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Il sarto di Panama in salsa massonica

di Claudia Carmenati

Il mistero Lavitola si infittisce. Sotto la pressione delle domande dei giornalisti in esclusiva durante il nuovo programma di Enrico Men tana su La7, Valter Lavitola, l’uomo dalle mille identità, racconta una sua verità sul caso Tarantini in cui è indagato per ricatto al Premier Silvio Berlusconi, ma non chiarisce gli aspetti più scottanti della vicenda.

Lavitola racconta di una telefonata che lo scagionerebbe dall’accusa di aver passato 500 mila euro a Tarantini come pagamento dei servizi resi al Premier, soldi che ammette di aver proposto all’imprenditore barese ma come avviamento per una sua attività all’estero. Una somma che l’ex direttore dell’Avanti avrebbe messo a disposizione grazie alla dismissione di alcuni pescherecci di sua proprietà. Una versione che scricchiola. Barche da pesca del valore di appartamenti in centro?Bisognerebbe chiedere ai lampedusani se i loro mezzi siano quotati come quelli panamensi, dove evidentemente il mercato della pesca è più fruttuoso di un investimento in Bond tedeschi.
Si dipinge come un benefattore Lavitola, che aiuta una famiglia in difficoltà “che consuma come una ferrari” e grazie al suo intervento potrà rimettere in sesto il menage familiare e non “assillarlo più con due telefonate al giorno”. Altro che incentivi alle giovani imprese, qui si mette in pratica il proverbio cinese Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita. Eppure questo stesso mecenate si propone al premier come scaltro intermediario per un’operazione di finanziamento estero su estero in beffa alle regole fiscali italiane.
È accorto Lavitola, anche quando gli vengono chiesti lumi sulla famosa scheda peruviana da lui recapitata a Berlusconi, chiarisce che si tratta di una scheda italiana acquistata da un suo collaboratore peruviano. Insomma un generoso imprenditore ittico panamense con collaboratori peruviani in viaggio per lavoro in Bulgaria: limpidissimo.
Un Berlusconi braccato dai media, un Tarantini definito “uno scapestrato, e anche un po’ fesso” e un massone “in sonno da vent’anni”. Questo il terzetto presentato da Lavitola a Mentana. L’accenno alla massoneria è d’obbligo, perché come sempre, quando c’è un mistero, in Italia spunta la massoneria. Il latitante dichiara di essersi iscritto ad una fantomatica loggia Arethè a diciotto anni, ed essere rimasto apprendista per poi passare in sonno. Una versione tutta da verificare.

 

2 Commenti per “Il sarto di Panama in salsa massonica”

  1. interessante sapere che tutto è ancora da verificare dopo tanto tempo..

  2. le transazioni estero su estero sono legali fin tanto che siano pagate le giuste imposte ed dichiarata la provenienza.
    http://www.tghabogados.com

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