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Pd, sei referendum per decidere la linea

di Stefano Iannaccone

Sei referendum per cambiare il Pd. L’iniziativa di Prossimaitalia scompagina il dibattito nel partito, che si avviava al solito duello all’ultimo insulto con Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani al centro della scena. Ma i candidati alle primarie devono ora riporre le sciabole e fornire una risposta convincente alla proposta avanzata da Pippo Civati. “Quest’estate c’erano i gratta-e-vinci con la foto di Bersani, noi vi proponiamo un ’5+1′. Sei quesiti, per capire se tu, caro partito, sei il Pd o ti stai trasformando in qualcosa di diverso. E se la coalizione che ti accompagnerà nei prossimi anni farà davvero le riforme che tanti auspicano”, ha scritto sul proprio blog il consigliere della Regione Lombardia.

Temi. Riforma fiscale, Reddito minimo di cittadinanza, Incandidabilità, Consumo di suolo, Matrimonio gay e Alleanze. I sei argomenti messi sul tavolo da Prossimaitalia interessano il profilo culturale, prima che politico, del Partito democratico. Con una innovazione di fondamentale importanza: gli elettori possono stabilire la posizione sulle questioni. Un passaggio di democrazia diretta che rilancia l’immagine dei democrat come reale novità del panorama politico. La mossa, peraltro, anticipa anche il temuto Movimento 5 Stelle, che da mesi preconizza un contatto con i simpatizzanti per decidere la natura delle posizioni.

Contenuti. La strategia comunicativa (e politica) si sposta dunque su un versante inedito per il Pd: il dibattito sui contenuti. Il confronto che si stava profilando riguardava come sempre una personalizzazione tra candidati, seguendo uno schema ormai consolidato negli ultimi decenni. Il pronunciamento popolare sul profilo partitico può quindi risultare vincente anche in termini di coinvolgimento. E di risultato elettorale.

 

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