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Comuni Rinnovabili 2012, il rapporto Legambiente

Pubblichiamo di seguito una sintesi del Rapporto Legambiente Comuni Rinnovabili 2012

La spinta delle fonti rinnovabili sta cambiando lo scenario energetico italiano con una velocità e dei carat- teri difficili da comprendere se non si guarda al territorio. La prima grande novità è quella di una generazione sempre più distribuita: oltre 400mila impianti di grande e piccola taglia, diffusi ormai nel 95% dei Comuni italiani, da nord a sud, dalle aree interne ai grandi centri e con un interessante e articolato mix di produ- zione da fonti differenti. E’ qualcosa di mai visto, che ribalta completamente il modello energetico costruito negli ultimi secoli intorno alle fonti fossili, ai grandi impianti, agli oligopoli. La portata di questi processi è tale che in molti faticano a capirla, e tale la loro diffusione da risultare persino difficile da monitorare.
E’ il contributo delle fonti rinnovabili ai fabbisogni di energia che eviden- zia i dati, forse, più interessanti in un periodo di crisi economica. Nel 2011 in Italia la produzione da energie pulite ha superato il 26% di contribu- to per i consumi elettrici e il 14% di quelli complessivi. Dal 2000 ad oggi 32 TWh da fonti rinnovabili si sono aggiunti al contributo dei “vecchi” impianti idroelettrici e geotermici. La progressione nella crescita di questi dati è costante da anni e sta a dimo- strare come gli impianti oggi siano sempre più affidabili e competitivi.
Per queste ragioni diventa importante leggere con attenzione i risultati nei territori italiani, il crescente numero di Comuni già al 100% rinnovabili rispetto ai fabbisogni delle famiglie e i tanti che vi si stanno avvicinando. Perché le decine di migliaia di impianti installati negli ultimi anni – piccoli, grandi, da fonti diverse – e i tanti progetti in corso di realizzazione, stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita, in uno scenario che cambia completamente rispetto al modo tradi- zionale di guardare all’energia e al rapporto con il territorio. La novità for- se più interessante sta proprio nei per- corsi diversi di sviluppo degli impianti descritti sulle mappe dell’Italia, proprio perché differenti sono le risorse pre- senti e le possibilità di valorizzazione. Numeri e risultati di questa portata erano semplicemente inimmaginabili solo pochi anni fa, e per questo vanno letti con attenzione. Questi processi possono fare della green economy, in un’accezione larga che incrocia i diversi settori economici, la chiave per uscire dalla crisi. Oggi diventa fondamentale capire come dare forza a questa prospettiva, puntando su una generazione sempre più distribuita, rinnovabile ed efficiente. E per farlo diventa necessario considerare la do- manda di energia in modo da capire le specifiche esigenze e, soprattutto, dare risposta alle grandi questioni che sono al centro del dibattito sull’energia nel nostro Paese: costi crescenti in bolletta, dipendenza dall’estero e sicurezza degli approvvigionamenti, emissioni di CO2 e inquinamento prodotti. Dare risposta a queste sfide attraverso un modello energetico sostenibile oggi è possibile. E un Paese come l’Italia, che continua a importare ogni anno milioni di barili di petrolio e milioni di tonnellate di carbone, ha tutto l’interesse a percorrere questa direzione di cambiamento.
Il rapporto di Legambiente Comuni Rinnovabili fornisce, dal 2006, una fotografia dello sviluppo delle fonti rinnovabili, elaborando informazioni e dati ottenuti attraverso un questionario inviato ai Comuni e incrociando le risposte con numeri e rapporti che provengono dal GSE, dall’Enea, da Itabia e Fiper, dall’ANEV e con le informazioni provenienti da Regioni, Province e aziende.
Quest’anno, la crescita degli impianti installati sul territorio italiano è impressionante. Sono 7.986 i Comuni dove si trova almeno un impianto, con una progressione costante nel tempo: erano 6.993 nel 2010, 3.190 nel 2008. In pratica, le fonti pulite che fino a 10 anni fa interessavano con il grande idroelettrico e la geotermia le aree più interne, e comunque una por- zione limitata del territorio, oggi sono presenti nel 95% dei Comuni. Ed è significativo che aumenti la diffusio- ne per tutte le fonti – dal solare foto- voltaico a quello termico, dall’idroelettrico alla geotermia ad alta e bassa entalpia, agli impianti a biomasse e biogas integrati con reti di teleriscalda- mento e pompe di calore – e per tutti
i parametri presi in considerazione. Il Rapporto descrive questi cambiamenti mettendo in luce soprattutto un dato: la capacità di questi impianti di produrre energia in rapporto ai consumi, in particolare delle famiglie. Per far capire come il contributo di questi im- pianti sia fondamentale nel rispondere direttamente alla domanda elettrica di case, aziende, utenze, perché essi accorciano la rete e si integrano con altri impianti efficienti. Grazie a questi cambiamenti, insieme a quelli sull’efficienza energetica, il bilancio energetico italiano non solo sta diventando più pulito e meno dipendente dall’estero, ma anche più moderno perché distribuito sul territorio.

I risultati

Nella fotografia elaborata dal Rapporto, i Comuni del solare in Italia sono 7.837. Un numero in crescita (erano 7.273 nel censimento dello scorso anno) che evidenzia come con il sole si produca oggi energia nel 95% dei Comuni. Per il solare fotovoltaico è il piccolo comune di Meleti, in provincia di Lodi, in testa alla classifica di diffu- sione in Italia. Con una media di 4,4 kW per abitante e grazie a impianti installati esclusivamente su tetti e coperture, riesce a superare con questa produzione i fabbisogni delle famiglie residenti. Nel solare termico a “vincere” è il Comune di Marradi, in provincia di Firenze. In questo piccolo centro sono installati 17.939 mq di pannelli solari termici, per una media di 5,4 mq per abitante. Anche in questa classifica viene premiata la diffusione per abitante e non quella assoluta, perché gli impianti solari termici possono soddisfare larga parte dei fabbisogni delle famiglie per l’acqua calda sanitaria e il riscaldamento degli edifici. Sono 69 i Comuni italiani che hanno già superato il parametro utilizzato dall’Unione Europea, 264 mq/1000 abitanti, per spingere e monitorare
i progressi nella diffusione di questa tecnologia.
I Comuni dell’eolico sono 450. La potenza installata è in crescita, pari a 6.912 MW, con 950 MW in più rispetto al 2010. Questi impianti, secondo i dati provvisori di Terna, hanno permesso di produrre 10,1 TWh nel 2011, pari al fabbisogno elettrico di oltre 4 milioni di famiglie. Sono 346 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico, poiché si produce più energia di quanta ne viene consu- mata. Ed è interessante notare come, nel corso degli anni, il processo di diffusione si stia articolando con impianti di grande, media e micro taglia, e interessi sempre più aree del Paese.
I Comuni del mini idroelettrico sono 1.021. Il Rapporto prende in considerazione gli impianti fino a 3 MW e la potenza totale installata nei Comuni italiani è di 1.121 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 4,4 TWh pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1,7 milioni di famiglie. Si è scelto di prendere in considerazione solo gli impianti di piccola taglia perché è in questo ambito che ci sono le più importanti possibilità di svilup- po di nuovi impianti. Se dal grande idroelettrico proviene storicamente il contributo più importante delle fonti energetiche rinnovabili alla bilancia elettrica italiana, sono infatti evidenti i limiti di sviluppo per i caratteri del nostro territorio. Non dobbiamo però dimenticare che gli “storici” grandi impianti hanno garantito nel 2011 oltre il 14% della produzione elettrica complessiva, tra dighe, impianti a serbatoio e ad acqua fluente, con una potenza complessiva installata pari a circa 20 mila MW distribuita in 376 Comuni.
I Comuni della geotermia sono 334, per una potenza installata pari a 962,9 MW elettrici e 147,4 termici e 884,7 kW frigoriferi. Grazie a questi impianti nel 2011 sono stati prodotti circa 5,6 TWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2,2 milioni di famiglie. Se la produzione per gli impianti geoter- mici è storicamente localizzata tra le province di Siena, Grosseto e Pisa, un segnale positivo è lo sviluppo, avvenu- to in questi anni, di oltre 300 impianti a bassa entalpia, ossia quelli che sfrut- tano lo scambio termico con il terreno e che vengono abbinati a tecnologie sempre più efficienti di riscaldamento e raffrescamento. Questi impianti rappresentano una opportunità importante per ridurre i consumi energetici dome- stici e di strutture pubbliche e private.
I Comuni della bioenergie sono 1.248 per una potenza installata complessiva di 2.117 MW elettrici e 731,7 MW termici ma anche di 50 kW frigoriferi termici. Questo tipo di impianti si sta sempre più diffon- dendo e articolando, e va diviso tra quelli che utilizzano biomasse solide, gassose e liquide. In particolare quelli a biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente 692,9 MWe installati e 112,5 MWt e 50 kWf. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2010 (dati GSE) di produrre 11,3 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 4,5 milioni di famiglie. In forte crescita sono anche gli impianti a biomasse e biogas collegati a reti di teleriscaldamento, che permettono
alle famiglie un significativo risparmio in bolletta (fino al 30-40% in meno) grazie alla maggiore efficienza degli impianti. Sono 319 i Comuni in cui gli impianti di teleriscaldamento utilizzano biomasse “vere” (ossia materiali di origine organica animale o vegetale provenienti da filiere territoriali), che riescono a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e acqua calda sanitaria.

(continua a leggere il rapporto di Legambiente)

 

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