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Chi sono i nemici della Rete?

Cinque blogger sono stati uccisi l’anno scorso e almeno 200 sono stati invece arrestati (120 le persone in carcere). Questo è il bilancio che emerge nel Rapporto pubblicato da Reporters sans Frontieres nella giornata mondiale contro la cyber-censura che si è celebrata lunedì. Gli arresti registrati nel 2011 segnano un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. “L’ultimo rapporto pubblicato nel marzo del 2011 al culmine della primavera araba – spiega l’organizzazione – ha evidenziato come le reti sociali si siano definitivamente affermate quali strumenti di protesta, campagne e diffusione delle informazioni e come veicoli per la libertà”. Per queste ragioni, si sottolinea nel rapporto, i regimi repressivi hanno tentato di oscurare le informazioni in grado di “destabilizzare” la propria autorità. E i “cittadini della Rete”, in questo senso, sono stati al centro dei cambiamenti politici nel mondo arabo e altrove.
“Hanno cercato di resistere all’imposizione di un blackout alle notizie e alle informazioni, ma pagando a caro prezzo” la loro attività.
Oltre alle “solite” Cina, Birmania, Corea del Nord e Iran, anche il Bahrain è stato indicato tra i nemici della Rete. Il motivo, afferma il rapporto di Reporters sans Frontieres, è quello di avere introdotto misure che bloccano la diffusione di determinate notizie nonché la repressione ai danni dei blogger che raccontano le proteste della maggioranza sciita.
La Libia, al contrario, dopo la caduta di Gheddafi, non è più contemplata tra i Paesi sotto sorveglianza. “Ci sono ancora molte sfide in Libia, ma la caduta del regime di Gheddafi ha segnato la fine dell’era della censura”, si osserva al riguardo.
Ma Rsf mette in guardia anche Paesi, in teoria, insospettabili. “Allo stesso tempo – si legge nel rapporto –, Paesi apparentemente democratici hanno continuato a dare il cattivo esempio cedendo alla tentazione di dare priorità all’adozione di misure sproporzionate per proteggere il copyright”. Il riferimento è anche alla Francia che recentemente ha varato provvedimenti piuttosto restrittivi per coloro che vengono scoperti a scaricare illegalmente contenuti coperti dal diritto d’autore.
Anche il Venezuela non è più sotto sorveglianza, mentre lo è la Turchia per via della censura posta ai siti web ritenuti “scomodi” dalle autorità.

 

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