Primo piano – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Tue, 07 Apr 2020 14:23:41 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.2 Coronavirus, le possibili ripercussioni del lockdown sull’economia https://www.t-mag.it/2020/04/07/coronavirus-le-possibili-ripercussioni-del-lockdown-sulleconomia/ https://www.t-mag.it/2020/04/07/coronavirus-le-possibili-ripercussioni-del-lockdown-sulleconomia/#respond Tue, 07 Apr 2020 14:23:38 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146672 Secondo le previsioni Censis-Confcooperative serviranno due anni per far tornare il PIL ai livelli stimati fino allo scorso gennaio. Per l’Istat se il lockdown dovesse durare fino a giugno i consumi finali registrerebbero un -9,9%

di Redazione

«L’economia italiana inchioda e occorreranno due anni prima di poter ritornare ai livelli di PILe di crescita stimata fino allo scorso gennaio». Queste sono le previsioni contenute nel focus di Censis e Confcooperative “Lo shock epocale: imprese e lavoro alla prova della ‘lockdown economy'”, nel caso in cui il lockdown durasse fino a maggio e ci sia una ripresa e un ritorno alla normalità entro i due mesi successivi.

La dimensione economica della chiusura, secondo Censis – Confcooperative, è pari a 1.321 miliardi di euro, che corrisponde al 42,4% del totale del fatturato dell’industria e dei servizi. La “lockdown economy” comporta infatti un apparato produttivo che lavora al 60% del suo potenziale e che genera una risposta negativa anche in termini di  reddito, di domanda interna e di sostenibilità economica. La sospensione delle attività ha un impatto in termini di fatturato di 660 miliardi di euro nell’ambito dei servizi e di 91 miliardi nelle costruzioni, mentre per le imprese dell’Industria in senso stretto la restrizione ha avuto effetto su 570 miliardi di euro.

Per quanto riguarda gli addetti, le misure restrittive sui movimenti e le chiusure delle attività lavorativa hanno avuto una maggiore incidenza nel settore dell’Industria in senso stretto, con il 62,2% degli addetti dipendenti e indipendenti sospesi, su un totale di 3 milioni e 987mila, segue quello delle  costruzioni, con 58,6% dei sospesi su 1,3 milioni, e i servizi, settore in cui il 35,8% è stato sospeso su un totale di 11,4 milioni di addetti.

A disegnare un quadro sulla situazione ci ha pensato anche l’Istat, che alla “Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana”, diffusa oggi, ha allegato la prima analisi degli effetti del Covid-19 sull’attività economica del Paese. Per le previsioni l’Istituto nazionale di statistica ha tenuto in considerazione che ad oggi sono sospese le attività di 2,2 milioni di imprese (il 49% del totale) e l’occupazione di 7,4 milioni di addetti (44,3% del totale) e considerando due scenari: il primo che prevede il lockdown per i soli mesi di marzo e aprile, il secondo che prevede invece un’estensione delle misure restrittive fino alla fine di giugno.

IL PRIMO SCENARIO: LOCKDOWN FINO AD APRILE
Se il lockdown finisse ad aprile, a fine 2020 si registrerebbe una contrazione dei consumi finali del 4,1%, con un riduzione del valore aggiunto generato generato dal sistema produttivo italiano dell’1,9% ( di cui un -1,5% legato direttamente agli shock settoriali, e un -0,4% agli effetti indiretti). «Il maggiore contributo alla caduta del valore aggiunto complessivo – si legge nell’analisi – proverrebbe dalla contrazione delle spese per altri servizi -al netto delle spese turistiche- (-0,9%), mentre il contributo della riduzione delle spese per beni e di spese turistiche sarebbe rispettivamente di -0,7 e -0,4 punti». A livello occupazionale si registrerebbe una diminuzione di 385 mila lavoratori (di cui 46 mila non regolari). A subire le riduzioni più marcate sarebbero i comparti dell’alloggio e ristorazione (-11,3%) e del commercio, trasporti e logistica (-2,7%). Sarebbero invece di entità minore gli effetti che si produrrebbero sui settori che producono beni d’investimento e sulle costruzioni, co diminuzioni inferiori al punto percentuale. 

SECONDO SCENARIO: LOCKDOWN FINO A GIUGNO
Per quanto riguarda invece il secondo scenario, ovvero con un’estensione del lockdown fino a giugno, l’Istat prevede una diminuzione dei consumi finali del 9,9% a fine anno, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5% (si cui 3,4 punti per gli effetti diretti e 1,1 per quelli indiretti. In questo caso gli occupati coinvolti sarebbero quasi 900 mila, dei quali 103 mila non regolari. «Anche in questo caso, le contrazioni più marcate del valore aggiunto – spiega l’Istat – si riferirebbero alle attività di alloggio e ristorazione (-23,9%) e commercio, trasporti e logistica (-6,9%)», ma si registrerebbero ripercussioni più marcate anche per i beni di consumo, servizi alla persona e servizi personali. 

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Quando la digitalizzazione è un problema anche dei giovani https://www.t-mag.it/2020/04/06/quando-la-digitalizzazione-e-un-problema-anche-dei-giovani/ https://www.t-mag.it/2020/04/06/quando-la-digitalizzazione-e-un-problema-anche-dei-giovani/#respond Mon, 06 Apr 2020 14:51:47 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146633 La didattica a distanza, al momento inevitabile, ha molti ostacoli sia dalla parte dei professori che degli studenti

di Redazione

La bozza del decreto legge sulla scuola, in discussione in Consiglio dei ministri, prevede, nel caso in cui l’attività didattica non riprenda entro il 18 maggio, che l’esame di Stato conclusivo di terza media venga sostituito con la valutazione finale da parte del consiglio di classe in aggiunta ad una tesina dello studente.  

Oltre a non modificare il calendario didattico – si rispetteranno le festività pasquali -, la bozza prevede l’obbligo della didattica a distanza, fino ad oggi solo consigliata, per rendere possibile la fine dell’anno senza lacune per gli studenti.

Nonostante scuole, docenti e studenti si stiano adattando alla digitalizzazione forzata, la scuola smart è un problema in un paese come l’Italia, poco connesso: il nostro paese è al ventiquattresimo posto fra i 28 stati dell’Unione Europea nel ranking dell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società del 2019.

Il problema è che la poca preparazione digitale non riguarda solo i professori, ma anche gli studenti: secondo il report dell’Istat, lo scorso anno, nonostante il 92,2% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni abbia usato internet nei 3 mesi precedenti l’intervista, meno di uno su tre può vantare alte competenze digitali, nello specifico il 30,2%, mentre il 3% non ha alcuna competenza digitale e circa i due terzi presentano competenze digitali di base.

Essere “nativi digitali” infatti non implica possedere le conoscenze tecnologiche di base. Come emerge dal report, praticamente tutti usano internet, soprattutto i più giovani sono considerati madrelingua rispetto al linguaggio digitale e all’utilizzo di tablet e smartphone, ma sono meno preparati sulle competenze digitali “tradizionali” come Word o Excel. Più che le competenze sono anche i mezzi a ostacolare in alcuni casi la didattica a distanza:  negli anni 2018-2019, il 12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni non ha un computer o un tablet a casa mentre il 57% lo deve condividere con la famiglia. Condividere un solo device in famiglia con più componenti diventa un problema nel momento in cui anche i fratelli devono seguire lezioni e fare i compiti o in molti casi quando si deve condividere il pc anche con i genitori in smart working.

Secondo i dati Istat del 2019, poi, quasi il 24% delle famiglie non disponeva di accesso a internet e il 25% della banda larga e questo è un ostacolo sia per alunni che per insegnanti. Le soluzioni messe in campo per la didattica a distanza sono molteplici, le diverse piattaforme, le classi virtuali, le lezioni registrate, che sembrano funzionare bene: secondo un’indagine di Studenti.it, solo il 12,9% dei ragazzi continua a studiare esclusivamente sui libri, e il 17,5% utilizza materiale didattico fornito dalla scuola e l’11% reperisce materiale online autonomamente, mentre un 7,8% si appoggia ai video che trova su YouTube. Quasi la metà degli studenti, però, utilizza tutti questi strumenti insieme: libri, materiale didattico trovato online, approfondimenti forniti dai docenti e video.

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Emergenza Covid-19, sondaggio Tecnè: così i sentimenti degli italiani https://www.t-mag.it/2020/04/03/emergenza-covid-19-sondaggio-tecne-cosi-i-sentimenti-degli-italiani/ https://www.t-mag.it/2020/04/03/emergenza-covid-19-sondaggio-tecne-cosi-i-sentimenti-degli-italiani/#comments Fri, 03 Apr 2020 18:20:24 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146597 Cresce in cinque anni la quota di quanti si dichiarano depressi, soli e con una sensazione di paura. Cresce la soddisfazione per i rapporti familiari. Intenzioni di voto: su Lega e FdI, scende il Pd. I risultati del Monitor Italia di Tecnè in collaborazione con l’Agenzia Dire

di Redazione

Aumentano coloro che affermano di sentirsi depressi in cinque anni (erano il 29% nel 2015, sono il 34% nel 2020). Complice anche  l’attuale situazione dovuta all’emergenza sanitaria – rileva Tecnè nel consueto Monitor Italia realizzato in collaborazione con l’Agenzia Dire – si registrano dal 2015 incrementi in tutte quelli condizioni di vita che indicano solitudine (50%, +19%) e sensazione di paura (66%, +16%). Resta però forte il sentirsi parte di una comunità (86%, +2%) e la soddisfazione per i rapporti con gli amici resta alta, nonostante un lieve calo rispetto a cinque anni fa. In netta crescita la soddisfazione per i rapporti con i familiari (67%, +12%), mentre ci si sente un po’ meno in forma. Se nel 2015, infatti, il 54% dichiarava di essere soddisfatto per la propria forma fisica, allo stesso modo risponde adesso il 51%.

La Lega guadagna lo 0,1% rispetto all’ultima rilevazione e si attesta ora al 29%. Il Pd cala leggermente al 21,8% (-0,2%), mentre Fratelli d’Italia, grazie ad un aumento dello 0,2% dei consensi, si attesta al 14,4%, Movimento 5 Stelle al 13,7% (+0,1%). È quanto emerge dall’ultimo Monitor Italia realizzato dall’istituto di ricerca Tecnè per l’Agenzia Dire. Forza Italia si colloca al 6,9%, Italia Viva scende dello 0,2%, attestandosi al 2,9%. La Sinistra sale al 2,7% (+0,1%), i Verdi all’1,8%, Azione scende all’1,6% (-0,1%), stessa percentuale di +Europa (-0,1%). Gli altri partiti raccolgono il 3,6% delle preferenze (-0,1%). L’area dell’astensione e degli incerti si attesta al 45,6% (+0,7%).

Questa settimana torna a salire la quota di quanti dicono di aver fiducia nel governo (dal 30,4% del 27 marzo si passa al 31%) e crescono contestualmente quanti invece affermano di non avere fiducia, attestandosi al 62,3%. In netto calo chi si dichiara senza opinione, al 6,7%.

NOTA METODOLOGICA
Campione di 1.000 casi, rappresentativo della popolazione maggiorenne italiana, articolato per sesso, età, area geografica
Estensione territoriale: intero territorio nazionale
Interviste effettuate il 2-3 aprile 2020 con metodo Cati – Cawi
Totale contatti: 4.365 (100%) – rispondenti: 1.000 (22,9%) – rifiuti/sostituzioni: 3.365 (77,1%)
Margine di errore +/-3,1%
Soggetto che ha realizzato il sondaggio: Tecnè srl
Committente: Agenzia DIRE
Il documento completo sul sito: sondaggipoliticoelettorali.it

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I lavoratori autonomi in Europa https://www.t-mag.it/2020/04/02/i-lavoratori-autonomi-in-europa/ https://www.t-mag.it/2020/04/02/i-lavoratori-autonomi-in-europa/#respond Thu, 02 Apr 2020 14:17:04 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146518 Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’incidenza maggiore si registra proprio in Italia. Da un lato un fattore che indica lo spirito imprenditoriale del paese, ma  dall’altro sono gli occupati economicamente più colpiti dalla crisi economica e sanitaria

di Redazione

Secondo i dati dell’Eurostat sui lavoratori autonomi per regione nel 2018, il lavoro autonomo interessa circa un occupato su sette, il 14%, di età compresa tra i 20 e i 64 anni, corrispondenti in valore assoluto a 26 milioni di persone in tutta l’Unione europea a 27 Stati. La regione con la percentuale maggiore di lavoratori autonomi è la Grecia del Sud dove il 42% degli occupati è classificabile come lavoratore autonomo e più in generale nel paese 11 regioni su 13 registrano un’incidenza superiore al 31%. I tassi più bassi si registrano invece in alcune regioni della Romania, dell’Ungheria e della Svezia, paese dove in media meno del 7,5% dei lavoratori sono autonomi

In termini assoluti è però l’Italia a detenere il numero maggiore di lavoratori autonomi, secondo l’Eurostat poco più di 4,6 milioni di persone a fronte del milione registrato in tutta la Grecia, e nello specifico tutte le regioni italiane risultano avere una percentuale di autonomi maggiore del 17,5%. Tra le principali economie europee, la Germania conta circa 3 milioni e mezzo di autonomi e Francia e Spagna si fermano a quota 2 milioni e 900 mila.

Come sottolinea anche l’Eurostat un alto tasso di lavoratori autonomi può essere un fattore che indica lo spirito imprenditoriale del paese, ma  potrebbero essere anche gli occupati economicamente più colpiti dalla crisi conseguente al coronavirus.

L’Italia per far fronte ai problemi economici e alla chiusura delle attività di molti lavoratori autonomi ha stanziati nel decreto Cura Italia un bonus di 600 euro per il mese di marzo, erogati dall’Inps a cui presentare la richiesta.

Per quanto riguarda gli altri paesi europei, in Germania il governo ha previsto 50 miliardi in sovvenzioni per i lavoratori autonomi, i liberi professionisti e i microimprenditori erogati tramite sussidi fino a 9 mila euro in tre mesi. Inoltre, è possibile usufruire di aiuti dallo stato federale in cui si risiede, per esempio a Berlino sono previsti sussidi fino ad un massimo di 5 mila euro dimostrando che i problemi economici sono legati all’emergenza coronavirus.

In Regno Unito, dove le scadenze fiscali sono state già rinviate di sei mesi, i lavoratori autonomi saranno rimborsati per l’80% delle perdite subite fino ad un massimo di 2.500 sterline al mese, circa 2.800 euro, che arriveranno in un’unica rata prevista per giugno. 

In Spagna, invece, il governo ha concesso una sospensione temporanea del pagamento dei mutui sulla prima casa di lavoratori dipendenti e autonomi che si trovano in situazione di difficoltà a causa del coronavirus, inoltre per i lavoratori autonomi ha anche rinviato di sei mesi il pagamento della quota degli autonomi, per la previdenza e l’assicurazione sanitaria. Per i piccoli imprenditori che si trovano in difficoltà a causa del virus è invece possibile accedere in modo più semplice all’Erte, una sorta di cassa integrazione italiana che permette alle imprese di sospendere i contratti di lavoro dei dipendenti che ricevono un sussidio di disoccupazione dallo stato.

Mentre in Francia è stato istituito un fondo di solidarietà per le microimprese e i lavoratori autonomi che a causa dell’emergenza coronavirus hanno perso nel marzo del 2020 il 70% del loro fatturato rispetto al 2019 o che sono state costrette a chiudere per le misure di contenimento.

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I contagi tra gli operatori sanitari, un’emergenza nell’emergenza https://www.t-mag.it/2020/04/01/i-contagi-tra-gli-operatori-sanitari-unemergenza-nellemergenza/ https://www.t-mag.it/2020/04/01/i-contagi-tra-gli-operatori-sanitari-unemergenza-nellemergenza/#respond Wed, 01 Apr 2020 12:36:26 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146468 In Italia si registrano nel complesso più di 12 mila decessi, ma tra questi figurano anche medici. Sarebbero invece quattromila gli infermieri contagiati

di Redazione

Il bollettino giornaliero aggiornato a martedì 31 marzo riporta che in Italia il numero dei casi totali è arrivato a 105.792 con 77.635 contagiati e 12.428 morti. Tra questi ultimi 66 erano medici, come riporta la Federazione nazionale degli ordini dei medici.

Più in generale, secondo l’aggiornamento sempre al 31 marzo dell’Istituto Superiore di Sanità sono 9.512 – aumentati di tremila unità in cinque giorni – gli operatori sanitari positivi al coronavirus. Probabilmente, però, il numero – come del resto si ritiene il totale dei contagiati in Italia – è sottostimato perché medici, infermieri, tecnici di radiologia e tutti gli operatori sanitari, nonostante siano in prima linea, non sono sottoposti a controlli e a tamponi, neanche in caso di contatto con pazienti risultati affetti dal virus. Non è raro, inoltre, che a tutti questi lavoratori non siano forniti strumenti di protezione adeguati o numericamente sufficienti. Secondo la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche sarebbero quattromila gli infermieri positivi al coronavirus, il numero più alto tra tutti gli operatori sanitari.

Nello specifico, un report dell’ISS su dati aggiornati al 26 marzo, descrive la situazione di tutti gli operatori sanitari, mettendo in luce che l’età media dei contagiati è molto più bassa rispetto a quello della popolazione generale, 49 anni rispetto a 62 e il 35% è di sesso maschile. Emerge quindi l’elevato tasso di trasmissione tra gli operatori sanitari, anche se il tasso di letalità risulta sensibilmente più basso rispetto al resto della popolazione.

Nonostante i rischi, sono quasi ottomila i medici e oltre novemila gli infermieri che hanno aderito alla campagna della protezione civile per costituire una task force a fronte rispettivamente dei 300 e 500 posti della richiesta.  

Incrociando i dati dell’ISS sugli operatori positivi e quelli del ministero, emerge che in percentuale i medici sono circa il 9% dei contagiati, con picchi in Sardegna anche del 50%, stando a quanto riferiscono i giornali locali. Il dato nazionale risulta ancora più preoccupante se confrontato con quello cinese, dove secondo quanto reso noto dalla Commissione sanitaria di Pechino, a metà febbraio gli operatori sanitari positivi al virus erano poco più di 1.700, circa il 3,8% di tutti i contagiati.

Nel resto dell’Europa la situazione non è migliore che in Italia: in Spagna risultano contagiati circa 12.300 operatori sanitari, in Gran Bretagna secondo  il professor Andrew Goddard, direttore del Royal College of Physicians, circa il 25% dei medici del sistema sanitario è assente da lavoro perché in isolamento in quanto positivo al coronavirus o perché lo è un membro della famiglia.

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Imprese e lavoratori in difficoltà, l’altra faccia dell’emergenza https://www.t-mag.it/2020/03/31/imprese-e-lavoratori-in-difficolta-laltra-faccia-dellemergenza/ https://www.t-mag.it/2020/03/31/imprese-e-lavoratori-in-difficolta-laltra-faccia-dellemergenza/#respond Tue, 31 Mar 2020 10:43:02 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146464 Con il lockdown totale del paese le imprese si trovano a dover far fronte a problemi di liquidità per mancanza di entrate e dover chiedere la cassa integrazione per molti dipendenti, a cui invece si pone l’interrogativo su quando arriverà il pagamento

di Redazione

Proprio ieri, lunedì 30 marzo, il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro denunciava l’impossibilità di assicurare il pagamento delle casse integrazioni – chieste a seguito della chiusura delle attività in questo periodo di emergenza – entro il 15 aprile come garantito dal governo. Secondo l’ordine le attuali procedure previste dalla normativa e i tempi burocratici non permettono tecnicamente di far ricevere ai lavoratori l’ammortizzatore sociale entro la scadenza.

Infatti, in situazioni standard, l’Inps può arrivare a pagare le casse integrazioni dopo qualche tempo dalla richiesta, che in questo caso potrebbe allungarsi per la mole di domande ricevute.

Anche in risposta agli appunti sollevati, e soprattutto al reale problema che rappresentava pagare a mesi di distanza, ieri sera si è giunti una convenzione alla presenza del ministro Catalfo sottoscritta tra le parti sociali e l’Abi. L’intesa prevede che il primo assegno della cassa integrazione sarà erogato entro Pasqua perché il sistema bancario si è reso disponibile ad anticipare il pagamento ai dipendenti in cassa integrazione, eliminando così le procedure burocratiche che rallentavano l’erogazione da parte dell’Inps.

Le varie forme di cassa integrazione – ordinaria, in deroga e Fis – previste dal decreto Cura Italia interessano potenzialmente 10 milioni di lavoratori e gli effetti della chiusura di imprese e attività ha già creato i suoi effetti: secondo Caritas le richieste di aiuto sono aumentate del 30% nei grandi centri urbani a causa dell’emergenza, il dato è però destinato ad aumentare. La Coldiretti stima che il numero di poveri che hanno bisogno di aiuto per mangiare aumenta di mezzo milione per effetto della perdita di opportunità di lavoro, anche occasionale. I nuovi poveri si aggiungono ai quasi 2,7 milioni rilevati lo scorso anno.

Oltre ai lavoratori dipendenti, anche le aziende sono in difficoltà a causa dell’emergenza: è Confesercenti a lanciare l’allarme, secondo cui le imprese italiane sono senza liquidità e il lockdown disposto per contenere l’epidemia ha portato ad una caduta dei ricavi ed una conseguente perdita di circa 18 miliardi di euro. Nello specifico 11,5 miliardi saranno le perdite delle imprese del commercio, del turismo e della ristorazione. Secondo Confesercenti «occorre sostenere le imprese con un’iniezione rilevante di liquidità, per permettere loro di far fronte all’azzeramento dei ricavi e agli obblighi nei confronti di fornitori e dipendenti».

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L’emergenza sanitaria nel mondo, dagli Usa al Regno Unito https://www.t-mag.it/2020/03/30/lemergenza-sanitaria-nel-mondo-dagli-usa-al-regno-unito/ https://www.t-mag.it/2020/03/30/lemergenza-sanitaria-nel-mondo-dagli-usa-al-regno-unito/#respond Mon, 30 Mar 2020 13:34:24 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146426 Più o meno ovunque restrizioni previste anche nel mese di aprile. Lo “strano caso” della Svezia

di Redazione

Secondo l’Agenzia France Press ad oggi sono almeno 3,38 miliardi le persone costrette a rimanere a casa per le restrizioni imposte a causa dell’emergenza coronavirus, circa il 43% di tutta la popolazione mondiale. Solo  una settimana fa, sempre secondo le stime  dell’AFP ad essere confinati a casa erano poco più di un miliardo di persone, questo aumento esponenziale si è verificato sia per l’aumento dei paesi contagiati che per l’inasprimento delle misure restrittive in molti Stati. Di seguito una panoramica delle decisioni prese nei diversi paesi.

STATI UNITI
Gli Stati Uniti sono ormai primi per numero di contagiati: il numero degli accertati è più di 140 mila, il che significa che sono più che quadruplicati rispetto ai 34 mila della scorsa settimana. Proprio per questo il presidente Trump ha prolungato fino al 30 aprile – un mese in più del previsto – le linee guida di distanziamento sociale e blocco dei voli da e per l’Europa imposte a livello federale. Le misure più restrittive dipendono dai singoli Stati: in 37 è stata disposta la chiusura di scuole, ristoranti e bar, in altri sono stati vietati eventi con più di 50 persone. New York è lo stato che è colpito maggiormente, con quasi 60 mila casi di contagio, non sarà sottoposto a quarantena, ma per evitare la diffusione del virus saranno emanati “travel advisory” per dissuadere i viaggi e gli spostamenti. In generale negli Stati Uniti il picco del virus si aspetta per Pasqua e secondo le parole del presidente le restrizioni sono necessarie perché sarebbe a rischio la vita di 2,2 milioni di americani.

REGNO UNITO
Dopo aver constatato che le sole raccomandazioni non bastano per contenere la diffusione del virus e scoraggiare i cittadini britannici ad uscire, il premier Boris Johnson ha annunciato un lockdown all’italiana, ovvero una chiusura totale. Dalla scorsa settimana – contrariamente alla strategia iniziale di Downing Street – è stata imposta la chiusura di tutti gli esercizi commerciali non essenziali e restare a casa diventa un obbligo, è consentito uscire solo per per fare acquisti essenziali e per fare attività fisica una volta al giorno e rigorosamente da soli, chiusi anche i luoghi di culto e molti parchi.

GERMANIA
In Germania le misure di isolamento già imposte verranno prolungate senza ipotesi di allentamento almeno fino al 20 aprile. Intanto l’ultimo aggiornamento riporta 60 mila persone contagiate dal coronavirus.

SPAGNA
Nel paese iberico i contagi e le morti continuano ad aumentare. Tanto che la Spagna, che conta più di 85 mila casi, ha superato anche la Cina per numero di positivi al coronavirus. Il premier spagnolo ha quindi annunciato la chiusura di tutte le attività non essenziali fino al 9 aprile.

SVEZIA
In direzione opposta invece la Svezia, che pur avendo registrato fin qui quattromila casi positivi e 100 morti e vedendo l’andamento del virus negli altri paesi, sono ancora aperti bar, ristoranti e scuole.

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Quali saranno gli effetti dell’emergenza Covid-19 sull’occupazione? Il sondaggio Tecnè https://www.t-mag.it/2020/03/27/quali-saranno-gli-effetti-dellemergenza-covid-19-sulloccupazione-il-sondaggio-tecne/ https://www.t-mag.it/2020/03/27/quali-saranno-gli-effetti-dellemergenza-covid-19-sulloccupazione-il-sondaggio-tecne/#respond Fri, 27 Mar 2020 17:30:28 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146395 Per il 62% aumenteranno i disoccupati. Intenzioni di voto: recupera la Lega, cala leggermente il Pd. Così l’ultimo Monitor Italia di Tecnè in collaborazione l’Agenzia Dire

di Redazione

L’emergenza sanitaria ed economica che l’Italia sta affrontando fa crescere le preoccupazioni degli italiani sul lavoro. Le attese sull’occupazione, infatti, peggiorano e secondo il 62% degli intervistati da Tecnè per il Monitor Italia realizzato in collaborazione con l’Agenzia Dire aumenteranno i disoccupati. Per il 32%, al contrario, non ci saranno differenze significative (non sa il 6%). Alla domanda «Ha paura di perdere il suo lavoro?» il 50% risponde di sì (e la quota sale al 57% tra gli occupati del settore privato), mentre non si dice preoccupato il 44% (non sa il 6%).

INTENZIONI DI VOTO
Secondo l’ultimo Monitor Italia realizzato dall’istituto di ricerca Tecnè per l’Agenzia Dire, la Lega recupera lo 0,3% rispetto all’ultima rilevazione e si attesta ora al 28,9%, mentre il Pd arretra leggermente al 22% (-0,3%). Fratelli d’Italia, cresce dello 0,1%, attestandosi al 14,2%. Il Movimento 5 Stelle è al 13,6% (-0,1%). Forza Italia si colloca al 6,9% (+0,1%), Italia Viva al 3,1% (+0,1%). La Sinistra è stabile al 2,6%, Azione scende all’1,7% (-0,1%), stessa percentuale di +Europa, mentre i Verdi si attestano all’1,6% (-0,1%). Gli altri partiti raccolgono il 3,7% delle preferenze (+0,1%). L’area dell’astensione e degli incerti si attesta al 44,9% (+0,6%).

FIDUCIA NEL GOVERNO
Anche questa settimana scende lievemente la quota di quanti dicono di non aver fiducia nel governo, che si attesta al 60,4%, confermando la diminuzione già osservata nelle precedenti settimane. Contestualmente diminuisce leggermente la percentuale di chi dichiara di avere fiducia nell’esecutivo (che passa dal 30,8% al 30,4%). Senza opinione il 9,2%.

NOTA METODOLOGICA
Campione di 1.000 casi, rappresentativo della popolazione maggiorenne italiana, articolato per sesso, età, area geografica
Estensione territoriale: intero territorio nazionale
Interviste effettuate il 26-27 marzo 2020 con metodo Cati, Cami, Cawi
Totale contatti: 4.298 (100%) – rispondenti: 1.000 (23,3%) – rifiuti/sostituzioni: 3.298 (76,7%)
Margine di errore +/-3,1%
Soggetto che ha realizzato il sondaggio: Tecnè srl
Committente: Agenzia DIRE
Il documento completo sul sito: sondaggipoliticoelettorali.it

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Il peso della burocrazia: perché adesso è fondamentale riformare la Pubblica Amministrazione https://www.t-mag.it/2020/03/26/il-peso-della-burocrazia-perche-adesso-e-fondamentale-riformare-la-pubblica-amministrazione/ https://www.t-mag.it/2020/03/26/il-peso-della-burocrazia-perche-adesso-e-fondamentale-riformare-la-pubblica-amministrazione/#respond Thu, 26 Mar 2020 17:36:41 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146317 Questo mastodontico apparato, che imbriglia le imprese e scoraggia gli investitori, già in tempi normali è una zavorra insostenibile che comprime la crescita dell’Italia, ma nella fase drammatica che stiamo vivendo rischia di trascinare a fondo il Paese.

di Carlo Buttaroni

Il peso della burocrazia, in Italia, è un problema maledettamente serio. Eppure la “burocrazia” nasce per tutelare i cittadini. Secondo Weber, si fonda, almeno in teoria, sulla divisione del lavoro, sulle competenze e su gerarchie regolate dal merito. E’ orientata alla realizzazione del bene collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità e impersonalità. Questo in teoria, in pratica è un’altra cosa.

Secondo i dati di Eurobarometro, la complessità delle procedure amministrative è ritenuto un problema dall’84% degli imprenditori italiani. Per quanto riguarda il peso della pubblica amministrazione, su 28 Paesi monitorati, l’Italia è al 23esimo posto.

Uno studio della CGIA di Mestre segnala che, tra Inps, Inail, Ispettorato Nazionale del Lavoro, Agenzia delle Entrate e via di seguito, le piccole e medie imprese italiane possono subire visite e accertamenti ogni tre giorni, festivi e domeniche incluse, con 122 controlli l’anno da parte di 19 soggetti pubblici differenti. Sempre secondo gli artigiani di Mestre, l’incidenza delle “scartoffie” è pari al 4% del fatturato di una piccola impresa. 

Una “mala-burocrazia” che poggia su oltre 136mila norme e costa all’Italia che lavora (secondo una ricerca Tecnè) 60 miliardi di euro l’anno, come somma di risorse finanziarie, personale dedicato e tempo sottratto alla produzione. Va peggio a chi vuole iniziare una nuova attività: la CNA ha stimato che per aprire un salone di acconciatura occorre rivolgersi a 26 enti diversi, fare 39 file, 65 adempimenti e spendere circa 18 mila euro.

Questo mastodontico apparato, che imbriglia le imprese e scoraggia gli investitori, già in tempi normali è una zavorra insostenibile che comprime la crescita dell’Italia, ma nella fase drammatica che stiamo vivendo rischia di trascinare a fondo il Paese.

I rendiconti economici delle imprese sono un bollettino di guerra, con gli effetti equivalenti a quelli di una bomba al neutrone, quel micidiale ordigno che lascia intatti gli edifici e colpisce gli esseri viventi. Non ci sono macerie, né ponti distrutti, ma mutazioni profonde nel DNA economico e sociale del “sistema Italia”. Per rendersene conto basta affacciarsi dalla finestra. 

Se sul fronte sanitario la risposta è stata immediata ed efficace, altrettanto non si può dire sul fronte economico. I poteri affidati alla Protezione Civile e lo straordinario impegno di governatori e sindaci, hanno praticamente azzerato i tempi della burocrazia e permesso acquisti, trasformazioni e realizzazioni persino di nuovi ospedali. Basta citare il caso della Liguria dove il Presidente Toti, in pochi giorni, ha allestito una nave traghetto trasformandola in ospedale in grado di ospitare numerosi malati. Ma gli esempi sono moltissimi. Cose impensabili in tempi normali.

Se molto, quindi, è stato fatto sul fronte sanitario, su quello dell’emergenza economica non c’è stato nulla di equivalente. Le stesse misure messe in campo dal Governo rischiano di rimanere imbrigliate nelle procedure, con le imprese e i lavoratori abbandonati tra l’incudine della burocrazia e il martello della crisi economica. Alcune scadenze sono state prorogate ma, nel complesso, è veramente poca roba. Sicuramente è molto meno di quello di cui avrebbe bisogno il Paese per riprendersi velocemente una volta finita l’emergenza sanitaria. 

Quanta poca attenzione sia data a misure di grande efficacia economica e a “impatto zero” sui conti pubblici, come appunto lo snellimento burocratico, lo testimonia il prolungamento di due anni dei controlli fiscali che scadevano nel 2020. Un provvedimento che, in questo momento, assomiglia più a una inclinazione ossessivo-compulsiva piuttosto che a un riflesso di razionalità economica.

C’è un aspetto di questa crisi di cui bisogna essere consapevoli: ci vorrà qualche mese ma passerà. Il grande problema che l’Italia ha davanti non è quanto PIL perderà in questi mesi ma quanto riuscirà a recuperarne finita l’emergenza. La priorità assoluta è evitare shock finanziari che compromettano la capacità produttiva e, quindi, la possibilità di ripartire. Per fare questo è necessario immettere massicce dosi di liquidità nel sistema, affinché le imprese non chiudano e i lavoratori non perdano il posto di lavoro. Bisogna fare anche in modo che il denaro arrivi il più velocemente possibile, affinché imprese e lavoratori possano poi ricominciare a produrre a pieno regime. Quindi bisogna snellire, snellire e ancora snellire. Altrettanto devono fare le banche e gli istituti finanziari. Anche in questo campo, un intervento del Governo sarebbe auspicabile, con una moratoria che spenga tutti i vari semafori che regolano l’accesso al credito. Così come serve una moratoria sulla CRIF, cioè la centrale rischi finanziari. Se un imprenditore ha un conto scoperto, anche solo di qualche centinaio di euro, o non riesce a pagare un finanziamento di qualche tipo, è segnalato alla centrale rischi e questo gli pregiudica l’accesso al credito, con conseguenze facilmente immaginabili. Alcune banche si stanno organizzando: le aziende che ritengono di essere in difficoltà possono inviare una richiesta “formale” di sospensione dei pagamenti. L’iniziativa è lodevole da parte di chi la propone, ma inadeguata per diversi motivi: non tutti la stanno promuovendo, la valutazione è discrezionale e – non da ultimo – i tempi necessari all’espletamento della domanda non sono così brevi. Se vogliamo uscire dalla crisi non servono moduli da riempire e domande da presentare, ma aiuti economici concreti per sostenere lo sforzo e il sacrificio delle imprese e dei lavoratori. Insomma, le risposte devono arrivare prima delle domande.

Altrettanto fondamentale è predisporre le condizioni affinché la ripartenza non subisca rallentamenti e il Paese, finita l’emergenza, possa spingere sull’acceleratore della ripresa. Ecco perché snellire la burocrazia non è un dettaglio anche in questo senso. Basti pensare che ridurre di un terzo il tempo che le imprese devono dedicare a riempire moduli e scartoffie varie, equivale a destinare 20 miliardi alla produzione e agli investimenti. Il tutto, con effetti positivi sull’intero sistema economico. Per esempio: una semplificazione burocratica che mettesse l’Italia in linea con la media dei Paesi UE darebbe una spinta al PIL, solo per quanto riguarda le risorse interne da destinare alla produzione, stimabile tra l’1,6 e l’1,8 per cento. Riformare la pubblica amministrazione e farlo in tempi brevi, nella direzione indicata dalla stessa Ministra Dadone sul suo sito istituzionale, non è una missione impossibile. Al contrario, è ciò che bisogna fare subito, perché l’Italia e gli italiani non possono permettersi di avere le gambe legate da una burocrazia lunare mentre sono impegnati nella sfida della vita.

(articolo pubblicato sull’Agenzia Dire)

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È già emergenza: l’attività economica dell’Eurozona si sta fermando https://www.t-mag.it/2020/03/25/e-gia-emergenza-lattivita-economica-delleurozona-si-sta-fermando/ https://www.t-mag.it/2020/03/25/e-gia-emergenza-lattivita-economica-delleurozona-si-sta-fermando/#respond Wed, 25 Mar 2020 11:23:09 +0000 https://www.t-mag.it/?p=146217 Una prima panoramica di ciò che sta accadendo all’economia dell’area dell’euro l’ha data IHS Markit, che prevede un calo del PIl del 2% nel primo trimestre. SI tratta, tuttavia, di una previsione ottimistica rispetto a quella di Moody’s

di Redazione

Cominciano a manifestarsi i pesanti effetti negativi sull’economia dell’Eurozona delle inevitabili misure messe in campo dai singoli paesi per contrastare la diffusione dell’epidemia di coronavirus. Prima dei principali indicatori macroeconomici – di Eurostat e Istat per esempio, per i quali ci vorrà ancora un po’ di tempo -, un primo quadro di quello che sta accadendo lo ha disegnato martedì IHS Markit attraverso l’indice PMI flash, un indicatore che si basa su un campione d’indagine di oltre 5000 aziende del settore manifatturiero e terziario. La previsione flash, spiega nella nota metodologica Markit, si basa ogni mese su circa l’85-90% del numero totale delle risposte PMI e fornisce un’accurata indicazione preliminare dei dati finali PMI. Ecco, secondo la stima flash alla fine del mese in corso l’attività economica dell’Eurozona registrerà un crollo senza precedenti.

«A marzo – spiega Chris Williamson, Chief Business Eonomist di IHS Markit -, l’attività dell’eurozona è crollata più severamente dei livelli osservati all’apice della crisi finanziaria globale. Forti contrazioni sono state osservate in Francia, Germania e nel resto dell’eurozona a causa delle sempre più rigide misure attuate dai relativi governi nell’intento di arginare la diffusione del coronavirus».

Secondo l’economista di IHS Markit nel primo trimestre il PIL dell’Eurozona potrebbe riportare una contrazione del 2% «ed è chiaramente possibile – spiega Williamson – che tale contrazione si intensifichi maggiormente poiché, nei prossimi mesi, potrebbero essere probabilmente implementate misure ancora più drastiche».

Ancora più pessimista Moody’s che sempre ieri ha diffuso un rapporto dal titolo a dir poco eloquente: COVID-19: Global Economic Tsunami. Secondo l’agenzia di rating il PIL dell’Eurozona nel primo trimestre registrerà un -5,7% e un -7,4% nel secondo, recuperando poi nella seconda parte dell’anno per arrivare ad un calo del 2,7% a fine 2020. Per la Cina, invece, la previsione indica un calo del 27% nel primo trimestre ed una crescita dell’1,7% a fine anno, contro il +6,2% previsto in precedenza.

Tornando ai dati di Markit, secondo la stima Flash della società londinese, l’indice PMI composito della produzione a marzo ha registrato un crollo di oltre 20 punti, passando dai 51.6 di febbraio a 31.4 (toccando il livello più basso dal luglio del 1998), riflettendo il calo da 52.6 a 28.4 delle attività terziarie e il calo da 48,7 a 39.5 della produzione manifatturiera.

Anche le aspettative future hanno registrato un notevole peggioramento, «scendendo a minimi mai registrati ed indicando un valore di pessimismo record sulle aspettative economiche per il prossimo anno sia nel manifatturiero che nel terziario». Di conseguenza, il crollo della domanda e dell’ottimismo hanno portato al maggior taglio occupazionale mensile dal luglio del 2009. Il tasso più elevato di tagli di posti di lavoro ha interessato i servizi, con i settori della ristorazione e quelli legati al turismo in forte difficolta per via delle misure.

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