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Lavoro. Le difficoltà delle donne in Italia

di Pietro Raffa

L’Italia è paragonabile a una persona che avrebbe tutte le potenzialità per sfondare, ma non lo fa per pura pigrizia. A un uomo che, senza alcun motivo, preferisce tenere la Lamborghini ferma in garage. Dico questo perché a leggere certi dati (Francesca Barbieri, pag. 23 del Sole 24 Ore di lunedì) viene da mettersi le mani ai capelli. Prendete ad esempio un’immensa risorsa su cui non si è mai investito: le giovani donne. Secondo una rilevazione del Centro studi Sintesi, in Italia risulta occupato solo il 29% delle donne nella fascia di età 20-25 anni, a fronte di un 45% in Francia, di un 62% in Germania, di un 67% in Danimarca e del 73% in Olanda.
Ma è la partecipazione femminile (generale) al mercato del lavoro a mostrare le enormi differenze tra il nostro Paese e il resto d’Europa: il tasso di occupazione delle donne in Italia è del 46,1%, mentre si attesta al 52,3% in Spagna, al 59,7% in Francia e al 66,1% in Germania.
Risulta inoltre interessante valutare i tassi di occupazione in base alle nascite: solo il 40,1% delle donne con tre figli ha un’occupazione. Andando verso il Nord Europa, in Finlandia il dato è pari al 68,1%, mentre si attesta al 69,7% in Olanda.
Tutto ciò è certamente dovuto ad un contesto culturale arretrato, ma anche all’assenza di un sistema di Welfare universale e alla mancanza di politiche adeguate sulle pari opportunità.
Ma avete idea, oltre al fattore sociale, del danno permanente in termini di crescita economica?
Il Ministro Fornero dovrebbe riflettere un po’ prima di affermare che il welfare “era un sogno” e che “l’unico vero welfare nella storia di questo paese l’hanno fatto San Giuseppe Benedetto Cottolengo e San Giovanni Bosco”.

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente qui.

 

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