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Tutti i numeri di un anno di violenze in Siria

Barack Obama e David Cameron hanno “avvertito” Bashar al Assad sull’opportunità di proseguire nei suoi intenti, l’Ue ha annunciato nuove sanzioni ai danni della Siria, Sarkozy ha ritirato il corpo diplomatico (così come aveva già fatto la Gran Bretagna). Mentre i leader occidentali cercano di trovare una soluzione alle violenze del regime siriano, viene da chiedersi se ormai qualsiasi misura verrà adottata sia da ritenersi fuori tempo massimo. O, in ogni caso, troppo tardiva. Le riforme di Assad, il quale ha ratificato la nuova Costituzione approvata precedentemente per via referendaria, sono in verità iniziative prive di valore, considerate le proteste da mesi represse nel sangue.
E ad un anno dall’inizio delle rivolte i numeri dei morti sono impressionanti. A tenere il conto, giorno per giorno, è stato il Centro di documentazione delle violazioni: novemila (9.000) morti.
Di questi 7.205 sono civili e 1.799 sono militari, sia disertori che governativi. La regione più colpita è quella di Homs (anche la più martoriata nelle ultime settimane) con 3.552 morti. Seguono la regione di Hama (1.178 persone uccise) e quella di Idlib (1.171 i morti in questa area).
In 27 giorni di assedio e bombardamenti a Homs si sono contati fino a 700 morti. Non a caso l’ong Human Rights Watch, ha invitato nei giorni scorsi il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ad adottare una risoluzione in cui si chieda “lo stop immediato ai bombardamenti indiscriminati sulla città per permettere l’ingresso degli aiuti umanitari e il soccorso dei feriti”.
Altri numeri sconcertanti, resi noti alcune settimane fa dall’Unicef. In undici mesi di scontri sono morti 400 bambini e altrettanti 400 sono stati detenuti in carcere.
Questa la situazione in Siria ad un anno dall’inizio delle rivolte.

 

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