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Dopo Reggio Calabria occhi puntati sulla sicurezza sul lavoro

di Fabio Germani

Siamo alle solite: si commenta una morte sul lavoro in base al suo contesto mediatico. A dicembre fu la volta del giovane che perse la vita a Trieste sotto il crollo del palco che avrebbe dovuto ospitare il concerto di Jovanotti. Questa volta è stato il caso di un incidente simile nella dinamica: un tecnico a Reggio Calabria è rimasto schiacciato dall’impalcatura in allestimento per il live di Laura Pausini in programma lunedì sera. Purtroppo non sono gli unici eventi.
L’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) nella sua rassegna stampa ha contato 53 morti dall’inizio dell’anno (ultimo aggiornamento al primo marzo) e 63 infortuni gravi (ultimo aggiornamento al 22 febbraio). Quello della sicurezza sul lavoro – inutile starci a ripetere – è un tema delicato e sempre attuale. C’è un solo modo per fronteggiare questa piaga che ha collocato l’Italia agli ultimi posti delle graduatorie europee: prevenire. Senza la prevenzione non se ne esce. È vero che nel 2009 e nel 2010 – dunque dopo l’entrata in vigore del Testo unico in materia, d.lgs 81/2008 integrato dal d.lgs 106/2009 – l’Inail ha registrato evidenti diminuzioni (nel 2009 addirittura del 10%). Ma i dati, sebbene ufficiali, non tengono conto di altri fattori dirimenti: la crisi economica da un lato, il sommerso dall’altro. E in ogni caso nel 2011 il trend è risultato di nuovo in aumento.
Il 2010 ha evidenziato un calo occupazionale dello 0,7%, pari a 153 mila unità. E i settori più colpiti – agricoltura e industria – sono i medesimi, non a caso, ad avere raccolto le maggiori flessioni. Ad ogni modo i numeri del 2010 parlano chiaro: 775.374 incidenti di cui 980 mortali, con la triste media di tre morti sul lavoro ogni giorno. Nelle valutazioni dell’Inail nel 2009 gli infortuni “invisibili”, cioè non denunciati perché accorsi a lavoratori in nero, sono stati circa 165 mila di entità medio-grave (in calo rispetto alla precedente rilevazione di 175 mila infortuni nel 2006).
La riflessione di molti esperti in materia è che la crisi economica ha sì diminuito il fenomeno infortunistico (a causa della disoccupazione), ma allo stesso tempo ha incrementato il rischio per via dell’elusione dei costi della messa in sicurezza degli impianti e della tutela dei lavoratori. “È necessaria una discussione molto seria tra organismi competenti su come possiamo migliorare il livello di sicurezza”, è stato il pensiero di Jovanotti una volta appresa la notizia del nuovo incidente. E prevenire è l’unico modo per evitare che fatti del genere possano accadere di nuovo. Azzerare le tragedie è forse impossibile, ma impedire che si ripetano a intervalli di tempo così regolari è un dovere a cui non ci si può sottrarre.

 

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