Primo piano – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Thu, 03 Dec 2020 14:02:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.6 Le prospettive per l’economia italiana nel 2020-2021 https://www.t-mag.it/2020/12/03/le-prospettive-per-leconomia-italiana-nel-2020-2021-2/ https://www.t-mag.it/2020/12/03/le-prospettive-per-leconomia-italiana-nel-2020-2021-2/#respond Thu, 03 Dec 2020 14:02:24 +0000 https://www.t-mag.it/?p=152155 Per l’anno in corso è attesa una marcata contrazione del Pil (-8,9%), mentre si prevede una risalita per il prossimo anno (+4%)

di Redazione

Gli effetti della crisi derivata dall’emergenza sanitaria produrranno una contrazione dell’economia italiana, circostanza condivisa con altri paesi europei. Nello specifico, per il nostro paese, l’Istat prevede una marcata flessione del Pil nel 2020 (-8,9%) e una ripresa parziale nel 2021 (+4%).

Nell’anno corrente, spiega ancora l’Istat, la caduta del Pil sarà determinata prevalentemente dalla domanda interna al netto delle scorte (-7,5 punti percentuali); anche l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte risulterebbero negativi (rispettivamente -1,2 p.p. e -0,2 p.p.). Nel 2021, il contributo della domanda interna tornerebbe positivo (+3,8 p.p.), così come quello della domanda estera netta (+0,3 p.p.) mentre le scorte fornirebbero un marginale contributo negativo (-0,1 p.p.).

Nel biennio di previsione, l’evoluzione in termini reali della spesa delle famiglie e delle ISP e quella degli investimenti registrerebbero una forte contrazione nell’anno corrente (rispettivamente -10% e -10,1% nel 2020) con un incremento del 4,5% e del 6,2% nel 2021; la spesa delle AP aumenterebbe con intensità differenziate nei due anni (+2% e +0,1%).

L’evoluzione dell’input di lavoro, misurato in termini di ULA, seguirebbe quella del Pil, con un’ampia riduzione nel 2020 (-10%) e una ripresa parziale nel 2021 (+3,6%). L’andamento del mercato del lavoro risentirebbe del processo di ricomposizione tra disoccupati e inattivi oltre che della progressiva normalizzazione dei provvedimenti a sostegno dell’occupazione. Nell’anno corrente il tasso di disoccupazione diminuirebbe (9,4%) per poi tornare a crescere nel 2021 (11%).

L’andamento del deflatore della spesa delle famiglie residenti è atteso rimanere stabile nell’anno corrente per poi mostrare una moderata crescita nel 2021 (+0,6%).

L’Istat, però, avverte che «l’attuale quadro previsivo risulta fortemente condizionato dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria e dalla disponibilità e dalla tempistica di somministrazione del vaccino. Allo stesso tempo la definizione delle misure legate al Recovery and Resilience Facility Program potrebbero rappresentare un ulteriore e robusto stimolo agli investimenti».

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Gli impatti sociali ed economici del Covid sul mondo del lavoro https://www.t-mag.it/2020/12/02/gli-impatti-sociali-ed-economici-del-covid-sul-mondo-del-lavoro/ https://www.t-mag.it/2020/12/02/gli-impatti-sociali-ed-economici-del-covid-sul-mondo-del-lavoro/#respond Wed, 02 Dec 2020 13:46:21 +0000 https://www.t-mag.it/?p=152116 Ricerca Tecnè-Fondazione Di Vittorio: come cambiano gli stili di vita e le abitudini di consumo delle famiglie italiane, tra incertezze e timori legati alla diffusione dell’epidemia di coronavirus. Nel complesso, l’86% delle imprese totali e il 90% di quelle del terziario ha registrato un calo di fatturato

di Redazione

L’esplosione della crisi sanitaria a fine febbraio 2020 ha determinato uno shock esogeno che ha colpito simultaneamente il lato della domanda e quello dell’offerta con un crollo dell’attività economica in quasi tutti i settori. Alle misure restrittive messe in campo per rallentare la diffusione del virus si sono sommati gli effetti indiretti determinati dalla contrazione del reddito disponibile, la paura di ammalarsi e le incertezze rispetto al futuro.

Fin da subito il terziario è stato il più esposto all’impatto economico, in ragione delle caratteristiche delle attività che rientrano nel settore. Un settore che in Italia rappresenta il 79% delle imprese, il 55% del fatturato, il 58% del valore aggiunto, il 68% degli occupati e il 63% dei lavoratori dipendenti.

Gli stili di vita

La prima parte della ricerca a cura di Tecnè e Fondazione Di Vittorio, Gli impatti sociali ed economici del Covid sul mondo del lavoro (con un focus sul terziario), analizza gli impatti sull’opinione pubblica. Nella graduatoria dei timori la preoccupazione prevalente riguarda gli impatti sociali dell’epidemia che hanno come messa a terra conflittualità, disoccupazione e povertà, cui fa seguito una marcata apprensione relativa al rischio di contrarre l’infezione (o che si ammalino i familiari) e poi i timori che riguardano la sfera economica individuale, come le conseguenze sul bilancio familiare e la paura di diventare poveri.

I comportamenti degli italiani sono coerenti alla necessità di contenere la diffusione del virus attraverso il distanziamento sociale e l’attenzione all’igiene personale. Il 90% ha dichiarato, infatti, di indossare sempre la mascherina in luoghi pubblici, l’82% evita di frequentare posti affollati, il 77% pone maggiore attenzione all’igiene personale e delle mani, il 46% evita i contatti ravvicinati con amici e colleghi di lavoro.

Ma soprattutto, dai dati della ricerca, risulta evidente quanto l’epidemia abbia cambiato il tracciato quotidiano, riconfigurandosi intorno al distanziamento sociale e alla protezione economica del proprio nucleo familiare. Si incontrano meno gli amici, si riducono le attività legate al benessere e all’entertainment, si frequenta di più il proprio quartiere anche per le piccole spese quotidiane. Si pranza meno fuori casa e cresce l’attenzione nel cercare il supermercato più conveniente, evitando gli sprechi alimentari. La strategia è cercare di risparmiare il più possibile per i momenti di difficoltà, evitando gli acquisti non effettivamente necessari e rinviando quelli non indispensabili.

Spesa delle famiglie e nuove abitudini di consumo

Il nuovo palinsesto della quotidianità si riflette nei consumi delle famiglie. La stima della possibile contrazione complessiva per il 2020, in termini di volume di spesa, è senza precedenti, -228 euro al mese rispetto all’anno scorso (-9%). Una contrazione che, però, racconta solo in parte le modifiche avvenute nei comportamenti d’acquisto. Infatti, aumenta leggermente la spesa alimentare (+4%) e resta sostanzialmente stabile l’incidenza dei costi fissi dell’abitare (affitto o mutuo), con un lieve aumento delle spese relative alle forniture di acqua, gas ed energia. Crollano, invece, le spese no-food: abbigliamento e calzature (-23%) beni e servizi per la pulizia e manutenzione della casa (-20%); spese di trasporto (-28%); tempo libero (-35%).

Il cambio delle strategie di consumo si somma alla crescita degli acquisti online, spostando ancora più in là il punto di ricaduta negativo degli effetti sul commercio tradizionale. In media, infatti, la crescita della spesa online è del +26% rispetto al 2019, sfiorando i 23 miliardi di euro, nonostante un calo significativo degli acquisti relativi al tempo libero.

I cambiamenti avvenuti negli stili di vita e nei comportamenti di consumo sembrano destinati a sedimentarsi. Finita l’emergenza sanitaria, infatti, il 26% continuerà a vivere le relazioni, le amicizie e l’uso del tempo libero nelle modalità attuali e il 28% continuerà a fare acquisti e adottare gli stessi comportamenti di consumo sperimentati in questo periodo.

Lavoro e reddito

Altrettanto importante, nelle sue conseguenze sociali ed economiche, è la percezione del rischio di subire un degrado nelle mansioni o nel reddito, oppure di perdere il lavoro. Ciò che colpisce è la convinzione che la contrazione economica determinata dall’epidemia incida sui livelli occupazionali, sui redditi e sulle mansioni dei lavoratori più di quanto non faccia la crescita del commercio elettronico e l’innovazione tecnologica.

Solo il 6% degli intervistati si attende un miglioramento delle condizioni economiche personali mentre il 13% teme un ulteriore peggioramento (22% tra i lavoratori del terziario). Il sentimento prevalente è quello di vivere strappati via dalla quotidianità che rappresentava un progetto di vita, travolti da un’onda anomala e costretti a muoversi in apnea, sospesi tra il sogno della ripartenza e l’incubo della povertà.

Imprese

L’altro versante dell’indagine riguarda gli impatti sulle imprese. Nella prima fase dell’emergenza sanitaria (marzo-aprile) il fatturato delle imprese si è ridotto, in media, del 42% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel complesso, l’86% delle imprese totali e il 90% di quelle del terziario ha registrato un calo di fatturato. Le stime preliminari, relative al conto economico delle imprese per il 2019 e per il 2020, sono senza precedenti: -326 miliardi il fatturato, -10% il valore della produzione, -23% il valore aggiunto, -43% il margine operativo lordo. Solo nel terziario la la perdita di fatturato potrebbe contabilizzare -222 miliardi di euro.

La risposta delle imprese alla violenza e alla velocità della crisi è andata prevalentemente nella direzione di una riduzione delle ore lavorate, cui non corrisponde un contestuale calo degli addetti in ragione del blocco dei licenziamenti stabilito dal governo e al massiccio ricorso alla cassa integrazione, che ha mitigato l’impatto sull’occupazione il cui calo riguarda, prevalentemente, i lavoratori a tempo determinato (cui non sono stati rinnovati i contratti), il mancato turnover legato ai pensionamenti e la perdita di lavoro conseguente alla chiusura delle attività per i lavoratori autonomi.

Solo il 22% delle imprese ha adottato misure orientate a rendere più efficienti i processi di produzione e a modificare i canali di vendita (15%), accelerando la transizione al digitale (9%). Ma anche laddove queste misure sono state messe in campo, sono spesso accompagnate da una consistente riduzione delle ore di lavoro. Ciò dipende solo in parte dalla resistenza al cambiamento delle imprese. Molto è ascrivibile alla particolare conformazione della struttura produttiva italiana, composta da una miriade di micro e piccole attività, storicamente poco capitalizzate, a cui si sommano la rigidità dei sistemi autorizzativi e le difficoltà di accesso al credito.

In questo contesto la gestione del personale è stata la principale leva su cui le imprese hanno agito per tentare di mantenere la linea di galleggiamento. Il 70% ha fatto ricorso alla CIG, al FIS e ad altri strumenti analoghi, il 35% ha adottato misure che hanno ridotto le ore di lavoro e il ciclo produttivo, facendo un massiccio ricorso all’utilizzo delle ferie, in particolare nella prima fase della crisi.

Dal punto di vista finanziario, per rispondere al calo del fatturato, il 44% delle imprese ha attivato nuove linee di credito e il 23% ha utilizzato i margini disponibili su quelli già esistenti, il 25% ha rinegoziato i termini di pagamento con i fornitori e il 18% ha differito il rimborso di debiti pregressi. Tutte misure che, seppur dettate da uno stato di necessità, aumentano i problemi finanziari e peggiorano, nel breve-medio periodo, il conto economico, considerando anche che, nei prossimi mesi, le strategie finanziarie che le imprese pensano di adottare ricalcano lo stesso schema.

Conclusioni

In sintesi, l’orientamento prevalente è quello di entrare nella fase post-covid senza significative innovazioni strutturali, se non in termini di riorganizzazione dei processi e dei canali di vendita, rischiando di mancare le nuove domande di beni e servizi che nel frattempo hanno preso forma.

Un contributo fondamentale ad orientare il sistema produttivo verso una ripresa ad alto valore aggiunto lo potranno dare politiche economiche e fiscali adeguate, che stimolino gli investimenti e l’occupazione di qualità, insieme a quelle riforme di sistema, più volte annunciate e mai realizzate.

Puoi consultare l’indagine Tecnè-Di Vittorio in PDF

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https://www.t-mag.it/2020/12/02/gli-impatti-sociali-ed-economici-del-covid-sul-mondo-del-lavoro/feed/ 0
L’Istat taglia le stime del Pil nel terzo trimestre, -5% sull’anno https://www.t-mag.it/2020/12/01/listat-taglia-le-stime-del-pil-nel-terzo-trimestre-5-sullanno/ https://www.t-mag.it/2020/12/01/listat-taglia-le-stime-del-pil-nel-terzo-trimestre-5-sullanno/#respond Tue, 01 Dec 2020 13:39:08 +0000 https://www.t-mag.it/?p=152086 Il rimbalzo rispetto al periodo precedente è del 15,9%. La variazione acquisita per il 2020 è pari a -8,3%

di Redazione

«La stima completa dei conti economici trimestrali conferma che l’economia italiana, dopo la forte contrazione registrata nella prima metà dell’anno per gli effetti dell’emergenza sanitaria, registra un consistente recupero nel terzo trimestre, misurato da una crescita congiunturale del Pil pari al 15,9%. Nella stima preliminare la crescita del Pil era del 16,1%» (il terzo trimestre del 2020 ha avuto quattro giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2019). Così l’Istat, illustrando i conti economici trimestrali. Tuttavia, viene anche sottolineato, «a causa delle flessioni dei primi due trimestri, la variazione tendenziale resta negativa nella misura del 5%». In precedenza, il dato sulla crescita congiunturale del Pil diffuso il 30 ottobre 2020, era stimato pari al 16,1%, mentre il calo tendenziale era del -4,7%. La variazione acquisita per il 2020 è pari a -8,3%.

Rispetto al trimestre precedente, prosegue l’Istat, tutti i principali aggregati della domanda interna risultano in crescita, con un aumento del 9,2% dei consumi finali nazionali e del 31,3% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente, del 15,9% e del 30,7%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente per 13 punti percentuali alla crescita del Pil: +7,5 punti i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, +5,3 punti gli investimenti fissi lordi e +0,2 punti la spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). La variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del Pil per un punto percentuale, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato positivo e pari a quattro punti.

Si registrano andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi cresciuti rispettivamente dello 0,2%, del 33,1% e dell’11,9%. 

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«Monitor Italia», il consenso ai partiti e la fiducia nel governo https://www.t-mag.it/2020/11/30/monitor-italia-il-consenso-ai-partiti-e-la-fiducia-nel-governo-27/ https://www.t-mag.it/2020/11/30/monitor-italia-il-consenso-ai-partiti-e-la-fiducia-nel-governo-27/#respond Mon, 30 Nov 2020 14:11:33 +0000 https://www.t-mag.it/?p=152053 Sale la fiducia nell’esecutivo e nel premier Conte. Meloni prima tra i leader politici. Il 31,3% degli intervistati è scettico, mentre il 23,4% sicuramente non farebbe il vaccino anti-Covid appena disponibile: i risultati dell’ultimo sondaggio Tecnè per l’Agenzia Dire

di Redazione

Se si votasse oggi, la Lega otterrebbe il 23%, in lieve discesa dall’ultima rilevazione (-0,2%). Registra un leggero aumento il Partito democratico, che si attesterebbe al 20,8% (+0,2%). In lieve calo al 16,9% (-0,2%) Fratelli d’Italia, mentre il M5s guadagnerebbe lo 0,2%, ora al 14,6%. A salire è anche Forza Italia, all’8,2% (+0,3%).  È quanto emerge dal nuovo Monitor Italia di Tecnè per l’Agenzia Dire, diffuso il 28 novembre. La Sinistra si attesterebbe al 3,4%, Azione al 3,3% (lievi cali rispettivamente dello 0,1 e dello 0,2%), Italia Viva si collocherebbe invece al 3,2% (-0,1%). +Europa scenderebbe all’1,9% (-0,1%), mentre i Verdi si attesterebbero all’1,5% (+0,1%). Gli altri partiti raccoglierebbero il 3,2% delle preferenze (+0,1%). L’area dell’astensione e degli incerti si attesta al 44,3%, in diminuzione dello 0,7% rispetto alla settimana precedente.

La fiducia nel governo

Sale ancora la fiducia nel governo, secondo le stime del Monitor Italia Tecnè-Dire. La fiducia nel governo aumenta perciò al 32%, +0,6% dall’ultima rilevazione, mentre la quota di quanti affermano di non averne cala al 62,9% (-0,8%, senza opinione il 5,1%).

La fiducia nei leader

Il premier Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza restano i componenti del governo che raccolgono i maggiori consensi, entrambi registrano un aumento rispettivamente al 38,2% e al 34,8%. Tra i leader dei principali partiti Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia resta al primo posto, su valori stabili rispetto alla settimana precedente. A seguire Matteo Salvini della Lega, più distanziato Nicola Zingaretti (Pd).

Cosa dovrebbe fare il governo

Tra tutti gli intervistati da Tecnè, il 57% ritiene che il governo avrebbe bisogno di cambiare alcuni ministri per rafforzare la sua azione, quota che scende al 41,9% tra quanti dichiarano il voto ai partiti di maggioranza. Inoltre il 42%, tra tutti gli intervistati, crede che il governo dovrebbe coinvolgere concretamente l’opposizione per pianificare l’utilizzo dei fondi che arriveranno dall’Europa, ma tra gli elettori dei partiti di maggioranza il 77,5% esprime contrarietà al riguardo.

L’emergenza sanitaria

Riguardo la situazione legata all’emergenza sanitaria, crescono, tra gli intervistati di Tecnè, quanti rispondono – rispetto al 13 novembre – di essere risultati positivi loro stessi, ma scende la quota di coloro che hanno avuto contatti, diretti o indiretti, con persone risultate positive al coronavirus. Alla domanda di Tecnè «appena disponibile cercherà di fare il vaccino contro il Covid-19?», gli intervistati rispondono «sì, prima possibile» nel 31,3% dei casi, in calo dal 35,2% della precedente rilevazione. «Meglio aspettare per capire se è sicuro», è la risposta che viene data nel 40,6% dei casi, mentre il 23,4% afferma «sicuramente no». Non sa il 4,7%. Ad ogni modo l’87,8% degli intervistati risponde di avere fiducia nei vaccini obbligatori.

NOTA METODOLOGICA
Campione di 1.000 casi, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, articolato per sesso, età, area geografica
Estensione territoriale: intero territorio nazionale 
Interviste effettuate il 27 novembre 2020 con metodo cati – cawi
Margine di errore: 3,1%
Totale contatti: 6.221 (100%) – rispondenti: 1.000 (16,1%) – rifiuti/sostituzioni: 5.221 (83,9%)
Soggetto che ha realizzato il sondaggio: Tecnè srl
Committente: Agenzia Dire
Il documento completo sul sito: sondaggipoliticoelettorali.it

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In calo la fiducia dei consumatori e delle imprese https://www.t-mag.it/2020/11/27/in-calo-la-fiducia-dei-consumatori-e-delle-imprese/ https://www.t-mag.it/2020/11/27/in-calo-la-fiducia-dei-consumatori-e-delle-imprese/#respond Fri, 27 Nov 2020 13:10:21 +0000 https://www.t-mag.it/?p=152011 Pesa il peggioramento dell’emergenza sanitaria. L’impatto negativo è ampio per il settore dei servizi, soprattutto nel comparto turistico

di Redazione

Cala l’indice di fiducia di imprese e consumatori. A novembre 2020, infatti, l’Istat stima una diminuzione sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 101,7 a 98,1) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese che cade da 92,2 a 82,8 per effetto soprattutto del forte peggioramento dei servizi di mercato. 

Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori, spiega l’Istat, sono in calo anche se con intensità differenziate. Il clima economico e il clima futuro registrano le flessioni maggiori, passando, rispettivamente, da 87,2 a 79,3 e da 104,0 a 98,8. Il clima personale scende da 106,4 a 104,7 e quello corrente diminuisce da 99,9 a 97,4.

Guardando alle imprese, invece, il peggioramento della fiducia è diffuso a tutti i settori: l’industria e il commercio al dettaglio registrano cali più contenuti mentre si evidenzia un crollo dell’indice relativo ai servizi di mercato. In particolare, nel settore manifatturiero l’indice scende da 94,7 a 90,2 e nelle costruzioni cala da 142,5 a 136,8. Nel commercio al dettaglio l’indice diminuisce da 98,9 a 95,2 mentre nei servizi di mercato cade da 87,5 a 74,7. Con riferimento alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni tutte le componenti sono in peggioramento.

Nei servizi di mercato si registra un diffuso e marcato peggioramento dei giudizi sia sugli ordini sia sull’andamento degli affari; le attese sugli ordini subiscono un forte ridimensionamento contribuendo in modo considerevole alla caduta dell’indice di fiducia. Nel commercio al dettaglio, la diminuzione dell’indice è dovuta al forte calo delle aspettative sulle vendite future; invece, i giudizi sulle vendite recuperano e il saldo delle scorte di magazzino è in diminuzione. A livello di circuito distributivo, la fiducia aumenta nella grande distribuzione mentre è in marcata flessione nella distribuzione tradizionale.

«Il peggioramento dell’emergenza sanitaria – osserva l’Istat a tale proposito – ha influenzato la fiducia sia delle imprese sia dei consumatori. Con riferimento alle imprese, l’impatto negativo è ampio per il settore dei servizi, dove si registrano giudizi estremamente negativi e una caduta delle aspettative, soprattutto nel comparto turistico. Per l’industria e il commercio al dettaglio l’effetto è più contenuto. Per quanto attiene ai consumatori, la situazione emergenziale ha influito sulle opinioni relative alla situazione economica del Paese, ivi compresa la disoccupazione, che sono in deciso peggioramento rispetto al mese scorso».

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Servizi: fatturato in ripresa nel terzo trimestre 2020 https://www.t-mag.it/2020/11/26/servizi-fatturato-in-ripresa-nel-terzo-trimestre-2020/ https://www.t-mag.it/2020/11/26/servizi-fatturato-in-ripresa-nel-terzo-trimestre-2020/#respond Thu, 26 Nov 2020 14:14:43 +0000 https://www.t-mag.it/?p=152007 Un balzo del 26,7% che «risente positivamente dell’attenuarsi delle misure intraprese per il contenimento dell’emergenza sanitaria»

di Redazione

Nel terzo trimestre del 2020, l’Istat stima che l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi aumenti del 26,7% rispetto al trimestre precedente. L’indice generale grezzo registra una diminuzione, in termini tendenziali, del 6,9%. 

L’indice del fatturato dei servizi nel terzo trimestre 2020 mostra una netta ripresa, registrando variazioni congiunturali positive in tutti i settori. In particolare l’incremento maggiore riguarda le attività dei servizi di alloggio e ristorazione che mostrano un balzo del 161,9%. Forti aumenti contraddistinguono anche le attività professionali, scientifiche e tecniche (+27,4%), il commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+26,0%), il trasporto e magazzinaggio (+20,9%), le agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+16,7%). L’aumento più contenuto riguarda i servizi di informazione e comunicazione (+9,4%).

«Il fatturato delle imprese dei servizi nel terzo trimestre 2020 – spiega l’Istat – risente positivamente dell’attenuarsi delle misure intraprese per il contenimento dell’emergenza sanitaria e registra un’ampia crescita congiunturale in tutti i settori. Il rimbalzo risulta essere più marcato in quei settori, quali le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione e Commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, che maggiormente avevano risentito degli effetti dei provvedimenti restrittivi messi in atto nel trimestre precedente. Tuttavia, resta ancora ampia la perdita di fatturato delle imprese dei servizi rispetto all’anno precedente, con una flessione pari al 6,9%, con diminuzioni assai più marcate nei settori maggiormente legati al turismo».

Nel terzo trimestre 2020 si registrano diminuzioni tendenziali per le attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-25,2%), le agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (-22,2%), il trasporto e magazzinaggio (-17,2%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (-6,3%). Flessioni più contenute caratterizzano il commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (-0,8%) e i servizi di informazione e comunicazione (-0,2%).

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La pandemia secondo i cittadini europei https://www.t-mag.it/2020/11/25/la-pandemia-secondo-i-cittadini-europei/ https://www.t-mag.it/2020/11/25/la-pandemia-secondo-i-cittadini-europei/#respond Wed, 25 Nov 2020 13:37:42 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151957 Secondo un recente sondaggio del PE, nonostante il momento di crisi, aumenta rispetto ad aprile il giudizio positivo dei cittadini europei verso l’Unione e, per quanto riguarda l’Italia, quattro su cinque auspicano un’UE con più poteri per affrontare l’emergenza sanitaria

di Redazione

Il Parlamento europeo ha pubblicato recentemente i dati del suo terzo sondaggio dell’anno in cui chiede ai cittadini comunitari il proprio punto di vista sui temi principali del 2020: la pandemia, la crisi legata al coronavirus e l’Unione europea in questa situazione. Il sondaggio, condotto tra il 25 settembre e il 7 ottobre 2020, nel pieno della seconda ondata per molti paesi europei, mostra come la ricaduta pesi molto sull’aspetto psicologico dei cittadini. Infatti, solo il 37% degli europei si sente speranzoso, percentuale che in Italia aumenta sensibilmente al 46% di coloro che si dichiarano positivi per il futuro.

Anche dal punto di vista economico i cittadini europei non vedono una situazione migliore: se il 50% degli intervistati ritiene che l’incertezza sia ancora lo stato d’animo principale quando si parla dell’impatto economico della pandemia, il 39% degli intervistati dice che la pandemia ha già avuto un impatto sul reddito personale percentuale che arriva al 46% in Italia, mentre un ulteriore 27% si aspetta un impatto simile nel futuro. Nello specifico, i giovani e le famiglie con figli sembrano essere i più colpiti dalla crisi, secondo il sondaggio, il 64% dei cittadini tra i 16 e i 34 anni ha subito qualche forma di difficoltà finanziaria e il 27% delle famiglie con figli ha ammesso di aver attinto prima del previsto ai risparmi.

Nonostante la situazione emergenziale, che tenderebbe a far aumentare il malcontento dei cittadini, la percezione positiva che gli intervistati hanno dell’Unione europea è aumentata di undici punti rispetto al sondaggio condotto tra aprile e maggio, passando dal 32% al 41% di oggi.

A confermare ancora di più la fiducia che i cittadini ripongono nell’UE, è il dato secondo cui il 66% degli intervistati ritiene che l’Europa dovrebbe avere più competenze per affrontare la pandemia. La percentuale In Italia sale al 78% di cittadini che concordano con la possibilità di maggiori poteri contro questo momento di crisi globale. Le richieste a cui gli intervistati italiani si dicono favorevoli non sono avanzate senza cognizione di causa: secondo il sondaggio, il 42% è consapevole delle misure messe in campo dall’Unione per il sostegno alla situazione creata dalla pandemia, contro una media UE del 30%.

Inoltre, la maggioranza degli intervistati a livello europeo, il 54%, ritiene che l’UE dovrebbe avere strumenti finanziari più forti per fronteggiare le conseguenze della crisi, anche in questo caso il dato italiano supera la media arrivando al 64% di italiani che chiedono maggiore capacità finanziaria. Su come investire i finanziamenti europei e come impiegare questa capacità finanziaria, i cittadini europei concordano che la salute pubblica debba essere la priorità di spesa, seguita dalla ripresa economica e da nuove opportunità per le imprese. Seguono come voci di spesa il cambiamento climatico e la protezione dell’ambiente e infine il welfare e il lavoro, selezionati come preferenza dal 35% degli intervistati.

Ad ogni modo, il 77% dei cittadini europei è d’accordo nel ritenere che l’Unione europea debba finanziare solamente gli stati membri che rispettano lo stato di diritto e i principi democratici e quindi a paesi che rispettano i valori europei condivisi.  

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Il coronavirus aggrava le disuguaglianze di genere https://www.t-mag.it/2020/11/24/il-coronavirus-aggrava-le-disuguaglianze-di-genere/ https://www.t-mag.it/2020/11/24/il-coronavirus-aggrava-le-disuguaglianze-di-genere/#respond Tue, 24 Nov 2020 15:28:08 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151938 Da un punto di vista occupazionale e retributivo, ma anche dal lato della formazione. Aumentano, inoltre, i casi di violenza: i dati alla vigilia della Giornata contro la violenza sulle donne

di Redazione

Le donne stanno pagando il conto più alto della crisi innescata dal coronavirus in molti ambiti. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, da una parte come lavoratrici soffrono di più la situazione di incertezza e crisi economica perché appartengono alla categoria tra le più a rischio, e dall’altra, come imprenditrici la pandemia ha frenato la loro voglia di mettersi in proprio e la loro speranza, infatti risultano essere meno fiduciosa degli uomini su un rapido rientro alla produttività dei livelli pre-coronavirus. Quest’ultimo dato sull’imprenditoria femminile è quello che emerge dalla più recente analisi di Unioncamere per il Giro d’Italia delle donne che fanno impresa in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne (25 novembre). Dalla ricerca emerge che dopo anni in cui ogni trimestre le imprese femminili segnavano numeri positivi e una crescita superiore a quella delle imprese maschili, tra aprile e settembre 2020, la maggiore dinamicità si è annullata, a causa soprattutto della mancanza di nuove imprese nel secondo trimestre: 42,3% per le femminili contro il -35,2% i quelle maschili, che è andata avanti anche nel trimestre successivo, che fa segnare rispettivamente -4,8% contro +0,8%.

Inoltre, la ricerca Unioncamere condotta ad ottobre di quest’anno mostra che la pandemia ha inciso negativamente di più sulle imprese femminili per una diversa risposta di genere alla crisi: le donne mostrano di avere più problemi di liquidità, lo dichiara il 38% delle imprenditrici contro il 33% degli imprenditori, di approvvigionamento delle forniture, il 30% contro 23%. Ma le imprenditrici riscontrano anche maggiori problematiche legate ai vincoli nell’accesso al credito, difficoltà per il 18% delle donne e per il 15% degli uomini. Queste problematiche si riscontrano comunque in un utilizzo più ingente, da parte delle imprenditrici, di tutte le misure di sostegno messe a disposizione in questi mesi dal governo, ma anche in una maggiore richiesta, rispetto ai colleghi uomini, di misure di ristoro per fronteggiare i costi fissi e il calo produttivo. La quota di imprese femminili che dichiara che ritornerà ai livelli pre-coronavirus nel 2021 è pari al 29% a fronte del 34% delle imprese a conduzione maschile.

In Italia il genere è una variabile che influenza in modo particolare il mondo del lavoro, perciò risulta evidente che se il coronavirus e la pandemia in generale hanno comportato difficoltà per tutti i lavoratori, queste appaiono intensificate per le lavoratrici, andando ad ampliare quei gap – occupazionale e retributivo – già esistenti.  Secondo il 28° Rapporto sulle Retribuzioni di ODM Consulting, il gender pay gap è del 5,5% tra laureati e dell’8% tra non laureati, numeri che si sono consolidati con la pandemia che ha tendenzialmente stabilizzato le retribuzioni e quindi le donne, partendo già da un livello retributivo inferiore, hanno sentito maggiormente il peso di questa situazione. Le differenze, poi, non si riscontrano solo nel mondo del lavoro, ma si presentano già a scuola, dove le ragazze sono più esposte al rischio di diventare donne che non lavorano, non studiano e non si formano.

I casi di violenza durante la pandemia

È così che l’emergenza sanitaria, il lockdown e il distanziamento (che in questo caso diventa isolamento) hanno fatto esplodere il fenomeno culmine della disuguaglianza di genere, quello della violenza, anche questo già esistente, ma aggravatosi nel periodo pandemico. In occasione del 25 novembre, l’associazione ActionAid ha diffuso un report di monitoraggio sul fenomeno della violenza, secondo cui durante il primo lockdown, dopo un iniziale crollo il numero delle chiamate di aiuto al numero verde 1522, tra marzo e giugno 2020 le richieste sono più che raddoppiate rispetto al 2019, arrivando a 15.280, il 119,6% in più dello scorso anno.

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La pandemia peggiora il tenore di vita degli italiani https://www.t-mag.it/2020/11/23/la-pandemia-peggiora-il-tenore-di-vita-degli-italiani/ https://www.t-mag.it/2020/11/23/la-pandemia-peggiora-il-tenore-di-vita-degli-italiani/#respond Mon, 23 Nov 2020 15:05:43 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151904 E anche i ricchi soffrono l’incertezza dell’attuale periodo: è quanto emerge da due distinti studi del Censis

di Redazione

La pandemia e l’attuale situazione di emergenza sanitaria hanno ampliato il bacino di cittadini in difficoltà economica: è quanto emerge dal secondo Rapporto Censis-Tendercapital sui Buoni Investimenti La sostenibilità al tempo del primato della salute, secondo cui cinque milioni di italiani hanno difficoltà a mettere in tavola un pasto decente, mentre 7,6 milioni di famiglie hanno avuto un peggioramento del tenore di vita. Inoltre, la crisi economica conseguente a quella sanitaria, ha portato 23,2 milioni di italiani a dover già fronteggiare la situazione con il reddito familiare ridotto, due milioni sono già stati duramente colpiti nella prima ondata della pandemia, a cui si aggiunge la paura di poter rimanere senza reddito (lo teme il 53% degli italiani a basso reddito) e lo stress di vedere il proprio lavoro a rischio (si trova in questo limbo il 42% degli intervistati).

Il rapporto mostra quindi una società spaventata, in cui si amplia il bacino dei cittadini in difficoltà economica a discapito del ceto medio, che indebolito non può più finanziare la ripresa nel post pandemia. Inoltre, dal Rapporto, emerge che i cittadini sono consci del fatto che in futuro non ci si potrà più affidarsi al solo intervento dello Stato e che la sostenibilità ambientale e sociale dovrà contare sui buoni investimenti di una finanza etica.

In tal senso, a guardare al futuro ed evidenziare il contributo della classe agiata al rilancio economico è il 3° Rapporto Aipb-Censis che, partendo dall’emergenza attuale, mostra come il private banking possa aiutare la ripresa post-pandemia e il benessere collettivo. Secondo il rapporto, i “benestanti” in Italia sono 1,5 milioni di persone e detengono un patrimonio finanziario complessivo di 1.150 miliardi di euro – aumentato del 5,2% negli ultimi due anni -, e il 75% di essi sostiene di essere pronto a finanziare con i propri capitali privati investimenti di lungo periodo per la rinascita economica dell’Italia dopo il coronavirus.

Anche i ricchi, però, soffrono l’incertezza dell’attuale periodo, sei su dieci dei benestanti, il 66,7%, ritengono che sia opportuno investire nelle imprese dell’economia reale.  In generale il rapporto evidenzia che gli italiani credono in una buona finanza – la ritiene possibile l’84,9% -, non cedendo al cliché dei “diavoli” e che, nell’attuale crisi, la ricchezza privata, se ben gestita, può rappresentare una opportunità preziosa per il paese, tanto che quasi la metà degli italiani è favorevole a riconoscere vantaggi fiscali a chi investe, non importa quanto sia ricco.

Nonostante non si verifichi, secondo i dati, una rottura sociale in questo senso, la pandemia ha evidenziato e tende ad allargare i gap già insiti nella società italiana, oltre quelli tra ricchi e poveri, andando ad allargare le file delle persone in difficoltà, anche quelli tra uomo e donna. Persiste ancora una differenza nel tasso di occupazione di venti punti percentuali, situazione aggravata dalla crisi pandemica in quanto il tasso di occupazione delle donne è diminuito quasi del doppio rispetto a quello degli uomini, rispettivamente -2,2%, rispetto al -1,3%.

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In calo fatturato e ordinativi dell’industria https://www.t-mag.it/2020/11/20/in-calo-fatturato-e-ordinativi-dellindustria/ https://www.t-mag.it/2020/11/20/in-calo-fatturato-e-ordinativi-dellindustria/#respond Fri, 20 Nov 2020 13:29:57 +0000 https://www.t-mag.it/?p=151847 A settembre si interrompe la crescita del fatturato dell’industria dei quattro mesi precedenti, spiega l’Istat

di Redazione

A settembre l’Istat stima che il fatturato dell’industria al netto dei fattori stagionali diminuisca in termini congiunturali del 3,2%, interrompendo la dinamica positiva registrata nei quattro mesi precedenti. Nella media del terzo trimestre l’indice complessivo è aumentato del 33,4% rispetto al trimestre precedente. Anche gli ordinativi destagionalizzati registrano a settembre un calo congiunturale, di maggiore ampiezza rispetto al fatturato (-6,4%), mentre nella media del terzo trimestre sono cresciuti del 40,7% rispetto al trimestre precedente.

La dinamica congiunturale del fatturato, spiega l’Istat a tale proposito, è sintesi di una significativa diminuzione del mercato interno (-4,9%) e di un aumento pressoché trascurabile del mercato estero dello 0,2%. Per gli ordinativi, invece, il calo congiunturale riflette ampie contrazioni delle commesse provenienti da entrambi i mercati (-5,7% quello interno e -7,3% quello estero).

«Si interrompe a settembre – è il commento dell’Istat – la dinamica congiunturale positiva del fatturato dell’industria dei quattro mesi precedenti. Ciononostante, su base trimestrale, si registra una forte crescita sia per la componente interna sia per quella estera. Il confronto tendenziale, al netto degli effetti di calendario, continua a rimanere negativo per entrambi i mercati. Per i raggruppamenti principali di industria si rilevano risultati analoghi a quelli degli aggregati totali, in termini sia congiunturali (su base trimestrale), sia tendenziali (su base annuale). Si segnala che in occasione del presente comunicato, come da politica di revisione dell’indagine, vengono pubblicate le serie storiche degli indici riviste da gennaio 2015».

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a settembre gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale solo per i beni strumentali (+0,9%); tutti gli altri raggruppamenti registrano cali abbastanza marcati: -3,5% i beni di consumo, -5,6% i beni intermedi e -7,3% l’energia.

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di settembre 2019), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali del 4,6%, riflettendo cali di ampiezza similare sia sul mercato interno (-4,5%), sia su quello estero (-4,9%).

Con riferimento al comparto manufatturiero, il settore dei mezzi di trasporto registra la crescita tendenziale più rilevante (+4,6%), seguito dalle altre industrie manifatturiere e delle riparazioni (+2,6%), mentre l’industria dei computer e dell’elettronica e l’attività di raffinazione del petrolio mostrano i cali peggiori (-11,0% e -34,7%, rispettivamente).

In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi aumenta del 3,2%, riflettendo risultati dello stesso segno su entrambi i mercati, ma di ampiezza significativa per quello interno (+5,1%) e piuttosto modesta per quello estero (+0,4%). La maggiore crescita tendenziale si registra nel settore dei mezzi di trasporto (+17,6%) e in quello del legno e della carta (+4,7%), mentre i peggiori risultati si rilevano nell’industria farmaceutica (-4,0%) e nel comparto dei computer e dell’elettronica (-4,1%).

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