Società – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Tue, 04 Aug 2020 14:25:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.4 A che punto è la pandemia di coronavirus in Italia e nel mondo? https://www.t-mag.it/2020/08/04/a-che-punto-e-la-pandemia-di-coronavirus-in-italia-e-nel-mondo/ https://www.t-mag.it/2020/08/04/a-che-punto-e-la-pandemia-di-coronavirus-in-italia-e-nel-mondo/#respond Tue, 04 Aug 2020 14:25:20 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149468 Secondo l’indagine sulla sieroprevalenza sul SARS_CoV-2 dell’Istat e del Ministero della Salute le persone che sono entrate in contatto con il coronavirus sono quasi un milione e mezzo, il 27,3% dei quali sono risultati asintomatici. Nuovi focolai in Europa, circa 157 mila morti negli Stati Uniti

di Redazione

Sono 1 milione 482 mila le persone che sono entrate in contatto con il nuovo coronavirus, secondo i primi risultati dell’indagine di sieroprevalenza sul SARS-CoV-2 dell’Istat in collaborazione con il ministero della Salute. L’indagine, condotta dal 25 maggio al 15 luglio, mostra che quindi il 2,5% della popolazione residente in famiglia, è risultato con IgG positivo, cioè ha sviluppato gli anticorpi per il coronavirus, cioè sei volte di più i dati ufficialmente individuati durante lo stesso periodo.

Come i dati sulla mortalità e sui contagi accertati, anche i risultati sull’indagine della sieroprevalenza mostra significative differenze a livello territoriale: la regione Lombardia raggiunge il massimo con il 7,5% di sieroprevalenza e  da sola assorbe il 51% delle persone che hanno sviluppato anticorpi. Il dato è influenzato dal fatto che nella regione risiede un sesto della popolazione italiana e che è anche quella in cui si è maggiormente concentrato il contagio, il 39% dei positivi ufficiali, e dei morti da coronavirus, il 49% su tutta l’Italia. Segue la Valle d’Aosta con il 4% di sieroprevalnza, mentre tutte le regioni del sud Italia, presentano un tasso di sieroprevalenza inferiore all’1%, con i valori minimi in Sicilia e Sardegna, entrambe allo 0,3%.

Differenze non rilevanti – in modo contrario a quanto rilevato dai contagi e dai morti accertati durante il periodo di pandemia – emergono dall’analisi del genere: uomini e donne sono stati colpiti nella stessa misura dal coronavirus. Invece differenze significative emergono riguardo al settore di attività economica: è prevedibilmente la sanità che registra i valori di siero positività più alti, con il 5,3% e un intervallo di confidenza che oscilla tra il 4,1% e il 6,6, ma il dato arriva fino al 9,8% nella zona a più alta sieroprevalenza.

La ricerca sottolinea inoltre che convivere a stretto contatto con una persona affetta dal virus non implica necessariamente il contagio, ma i risultati confermano che l’aver avuto contatti con persone affette dal virus aumenta la probabilità che si siano sviluppati anticorpi, infatti in questo caso la sieroprevalenza arriva al 16,4% della popolazione.

Risultati importanti derivano anche dall’analisi degli asintomatici, secondo l’indagine infatti il 27,3% delle persone che ha sviluppato anticorpi non ha avuto alcun sintomo. Mentre per quanto riguarda la restante parte di coloro che hanno avuto sintomi, il 24,7% ha dichiarato di averne avuti uno o due e il 41,5% di aver sperimentato 3 o più sintomi tipici del coronavirus.  Nello specifico i sintomi più diffusi sono stati febbre, tosse e mal di testa. Il bollettino aggiornato a ieri mostra che si è avuto un brusco calo dei contagi, attualmente 159 nuovi casi, ma un aumento  dei decessi a causa del coronavirus.

In Europa la situazione invece non migliora: secondo i dati degli Ecdc è in corso un aumento di focolai e di casi in Spagna, FranciaGermania, Regno Unito e nei Paesi balcanici. In particolare, il Belgio si dichiara nel pieno della seconda ondata di coronavirus: nella settimana dal 25 al 31 luglio, i casi registrati in media  sono stati 517,1 al giorno contro i 311,4 della settimana precedente. La situazione è più critica in Spagna -Madrid è risultata la città europea con il più alto tasso di mortalità- e in Francia, dove il numero dei casi continua ancora a superare la soglia dei 1.300 contagiati al giorno.

Per quanto riguarda il resto del mondo, si contano circa 157 mila morti negli Stati Uniti e attualmente 4,7 milioni di positivi, 94 mila in Brasile, 47 mila in Messico per un totale di 5 milioni di casi e oltre 200 mila decessi in America Latina. A questi paesi seguono il Regno Unito con 46 mila e India 38 mila decessi. In Australia, nello specifico nello stato di Victoria, per evitare le proteste a causa del nuovo lockdown, chi violerà l’isolamento rischia una multa di 5.000 dollari.

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Le migliori aziende dove lavorare in Italia https://www.t-mag.it/2020/08/03/le-migliori-aziende-dove-lavorare-in-italia/ https://www.t-mag.it/2020/08/03/le-migliori-aziende-dove-lavorare-in-italia/#respond Mon, 03 Aug 2020 14:52:08 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149373 Nella scelta di un lavoro la reputazione dell’azienda è sempre più importante per il lavoratore. Tra i fattori chiave piani di bilanciamento vita lavoro e l’ambiente di lavoro giocano un ruolo fondamentale

di Redazione

Mentre il rientro dallo smart working potrebbe riavvicinarsi per molti lavoratori, il lavoro agile rimane una realtà desiderata da molti: secondo la ricerca condotta da Wyser, società che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali, il 60% degli italiani dichiara di non voler rinunciare allo smart working. Dall’altro lato un’azienda su tre ha già comunicato ai propri dipendenti misure di welfare per rendere meno pesante il ritorno alla routine dei lavoratori in questa nuova fase.

Piani di welfare aziendale sono fondamentali per fidelizzare il lavoratore e rendere l’azienda più attrattiva per i nuovi assunti. L’attrattività percepita di un’azienda viene rilevata dalla Employer Brand Research 2020, una ricerca condotta da Randstad su 33 paesi a livello mondiale tra dicembre 2019 e gennaio 2020.

Nell’accettare un nuovo lavoro, dipendenti e lavoratori tengono sempre più in considerazione la reputazione di una società. Secondo il focus dell’Italia, il fattore che più è ricercato nelle aziende dai lavoratori italiani è il work-life balance, a questo segue un’atmosfera di lavoro piacevole, dal 51% degli intervistati, la retribuzione e i benefit offerti, ricercati invece dal 47%, e la sicurezza del posto di lavoro dal 46%. A breve distanza da questi, tra i fattori che orientano la scelta di un lavoro vengono indicati: la visibilità del percorso di carriera, la solidità finanziaria e la possibilità di forme contrattuali flessibili – entrambe indicate dal 33% dei lavoratori -, la formazione offerta, che guida la scelta del 30%, il contenuto del lavoro ed infine l’ubicazione di questo, rispettivamente ricercati dal 27% e dal 24% dei lavoratori.

Le priorità nell’orientamento del posto di lavoro cambiano a seconda dell’età e del grado di istruzione, infatti dalla ricerca emerge che l’ubicazione è un fattore più importante per i boomers e per gli appartenenti alla generazione x, quindi i 35-54enni, mentre è meno indicativa per i millennials e per la generazione z – i lavoratori tra i 18 e i 24 anni. Al contrario fattori quali visibilità del percorso di carriera e atmosfera di lavoro piacevole, sono più determinanti nella scelta di un lavoro per gli under 34.

La ricerca individua e classifica anche i migliori datori di lavoro per fattori, per quanto riguarda work life balance la migliore azienda italiana che soddisfa i lavoratori è la Ferrero, seguita da Chiesi Farmaceutici e Materazzi Group. La Ferrero è la prima classificata anche per atmosfera di lavoro piacevole e ottima reputazione, a completare il podio dei due fattori sono rispettivamente Ducati e Maserati e Lamborghini e Maserati. In generale prendendo in considerazione tutti i fattori secondo i dati emersi dalla ricerca, l’azienda più attrattiva è la Ferrero, che colleziona il 77,70% delle preferenze, già prima classificata nella scorsa edizione dell’ “employer brand”. Nel campo culturale prima è la Feltrinelli, con il 69,36% delle preferenze, mentre nei motori, Automobili Lamborghini è considerato il datore di lavoro ideale per gli italiani, con il 69,28% delle preferenze.  

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Ritorno a scuola, genitori favorevoli https://www.t-mag.it/2020/08/03/ritorno-a-scuola-genitori-favorevoli/ https://www.t-mag.it/2020/08/03/ritorno-a-scuola-genitori-favorevoli/#respond Mon, 03 Aug 2020 14:29:14 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149443 Ma secondo un sondaggio condotto da IZI in collaborazione con Comin & Partners, il 51,1% degli intervistati è d’accordo solo se il ministero adotterà regole di sicurezza idonee, mentre il 34,4% lo è in ogni caso

di Redazione

La scuola inizierà ufficialmente il 14 settembre, come previsto dall’ordinanza che stabilisce l’avvio delle lezioni per l’anno scolastico 2020/21 firmata dalla ministra Azzolina. Intanto è stato dato il via libera al Documento di indirizzo fornisce indicazioni organizzative specifiche per garantire per la ripresa in sicurezza delle attività in presenza dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia per la fascia 0-6. Le linee guida per la ripartenza non sono però ancora ovunque chiare: mancano conferme sulla composizione numerica delle classi, degli spazi, di quanti giorni di didattica a distanza e in presenza fare.

La possibilità del rientro in classe, oltre che essere un segnale di ritorno alla normalità dopo l’emergenza coronavirus, trova d’accordo molti genitori: secondo sondaggio condotto da IZI in collaborazione con Comin & Partners, l’85,5% dei genitori è favorevole al ritorno in classe a settembre, nello specifico il 51,1% solo se il ministero adotterà regole di sicurezza idonee e il 34,4% in ogni caso perché la didattica in presenza non è sostituibile completamente da quella a distanza. Al contrario il 14,5% dei genitori intervistati non è d’accordo con il rientro dei figli a scuola perché non crede che si possano garantire le condizioni di sicurezza necessarie per evitare un possibile contagio.

Alcune delle possibili soluzioni, individuate dai genitori, per un rientro a scuola in sicurezza dei propri figli, coincidono con quelle ipotizzate dalla ministra, prima tra tutti l’ipotesi di classi meno numerose ritenuta una possibile soluzione al contenimento dei contagi dal 45% dei genitori. Meno facile da applicare il 36,1% dei genitori vede una soluzione anche nell’ampliamento degli spazi per poter assicurare meglio il distanziamento, mentre per un terzo anche l’ipotesi dei banchi singoli, proposti dalla stessa ministra aiuterebbe a evitare i contagi. Tra le altre possibili soluzioni l’uso delle mascherine nelle aree comuni, indicata dal 29,6% dei genitori, l’organizzazione di alcune lezioni in spazi aperti, per il 17,8% e turni differenziati o giornalieri anche tramite lezioni più brevi, per il 15,7% dei genitori.

Comunque, il 62,5% dei genitori ritiene che il ministero dovrebbe riadottare la didattica a distanza in caso di un nuovo incremento significativo dei contagi.

Questo soprattutto perché più della metà dei genitori intervistati riconosce tra gli aspetti positivi della didattica a distanza che essa è l’unico strumento che ha consentito – e consentirà, nel caso di nuove chiusure – di non interrompere l’insegnamento e quindi l’anno scolastico per i figli. In generale il 60,8% dei genitori di figli che frequentano una scuola primaria o secondaria ha giudicato positivamente la didattica a distanza: secondo l’indagine il 50,5% la valuta abbastanza positivamente e il 10,3% molto positivamente. Tra gli altri aspetti positivi della DaD, per il 15,7% permette di sperimentare nuove metodologie didattiche e per il 12,4% è un’opportunità per migliorare le competenze digitali.

Mentre gli aspetti della didattica a distanza ritenuti negativi dai genitori sono la mancanza di un confronto diretto per il 23,3% dei genitori poiché la DaD non sostituisce completamente le lezioni in presenza, l’aumento delle disuguaglianze sociali tra gli studenti per il 22,1%. Ma dalla ricerca emergono anche problematiche legate “agli adulti” il 21,1% dei genitori sottolinea che gli insegnanti non sono sufficientemente preparati e il 13,9% che questa modalità impegna di più la famiglia nel seguire l’attività di studio e di lezione dei figli.

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Calcio, Juventus campione d’Italia. Lecce, Brescia e Spal in Serie B https://www.t-mag.it/2020/08/03/calcio-juventus-campione-ditalia-lecce-brescia-e-spal-in-serie-b/ https://www.t-mag.it/2020/08/03/calcio-juventus-campione-ditalia-lecce-brescia-e-spal-in-serie-b/#respond Mon, 03 Aug 2020 09:25:56 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149422 Si è conclusa la stagione di Serie A 2019/2020 che ha visto trionfare per la nona volta consecutiva la Juventus. Gli altri verdetti invece vedono: Inter, Atalanta e Lazio in Champions. Roma, Milan e Napoli in Europa League. Mentre retrocedono, Lecce, Brescia e Spal.

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Il mercato del libro è in ripresa https://www.t-mag.it/2020/07/29/il-mercato-del-libro-e-in-ripresa/ https://www.t-mag.it/2020/07/29/il-mercato-del-libro-e-in-ripresa/#respond Wed, 29 Jul 2020 12:32:23 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149341 Così suggerisce una ricerca dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori: la perdita di fatturato si dimezza e passa da -20% a -11%

di Redazione

Secondo una ricerca dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori, l’AIE, su dati Nielsen, il mercato del libro risulta essere in ripresa dopo l’emergenza coronavirus. Essendo stati i primi esercizi commerciali ad aver riaperto, il rapporto dell’Associazione può fare un confronto tra le cifre rilevate durante il lockdown e quelle aggiornate all’11 luglio. Attualmente il mercato del libro nei canali trade, cioè librerie, store digitali e grande distribuzione, vale 533 milioni di euro, in calo rispetto ai 600 milioni raggiunti a luglio dell’anno precedente. Dal confronto dei dati a tre mesi di distanza invece emerge che la perdita di fatturato su base annua si riduce al  -11%, cifra che seppur elevata, risulta dimezzata rispetto al -20% del 18 aprile.

Il recupero del mercato è dovuto al fatto che, da metà giugno, gli italiani sono tornati a comprare nelle librerie tanto quanto nell’anno precedente, mentre gli acquisti online sono aumentati rispetto al 2019, facendo registrare in questo modo un iniziale recupero delle quote perse nei mesi precedenti di lockdown. Infatti, all’11 luglio, le vendite nei canali fisici delle librerie e della grande distribuzione passano dal 52 al 56% rispetto al 18 aprile 2020, recuperando così quote di mercato rispetto agli store online che invece passano da 48% al 44% nei tre mesi. I dati sui canali di vendita sono molto più omogenei rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che vedeva invece i negozi fisici attestarsi al 70% della quota di mercato, mentre gli store online solo al 30%. Anche nel caso del mondo dell’editoria quindi è molto probabile che il coronavirus abbia accelerato la tendenza già in atto negli anni precedenti dello spostamento verso canali online.

Per quanto riguarda invece le previsioni future del mercato, in una precedente ricerca effettuata dal Centro per il Libro e la Lettura e AIE sui consumi culturali durante il lockdown, era emerso che gli italiani che prevedevano di leggere più libri nella seconda parte del 2020 di quanto non avessero fatto nei mesi di chiusura, erano cinque punti percentuali in più di quelli che pensavano di ridurre il tempo dedicato a leggere. I dati sono comunque da contestualizzare, durante il lockdown ha prevalso la preferenza per il digitale e la televisione, e la stagione estiva si tende a leggere di più.  

I dati sono inversi per gli altri consumi culturali, per i quali al contrario i pessimisti, quindi coloro che pensano di ridurre il tempo dedicato all’attività, prevalevano sugli “ottimisti” nelle prospettive di andare a teatro -39 punti, ad ascoltare concerti -36, al cinema -28 e a visitare musei e mostre -27 punti.

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Il 27% degli italiani non usa le mascherine https://www.t-mag.it/2020/07/28/il-27-degli-italiani-non-usa-le-mascherine/ https://www.t-mag.it/2020/07/28/il-27-degli-italiani-non-usa-le-mascherine/#respond Tue, 28 Jul 2020 14:43:08 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149319 E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè sull’estate ai tempi del coronavirus che evidenzia una tendenza ad abbandonare alcune delle “buone pratiche” che durante il lockdown e nelle primissime settimane successive erano adottate dalla pressoché totalità del Paese

di Redazione

Più di un italiano su quattro (27%) non indossa la mascherina o lo fa raramente senza curarsi del pericolo di contagio e senza rispettare le misure di sicurezza imposte dalla pandemia. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè sull’estate ai tempi del coronavirus che evidenzia una tendenza ad abbandonare alcune delle “buone pratiche” che durante il lockdown e nelle primissime settimane successive erano adottate dalla pressoché totalità del Paese, dall’utilizzo delle protezioni per il viso al distanziamento di almeno un metro, dal divieto di assembramenti al rispetto di norme igieniche fondamentali a partire da lavaggio delle mani.

Se una cospicua fetta di cittadini è diventata “allergica” alle mascherine, c’è comunque un 32% di italiani – continua Coldiretti – che dichiara di usarla spesso, mentre un 44% la indossa addirittura sempre soprattutto in vacanza. Un dato che evidenzia un’attenzione maggiore da parte di chi è in viaggio rispetto a quanto accade normalmente nelle città.

Lo testimonia anche il fatto che il 35% dei vacanzieri trascorre l’estate 2020 evitando il più possibile contatti con altre persone e restando da soli o con la propria famiglia, secondo l’indagine Coldiretti-Ixe’. A questi si aggiunge un altro 59% – continua la Coldiretti – che andrà in vacanza con gli amici più stretti e fidati, mentre solo un 8% di “temerari” non rinuncia alle vacanze di gruppo, cercando anche di fare nuove conoscenze.

Nell’estate del coronavirus l’Italia quest’anno è di gran lunga la destinazione preferita che – continua la Coldiretti – è scelta come meta dal 93% rispetto all’86% dello scorso anno. Ma l’emergenza sanitaria ha portato i 34 milioni di italiani in viaggio per vacanze quest’estate – riferisce Coldiretti – a ricalibrare le scelte di alloggio rispetto agli anni scorsi, con un crollo di chi sceglie alberghi a favore di chi utilizza case, di proprietà o meno, per assicurarsi anche in vacanza le stesse condizioni di scurezza delle mura domestiche. Incoraggiante – continua la coldiretti – la situazione per gli agriturismi che, spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi più sicuri per le ferie estive perché è più facile garantire il rispetto delle misure di precauzione per difendersi dal contagio.

L’altra novità di quest’estate sta anche nel fatto che – conclude la Coldiretti – 1 italiano su 4 (25%) ha scelto una destinazione vicino casa, all’interno della propria regione di residenza, nonostante il via libera agli spostamenti su tutto il territorio nazionale e all’estero.

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Il ritorno a scuola in Italia e in Europa https://www.t-mag.it/2020/07/28/il-ritorno-a-scuola-in-italia-e-in-europa/ https://www.t-mag.it/2020/07/28/il-ritorno-a-scuola-in-italia-e-in-europa/#respond Tue, 28 Jul 2020 14:40:32 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149318 «Basta con le classi sovraffollate», afferma la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Il distanziamento è tra le misure previste anche negli altri paesi

di Redazione

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha assicurato che la scuola ripartirà a settembre durante l’informativa urgente alla Camera sull’argomento. Un tema prioritario, perché da una parte sarà fondamentale garantire agli studenti di ogni ordine e grado l’accesso all’istruzione, dopo il brusco stop degli scorsi mesi a causa dell’emergenza sanitaria, in sicurezza. Dall’altro per permettere, soprattutto per i casi di famiglie con figli piccoli, ai genitori lavoratori di non sottrarre ore alle proprie mansioni lavorative (per quanto, nelle stesse ore, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in audizione sul Piano nazionale di riforma (Pnr) e nuovo scostamento, abbia parlato di proroga delle procedure semplificate per lo smart working nel privato). 

Il punto, però, rimane sempre lo stesso, ripartire cioè in sicurezza. «Basta con le classi sovraffollate, volgarmente dette classi pollaio. Dovrà essere varato un piano di formazione del personale scolastico in grado di assicurare qualità e innovazione», ha spiegato a tale proposito Azzolina. Quella del ridimensionamento delle classi è ad ogni modo un modello che non è stato dibattuto esclusivamente in Italia, ma anche nel resto d’Europa le misure relative al distanziamento sembrano andare per la maggiore.

In Belgio, ad esempio, è previsto un distanziamento di almeno 4 mq per studente, per un massimo di dieci studenti ad aula. Misure analoghe sono previste in Francia, mentre in Spagna la distanza interpersonale minima deve corrispondere sempre a due metri. L’uso della mascherina è di norma raccomandato per il personale, pur con qualche eccezione.

Da maggio, inoltre, in paesi come Francia, Germania e Spagna le scuole sono state riaperte, almeno nella componente asili nido e materne. Spesso sulla base di una presenza volontaria, ma volta a tutelare — all’incirca le motivazioni si equivalgono — quei genitori che svolgono professioni delicate la cui presenza fisica sul luogo di lavoro non poteva essere evitata o comunque, più in generale, per chi proprio non aveva alternative. In Italia una misura del genere non è stata intrapresa, nonostante i numerosi appelli in questo senso. 

A livello globale, soltanto alcuni giorni fa, Save The Children lanciava l’allarme: «Sono almeno 9,7 milioni i bambini che saranno costretti a lasciare la scuola per sempre entro la fine di quest’anno: i profondi tagli al budget per l’istruzione e la crescente povertà causati dalla pandemia di COVID-19 potrebbero portare all’interruzione del loro percorso educativo». Per poi aggiungere: «Il cammino per garantire entro il 2030 a tutti i bambini di poter andare a scuola era già a rischio, e non aveva registrato significativi progressi, ma l’emergenza Covid-19 rischia di consegnare a una generazione di bambini un futuro fatto solo di povertà».

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Calcio: la Juventus vince il nono scudetto consecutivo https://www.t-mag.it/2020/07/27/calcio-la-juventus-vince-il-nono-scudetto-consecutivo/ https://www.t-mag.it/2020/07/27/calcio-la-juventus-vince-il-nono-scudetto-consecutivo/#respond Mon, 27 Jul 2020 11:00:00 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149300 Con la vittoria per 2 a 0 sulla Sampdoria, la Juventus vince il suo scudetto numero 36, il nono consecutivo.

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Lo smart working può contribuire ad aumentare le disuguaglianze? https://www.t-mag.it/2020/07/22/lo-smart-working-puo-contribuire-ad-aumentare-le-disuguaglianze/ https://www.t-mag.it/2020/07/22/lo-smart-working-puo-contribuire-ad-aumentare-le-disuguaglianze/#comments Wed, 22 Jul 2020 14:43:15 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149221 Una ricerca dell’INAPP mette in luce come lo smart working possa marcare le differenze, già presenti nel mercato del lavoro, ad esempio tra chi guadagna di più e chi no e tra uomini e donne

di Redazione

Il governo potrebbe, come annunciato dalla sottosegretaria al Lavoro prorogare la possibilità della modalità smart working anche per i dipendenti privati, oltre che per i pubblici come già annunciato. Come ricorda però il professore Sebastiano Fadda, presidente dell’INAPP, quello adottato finora in Italia – anche a causa dell’emergenza e della fretta con cui è stato organizzato e predisposto – non è un vero e proprio smart working, ma più una “una mera delocalizzazione delle medesime mansioni che si svolgevano in ufficio”. Inoltre, lo studio pubblicato oggi dall’INAPP Gli effetti indesiderabili dello smart-working sulla disuguaglianza dei redditi in Italia mostra proprio le criticità del lavoro agile: aumentare le disuguaglianze del lavoro poiché favorisce i lavoratori che già avevano un reddito alto e gli uomini.

Dallo studio emerge proprio che tutti cloro che svolgono lavori caratterizzati da un’alta attitudine al lavoro da remoto – e che quindi in questo periodo hanno potuto usufruire della modalità agile senza perdere la propria occupazione o essere in cassa integrazione – hanno un salario annuo più alto in media del 10% rispetto ai lavoratori con una bassa propensione allo smart working, che raggiunge il 17% tra i lavoratori con i redditi più alti

L’analisi, condotta su una banca dati unificata di due precedenti indagini dell’INAPP che hanno raccolto un bacino di 45.000 individui tra i 18 e i 74 anni e le 800 occupazioni italiane, sottolinea che un’alta attitudine al lavoro agile è una caratteristica più frequente nelle professioni di lavoratori con caratteristiche sociodemografiche definite: svolti da donne, da lavoratori adulti e sposati, con un alto livello di istruzione elevato, con contratto a tempo pieno e indeterminato. Si conferma il dualismo del mercato del lavoro, anche nelle professioni: l’attitudine è maggiore per i lavoratori del settore pubblico, che vivono in nuclei familiari poco numerosi e senza minori, e per coloro che vivono in aree metropolitane, nelle regioni dell’Italia Centrale e “nelle province che hanno riportato al 5 maggio 2020 un minor contagio COVID-19”.

Al contrario, i lavoratori con un basso livello di propensione allo smart working sono più numerosi e riportano in media un reddito annuo lordo molto più basso rispetto a quelli con alta attitudine al lavoro agile. In vista delle prospettive future, la ricerca evidenzia però che se si aumentassero le attività lavorative con un’elevata propensione al lavoro agile, ciò comporterebbe sì un aumento del salario medio lordo di 2.600 euro annui, ma il vantaggio salariale non sarebbe egualmente distribuito, ma andrebbe ad aumentare la polarizzazione del mercato del lavoro. Infatti, secondo lo studio la redistribuzione sarebbe a favore di lavoratori uomini, dipendenti, che vivono nelle regioni del Nord e quindi già più sviluppate. Dal vantaggio salariale resterebbero escluse invece le donne e gli adulti tra i 51 e i 64 anni.

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Livelli di istruzione e ritorni occupazionali https://www.t-mag.it/2020/07/22/livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali/ https://www.t-mag.it/2020/07/22/livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali/#respond Wed, 22 Jul 2020 12:22:57 +0000 https://www.t-mag.it/?p=149218 Tra i 30-34enni laureati italiani l’occupazione è più bassa rispetto alla media europea. Ad ogni modo i laureati hanno maggiori opportunità di lavoro. Resta ampio il divario di genere

di Redazione

Forse tre dati, che sono quelli messi in risalto proprio dall’Istat, possono rendere al meglio l’idea di quali siano in Italia i livelli di istruzione e i relativi ritorni occupazionali. Il primo: il tasso di occupazione dei 18-24enni che abbandonano precocemente gli studi si attesta al 35,4% (comunque più basso rispetto alla media europea) contro il 53,6% di coloro che hanno conseguito il diploma. Il secondo: l’occupazione dei 30-34enni laureati è al 78,9%, nell’UE è all’87,7%. Il terzo: la quota di laureati 25-34enni nelle aree disciplinari scientifiche e tecnologiche si attesta al 24,6% con valori inferiori alla media europea per gli uomini, superiori per le donne (eppure il gap tra uomini e donne resta elevato). Sono dati che riassumono i ritardi che ancora oggi distanziano l’Italia da molti partner europei, fanno riferimento al 2019 e non tengono perciò conto – opportuno sottolineare – degli stravolgimenti e degli ulteriori peggioramenti che l’attuale contesto, con una pandemia in corso, potrebbe aggiungere.   

Livelli di istruzione

La quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore, spiega l’Istat, è il principale indicatore del livello di istruzione di un paese. Il diploma è considerato, infatti, il livello di formazione indispensabile per partecipare con potenziale di crescita individuale al mercato del lavoro. In Italia, nel 2019, tale quota è pari a 62,2% (+0,5 punti rispetto al 2018), un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (78,7% nell’Ue28) e a quello di alcuni tra i più grandi paesi dell’Unione: 86,6% in Germania, 80,4% in Francia e 81,1% nel Regno Unito. Solo Spagna, Malta e Portogallo hanno valori inferiori all’Italia.

Non meno ampio è il divario rispetto alla quota di popolazione di 25-64enni con un titolo di studio terziario: in Italia, si tratta del 19,6%, contro un valore medio europeo pari a un terzo (33,2%). Anche la crescita della popolazione laureata è più lenta rispetto agli altri paesi dell’Unione, con un incremento di soli +0,3 punti nell’ultimo anno (+0,9 punti in media Ue) e di +2,7 punti nell’ultimo quinquennio (+3,9 punti). I livelli e la velocità di cambiamento di questi indicatori risentono anche della struttura demografica della popolazione e della sua evoluzione. Per questo sono stati identificati più indicatori in grado di dar conto in modo compiuto del posizionamento dei diversi paesi e soprattutto dei sentieri di sviluppo del grado di istruzione della popolazione e delle sue relazioni con il successo sul mercato del lavoro.

Maggiori opportunità per i laureati

Il tasso di occupazione della popolazione laureata residente in Italia è superiore solo a quello greco ed è di ben cinque punti più basso di quello medio europeo (81,4% verso 86,3%); tale differenza si riduce al crescere dell’età, ma si annulla solo nelle classi di età più mature, dai 50 anni in su. Nel nostro paese, dunque, le opportunità occupazionali sono minori anche per coloro che raggiungono il più alto livello di istruzione, ma il “premio” che ne deriva, inteso come la maggiore occupabilità al crescere del titolo di studio conseguito, è elevato e in linea con quanto si osserva nella media dell’Unione. Nel 2019, il tasso di occupazione italiano tra i laureati di 25-64 anni è di quasi 30 punti (28,6) più elevato di quello registrato tra chi ha conseguito al massimo un titolo secondario inferiore (la differenza è di 29 punti nella media UE). Il risultato deriva dalla somma del vantaggio occupazionale (pari a 18,6 punti) di chi ha un titolo secondario superiore rispetto a chi ha un titolo secondario inferiore e di quello (10 punti) di chi ha un titolo di studio terziario rispetto a chi ha un secondario superiore (le differenze in media Ue sono rispettivamente 19,6 e 9,4 punti).

Donne più istruite, ma resta ampio il divario nel mercato del lavoro

Tra i maggiori paesi europei, Italia e Spagna hanno in comune un livello di istruzione femminile sensibilmente maggiore di quello maschile. Nonostante i livelli di istruzione delle donne siano più elevati, il tasso di occupazione femminile è molto più basso di quello maschile (56,1% contro 76,8%) evidenziando un divario di genere più marcato rispetto alla media UE e agli altri grandi paesi europei. Lo svantaggio delle donne si riduce tuttavia all’aumentare del livello di istruzione: il differenziale, che tra coloro che hanno un titolo secondario inferiore è pari a 31,7 punti, scende a 20,2 punti tra i diplomati e raggiunge gli 8,2 punti tra i laureati. Le donne in possesso di un diploma hanno un tasso di occupazione di 25 punti superiore a quello delle coetanee con basso livello di istruzione (un vantaggio doppio rispetto agli uomini) e la differenza tra laurea e diploma è di 16,6 punti (scarto di oltre tre volte superiore a quello maschile).

(fonte: Istat)

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