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I vantaggi economici legati alle energie pulite

Lʼimpatto positivo del superamento del carbone, ad esempio attraverso le energie rinnovabili, non sarebbe solo in termini ambientali
di Redazione

L’Italia – ultimamente se ne è parlato molto – è tra i Paesi più virtuosi d’Europa riguardo agli obiettivi ambientali previsti dalla Strategia Europa 2020 della Commissione europea. Nell’ambito delle rinnovabili, per esempio, il nostro Paese ha superato l’obiettivo relativo alla penetrazione con ben tre anni di anticipo, eppure, nonostante ciò, il governo ritiene doveroso dare un’accelerata in tal senso, provando a superare l’utilizzo del carbone 10-15 anni prima rispetto a quanto previsto inizialmente.

Tutto ciò – oltre ai numerosi vantaggi – ha però dei costi, come hanno specificato nel corso di un’audizione alla Camera il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti. In particolare, secondo i numeri contenuti nella Strategia Energetica Nazionale 2017, l’addio anticipato al carbone potrebbe costare quasi tre miliardi di euro.
In termini prettamente ambientali, il superamento del carbone è un’ottima notizia. Secondo studi citati dal WWF, nonostante abbiano fornito una quota del 13,2% del consumo interno lordo di energia elettrica – 43.201 GWh, una percentuale, tutto sommato, piuttosto modesta – hanno fornito ben 39 miliardi di tonnellate di CO2, ovvero il 40% del totale delle emissioni legate al sistema elettrico nazionale. Il carbone è infatti il combustibile fossile più inquinante. Basti pensare che il 46% delle emissioni globali di CO2 è legato proprio al carbone.
Dal punto di vista economico, invece, il superamento del carbone – esclusi i tre miliardi di costi legati alla messa in disparte anticipata di cui parlano i due ministri italiani – attraverso, per esempio, le energie rinnovabili, porterebbe numerosi vantaggi, anche in termini occupazionali.
Secondo uno studio dell’IRENA – l’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile – raddoppiando la quota di rinnovabili a livello globale entro il 2030, si potrebbero creare 24,4 milioni di posti di lavoro, contro gli 8,1 milioni registrati nel 2016 (+5% rispetto al 2015).
Solo in Italia, stando alle cifre contenute nell’ultimo rapporto della Fondazione Symbola – GreenItaly. Rapporto 2016 – sono 2 milioni 964 mila i lavoratori green, ovvero il 13,2% dell’occupazione complessiva nazionale, per un contributo al Pil pari a 190,5 miliardi di euro.
Altri vantaggi giungerebbero anche sul fronte dei costi legati alla salute pubblica. Secondo l’Oms solo in Europa – tra malattie e decessi- l’inquinamento è costato 1.463 miliardi di euro, circa il 9% dell’intero Pil europeo (il 4,7% in Italia).

 

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