Primo piano – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Tue, 14 Jul 2020 12:21:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.4 Lavoro: 263 mila assunzioni previste dalle imprese a luglio https://www.t-mag.it/2020/07/14/lavoro-263-mila-assunzioni-previste-dalle-imprese-a-luglio/ https://www.t-mag.it/2020/07/14/lavoro-263-mila-assunzioni-previste-dalle-imprese-a-luglio/#respond Tue, 14 Jul 2020 12:21:24 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148985 Ma rispetto allo stesso periodo del 2019 si prospetta un calo complessivo delle entrate pari a -38,6%, i contratti proposti sono soprattutto a termine. I dati Unioncamere

di Redazione

Sono 263 mila le assunzioni previste dalle imprese nel mese a luglio, ma rispetto allo stesso periodo del 2019 si prospetta un calo complessivo delle entrate pari a -38,6% (più marcato nell’industria che nei servizi), primi effetti sul lavoro della crisi economica derivata dal lockdown per contenere la diffusione del Covid-19. Allo stesso tempo, si riducono le imprese che programmano assunzioni (sono il 10%, contro il 16% di un anno fa). Per il trimestre luglio-settembre le entrate previste si attestano a 622 mila, evidenziando incertezza soprattutto per il mese di settembre. È quanto emerge dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di luglio.

Le figure professionali più richieste in questo periodo riguardano anzitutto le attività commerciali e del turismo a partire dagli addetti nelle attività di ristorazione (circa 57 mila), dal personale non qualificato nei servizi di pulizia (circa 34 mila) e dagli addetti alle vendite (oltre 20 mila). A tale proposito, va ricordato che Unioncamere e Isnart (Istituto nazionale di ricerche turistiche) avevano di recente osservato come il 15% delle strutture alberghiere ed extralberghiere non abbia ancora riaperto i battenti per la stagione estiva, con ripercussioni occupazionali rilevanti, considerato che il 98,4% delle imprese ritiene di dover ridurre gli addetti – fissi e stagionali – rispetto allo scorso anno.

Per quanto riguarda le previsioni di assunzioni a luglio, i contratti proposti dalle imprese sono soprattutto a termine, tipologia che cresce di tre punti percentuali rispetto al 2019 (59,5% contro 56,3%). Parallelamente in questa fase diminuiscono i contratti a tempo indeterminato (17% contro 20,2%). Leggero incremento per i contratti di apprendistato (5,4%, +0,3 punti), mentre diminuisce la previsione per i contratti di somministrazione (8,4%, -1,4 punti).

Si registrano difficoltà di reperimento nel 37% delle ricerche per gli operai specializzati (in particolare operai e artigiani nel settore delle costruzioni, fonditori e saldatori, meccanici e montatori) e in circa il 40% delle ricerche per i tecnici (soprattutto tecnici informatici, tecnici della sanità, tecnici dei rapporti con i mercati), ma il mismatch tra domanda e offerta è di tipo qualitativo e riguarda soprattutto competenze ed esperienza, con radici nel mancato collegamento tra sistema formativo e imprese oltre che nelle carenze dell’orientamento e dei servizi per il lavoro.

Le prospettive di assunzioni a luglio vanno meglio, al di sopra della media nazionale, nelle regioni del Nord-est (in particolare Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Veneto che compensano la flessione tra -19% e  -35% rispetto al 2019) e per quelle del Sud e Isole (in particolare Sardegna, Calabria e Puglia con una flessione compresa tra -30% e -34%), trainate dalla stagione turistica. Il Centro registra una riduzione delle entrate del 37% rispetto a un anno fa, mentre la ripresa nel Nord-ovest è più lenta (-48,5% le entrate rispetto al 2019).

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Prosegue il calo della popolazione in Italia https://www.t-mag.it/2020/07/13/prosegue-il-calo-della-popolazione-in-italia/ https://www.t-mag.it/2020/07/13/prosegue-il-calo-della-popolazione-in-italia/#respond Mon, 13 Jul 2020 12:11:32 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148960 L’Istat rileva al 31 dicembre 2019 un nuovo minimo storico di nascite. Inoltre meno cittadini stranieri, ma più italiani in fuga

di Redazione

I dati Istat confermano un trend che prosegue dal 2015: al 31 dicembre 2019 la popolazione residente è inferiore di quasi 189 mila unità (188.721) rispetto all’inizio dell’anno e il persistente declino, avviatosi appunto nel 2015, ha portato a una diminuzione di quasi 551 mila residenti in cinque anni. Non solo: «Rispetto all’anno precedente, si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, un lieve aumento dei decessi e più cancellazioni anagrafiche per l’estero».

Quello delle nascite è un problema serio, in Italia. Con ripercussioni (presenti e future) non solo sulla composizione della società, ma anche sul mercato del lavoro (quindi sull’economia) e con il rischio di un peggioramento dovuto alla pandemia, come già osservato di recente proprio su queste pagine.

Stranieri in calo, aumenta l’emigrazione di italiani

Inoltre, spiega l’Istat, il numero di cittadini stranieri che arrivano nel nostro paese è in calo (-8,6%), mentre prosegue l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani (+8,1%). Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.244.639 unità, quasi 189 mila in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,3%). Rispetto alla stessa data del 2014 diminuisce di 551 mila unità, confermando la persistenza del declino demografico che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni.

Il calo di popolazione residente è dovuto ai cittadini italiani, che al 31 dicembre ammontano a 54 milioni 938 mila unità, 236 mila in meno dall’inizio dell’anno (-0,4%) e circa 844 mila in meno in cinque anni: una perdita consistente, di dimensioni pari, ad esempio, a quella di province come Genova o Venezia.

Nello stesso periodo, al contrario, la popolazione residente di cittadinanza straniera è aumentata di oltre 292 mila unità attenuando in tal modo la flessione del dato complessivo di popolazione residente. Il ritmo di incremento della popolazione straniera si va tuttavia affievolendo. Al 31 dicembre 2019 sono 5.306.548 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe, l’8,8% del totale della popolazione residente, con un aumento, rispetto all’inizio dell’anno, di sole 47 mila unità (+0,9%).

(fonte: Istat)

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Sondaggio Tecnè: il consenso ai partiti e la fiducia nel governo https://www.t-mag.it/2020/07/10/sondaggio-tecne-il-consenso-ai-partiti-e-la-fiducia-nel-governo-7/ https://www.t-mag.it/2020/07/10/sondaggio-tecne-il-consenso-ai-partiti-e-la-fiducia-nel-governo-7/#respond Fri, 10 Jul 2020 15:27:51 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148956 L’81,4% di chi dichiara il voto al M5s vorrebbe il premier Giuseppe Conte capo politico. Lega e FdI in leggero calo, crescono lievemente Pd e M5s: i risultati dell’ultimo Monitor Italia di Tecnè in collaborazione con l’Agenzia Dire

di Redazione

La Lega perde lo 0,2% rispetto alla scorsa settimana e si attesta, al 10 luglio, al 25,3%. Cresce dello 0,2% il Pd, che si porta al 20,4%, mentre Fratelli d’Italia arretra leggermente (15,8%, -0,1%) e il M5s guadagna lo 0,1%, al 14,7%. È quanto emerge dall’ultimo Monitor Italia realizzato da Tecnè per l’Agenzia Dire. Forza Italia si attesta all’8,2%, Italia Viva si colloca al 2,9% (-0,1%), Azione scende al 2,8% (-0,1%). La Sinistra sale al 2,7% (+0,2%), i Verdi passano all’1,8% (-0,1%) e +Europa si attesta all’1,8%. Gli altri partiti raccolgono il 3,6% delle preferenze (-0,1%). L’area dell’astensione e degli incerti si attesta al 10 luglio al 43% (+0,1%).

Cala dello 0,1% la fiducia nel governo Conte, che si attesta ora al 29,5% e contestualmente scende leggermente la quota di quanti dichiarano di non avere fiducia, (66,1%, -0,1%).

Tra gli elettori del M5s, secondo il Monitor Italia di Tecnè e Agenzia Dire, l’81,4% vorrebbe il premier Giuseppe Conte capo politico del Movimento, appena il 15,1% risponde di no (non sa il 3,5%). Come cambierebbe, allora, lo scenario in caso di Conte leader del M5s? Per i partiti del centrodestra – Lega, FdI e FI – la situazione resterebbe la medesima (attestandosi rispettivamente al 25,3%, al 15,8% e all’8,2%), mentre il Pd dal 20,4% passerebbe al 16,8% e il M5s crescerebbe dal 14,7% al 20,2%. Diminuirebbero inoltre i consensi per La Sinistra (dal 2,7 al 2%), Verdi e +Eu.

NOTA METODOLOGICA
Campione di 1.000 casi, rappresentativo della popolazione maggiorenne italiana, articolato per sesso, età, area geografica
Estensione territoriale: intero territorio nazionale
Interviste effettuate il 9-10 luglio 2020 con metodo Cati, Cawi
Totale contatti: 6.012 (100%) – rispondenti: 1.000 (16,6%) – rifiuti/sostituzioni: 5.012 (83,4%)
Margine di errore +/-3,1%
Soggetto che ha realizzato il sondaggio: Tecnè srl
Committente: Agenzia DIRE
Il documento completo sul sito: sondaggipoliticoelettorali.it  

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La più grande eredità della pandemia? La paura https://www.t-mag.it/2020/07/09/la-piu-grande-eredita-della-pandemia-la-paura/ https://www.t-mag.it/2020/07/09/la-piu-grande-eredita-della-pandemia-la-paura/#respond Thu, 09 Jul 2020 15:03:42 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148924 A suggerirlo l’ultimo rapporto Censis-Assogestioni. Timori per la situazione economica familiare, aumenta il ricorso al risparmio. L’allarme Oxfam: con il Covid aumenta la fame nel mondo

di Redazione

La principale eredità della pandemia tra gli italiani? Inutile girarci intorno: la paura. A suggerirlo l’ultimo rapporto Censis-Assogestioni sul tema del valore della diversità nella scelta di investimento prima e dopo il Covid-19. Dal rapporto, infatti, emerge che il 67,8% degli italiani ha paura per la situazione economica familiare e la percentuale sale al 72% tra i millennial e le donne, raggiungendo il 75% al Sud e superando il 76% tra gli imprenditori fino ad arrivare all’82,6% tra le persone con i redditi più bassi.

Il 38,9% degli italiani, spiega ancora lo studio, ha incrementato il proprio risparmio nel periodo del lockdown, percentuale che sale al 49,1% tra coloro che sono risparmiatori abituali. Nel periodo della quarantena sono stati 28 milioni i percettori di reddito le cui entrate non sono state intaccate (pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori del settore privato non in Cassa integrazione o congedo parentale), pari al 71,2% del totale.

Famiglie

La pandemia ha accresciuto le difficoltà delle famiglie. Dall’indagine Le famiglie e l’emergenza Covid-19: una fotografia attuale, realizzata dal Forum delle associazioni familiari insieme a RCS MediaGroup, emerge che i problemi sono soprattutto di tipo economico, lavorativi, ma anche dovuti all’assenza di servizi e alla gestione dei figli, per quanto il tempo trascorso insieme a causa del lockdown abbia migliorato i rapporti all’interno del nucleo (lo sostiene il 48% delle famiglie). Tuttavia non c’è ottimismo sul futuro e la paura è un tema evidentemente ricorrente: il 49% prevede un peggioramento della situazione economica, il 47% della situazione lavorativa, il 46% teme ripercussioni negative su svago e tempo libero, il 39 su cultura e istruzione.

Fame nel mondo

Un’altra conseguenza del virus potrebbe l’aumento della fame nel mondo che secondo l’Oxfam, nel rapporto Il virus della fame, specialmente nelle aree devastate da guerre e disuguaglianze, la situazione potrebbe subire un ulteriore peggioramento. Entro la fine del 2020, a detta dell’Oxfam, 12 mila persone al giorno potrebbero morire a causa della fame derivata dalla pandemia di Covid-19. Più di 270 milioni di persone potrebbero soffrire la fame, con un possibile aumento di oltre l’80% rispetto allo scorso anno.

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Gli italiani e le preoccupazioni per i temi ambientali https://www.t-mag.it/2020/07/08/gli-italiani-e-le-preoccupazioni-per-i-temi-ambientali/ https://www.t-mag.it/2020/07/08/gli-italiani-e-le-preoccupazioni-per-i-temi-ambientali/#respond Wed, 08 Jul 2020 14:41:51 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148895 Complice la pandemia, il futuro potrebbe riservare un passaggio da una crisi all’altra, cioè da quella sanitaria a quella ambientale. Come è cresciuta la consapevolezza dei cittadini negli anni?

di Redazione

Nelle ultime settimane la questione ambientale è stata ampiamente dibattuta. Complice la pandemia – come abbiamo ricordato su T-Mag di recente –, il futuro potrebbe riservare un passaggio da una crisi all’altra, cioè da quella sanitaria a quella ambientale (che ha comunque un impatto notevole sulla salute delle persone). Quali sono le percezioni e le preoccupazioni degli italiani?

Nel Rapporto annuale 2020, l’Istat ricorda l’indagine Multiscopo sulle famiglie: aspetti della vita quotidiana, i cui risultati mostrano, per tutto l’arco temporale che va dal 1998 a oggi, che circa la metà degli intervistati (cittadini italiani di età superiore ai 14 anni) manifesta, ad esempio, preoccupazione per l’inquinamento dell’aria. La proporzione nel corso del periodo è aumenta di circa dieci punti percentuali, e nel 2019 ha raggiunto il 53,7%. A fronte di tale crescita costante, afferma ancora l’Istat, si osservano «focalizzazioni della preoccupazione su aspetti specifici che sono modificate nella scala delle priorità, anche a seguito della diversa attenzione del dibattito pubblico e dei movimenti di coscienza civile. La preoccupazione per l’effetto serra che nel 1998 coinvolgeva quasi 6 persone su 10 di 14 anni e più è scesa di circa 20 punti percentuali e nel 2019 si attesta sul 40%. Di senso inverso l’andamento della preoccupazione per i cambiamenti climatici che nel 1998 preoccupava il 36% degli intervistati per raggiungere poi il 55,6% nel 2019».

Tra i problemi legati all’inquinamento del suolo, acqua e foreste il più sentito è, negli anni in esame, l’inquinamento delle acque (circa il 42% degli intervistati). Aumentano di quasi 5 punti percentuali coloro che ritengono l’inquinamento del suolo tra le 5 preoccupazioni prioritarie in tema ambientale (20,3% nel 1998 rispetto al 25,1% nel 2019). Tra le altre preoccupazioni emerge quella legata alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti che nell’arco del ventennio in esame presenta un andamento alternante, nel 2019, ritorna al livello del 1998 (46,7% nel 1998 contro il 47,1% nel 2019).

Differenze per istruzione, età e aree geografiche

Il livello di istruzione incide sulla complessiva consapevolezza ambientale: la quota di cittadini che denunciano preoccupazioni legate allo stato dell’ambiente cresce per molte delle tematiche ambientali all’aumentare del titolo di studio, con differenziali relativi particolarmente elevati per le tematiche della produzione e dello smaltimento dei rifiuti, dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento delle acque.

L’appartenenza alle diverse classi di età incide sulla focalizzazione degli specifici problemi in maniera poco apprezzabile. Le fasce più anziane (75 anni e più) si mostrano relativamente meno sensibili alle problematiche ambientali del resto della popolazione intervistata. Su alcuni temi esiste una rilevante diversità di percezione del rischio tra differenti aree geografiche. I cambiamenti climatici preoccupano il 60,3% degli abitanti del Nord-est rispetto al 51,5% dei residenti del Sud Italia.

Comportamenti dei cittadini

Secondo l’Istat, a fronte di una diffusa preoccupazione sui temi ambientali, i dati rilevati dall’Indagine evidenziano comportamenti non sempre coerenti. Se si rilevano diffusi comportamenti di attenzione agli sprechi (di acqua ed energia) e dunque finalizzati alla conservazione delle risorse naturali (il 67% dichiara di fare abitualmente attenzione a non sprecare energia, il 64,4% a non sprecare l’acqua), molto meno lusinghieri sono i risultati in merito alla scelta di mezzi di trasporto alternativi (18,7%) e all’uso di prodotti usa e getta (21,2%). Il 46,4% dichiara di non adottare mai comportamenti di guida rumorosa al fine di diminuire l’inquinamento acustico.

L’attenzione a tenere comportamenti ecocompatibili non appare una priorità delle fasce giovani, anzi dopo i 25 anni le percentuali di coloro che adottano i comportamenti ecocompatibili analizzati risultano più elevate. Soltanto nella scelta di mezzi di trasporto alternativi i più giovani si distinguono nettamente per comportamenti virtuosi rispetto alle altre fasce di età. Le donne, infine, sono mediamente più attente a mantenere comportamenti di acquisto ecocompatibili rispetto agli uomini.

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Gli effetti sull’economia dell’emergenza sanitaria https://www.t-mag.it/2020/07/07/effetti-economia-emergenza-sanitaria/ https://www.t-mag.it/2020/07/07/effetti-economia-emergenza-sanitaria/#comments Tue, 07 Jul 2020 12:58:19 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148823 Pil in diminuzione dell’11,2% nel 2020, imprese a rischio chiusura, occupazione e redditi in calo: le conseguenze legate al Covid-19 (che non abbiamo ancora visto)
di Redazione

«Nelle ultime settimane, i dati disponibili sull’andamento dell’economia mondiale hanno iniziato a registrare i primi segnali di ripresa dell’attività produttiva legati al progressivo allentamento del lockdown. Permangono limitazioni agli spostamenti internazionali che producono effetti negativi su trasporti aerei e turismo. Anche gli indicatori congiunturali italiani di maggio catturano i primi segni di ripresa dei ritmi produttivi dopo le marcate contrazioni registrate a marzo e aprile. A maggio, rispetto ad aprile, sono aumentate le esportazioni extra-Ue mentre a giugno il miglioramento della fiducia appare generalizzato tra i settori economici». Così scrive l’Istat nella Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. Segnali più positivi del previsto? Non proprio, almeno a leggere le stime di crescita della Commissione europea: l’Italia, a causa dell’emergenza sanitaria e del lockdown per contenere la diffusione del virus, subirà quest’anno il peggior calo nell’UE.

Un ufficio vuoto, molte imprese sono a rischio chiusura nel 2020
Imprese in difficoltà, molte sono a rischio chiusura nel 2020 secondo l’Istat

Il Pil, dunque, si contrarrà dell’11,2%, mentre nell’Eurozona la diminuzione sarà dell’8,7% rispetto al 7,7% inizialmente stimato e nell’UE27 dell’8,3% rispetto al 7,4%. Dopo l’Italia, si collocano Spagna (-10,9%), Croazia (-10,8%) e Francia (-10,6%). La Germania vedrà invece arretrare la sua economia del  6,3%, l’Olanda del 6,8%. Il nostro paese registrerà poi un recupero del 6,1% nel 2021.

Imprese in difficoltà

Al netto dei dati macroeconomici, ci sono altri elementi che non possono essere trascurati. Ce li fornisce ancora l’Istat: «Le misure di contenimento dell’epidemia hanno avuto un impatto significativo sul sistema produttivo italiano. Solo il 32,5% delle imprese (48,3% degli addetti, 54,0% del valore aggiunto) ha dichiarato di avere potuto operare durante le varie fasi di lockdown, mentre il 43,8% (26,9% degli addetti, 21,2% del valore aggiunto) ha dovuto sospendere la propria attività almeno fino al 4 maggio. Le conseguenze economiche hanno riguardato, pur con diverse intensità, l’intero sistema produttivo, colpendo anche il 49,1% delle imprese più produttive, che sono state in condizione di lockdown almeno fino al 4 maggio».

Molte imprese potrebbero non sopravvivere entro l’anno. «L’impatto della crisi sulle imprese – aggiunge infatti l’Istat – è stato di intensità e rapidità straordinarie, determinando seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti, e al 22,5% del valore aggiunto, circa 165 miliardi di euro) ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell’anno. Il pericolo di chiudere l’attività è più elevato tra le micro imprese (40,6%, 1,4 milioni di addetti) e le piccole (33,5%, 1,1 milioni di occupati) ma assume intensità significative anche tra le medie (22,4%, 450 mila addetti) e le grandi (18,8%, 600 mila addetti)».

Lavoro e reddito familiare

Per quanto riguarda il lavoro, secondo l’Ocse la disoccupazione raggiungerà il 12,4% a fine 2020, per poi riscendere all’11%, a patto però che la pandemia resti sotto controllo. «Oltre la metà della popolazione – emerge infine dall’indagine straordinaria sulle famiglie italiane (Isf), condotta fra aprile e maggio dalla Banca d’Italia – dichiara di aver subito una contrazione nel reddito familiare, in seguito alle misure adottate per il contenimento dell’epidemia. L’impatto è stato particolarmente severo per i lavoratori indipendenti». Non solo: più di un terzo degli intervistati «dichiara di disporre di risorse finanziarie liquide sufficienti per

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Come la pandemia aumenta le disuguaglianze sociali https://www.t-mag.it/2020/07/06/come-la-pandemia-aumenta-le-disuguaglianze-sociali/ https://www.t-mag.it/2020/07/06/come-la-pandemia-aumenta-le-disuguaglianze-sociali/#respond Mon, 06 Jul 2020 14:39:31 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148809 L’ultimo rapporto annuale dell’Istat fotografa un paese fragile e non ancora ripreso del tutto dalla crisi del 2008-2009. Con l’emergenza sanitaria, che ha colpito le persone più vulnerabili, i divari potrebbero ora ampliarsi  

di Redazione

Che l’ascensore sociale in Italia sia guasto da tempo, è cosa purtroppo risaputa. Quello che abbiamo potuto apprendere in più, proprio in questi giorni, è che la pandemia, in questo senso, avrà un impatto significativo nelle vite delle generazioni più giovani. In particolare, spiega infatti l’Istat nel Rapporto annuale 2020, «la pandemia da COVID-19 si è innestata su una situazione sociale caratterizzata da forti disuguaglianze, più ampie di quelle esistenti al momento della crisi del 2008-2009». C’è da dire, tuttavia, che la classe sociale di origine influisce ancora in misura rilevante sulle opportunità degli individui nonostante il livello di ereditarietà complessiva in Italia – seguendo, sia pure con ritardo, l’esperienza di molti altri paesi europei – si sia progressivamente ridotto nel volgere delle generazioni. «Per la generazione più giovane tale evoluzione non ha, però, portato effetti positivi in quanto è stata accompagnata da un contemporaneo downgrading della loro collocazione e, dunque, da una diminuzione delle probabilità di ascesa sociale».

Nello specifico, per i nati tra il 1972 e il 1986 la quota di chi sperimenta una mobilità verso il basso (26,6%) è tale da superare – spiega il Rapporto annuale 2020 – i livelli registrati da tutte le generazioni precedenti, inclusa quella più anziana, ossia quella dei nonni (21,8%). Questo peggioramento è tanto più incisivo se si considera che, tra i componenti dell’ultima generazione, la quota di persone mobili in senso discendente supera quella con mobilità ascendente, marcando così una netta discontinuità nell’esperienza storica  compiuta dalle generazioni nel corso di tutto il XX secolo.

Sul fronte del mercato del lavoro – che l’Istat definisce veicolo fondamentale di opportunità e riduzione delle disparità sociali –, i principali indicatori riferiti allo scorso anno mostrano un aumento delle diseguaglianze territoriali, generazionali e per titolo di studio rispetto al 2008. I dati rivelano una riduzione di quelle di genere, ma non è necessariamente una buona notizia perché ciò è avvenuto anche per effetto del peggioramento della situazione occupazionale degli uomini. Le donne, insieme ai giovani e ai lavoratori del Mezzogiorno, restano più esposte a una bassa qualità del lavoro: ad essa sono associate retribuzioni inferiori alla media, elevati rischi di perdita del lavoro e alto livello di segregazione occupazionale.

Un aspetto particolarmente critico, poi, è rappresentato dall’elevato tasso di irregolarità dell’occupazione, più alto tra le donne, nel Mezzogiorno, tra i lavoratori molto giovani e tra quelli più anziani. È un segmento del mercato del lavoro strutturalmente debole e più esposto, nella particolare situazione seguita al diffondersi dell’epidemia, a causa delle difficoltà di accesso agli ammortizzatori sociali e dell’impossibilità di giustificare formalmente nel lockdown gli spostamenti per motivi di lavoro. Il numero di famiglie coinvolte è elevato: si stima che siano circa 2,1 milioni quelle che hanno almeno un occupato irregolare – oltre 6 milioni di individui, pari al 10% della popolazione – e che ben la metà di esse includa esclusivamente occupati non regolari.

A tutto questo, si aggiunga infine l’ulteriore criticità legata alle difficoltà di conciliare i tempi di vita. L’offerta di servizi per la prima infanzia, carente e diseguale sul territorio, svantaggia le donne – scoraggiandone la partecipazione – e svantaggia i bambini delle famiglie meno agiate che non usano il nido, perché costoso o non disponibile. La pandemia e le restrizioni imposte per contenere il contagio, hanno un forte impatto sull’organizzazione familiare con il risultato di aumentare entrambi gli svantaggi: il primo a sfavore delle donne, non supportate dai nonni nella cura dei figli; il secondo a sfavore dei bambini, accentuando le distanze di quelli già penalizzati da situazioni abitative disagiate e in condizioni socio-economiche non adeguate a sopperire gli effetti della chiusura delle scuole.

(fonte: Istat)

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Sondaggio Tecnè: il consenso ai partiti e la fiducia nel governo https://www.t-mag.it/2020/07/03/sondaggio-tecne-il-consenso-ai-partiti-e-la-fiducia-nel-governo-6/ https://www.t-mag.it/2020/07/03/sondaggio-tecne-il-consenso-ai-partiti-e-la-fiducia-nel-governo-6/#respond Fri, 03 Jul 2020 15:05:42 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148787 La Lega perde lo 0,3% rispetto alla scorsa settimana, sale il Pd. Arretra leggermente FdI, guadagna lo 0,1% il M5s. Il 33,2% ammette di non conoscere il Mes: i risultati dell’ultimo Monitor Italia di Tecnè in collaborazione con l’Agenzia Dire

di Redazione

La Lega perde lo 0,3% rispetto alla scorsa settimana e si attesta, al 3 luglio, al 25,5%. Recupera lo 0,4% il Pd, che si riporta al 20,2%, mentre Fratelli d’Italia arretra leggermente (15,9%, -0,1%) e il M5s rimane su valori stabili, al 14,6% (+0,1). È quanto emerge dall’ultimo Monitor Italia realizzato da Tecnè per l’Agenzia Dire. Forza Italia si attesta all’8,2%, Italia Viva si colloca al 3% (+0,1%), Azione sale al 2,9% (+0,3%). La Sinistra scende al 2,5% (-0,1%), i Verdi passano all’1,8% (-0,1%) e +Europa si attesta all’1,7%. Gli altri partiti raccolgono il 3,7% delle preferenze (-0,3%). L’area dell’astensione e degli incerti si attesta al 3 luglio al 42,9% (-0,3%).

Sale la fiducia nel governo Conte, che si attesta ora al 29,6% (+0,6%), confermano un trend in ripresa nelle ultime settimane. Contestualmente scende dello 0,9% la quota di quanti dichiarano di non avere fiducia, (66,2%).

Il 33,2% degli intervistati da Tecnè per il Monitor Italia in collaborazione con l’Agenzia Dire, ammette di non conoscere il Mes, tuttavia il 32,8% ritiene che l’Italia dovrebbe richiedere il prestito per le spese sanitarie. Contrario, invece, il 24,2%, non sa il 9,8%.

Il 54% ritiene che l’Europa dovrebbe essere il miglior partner politico ed economico dell’Italia, il 23,8% indica gli Stati Uniti. Solo l’1,1% si esprime per la Cina, stessa percentuale per la Russia (non sa il 20%).

NOTA METODOLOGICA
Campione di 1.000 casi, rappresentativo della popolazione maggiorenne italiana, articolato per sesso, età, area geografica
Estensione territoriale: intero territorio nazionale
Interviste effettuate il 2-3 luglio 2020 con metodo Cati, Cawi
Totale contatti: 5.855 (100%) – rispondenti: 1.000 (17,1%) – rifiuti/sostituzioni: 4.855 (82,9%)
Margine di errore +/-3,1%
Soggetto che ha realizzato il sondaggio: Tecnè srl
Committente: Agenzia DIRE
Il documento completo sul sito: sondaggipoliticoelettorali.it

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Lavoro: rallenta il calo dell’occupazione a maggio https://www.t-mag.it/2020/07/02/lavoro-rallenta-il-calo-delloccupazione-a-maggio/ https://www.t-mag.it/2020/07/02/lavoro-rallenta-il-calo-delloccupazione-a-maggio/#respond Thu, 02 Jul 2020 11:03:00 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148709 Torna inoltre a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di una marcata riduzione dell’inattività. Tuttavia, da febbraio 2020 il livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità: i dati Istat

di Redazione

Cala ancora l’occupazione a maggio a causa delle conseguenze post-lockdown, anche se – precisa l’Istat – «a ritmo meno sostenuto». Rispetto al mese di aprile, torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un marcato calo dell’inattività. Dopo due mesi di decisa diminuzione, aumenta anche il numero di ore lavorate pro capite. La diminuzione dell’occupazione su base mensile (-0,4% pari a -84mila unità), rileva l’Istat, coinvolge soprattutto le donne (-0,7% contro ¬ 0,1% degli uomini, pari rispettivamente a -65mila e -19mila), i dipendenti (-0,5% pari a -90mila) e gli under50, mentre aumentano leggermente gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni. Nel complesso il tasso di occupazione scende al 57,6% (-0,2 punti percentuali).

«A maggio 2020 – è il commento alla nota dell’Istat – i dati mensili sul mercato del lavoro descrivono un’evoluzione diversa rispetto a quella dei mesi precedenti: rispetto a marzo e aprile, la diminuzione dell’occupazione è più contenuta, il numero di disoccupati sale sensibilmente a seguito del contenimento delle restrizioni previsto dal Dpcm del 26 aprile e si osserva un recupero consistente di ore lavorate. Ciononostante, da febbraio 2020 il livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità e le persone in cerca di lavoro di quasi 400 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 900 mila unità. L’effetto sui tassi di occupazione e disoccupazione è la diminuzione di oltre un punto percentuale in tre mesi».

L’aumento delle persone in cerca di lavoro (+18,9% pari a +307mila unità), invece, si rileva maggiormente tra le donne (+31,3%, pari a +227mila unità) rispetto agli uomini (+8,8%, pari a +80mila) e coinvolge tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione risale al 7,8% (+1,2 punti) e, tra i giovani, al 23,5% (+2 punti). Generalizzata anche la diminuzione del numero di inattivi (-1,6%, pari a -229mila unità): -1,7% tra le donne (pari a -158mila unità) e -1,3% tra gli uomini (pari a -71mila), con conseguente calo del tasso di inattività che si attesta al 37,3% (-0,6 punti).

Confrontando il trimestre marzo-maggio 2020 con quello precedente (dicembre 2019-febbraio 2020), l’occupazione risulta in evidente calo (-1,6%, pari a -381mila unità) per entrambe le componenti di genere. Diminuiscono nel trimestre anche le persone in cerca di occupazione (-22,3% pari a -533mila), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+6,6% pari a +880mila unità). Il calo congiunturale dell’occupazione determina una flessione rilevante anche rispetto al mese di maggio 2019 (-2,6% pari a -613mila unità), che coinvolge entrambe le componenti di genere, i dipendenti temporanei (-592mila), gli autonomi (-204mila) e tutte le classi d’età; le uniche eccezioni risultano essere gli over50 e i dipendenti permanenti (+183mila). Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,5 punti. Infine, nell’arco dei dodici mesi, calano in misura consistente le persone in cerca di lavoro (-25,7%, pari a 669mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+8,7%, pari a +1 milione 140mila).

(fonte: Istat)

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Rapporto Caritas: i “nuovi poveri” dopo il lockdown https://www.t-mag.it/2020/07/01/rapporto-caritas-i-nuovi-poveri-dopo-il-lockdown/ https://www.t-mag.it/2020/07/01/rapporto-caritas-i-nuovi-poveri-dopo-il-lockdown/#respond Wed, 01 Jul 2020 14:36:45 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148683 Tra marzo e maggio le persone sostenute sono state 450 mila, il 34% si è rivolto all’organizzazione per la prima volta

di Redazione

Che la pandemia da coronavirus potesse provocare anche una grande crisi economica e sociale, dai risvolti ancora difficili da decifrare, è stato da subito evidente. A sottolineare la portata delle conseguenze economiche è anche la Caritas nella sua seconda rilevazione effettuata a livello nazionale dal 3 al 23 giugno. Dal rapporto emerge che tra marzo e maggio – il periodo di lockdown e di inattività per molti – le persone sostenute dalla Caritas sono state 450 mila, di queste il 61,6% italiane ed il  34% sono “nuovi poveri”, cioè persone che per la prima volta si sono rivolte all’organizzazione. I servizi messi a disposizione sono stati molteplici:  92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno economico.

Infatti, oltre ai problemi economici che si registrano ordinariamente, la Caritas ha segnalato un aumento delle richieste per questioni legate al disagio psicologico-relazionale, alle difficoltà scolastiche, alla solitudine e depressione e al rinvio, se non alla rinuncia, di cure e assistenza sanitaria.

Altre situazioni di rischio evidenziate sono state quelle legate ai problemi burocratici e amministrativi per poter richiedere i bonus, particolare difficoltà delle persone in situazione di disabilità, aggravamento della condizione dei senza fissa dimora. Inoltre, il rapporto evidenzia anche un aumento legato ai problemi economici e alla difficoltà materiale e sociale di questo periodo, di comportamenti quali una sempre maggiore diffusione dell’usura e dell’indebitamento, diffusione del gioco d’azzardo e più frequenti episodi di maltrattamento e violenza in famiglia.

Nello specifico, a rivolgersi ai centri Caritas, sono stati in misura maggiore disoccupati, persone con un impiego irregolare fermo a causa dell’emergenza, a seguire lavoratori precari e saltuari che non potevano neanche beneficiare degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, ma anche i lavoratori dipendenti che pur potendone godere erano in attesa della cig in deroga o ancora lavoratori autonomi o stagionali in attesa del bonus da 600 e 800 euro. A questi si sono aggiunti anche pensionati, inoccupati e casalinghe. Tutto ciò ha comportato un caro prezzo per i volontari: sono stati 179 tra operatori e volontari a risultare  positivi al coronavirus, di cui 95 ricoverati e 20 deceduti. La situazione sta migliorando leggermente: secondo il 28,4% delle Caritas che hanno preso parte alla ricerca, dopo il forte incremento delle richieste del precedente monitoraggio di aprile, con la fine del lockdown si è registrato un calo delle domande di aiuto.

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