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Le condizioni occupazionali delle donne al Sud

Su queste pagine, inutile ripeterci, ci siamo spesso soffermati sul tema della disoccupazione femminile. Il mancato contributo delle donne nel mondo del lavoro vale, secondo i calcoli di Bankitalia di alcuni mesi fa, una perdita di sette punti del Pil.
La questione che vogliamo affrontare stavolta è capire quale sia la relazione disoccupazione/territorio. Il recente rapporto della Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) evidenzia un quadro poco lusinghiero per quanto riguarda la disoccupazione femminile al Sud. Nel 2010 – si legge nel rapporto La condizione e il ruolo delle donne – il tasso di occupazione era fermo al 23,3%. In testa le sarde con il 36%, poi le abruzzesi con il 35% (quando la media nazionale è al 38%). “Vanno decisamente peggio tutte le altre – spiega lo studio –: 29% in Molise, 27% in Puglia, 24% in Basilicata. Agli ultimi posti le donne calabresi (21%), siciliane (20%), fino alle campane, fanalino di coda (17,9%)”.
In Lombardia, tanto per rendere l’idea, è occupata regolarmente una donna su due (pari al 51%). Al contrario in Molise e in Puglia meno di una su tre, in Basilicata, Calabria e Sicilia meno di una su quattro, fino alla Campania, appunto, dove tra le under 34 lavora regolarmente una su cinque.
C’è un grande paradosso, ha notato la Svimez. E lo stesso paradosso (ci arriviamo) è stato rilevato nel XIV Rapporto AlmaLaurea
sulla condizione occupazionale dei laureati
. In soldoni: studiare non basta. Sempre nel 2010 le donne meridionali laureate sono state il 18,9% sul totale della popolazione 30-34 anni, quasi sette punti in più dei maschi (12,3%), pur se distante dalla performance del Centro-Nord (27,1%). A livello regionale, le donne molisane laureate sono il 31,5%, quasi il doppio degli uomini (17,1%), seguite dalle abruzzesi (27,9% rispetto al 14% dei maschi) e calabresi (23,1%). A seguire le lucane (22,8%), le sarde (20,3%), le siciliane e pugliesi quasi allineate al 18%.
Ma c’è ancora un punto da analizzare. Le donne del Sud (in numero maggiore rispetto a quelle del Centro-Nord) rappresentano una forma di welfare informale, ma dirimente per molte famiglie. Il lavoro casalingo è cioè contemplato nel Mezzogiorno molto più che altrove. Basti pensare che nel 2009, la percentuale di bambini da 0 a 3 anni che hanno usufruito dei servizi per l’infanzia (essenzialmente asili nido) è stata pari al 5% contro il 17,9% del Centro-Nord. Dai dati trattati in queste settimane appare chiaro come l’imminente riforma del mercato del lavoro dovrà essere incentrata (anche) sullo sviluppo di nuovi paradigmi che qualifichino in modo risolutivo il ruolo delle donne.

 

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