Scienza – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Tue, 15 Oct 2019 12:07:54 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.4 «Italia ancora ultima per la spesa in sviluppo e ricerca» https://www.t-mag.it/2019/10/15/italia-ancora-ultima-per-la-spesa-in-sviluppo-e-ricerca/ https://www.t-mag.it/2019/10/15/italia-ancora-ultima-per-la-spesa-in-sviluppo-e-ricerca/#respond Tue, 15 Oct 2019 12:07:48 +0000 https://www.t-mag.it/?p=142119 L’Italia investe meno degli altri Paesi Ue in ricerca e sviluppo. A ricordarlo è stato il presidente del Cnr, Massimo Inguscio, intervenendo durante la presentazione del Rapporto 2019 sulla Ricerca alla presenze del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dei ministri dell’istruzione Lorenzo Fioramonti, dell’innovazione Paola Pisano e della Famiglia Elena Bonetti. Seppure in crescita, dall’1% del 2000 all’1,4% del 2016, la spesa in sviluppo e ricerca in rapporto al Prodotto interno lordo rimane tra le più basse nell’Ue, dove la media è del 2%.

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I calciatori hanno più probabilità di ammalarsi di SLA https://www.t-mag.it/2019/03/27/i-calciatori-hanno-piu-probabilita-di-ammalarsi-di-sla/ https://www.t-mag.it/2019/03/27/i-calciatori-hanno-piu-probabilita-di-ammalarsi-di-sla/#respond Wed, 27 Mar 2019 14:16:39 +0000 https://www.t-mag.it/?p=137060 Lo rivela uno studio condotto dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Novara e l’ISS

Di Redazione

Un approfondito studio epidemiologico condotto dal Dott. Ettore Beghi e dalla Dott.ssa Elisabetta Pupillo, entrambi ricercatori dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, in collaborazione con la Dott.ssa Letizia Mazzini dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Novara e con il Dott. Nicola Vanacore dell’Istituto Superiore di Sanità, presentato a Filadelfia al meeting annuale dell’American Academy of Neurology, ha confermato una diffusa convinzione: i calciatori professionisti si ammalano di Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) mediamente molto di più rispetto alla popolazione generale.

La ricerca è partita dall’esame dei nominativi dei calciatori presenti nelle collezioni di figurine Panini, a partire dalla stagione 1959-1960 fino a quella del 1999-2000, in cui risultavano coinvolti 23.875 calciatori di Serie A, B e C, seguiti fino al 2018 dai ricercatori dell’Istituto Mario Negri. Nel periodo considerato dallo studio sono stati accertati 32 casi di SLA. I più colpiti risultano essere i centrocampisti: 14; più del doppio degli attaccanti: 6; mentre i difensori sono stati 9 e i portieri 3.

“Ciò che la nostra ricerca conferma – spiega Ettore Beghi – è che il rischio di SLA tra gli ex-calciatori è circa 2 volte superiore a quello della popolazione generale. Analizzando la Serie A, il rischio sale addirittura di 6 volte, ma la vera novità consiste nell’aver evidenziato che i calciatori si ammalano di SLA in età più giovane rispetto a chi non ha praticato il calcio. L’insorgenza della malattia tra i calciatori si attesta sui 43,3 anni mentre quella della popolazione generale in Italia è di 65,2 anni”.

“Quindi – commenta Elisabetta Pupillo – ci troviamo di fronte a un’insorgenza anticipata di 22 anni nel caso dei calciatori, quindi non solo costoro si ammalano di più, ma contraggono la malattia in età precoce rispetto ai malati che non hanno giocato a calcio. Il dato, inoltre, potrebbe non essere definitivo perché alcuni casi potrebbero essere sfuggiti alle inchieste giornalistiche e a quelle giuridiche, le fonti principali delle nostre informazioni.”.

Damiano Tommasi, Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori ed ex centrocampista della Roma e della Nazionale, sulla collaborazione con l’Istituto Mario Negri, aggiunge “I dati della ricerca, e non è la prima volta, evidenziano questa connessione tra calcio e Sla che da una parte preoccupa e dall’altra ci invita a porre attenzione a qualsiasi iniziativa che possa aiutare a saperne di più. L’auspicio è che attraverso la ricerca si possano dare soluzioni alle tante persone colpite da questa terribile malattia”.

(fonte: Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri)

CHE COS’È LA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA

Come spiega il Ministero della Salute «la sclerosi laterale amiotrofica (più comunemente conosciuta con l’acronimo SLA) è una malattia neurodegenerativa causata da una perdita progressiva dei neuroni motori (cioè quelli che comandano i movimenti dei muscoli) in alcune aree del cervello, quali corteccia e tronco-encefalo, e del  midollo spinale. La persona colpita da questa malattia va incontro ad atrofia muscolare, paralisi, spasticità (ovvero rigidità) e, in pochi anni, alla morte. Negli Stati Uniti, la SLA è nota come malattia di Lou Gehrig, giocatore di baseball americano colpito dalla malattia a 36 anni. In Europa, si registrano circa 1,5-2,5 nuovi casi di malattia su 100.000 persone. In Italia, la SLA rappresenta una delle patologie più segnalate al Registro nazionale malattie rare, istituito presso l’Istituto superiore di sanità e utilizzato come fonte dei dati per la stima degli individui affetti. Si ritiene che le persone che in Italia vivono con la SLA siano più di 4.000, numero che corrisponde a circa 6-8 casi/100.000 abitanti». 

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Stephen Hawking. Quando la scienza diventa pop https://www.t-mag.it/2018/03/14/stephen-hawking-quando-la-scienza-diventa-pop/ https://www.t-mag.it/2018/03/14/stephen-hawking-quando-la-scienza-diventa-pop/#respond Wed, 14 Mar 2018 16:48:30 +0000 https://www.t-mag.it/?p=127996 Quando muore una personalità di spessore – che sia un attore o un cantante, un politico o una guida religiosa – è il ricordo di questo o quell’evento, una frase davvero pronunciata o semplicemente attribuita, il modo più diffuso per descriverla. Stephen Hawking, morto a 76 anni il 14 marzo mattina nella sua casa di Cambridge, nel Regno Unito, è sicuramente una di quelle personalità, descritte in quel modo. Ma un motivo c’è: è stato capace di rendere pop una materia tanto complessa come l’astrofisica, di avvicinare la scienza alle persone – in una dimensione quantomeno simbolica – tanti anni dopo l’iconografia di Albert Einstein. Per dirla con Amedeo Balbi, che di recente ha ritratto lo scienziato per il Tascabile, «una parte del successo popolare del personaggio Hawking è legata proprio a questa possibilità di semplificazione narrativa. Prima c’è un giovane studente, ribelle e irrisolto, intelligente ma non eccezionale: poi c’è la malattia, e con essa la trasformazione in un genio chiuso nel suo mondo mentale, separato dal resto dell’umanità ma allo stesso tempo in grado di essere una specie di ponte tra il mondo della materia inerte – dove si soffre e ci si ammala – e quello platonico e perfetto della matematica».

[By Pete SouzaWhite House Photostream, Public Domain, Link]

Nel 2014 un film sulla sua vita, La teoria del tutto. Apparizioni o citazioni in episodi dei Simpson, The Big Bang Theory, Star Trek. Persino una parte in una pubblicità della Jaguar. Hawking, insomma, è stato indubbiamente una delle menti più brillanti della nostra epoca, ma non solo questo. Tutto è cominciato alla fine degli anni ’80, con la pubblicazione del libro Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo, che ebbe un incredibile successo. Quanto sia stato capito da chi lo ha letto è cosa oggi di poco conto, per quanto sia questione dirimente del suo lascito scientifico. È l’epoca dei meme, dell’omaggio condiviso, della parola detta o forse no che vale più degli studi, delle scoperte, dei contributi al sapere umano. Ricorda ancora Balbi: «Non si è mai tirato indietro nel dare in pasto ai media titoli appetitosi, anche a prezzo di apparire irrimediabilmente ingenuo su tutto ciò che non abbia una diretta attinenza con la fisica teorica». Tra le tante cose che possiamo rammentare – tema caro a T-Mag, almeno in un’ottica sociale ed economica – la sua avversione all’idea di un mondo dominato dai robot. Le intelligenze artificiali, secondo Hawking, potrebbero rappresentare l’inizio della fine, ovvero un beneficio che non riuscirà a compensare la possibilità di danno perché quando le macchine saranno in grado di autogovernarsi non potremo predevere obiettivi, fini, comportamenti. E non è stato il solo a mettere in guardia l’umanità dall’avvento di macchine intelligenti. Anche Elon Musk e Bill Gates hanno sostenuto qualcosa di simile, certo non dei nemici dell’innovazione e della tecnologia.

Resta però un fatto, al di là degli scenari nefasti che non possiamo oggi quantificare in alcun modo, se non immaginando un futuro del tutto ipotetico su cui però i decisori (politica, classe dirigente…) dovranno mostrarsi lungimiranti e capaci di governare: se oggi sappiamo – chi più, chi meno – imbastire un discorso sui buchi neri, è perché lo dobbiamo in larghissima parte a lui. Alla sua abilità di rendere un concetto scientifico non alla portata di tutti un motivo di conversazione tra profani della materia. Hawking ha voluto governare il suo potenziale e personale buco nero – una malattia che lo ha costretto a vivere su una sedia a rotelle – e ci è riuscito alla grande, un esempio per molti. Il mondo che ci attende dopo Hawking, invece, sarà una scoperta per tutti. In fondo era “solo” un fisico.

@fabiogermani

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Le sfide per affrontare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale https://www.t-mag.it/2016/07/01/le-sfide-per-affrontare-lo-sviluppo-dellintelligenza-artificiale/ https://www.t-mag.it/2016/07/01/le-sfide-per-affrontare-lo-sviluppo-dellintelligenza-artificiale/#respond Fri, 01 Jul 2016 08:10:17 +0000 https://www.t-mag.it/?p=106213 intelligenza artificiale“Grande fu la meraviglia per la nostra magnificenza, mentre davamo alla luce IA… IA… vuol dire intelligenza artificiale… La cui sinistra coscienza produsse una nuova generazione di macchine…”
Questo stralcio di un discorso tra Morpheus e Neo in Matrix racchiude tutte le paure insite nell’uomo in relazione al futuro dell’intelligenza artificiale. Arriverà, forse, il giorno in cui robot o replicanti gireranno per le nostre strade, magari dotati di una personalità giuridica, rivoluzionando definitivamente le nostre vite, la nostra società, introducendo nuove abitudini e nuovi stili di vita. Ma fino ad allora il cammino è ancora lungo, tanto che sono all’ordine del giorno interventi, conferenze, dibattiti, incontri e interviste sul tema dell’Intelligenza Artificiale, di come affrontare i problemi e i pericoli che ne potrebbero derivare per la sicurezza dell’uomo. Abbiamo già parlato del famoso bottone rosso in grado di arrestare le azioni di un automa, bottone rosso suggerito dall’azienda robotica DeepMind di proprietà di Google e “ultima spiaggia” per proteggere gli esseri umani da eventuali robot-comportamenti scorretti, pericolosi e dannosi per la nostra salute.
Sono molti gli scienziati e le personalità preoccupate da una possibile escalation delle macchine nei nostri confronti. Il patron di Tesla e SpaceX, Elon Musk, qualche mese fa ha donato milioni di dollari al Future of Life Institute per sviluppare dei progetti per correggere eventuali devianze che potrebbero sorgere nelle intelligenze artificiali. Anche due grandi player internazionali come Google e Microsoft non sono stati da meno e si sono interrogati sui possibili scenari che potranno presentarsi nei prossimi anni a venire. In particolare, Chris Olah, numero uno della divisione Google Research, ha stilato un documento tecnico, in collaborazione con OpenAI, Stanford University, Berkley e University of California, dove enuncia le cinque grandi questioni che l’uomo deve affrontare per creare e sviluppare un’intelligenza artificiale sicura. La prima grande questione da risolvere è quella di evitare effetti collaterali negativi, ossia un robot dovrà essere in grado di capire dove si trova, cosa sta facendo e come lo sta facendo, di modo che non possa provocare danni all’uomo o all’ambiente circostante. Secondo, si parla di Reward Hacking, cioè non barare, nel senso che, se un robot deve compiere un determinato lavoro, deve essere in grado di portarlo a termine in maniera precisa e corretta, in poche parole, niente trucchi. La terza importante questione è quella della supervisione scalabile: un’intelligenza artificiale deve essere in grado di imparare attraverso un sistema di feedback, un feedback fornito dagli esseri umani unico e non ripetibile nel tempo. La quarta questione è quella della Safe Exploration: un robot non dovrebbe danneggiare se stesso o il suo ambiente in fase di apprendimento e, per questo motivo, dovrà essere in grado di riconoscere i pericoli derivanti dalla sua attività come è per l’uomo, una sorta di cyber buon senso. L’ultima questione da affrontare per i ricercatori di Google è l’adattabilità e cioè, sarà necessario assicurarsi che quello che l’intelligenza artificiale ha imparato in un determinato ambiente non può essere replicato in un ambiente differente. Per gli esperti di Google Research queste questioni sono fondamentali e il settore della robotica deve prenderle in considerazione per poter creare delle macchine che saranno in grado di rivoluzionare il nostro mondo e le nostre vite.
Dopo Google è arrivata subito la risposta di Microsoft per mezzo del suo CEO Satya Nadella che ha fornito alcuni principi base che dovrebbero essere adottati nel momento in cui si progetta un sistema di intelligenza artificiale. Per Nadella è più costruttivo parlare degli aspetti sociali dell’AI, piuttosto che paventare scenari apocalittici alla Terminator, per capirsi. L’Amministratore di Microsoft ha elencato sei principi sui quali è necessario, a livello mondiale, aprire un dibattito. Il primo principio afferma che l’intelligenza artificiale deve essere progettata per assistere l’umanità. Verranno costruite molte macchine per eseguire i lavori più faticosi e pericolosi, ma sarà fondamentale tenere presente e rispettare, sempre, l’autonomia umana. Il secondo principio riguarda la trasparenza dell’AI, noi tutti dovremo essere consapevoli di come funzionerà questa tecnologia, non si tratta solo di macchine intelligenti, ma intellegibili. Le persone dovranno essere in grado di comprendere come la tecnologia vede e analizza il mondo. Terzo principio: l’intelligenza artificiale dovrà massimizzare l’efficienza, senza distruggere la dignità delle persone. Vi sarà bisogno di un coinvolgimento attivo delle popolazioni nella progettazione di questi sistemi e non subire solamente l’utilizzo passivo di questa tecnologia. Il quarto principio riguarda la privacy: l’intelligenza artificiale dovrà essere progettata per mantenere al sicuro le informazioni delle persone che la utilizzano. Il quinto principio è incentrato sulla responsabilità: gli esseri umani dovranno poter rimediare ai danni non intenzionali arrecati da un robot e le tecnologie dovranno essere progettate proprio per far fronte all’inatteso e all’imprevisto. Il sesto e ultimo principio “invita” l’intelligenza artificiale ad evitare distorsioni, ossia dovrà essere garantita una ricerca corretta e rappresentativa in maniera che i sistemi intelligenti non saranno in grado di discriminare le persone sulla base delle informazioni in loro possesso, come invece avviene per noi esseri umani.
Secondo il CEO di Microsoft sarà molto importante non sottovalutare proprio la capacità di pregiudizio dei sistemi intelligenti in quanto, il software viene progettato da persone che, sia per mancanza di informazioni o sia per convinzioni personali possono codificare la loro personale soggettività all’interno dei sistemi. Quindi è vero, come molti sostengono che il grande pericolo non sono le macchine, ma l’uomo stesso? Questo è quello che pensa il famoso scienziato Stephen Hawking che, in una recente intervista TV al Larry King Now, il talk show del famoso presentatore americano e riportata da Wired.it, ha dichiarato di essere molto preoccupato dalla stupidità umana: “… Non penso che i progressi nel campo dell’intelligenza artificiale saranno necessariamente benigni. Una volta che le macchine saranno in grado di migliorare se stesse da sole, non possiamo predire se i loro obiettivi saranno gli stessi dei nostri”.
Mai fidarsi di un computer che non è possibile gettare dalla finestra, diceva Steve Wozniak…

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IoT: l’evoluzione naturale del web https://www.t-mag.it/2016/04/14/iot-levoluzione-naturale-del-web/ https://www.t-mag.it/2016/04/14/iot-levoluzione-naturale-del-web/#comments Thu, 14 Apr 2016 14:19:42 +0000 https://www.t-mag.it/?p=103273 smarthome_iotInternet of Things o Internet delle cose è un neologismo utilizzato la prima volta da Kevin Ashton, ricercatore presso il MIT (Massachussets Institute of Technology) e si riferisce ad una rete di oggetti, dalle automobili agli elettrodomestici, fino ai luoghi fisici come le case, in grado di comunicare e scambiarsi informazioni grazie al collegamento online. Per molti si tratta dell’evoluzione naturale di internet caratterizzata da un’integrazione di oggetti, persone, luoghi e sistemi informativi. Tutte “cose” che ora sono in grado di interagire con la rete e il cloud per monitorare, controllare, trasferire dati e informazioni per poi svolgere una serie di azioni conseguenti. I campi di utilizzo sono molteplici, dai processi produttivi alla mobilità, dall’efficienza energetica alla medicina, dagli elettrodomestici alla sicurezza fisica, fino al controllo di un’intera città. L’internet delle cose sembra non avere limiti, fantasia e capacità di rispondere ai bisogni concreti della vita quotidiana sono i fattori che stanno caratterizzando questa evoluzione tecnologica.
Gli analisti di Gartner hanno riassunto, attraverso un’infografica, l’evoluzione di questo settore mostrando il suo impatto su ogni aspetto della nostra vita. Secondo la ricerca gli oggetti connessi tra loro cresceranno, nel 2016, del 30% rispetto all’anno precedente per arrivare a 20,8 miliardi nel 2020. Si stima che solo durante il 2016 ogni giorno saranno 5,5 milioni i nuovi oggetti connessi alla rete.
Questi dati dimostrano come l’internet delle cose stia diventando sempre più mainstream, un vero fenomeno di massa in grado di accelerare la trasformazione della produzione industriale, la gestione dell’energia, dell’agricoltura, dell’automotive, delle città sempre più smart, ma anche le categorie professionali come i medici, gli ingegneri, gli addetti alla logistica, i magazzinieri. Sono proprio questi gli elementi che emergono dal report “State of the Market: Internet of Things 2016” di Verizon: se il 2015 è stato riconosciuto come l’anno della legittimazione dell’internet delle cose, il 2016 sarà l’anno delle sue applicazioni di massa. Non è un caso se, sempre secondo la ricerca Verizon, nel 2015, le start-up nel settore dell’internet delle cose per le imprese hanno sorpassato del 75% in termini di finanziamenti le start-up nel settore consumer e si stima che, nel 2016 le start-up nel settore IoT continueranno a crescere due o tre volte di più in termini di capitali.
Secondo gli esperti di Verizon l’internet delle cose diventerà un driver per il fatturato delle piccole e grandi imprese. Il consumatore medio sperimenterà un livello più elevato di automazione nella vita quotidiana nell’arco di 3 – 5 anni grazie alla possibilità di utilizzare applicazioni IoT attraverso una singola interfaccia. Oggi l’81% degli utilizzatori di IoT nel settore pubblico ritiene che i cittadini si aspettino una crescente offerta di servizi avanzati basati sull’utilizzo di dati e IoT. Anche la monetizzazione dei dati diventerà una competenza necessaria e fondamentale. Nei prossimi due o tre anni quasi il 50% delle imprese userà il 25% dei loro dati. Inoltre un cambiamento nel panorama normativo contribuirà a creare un ecosistema di partner che permetteranno di creare in maniera più veloce nuovi standard di settore. La connettività di rete, i dispositivi a basso consumo e le piattaforme IoT renderanno l’innovazione più democratica consentendo alle imprese di dimensionare, in maniera più economica, l’implementazione dell’internet delle cose, passando da milioni a miliardi di connessioni. Inoltre, la prossima generazione wireless, il 5G, permetterà non solo di trasformare in realtà l’automazione di soluzioni nel settore automotive e della robotica, ma introdurrà nuove categorie di utilizzo come la realtà virtuale e quella aumentata per l’implementazione di IoT. Infine gli esperti di sicurezza riusciranno a stare al passo con gli ultimi sviluppi tecnologici grazie al monitoraggio dei vettori di rischio emergenti (esistenti e nuovi) che confluiranno nell’utilizzo dell’internet delle cose nelle attività quotidiane.
Il rapporto si conclude evidenziando il fatto che il 72% delle aziende interpellate dichiara di considerare l’internet of things un elemento fondamentale per acquisire un vantaggio competitivo sulla concorrenza, concorrenza che si farà a suon di dati. Dati raccolti dai sensori, dalle app, dai device interconnessi tra loro che, una volta analizzati, filtrati e indicizzati si trasformeranno in informazioni, in previsioni e in indicazioni di business. Mark Bartolomeo, Vice Presidente IoT Connected Solutions di Verizon, ha dichiarato: “Nell’ultimo anno, abbiamo avuto la prova di come IoT sia utilizzato da una vasta gamma di aziende, imprenditori, enti pubblici e sviluppatori per rispondere alle più importanti esigenze di business, dei consumatori e del settore pubblico. Il risultato finale sarà non solo l’avvento di migliaia di nuovi casi di utilizzo nel corso dei prossimi due anni, ma anche la creazione di un canale d’accesso accelerato per l’innovazione e la creazione di una nuova economia”.

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IBM, Watson Health sbarca in Italia https://www.t-mag.it/2016/04/01/ibm-watson-health-sbarca-in-italia/ https://www.t-mag.it/2016/04/01/ibm-watson-health-sbarca-in-italia/#respond Fri, 01 Apr 2016 11:39:25 +0000 https://www.t-mag.it/?p=102759 Siglato l’accordo tra IBM e il premier Matteo Renzi per la realizzazione, nell’area dell’Expo, del primo centro europeo Watson Health dedicato alla sanità nell’ambito del progetto Tecnopoli. Un investimento del valore di 150 milioni di dollari a supporto della sanità italiana che permetterà a data scientist, ingegneri, ricercatori e progettisti di sviluppare una nuova generazione di applicazioni e soluzioni sanitarie basate sulla raccolta e l’analisi dei dati.

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Rivoluzione digitale: robotica e mondo del lavoro https://www.t-mag.it/2016/03/31/rivoluzione-digitale-robotica-mondo-del-lavoro/ https://www.t-mag.it/2016/03/31/rivoluzione-digitale-robotica-mondo-del-lavoro/#respond Thu, 31 Mar 2016 14:43:19 +0000 https://www.t-mag.it/?p=102719 robot“Nessun artificio può imitare l’operosità della natura…”. Così affermava Marco Tullio Cicerone, ma a ben vedere oggi le cose sembrano molto diverse. Qualche settimana fa un video pubblicato dalla Boston Dynamics, la società spin-off del MIT (Massachusetts Institute of Technology) acquisita da Google e già nota per i suoi prototipi robotici costruiti per conto dell’agenzia DARPA, ha stupito il mondo mostrando alcune delle sue creature meccaniche perfettamente operative, ma allo stesso tempo si è insinuato qualcosa di inquietante: Skynet sta arrivando?
Nel filmato viene presentato Atlas Droid un robot che dispone di capacità manuali e movimenti talmente umani da risultare veramente spaventosi. Ma il bello, si fa per dire, è quando un ingegnere inizia a stuzzicarlo impedendogli di portare a termine i suoi compiti. Il primo vero caso di cyberbullismo: Atlas non reagisce, quello che a lui interessa è completare la sua “missione”, l’azione di disturbo non viene interpretata dal robot come ostile e per questo motivo non reagisce contro il suo creatore, almeno per ora.
Fino a pochi anni fa è stato il reparto industriale il principale ambito di applicazione della robotica, ma lo scenario sta cambiando rapidamente. Sviluppo tecnologico e riduzione dei costi di produzione stanno rendendo possibile la creazione di robot sempre più senzienti e sofisticati che si stanno diffondendo in numerosi settori, come la sanità, la difesa o l’assistenza, ma anche nella nostra vita di tutti i giorni come l’intrattenimento e la pulizia della casa, i cosiddetti robot personali.
Il 2015 è stato l’anno più importante per lo sviluppo della robotica, 1,2 miliardi di dollari il valore degli investimenti, 1,9 miliardi quello delle acquisizioni, 28,3 miliardi conseguiti dal mercato mondiale. Un settore in costante crescita che vedrà un vero e proprio boom negli anni a venire. E questo è stato confermato dal rapporto The future of jobs presentato lo scorso gennaio al World Economic Forum di Davos. Si stima che entro il 2020 il valore complessivo del mercato della robotica raggiungerà i 151,7 miliardi di dollari e, per la prima volta, a trainare le vendite sarà proprio il comparto privato. Nei prossimi due anni si calcola che saranno venduti circa 35 milioni di robot personali in tutto il mondo per uso domestico, intrattenimento, assistenza ed educazione. E’ stato valutato che entro i prossimi 10 anni, negli Stati Uniti, una famiglia su dieci avrà un automa in casa, i cosiddetti social robot che si distingueranno per l’elevato grado di socialità che li renderà adatti alla vita insieme all’uomo capaci di riconoscere volti, voci e stati d’animo e di rispondere alle diverse situazioni.
Ma al di là dagli scenari fantascientifici che sembrano delinearsi, emergono altri fattori che avranno conseguenze sulla nostra vita di tutti i giorni, in particolare quali saranno le ripercussioni della robotica sul mondo del lavoro e dell’occupazione? Sempre secondo i dati emersi dalla ricerca The future of jobs si prevede che nei prossimi cinque anni saranno circa cinque milioni i posti di lavoro che andranno persi proprio in virtù dello sviluppo dell’industria dei robot che provvederanno a svolgere una serie di lavori prima a totale appannaggio degli esseri umani. Ma non solo, rientrano in questo trend anche i passi in avanti fatti con l’intelligenza artificiale, le stampanti 3D, le biotecnologie e la genetica, tutti campi che avranno un grande sviluppo nel prossimo futuro. Ed è forse questo il tema centrale della discussione, ossia la velocità con la quale la trasformazione digitale nelle sue differenti forme, dall’innovazione tecnologica a quella di prodotto e di processo, sta accorciando il ciclo di vita delle conoscenze necessarie per i lavoratori. Infatti, se prima skill e competenze permettevano di eseguire incarichi e ricoprire ruoli per molti anni, oggi, la velocità dell’innovazione tenderà a favorire l’obsolescenza di tali competenze con ripercussioni importanti non solo sui livelli occupazionali, ma anche sulla tipologia di capacità e competenze da prediligere per affrontare un simile cambiamento. Sempre secondo il report è pur vero che imprese, stati e istituzioni dovranno farsi carico di questo cambiamento, molte saranno le professionalità che verranno sostituite, ma è anche vero che questa rivoluzione potrà liberare e creare nuovi posti di lavoro, la cosiddetta digital disruption che si tradurrà in un guadagno di circa due milioni di posti di lavoro legati al mondo dell’IT, della matematica, dell’architettura e dell’ingegneria, ma, soprattutto, della statistica e dell’analisi dei Big Data. Non bisogna perdere tempo, è importante strutturare una vera pianificazione per far sì che questa transizione digitale si trasformi in una vera opportunità sia per la forza lavoro che per le giovani generazioni, se non si avrà la possibilità di fare questo allora sì che potrebbero sorgere scenari apocalittici degni dei migliori film di fantascienza, come dire Skynet è alle porte, ma possiamo ancora impedire che prenda definitivamente il controllo del mondo e delle nostre vite.

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Da Corte giustizia Ue ok a brevetti per ovuli umani non fecondati https://www.t-mag.it/2014/12/18/da-corte-giustizia-ue-ok-a-brevetti-per-ovuli-umani-non-fecondati/ https://www.t-mag.it/2014/12/18/da-corte-giustizia-ue-ok-a-brevetti-per-ovuli-umani-non-fecondati/#respond Thu, 18 Dec 2014 13:15:55 +0000 https://www.t-mag.it/?p=86940 “Un organismo non in grado di svilupparsi in essere umano non costituisce un embrione umano ai sensi della direttiva sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche. Pertanto le utilizzazioni di un organismo del genere a fini industriali o commerciali possono essere, in linea di principio, oggetto di brevetto”, è quanto sancito dalla Corte di Giustizia europea.

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Napolitano: “I giovani ricercatori devono essere pagati decentemente” https://www.t-mag.it/2014/11/06/napolitano-i-giovani-ricercatori-devono-essere-pagati-decentemente/ https://www.t-mag.it/2014/11/06/napolitano-i-giovani-ricercatori-devono-essere-pagati-decentemente/#respond Thu, 06 Nov 2014 12:53:13 +0000 https://www.t-mag.it/?p=85979 I giovani ricercatori devono essere pagati decentemente. Ad esserne convinto è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Siamo – ha osservato il capo dello Stato durante la cerimonia in occasione della Settimana della ricerca contro il cancro – al settimo posto nelle classifiche sulla ricerca scientifica, ma scusatemi se tocco un tasto indecoroso: siamo indietro come numero di ricercatori e, soprattutto, siamo indietro come numero di ricercatori decentemente pagati”.

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Cern, Fabiola Gianotti nominata direttore generale https://www.t-mag.it/2014/11/04/cern-fabiola-gianotti-nominata-direttore-generale/ https://www.t-mag.it/2014/11/04/cern-fabiola-gianotti-nominata-direttore-generale/#respond Tue, 04 Nov 2014 14:35:43 +0000 https://www.t-mag.it/?p=85936 Fabiola Gianotti è il nuovo direttore generale del Cern di Ginevra. A deciderlo è stato il Director General Search Committee del Cern (l’organo deputato alla nomina del nuovo direttore generale). Gianotti succede così a Rolf-Dieter Heuer, che ha ricoperto la carica dal 2009, affiancato da Sergio Bertolucci, direttore della Ricerca e del Computing.

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