-mag.it/2013/12/30/popolo-di-navigatori-ma-non-su-internet/ https://www.t-mag.it/2013/12/30/popolo-di-navigatori-ma-non-su-internet/#respond Mon, 30 Dec 2013 17:35:03 +0000 http://www.t-mag.it/?p=73117 internet_politica“Chi ci libererà dei Greci e dei Romani?” Per secoli le civiltà europee si sono misurate con questa domanda, impegnate nella disputa sugli antichi e sui moderni. Solo ai nostri giorni la domanda ha avuto una risposta esplicita che può essere riassunta in una parola: tecnologia. Perché fin quando gli uomini viaggiavano in diligenza, pensieri e ragionamenti si muovevano in un contesto in cui la velocità media di spostamento, salvo rare eccezioni, non poteva superare i dieci chilometri l’ora. Con l’avvento della tecnologia il mondo non ha cambiato solo gli strumenti ma i suoi paradigmi, le sue misure, il modo stesso di vedersi e di tracciare il futuro.
Lo scrittore e “futurologo” statunitense Alvin Toffler l’ha chiamata “terza ondata”: la prima è stata quella della scrittura e della stampa che permisero all’uomo di comunicare a distanza. E anche se sono passati molti secoli tra la scrittura (terzo millennio A.C.) e la stampa (XVI secolo D.C.), per Toffler i due mezzi rientrano nello stesso fenomeno sociale perché la stampa rese solo più veloce, economico e meno faticoso quello che prima veniva fatto a mano. La seconda ondata è stata quella dei mezzi di comunicazione di massa, alimentata da scoperte che hanno consentito di inviare contemporaneamente lo stesso messaggio a un numero elevatissimo di destinatari. Tra fine Ottocento e inizio Novecento furono inventati il telegrafo, la radio, il telefono, il cinema, la televisione. La “terza ondata” è quella che stiamo vivendo in questi anni, con l’avvento dei “self-media”, degli strumenti cioè, dove ciascuno diventa il centro di una rete sterminata di nodi di comunicazione. Se i mass media inviavano messaggi alle masse, ma i mittenti erano relativamente pochi, con i self media cambia completamente la prospettiva e la comunicazione diventa “uno a uno”. Anzi torna a essere personale, con la differenza, rispetto al passato, che si può comunicare ovunque e con chiunque, in tempo reale e senza limiti.
Le tre “ondate” teorizzate da Toffler fanno emergere non solo gli impatti che hanno avuto sul modo di vivere ma anche la sproporzione temporale che ne segna l’evoluzione: la prima “ondata” riguarda il 99,8% della storia dell’uomo, la seconda lo 0,19%, la terza, quella cioè che stiamo vivendo, appena lo 0,01%.
Internet, per l’impatto che ha avuto sulla vita di miliardi di persone, è l’icona più rappresentativa dei cambiamenti che riguardano questi anni. Ma è anche più di un simbolo: è la più grandiosa infrastruttura di comunicazione realizzata dall’uomo. Si stima che ci siano oltre 600 miliardi di documenti che popolano la rete, tra quelli immediatamente accessibili e quelli archiviati nello strato sottostante che costituisce il cosiddetto il web profondo (intranet, archivi online, ecc). Un sistema globale di diffusione di informazioni e conoscenze che non ha precedenti. Tutto è cambiato in pochissimo tempo. Ancora negli anni Cinquanta e Sessanta, le teorie economiche si basavano sul capitale “fisico” e la tutela dei mercati interni. La convinzione diffusa era che i Paesi che incoraggiavano gli investimenti in macchinari e mettevano in atto politiche protezionistiche sarebbero riusciti a crescere più rapidamente. Naturalmente, i macchinari e gli impianti continuano ad avere importanza, ma da soli non sono più sufficienti a produrre crescita perché i mercati richiedono prodotti e processi innovativi, costanti e veloci. Gli studi realizzati negli ultimi decenni mostrano, in maniera inequivocabile, che, più che in ogni altra epoca, la conoscenza è diventata strategica; ed è un sapere nuovo, dinamico, in continua evoluzione e trasformazione. Non tutto è positivo, come non tutto è negativo. Ciò che è certo è che i cambiamenti stanno trasformando profondamente il mondo per come lo abbiamo conosciuto e le tecnologie stanno spostando la storia dell’uomo verso una progressione discontinua e veloce, dove lo scarto non è dato solo dall’accesso alle risorse naturali ma anche (e soprattutto) dall’accesso alle nuove tecnologie.
La separazione tra chi usa internet (tra quanti, cioè sono inseriti nella nuova economia della rete) e quanti invece ne sono esclusi costituisce il cosiddetto “ digital divide”. Una barriera che separa – non solo metaforicamente – chi è agganciato al futuro e chi ne è (o rischia) di essere tagliato fuori dalle sue opportunità. Un fenomeno, questo, che si manifesta non solo all’interno dei confini nazionali ma anche tra gli Stati. Ed è ciò che sta accadendo all’Italia, separata da questa barriera invisibile da quei Paesi che sembrano già essere nel futuro, mentre in realtà vivono soltanto le opportunità che offre il presente.
L’Italia è in fondo alla classifica dei Paesi europei per quanto riguarda l’uso di internet. E’ vero che in dieci anni il numero di italiani che navigano in rete tutti i giorni si è più che triplicato, ma è una crescita segnata prevalentemente dal passo generazionale. Nella fascia di popolazione tra i 54 e i 59 anni, la percentuale di quanti non hanno mai usato internet negli ultimi 12 mesi è pari al 54,8%, sale al 69,1% tra i 60-64enni e al 96,7% tra chi ha più di 74 anni. In Italia, la popolazione tra i 16 e 74 anni che si collega a internet almeno una volta a settimana è pari al 51%, in Svezia il 91%, in Germania il 77%, in Francia il 74%, in Spagna il 62%. Il fenomeno è legato a fattori sociali, culturali ed economici, ma anche alla presenza di infrastrutture adeguate. Perché non è vero (e lo sarà sempre meno) ciò che spesso si sente dire sul fatto che il progresso tecnologico renderà indifferente il luogo dove ciascuno vive, lavora e consuma. Perché essere connessi alla banda larga è come abitare a fianco di una stazione della metropolitana: tutto è più raggiungibile e veloce. E persino gli immobili hanno più valore. In Italia, le famiglie che dispongono da casa di un accesso a internet a banda larga sono il 52%, mentre in Svezia toccano l’86% e in Germania il 78%.
Per millenni, abilità, manualità e saggezza sono state trasferite da una generazione all’altra. Oggi il flusso si è invertito e i padri di oggi, a cavallo tra società analogica e digitale, si trovano in una condizione mai verificatasi prima: quella di chiedere ai figli di trasferirgli conoscenze anche sugli strumenti abitualmente usati sul luogo di lavoro. Questa è la conferma che qualcosa di straordinario e senza precedenti sta accadendo. E se non saremo in grado di colmare velocemente il divario che oggi ci separa dei Paesi più avanzati, il futuro dell’Italia rischia di non essere così straordinario come il passato che abbiamo conosciuto.

Questo articolo è stato pubblicato su l’Unità del 30 dicembre 2013. Sfoglia l’indagine Tecnè in pdf

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